referendum

Come avete visto ho cambiato l'immagine del blog e lascerò l'invito a votare sino al 13 giugno.

Da questi referendum non mi aspetto nessuna spallata e mi auguro che i "rinnovatori" la piantino di fare la campagna per i 4 sì. Facendolo si trasmette un messaggio contrario alla logica referendaria che è stata rovinata dai sostenitori delle lenzuolate: il referendum non come complemento della democrazia, ma come strumento di contestazione dal basso.

Si tratta di uno strumento abrogativo e dunque i padri costituenti hanno messo una serie di paletti: cassazione, corte costituzionale, firme, quorum. Di questi paletti quelli delle firme e del quorum, in una democrazia occidentale matura, mi paiono i più deboli.

Preferirei un deciso aumento nel numero di firme da raccogliere (almeno 3 milioni tanto per capirci), l'accorpamento obbligatorio con una scadenza elettorale, l'abolizione del quorum, il voto in un solo giorno.

  1. Nell'era dell'informazione diffusa parlare di 3 milioni significa aggiornare i 500'000 del 1946
  2. L'accorpamento con altre consultazioni mi pare una banale questione di risparmio e mi pare ridicolo l'argomento usato ancora recentemente dal centro destra secondo cui i referendum non vanno mescolati con voti politici o amministrativi per rispetto degli elettori. Come se gli elettori fossero una massa di cretini e come se non fosse già accaduto che gli elettori votassero in massa, ai referendum, in maniera difforme dalle indicazioni di partito. E' questa la ragione per cui sarebbe opportuno piantarla con i 4 sì, i 4 no, etc. Ogni quesito pone una questione e sarebbe bello un paese che si raffronta con il merito delle questioni. Lo che si tratta di un ragionamento da anime belle e che non accade mai che ci siano grandi scostamenti di risultatato tra un referendum e l'altro, ma questo è quello a cui dovremmo tendere.
  3. L'abolizione del quorum fa parte della stessa logica della democrazia occidentale matura. Non viviamo più in un paese in cui vota il 90% della gente. Se va a votare normalmente (cioè in assenza di boicottaggio) il 60-65% della gente, capirete bene che una minoranza organizzata che si somma ai non votanti fisiologici rischia di far fallire qualsiasi consultazione: lo hanno fatto sistematicamente i ceti di governo e lo ha fatto la Chiesa su questioni di bioetica (dopo le 2 stangate su divorzio e aborto).
  4. Perché si vota anche il lunedì? Perché siamo ancora nell'Italia contadina del 1946/48? E qui il riferimento non è solo ai referendum.

acqua

Penso che si tratti di distinguere tra acqua come bene pubblico e questione della gestione di tale bene. Sull'acqua non la penso diversamente che sulla energia. Si tratta di un bene da salvaguardare ma non nella logica della statalizzazione. C'è bisogno di efficienza, di controllo tariffario e di profitto. Diciamola questa parola che non è una bestemmia ma la condizione perché in una economia multinazionale e liberista la gestione di un bene possa basarsi su investimenti veri e non su assistenzialismo.

Per questa ragione voterò certamente no al II dei due quesiti che mi appare pensato in una logica esattamente opposta, la stessa logica che porta ad opporsi alle fondazioni nelle università o alla sinergia tra scuola e impresa. Si pensa al profitto come al male assoluto e non si vede che è la mancanza del controllo di gestione indotto dalla mancata logca di mercato a garantire oggi il sistema di acquedotti colabrodo di mezza Italia.

Sul I quesito non ho le idee chiare; a prima vista mi pare inoffensivo e giocato su ambiguità. Forse voterò sì, ma voglio approfondire.


nucleare

In beata solitudine voterò no come feci anche ai tempi di Chernobyl. Non penso che la politica energetica si debba impostare tramite referendum. Credo che le forze politiche debbano mettere il piano energetico al centro della loro proposta di governo e che i cittadini debbano poi esigere coerenza.

In questa sede non ho lo spazio per spiegare perché, pur essendo assolutamente a favore delle energie alternative, ritengo il nucleare un problema da affrontare: diversificazione delle fonti, autonomia energetica, effetto serra, maggiore sicurezza rispetto al termico (a gas, a olio combustibile, a carbone)


legittimo impedimento

Sono molto incerto. Se vivessimo in una democrazia di tipo anglosassone voterei no; ma in una democrazia anglosassone avremmo altre due cose: a) esisterebbe uno scudo di natura costituzionale b) il premier si sarebbe dimesso per un quarto di quello che è accaduto a Berlusconi.

Per questa ragione cercherò di documentarmi sino alla fine e credo proprio che starò ad ascoltare cosa dirà in proposito il Presidente del Consiglio. Se dovessi sentirlo prendersela a giorni alterni con la stampa e con i magistrati voterò; in caso contrario mi farò guidare dalla ragione critica e pragmatica.

 

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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