1961/1962: la seconda nella nuova sede

Nell'estate del 1961 è stato fatto il trasloco e l'anno l'abbiamo fatto nella nuova sede di via Berchet, quella dell'Hensemberger attuale. Del primo anno nel nuovo edificio ho pochi ricordi perchè noi di seconda non andavamo nei laboratori e nelle aule speciali, salvo per fare aggiustaggio e disegno e la scuola era molto compartimentata sotto il tallone di ferro del preside De Majo.

Regola numero uno e unica: gli studenti usavano solo le scale laterali e non lo scalone centrale e l'ingresso e l'uscita avvenivano dal sotterraneo dove c'era anche il parcheggio per bici e motorini. Su questi aspetti vigilava il custode Beltrandi, detto Speedy per via dei baffetti. L'attuale grande atrio era il sancta sanctorum interdetto agli alunni e in effetti, nella attuale presidenza, ci sono entrato per la prima volta da Preside solo nel 2008. Gli studenti interagivano solo con i professori stando in aula e al più si andava dal bidello al piano per comperare i panini (anche se c'era il bar, ma non era cosa per gli studenti).

Ho un ricordo poco gradevole del corso di aggiustaggio (6 ore settimanali) ovvero di lima. Il laboratorio era bello e nuovo, ma lavorare con il ferro era meno gratificante che con il legno. Bisognava spianare delle lastre di ferro dello spessore di mezzo centimetro e poi fare il solito incastro a coda di rondine. Con il legno, se sbagli un colpo, dai un colpo di raspa e ricominci; con il ferro è più dura; se sbagli un colpo butti via ore e ore di lavoro e puoi sbagliare mentre dai l'ultimo colpo di lima, puoi sbagliare con il seghetto quando intagli l'incastro, insomma una sana educazione alla sistematicità, all'ordine, al controllo dei movimenti, tutte cose poco amate dai sedicenni.

Abbiamo imparato ad usare il calibro ventesimale, il piano comparatore cosparso di blù di metilene che ti fa vedere tutti i peccati nella tua superficie che piana non è. Alla fine dell'anno, dopo aver lavorato, quasi tutti abbiamo comunque barato nella consegna del pezzo finale; noi di Villasanta l'abbiamo fatto fare agli attrezzisti della Colombo Agostino e, poiché i pezzi erano individuati da un numero progressivo punzonato, abbiamo fatto una colletta e abbiamo comperato i punzoni con  i numeri.

Visto con gli occhi di oggi, non solo penso che sia stato un peccato abolire falegnameria prima e aggiustaggio poi, ma ritengo che alcune ore di lavoro manuale di vario tipo bisognerebbe farle fare a tutti, anche a quelli del classico.

In matematica, in seconda abbiamo fatto le cose essenziali di algebra e geometria, ma anche la trigonometria (quella che allo scientifico si fa in quarta). Niente disequazioni, che ho fatto all'università conservandone l'approccio unitario: le disequazioni razionali e irrazionali, goniometriche e trascendenti sono una cosa unica, abituano a ragionare e a cogliere la fattispecie di ciò che fai. Tempo sprecato diluirle in 4 anni come si fa allo scientifico.

Secondo anno con la fisica che incominciava a piacermi per via della elettricità. Anche i prof erano alle prime armi e scoprii l'anno dopo, studiando elettrotecnica, che alla mia domanda sul come mai gli uccelli non prendessero la scossa posandosi sui fili delle linee elettriche, mi era stata data una risposta demenziale: forse perché la pelle dellezampe è particolamente isolante.

In seconda abbiamo fatto un bellissimo corso di scienze; l'unico corso di scienze della mia vita. Ci faceva lezione una professoressa molto professionale e molto mamma il che a 16 è un bene. Feci un bellissimo quaderno degli appunti multicolore; con mio fratello che stava allo scientifico facemmo l'erbario. Si era nel 62 e dunque non si parlava di DNA e di biochimica. Il corso si basava su elementi essenziali di citologia, organi ed apparati; tanta descrizione, classificazione e funzionamento. La professoressa era la Pasini. Ho cercato notizie su di lei nell'archivio dell'Hens e ho scoperto che ha avuto una storia professionale molto lunga che iniziava a metà degli anni 30. In scienze ho preso 9 e me ne ricordo perché è stato l'unico della mia storia scolastica. Nei tecnici, anche se eri bravo e autonomo, al più prendevi 8.

E disegno? Non c'era più la prof. Brioschi ma un personaggio stranissimo (ingegnere o perito) De Molfetta. La conoscenza dei fondamenti era data per acquisita e De Molfetta ex dipendente Isotta Fraschini (naturalmente era innamorato delle Isotta Fraschini) cercava di insegnarci cultura e competenze del perito industriale. Diceva: quando lavorerete per una azienda dovrete essere rapidi di occhio, di memoria e di matita, così si carpiscono i segreti industriali. E si comportava di conseguenza.

Portava in classe dei pezzi meccanici; ci dava un certo tempo per osservarli, li metteva via e poi ci chiedeva o di fare uno schizzo a mano libera, oppure di ricostruire il pezzo tridimensionale facendone le proiezioni nel rispetto delle dimensioni. Dura; ma utile.

Nella fase finale di quell'anno mi sono staccato dall'ambiente oratoriano di paese e ho iniziato a frequentare GS (Gioventù Studentesca) che allora, nella ricerca di un rapporto integrale tra religione e vita segnava un momento di rottura con il conformismo provinciale e famigliare. C'erano anche le donne e mia moglie l'ho conosciuta lì proprio in quell'anno. Importanti e significative le "tre giorni", uscite residenziali (la prima a Varigotti con don Giussani), ma negli anni dopo quelle in montagna nelle vacanze di Natale.

2 – continua

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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Una risposta a 1961/1962: la seconda nella nuova sede

  1. Elena Agliardi scrive:

    C’è una generazione di mezzo o forse più ma … da li ci sono passata pure io.
    Iscritta nell”83 perchè l’orientamento alle medie aveva detto ITIS, dovevo fare informatica. In prima eravamo 3 ragazze. Alla fine del primo anno agli “Artigianelli” (si andava in sede solo una volta alla settimana a prendere gli sfottò dei veci e a perdersi nei corridoi) ho capito che tra i computer e la terra della fonderia …. avrebbe vinto la seconda.
    Non ricordo la reazione dei miei, forse erano contenti che quella figlia che non voleva fare la parrucchiera(!) decidesse di studiare per prendere il posto del nonno: “falchetto” addetto al disinnesco del materiale bellico destinato alla rifusione dei forni elettrici delle colate continue.
    Ma il cuore è rimasto in quei seminterrati.
    Tra le limatrici, l’olio chimico, i compagni (tutti maschi al triennio, yeah..!!!!) i professori, il laboratorio di chimica, il Gigi Casiraghi e il Severgnini (anche se la Preside era la Bassini all’epoca) .
    Tra gli stessi banchi da disegno inclinabili, i bidelli e le cazzate galattiche per prendere in giro i prof ….
    Quest’anno mio figlio si è iscritto alle superiori: meccatronica.
    Adesso sono certa che è mio figlio :-)

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