1960/1961: la mia prima all’Hens

La prima superiore ha coinciso con la fine dell'esperienza del Collegio e, poiché mentre facevo la III media, era cambiato notevolmente lo status sociale della mia famiglia e ci ritrovammo da una famiglia numerosa di imprenditori ad essere una famiglia numerosa con un padre 45enne che doveva inventarsi un lavoro, la prima decisione fu che il secondogenito non avrebbe fatto il LIceo Scientifico, ma l'ITIS.

Iscriversi all'ITIS non era però così semplice; la scuola era a numero chiuso e ricordo che mia madre fece alcune visite al padre-padrone-fondatore dell'Hensemberger, l'ingegne Antonio De Majo, prima di ottenere il via libera. Negli archivi dello scientifico Frisi, quando ci insegnavo, rintracciai una domanda di iscrizione sub condizione in ci si diceva che sarei andato al Frisi se non mi prendevano all'Hensemberger.

L'Hensemberger era allora in via Enrico da Monza (retro dell'attuale Olivetti): edificio grigio, cortile in terra battuta; fummo accolti dal preside De Majo in panciotto e farfallino che fece l'appello e ci mandò in classe.

I compagni: qualcuno (pochi) li ho conservati sino in quinta. I banchi: in legno a tre posti. I professori: ricordo con affetto la professoressa Mandelli di Italiano, il professore di falegnameria (Civetta?), la professoressa Brioschi di disegno (sorella dell'economo e braccio destro di De Majo dalla fondazione), il professore di Matematica Quattrone.

Mandelli mi ha insegnato-invogliato a leggere e scrivere ed è stata con noi anche in II. Avevamo un quaderno (il quaderno delle cronache) in cui dovevamo, una volta la settimana, scrivere il racconto di un evento importante. Mi ha invogliato a leggere la grande letteratura europea e così nell'estate della prima e in quello della seconda mi sono letto autonomamente un po' di russi e di francesi (qualche edizione BUR e poi la biblioteca civica).

Del corso di falegnameria (quattro ore di pomeriggio) ho un ricordo molto piacevole a differenza di quello di aggiustaggio. Stavamo in un sotterraneo con quei bellissimi banconi da falegname con la morsa in legno, i fori per infilare spine che consentissero di strngere pezzi di varie lunghezze, la raspa, il mazzuolo, gli scalpelli, la sega a lama trapezoidale, la pialla, la tuta cachi che si comprava dal Dassi Gomma con lo stemma dell'Hens. Ho acquisito manualità e controllo. Dopo aver appreso l'uso degli utensili abbiamo passato l'anno a realizzare i principali incastri (a coda di rondine, a L, a torre, ..) cose che allora usavano i falegnami e che ora si vedono solo nei mobili antichi.

Con la professoressa Brioschi ho preso il primo ed ultimo quattro della mia vita (e alla fine del primo trimestre anche 5 in pagella). Ero un pinella, con i calzoni corti sino a novembre (i peli sono arrivati nell'estate tra prima e seconda). La professoressa Brioschi ci doveva insegnare il disegno tecnico e si incominciava con fare la punta alle mine, squadrare il foglio, scrivere in stampatello perfetto (ma senza il normografo). La prima tavola (quella del 4) era proprio una tavola di lettere e numeri in corpi diversi sino a riempire l'intero foglio in formato A3. Immaginate la polvere di grafite quando riempi con mine semigrasse un intero foglio; aggiungete le cancellature: una cosa poco bella. Metteteci il destino: a scuola ci venivamo in bici (Villasanta Monza due volte al giorno); cartella sul cannotto o sul portapacchi dietro; dentro i libri, i quaderni, l'astuccio, le squadre e anche il panino da mangiare all'intervallo. Maledetto panino col salame. Avete presente cosa succede quando il grasso di maiale viene a contatto con la carta porosa: trasuda e se poi trvoa dell'altra carta (la mia tavola avvolta a cilindro) trasuda anche in quella e forma una macchia translucida che stona in una tavola da disegno. Il 4 mi ha fatto piangere, ma mi ha dato un bello stimolo e alla fine della II ero ormai un disegnatore provetto: fatica, testardaggine, esercizio.

L'amore per la matematica e per la fisica non è iniziato con il professor Quattrone, un omone calabrese che parlava un italiano approssimativo, ma soprattutto, nelle lezioni del pomeriggio dormiva dietro un paio di grandi occhiali da sole. In quell'anno fu introdotta una modifica a materie e programmi (credo legata al passaggio da 3+2 a 2+3) e il professore di matematica si trovò (mal per lui e per noi) ad insegnare anche fisica. Della fisica ho un ricordo tragico con tutti quei t0, t1, t2, x0, … che non capivo cosa fossero. Per farla breve mi toccò andare a ripetizione per un bel mesetto da mio cugino ingegnere. Della matematica ricordo qualche difficoltà nella capacità di impostare problemi con uso delle equazioni, ma questo aspetto della matematica finalizzata al problem solving, mi fece molto bene sino all'utilizzo fatto autonomamente in quarta e quinta dentro le discipline tecniche.

Alla fine della prima, media del 7 (che per l'Hens era un bel risultato), borsa di studio della Provincia ed assegno di 120'000 lire usato per comperare la lavatrice alla mamma.

1-continua

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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