Nel nome del padre: Marco Bellocchio

Nel nome del padre (1973) l'ho guardato e lo commenterò nello stesso stile di Marcia Trionfale cercando ciò che c'è di vero o meglio che c'era di vero e che ho vissuto. Pare che Bellocchio sia partito da elementi di natura autobiografica e anche io, che sono stato in collegio come "convittore" dal 1956 al 1960, ci ho ritrovato elementi di verità.

Il film è ambientato nell'anno scolastico 1958/1959 l'anno della morte di Pio XII che segna il tramonto di un'epoca e di una concezione della educazione e della religione. Siamo in un collegio gestito da preti e aperto a giovani ricchi, tendenzialmente falliti sul piano scolastico e sociale. Lo scopo della istituzione è proprio quello di tirarli fuori dal loro stato (repressione, cultura libresca da figurine panini). I giovani dormono in camere singole e questo dà il tocco di classe al Collegio.

In Collegio arriva un bastian contrario (Angelo Transeunti) messo in Collegio perché si è ribellato al padre; lui (un po' nazista) e un altro convittore con l'aria da intellettuale di sinistra, organizzeranno la ribellione. Tutti i personaggi hanno un nome metaforicamente significante.

Le cose che c'erano nei Collegi dei preti

  • La cappella: di media dimensione, tante statue con l'immancabile madonna. Iin questo caso quella delle 7 spade che si reificherà per consolare un giovane convittore che si masturba durante una predica ossessiva contro la masturbazione. Quella dei Salesiani era una madonna diversa, Maria Ausiliatrice, cara a don Bosco.
  • Gli scaloni e i corridoi: in una scena i convittori passano sputando in faccia alla statua che sta sul disimpegno tra una rampa e l'altra; il tutto sullo lo sguardo di Corazza che finge di non vedere.
  • Il vicerettore Corazza: che svoge il ruolo di controllore occhiuto di quel che accade; è il custode delle regole, l'autorità vera con cui interagiscono i convittori, i docenti e gli inservienti (i famigli). Da noi questa funzione era svolta dal Consigliere che elargiva le punizioni (comprese quelle corporali), mentre per le cose molto serie si andava dal prefetto
  • Il teatro: si organizza una trasposizione metaforica del Faust di Marlowe con tanto di vendita dell'anima al diavolo, assolutamente fuori dalle righe e Transeunti ottiene il permesso di lavorare in autonomia da Corazza in cambio di una delazione che porta al licenziamento di chi si occupava del controllo della zona notte. Interessante la scena finale in cui c'è un momento di gelo e silenzio (per le cose che si sono viste e fatte vedere ai convittori piccoli) sinché il rettore dà il via ad un applauso lungimirante
  • Le regole: uguali ed eterne; in una delle prime scene Transeunti ottiene una piccola vittoria contro la regola della chiusura dall'esterno delle stanze durante la notte e lo fa, applicando una delle regole della non violenza. Dice la regola che, in caso di bisogno, si usa il vaso da notte e per altre esigenze si suona il campanello. Transeunti, che rifiuta di usare il pitale, e lo dice espressamente, suona il campanello ripetutamente, finché i compagni si associano e Corazza è costretto a cedere.
  • I famigli: sono una accozzaglia di poveri cristi, pazzi, menomati, ex delinquenti che, amorevolmente accolti dai preti, fanno il lavoro sporco (cucina e pulizie) gratuitamente. Tra questi fa da leader un Lou Castel doppiato con un accento meridionale poco convincente rispetto al tipo. I famigli c'erano anche da noi, qualcuno dava una mano al consigliere e ce n'erano un paio che trovavo un po' strani (probabilmente non erano molto a posto sulla sfera sessuale).
  • La sessuofobia: era parte integrante dell'educazione con racconti assolutamente folli rispetto alle ricadute negative dell'uso della sfera sessuale (la morte, l'impudicizia, l'ignavia). La scena della madonna delle 7 spade, già citata è asolutamente eccezionale. Oltre alla sfera sessuale alcuni altri chiodi fissi erano la lotta alla massoneria (sinonimo di anticlericalismo e di laicità) e quella allo spirito risorgimentale (in particolare contro Garibaldi del quale si diceva peste e corna, a voce, non potendolo attaccare sui libri di testo).

Il rinnovamento e la rivolta falliscono e non resta che la fine di quel mondo, cosa che, con la fine degli anni 60 è puntualmente avvenuta.

P.S. – una precisazione doverosa; a parte alcune analogie, la mia esperienza di collegio è stata positiva e là dentro ho incontrato alcuni educatori veri, oltre che degli ottimi docenti.


Il mio voto: 9

 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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