province

Il basso livello con cui si discute del tema delle Province è un segno del basso livello della discussione politica in Italia e stamattina, ascoltando radio 24 ne ho avuto un segno esemplare nelle dichiarazioni di Di Pietro: contenuti zero, qualunquismo tanto.

La riforma del titolo V della Costituzione ormai in vigore da 10 anni prevede, in base al principio di sussidiarietà, un impianto dello Stato che si costruisce a partire dai cittadini (singoli e associati) e sale sino allo Stato centrale usando un criteriuo molto semplice da dire e molto difficile da applicare: l'ente di livello superiore interviene quando il livello più decentrato non è in grado di far fronte al problema: vuoi per ragioni strutturali, vuoi per ragioni pratiche.

La riforma principale ha riguardato il potere legislativo: lo Stato centrale legifera solo su questioni ben definite (ma la cosa è temperata dalla cosiddetta legislazione concorrente affidata alle Regioni); tutto il resto spetta alle Regioni. La vecchia piramide è stata rovesciata: cittadini associati, istituzioni scolastiche autonome, comune, provincia, regione, stato centrale.

Come è noto, al di là del gran parlare che si fa dei "governatori", con poche eccezioni tra cui la Lombardia, l'ente Regione fatica a governare e a legiferare.

E' del tutto evidente che occorra un ente intermedio tra quello regionale e quello comunale e questo ente si chiama provincia. La provincia è chiamata ad occuparsi di trasporti, di edifici scolastici, di formazione professionale, di lavoro, di politiche sociali, di programmazione del territorio.

Detto per inciso, mentre è difficile stabilire l'identità lombarda è molto facile definire quella brianzola (concezione della vita, dialetto, cultura popolare, …).

Alcune province il loro lavoro lo fanno bene, altre lo fanno male, ma la si pianti di affrontare il dibattito come se le province fossero prebende volute dai partiti e ci si concentri sulla efficienza.

Io vivo tra le province di Monza e quelle di Siena e Grosseto.

  • Monza è in fase di avvio; non tutto funziona anche perché ci sono funzionari bravi e dinamici e funzionari "culodipietra" che concepiscono il loro ruolo ben pagato come occasione per frenare le iniziative. Controlliamo questi funzionari inefficienti e sostituiamoli. Lo stesso vale per i politici. Facciamo la tara ma i problemi che danno un senso alla esistenza delle province esistono e rimangono.
  • Nella Toscana meridionale (per ragioni legatre alla natura del territorio) esiste una rete di strade sovracomunali ben tenute che, in caso di abolizione delle province, qualcuno dovrebbe dire che fine fanno visto che esistono comuni della dimensione territoriale di MIlano con popolazione inferiore ai 5'000 abitanti e con bilanci conseguenti.

Il vero problema a me pare quello di uno stato centrale geloso dei suoi poteri, poco propenso a ritirarsi e distribuire risorse in periferia. Il dramma dell'Italia è che quando si decentra si sovrappongono enti invece di chiudere o ridurre drasticamente quelli che non hanno più senso. Mi preoccupa la proposta della Lega di spostare alcuni ministeri a Monza. Di nuovo immagine e contenuto zero e infatti ai brianzoli dei ministeri in villa Reale non gliene frega niente.

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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