La violenza – quinto potere: Florestano Vancini

La violenza, quinto potere (1972) esce nello stesso anno di Bronte come se Florestano Vancini volesse farci riflettere sui due aspetti della terra di Sicilia: la questione delle terre e la mafia.

Si tratta della trasposizione cinematografica di un'opera teatrale di Giuseppe Fava, il giornalista assassinato dalla mafia nel 1984 e Florestano Vancini ha saputo, grazie allo strumento cinematografico, fare una trasposizione che uscisse dall'aula di tribunale trasformando in azioni i diversi pezzi del processo.

Il film mi è piaciuto tanto e non riesco a spiegarmi il giudizio della critica, molto più blando del mio. Spiccano le interpretazioni di Enrico Maria Salerno (il PM razionale che non molla mai – « La violenza, quinto potere nello Stato, che tutti gli altri riunisce e manovra e che tutti gli altri sottomette e corrompe! »), Gastone Moschin (l'istrionico avvocato che difende i mafiosi), Riccardo Cucciolla (il fratello del Sindaco ammazzato dalla mafia), Mario Adorf (uno dei due capimafia che si fanno la guerra), Ciccio Ingrassia (povero Cristo invischiato nel processo che si suiciderà in carcere su indicazione- costrizione dei clan); ma oltre ai citati sono tutti bravissimi (da Turi Ferro nella parte di un giudice corrotto, a Ferruccio De Ceresa presidente dell'antimafia, a Mariangela Melato moglie di un testimone).

La vicenda è di quelle classiche della vecchia mafia prima degli affari con la droga: due cosche si fanno la guerra; l'una è interessata alla costruzione di una diga (lavori pubblici) mentre l'altra difende la proprietà terriera che verrebbe danneggiata dalla realizzazione dell'invaso.

Viene assassinato un sindaco antimafia; c'è la commissione antimafia soggetta a ricatti; c'è il capo della procura legato alla mafia che manovra sulle forze dell'ordine e finisce assassinato quando può rivelarsi pericoloso; ci sono i poveri cristi che pagano al posto di assassini e mandanti, c'è il mondo degli avvocati che campano sulla mafia e usano il codice di procedura per impedire la giustizia, ci sono denunce e corpi di reato che spariscono negli archivi del tribunale, c'è un testimone oculare che sparisce nel nulla, ci sono parenti coraggiosi che non vengono creduti e vengono demoliti sul piano umano dall'avvocato dei mafiosi.

Dedico questa recensione al nuovo Presidente della Regione, un Sindaco antimafia eletto proprio ieri. Auguri a Rosario Crocetta.


Il mio voto: 10

 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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2 risposte a La violenza – quinto potere: Florestano Vancini

  1. sandro scrive:

    come mai ti è tonata la passione del cinema?

    • Claudio Cereda scrive:

      Ho iniziato in agosto partendo dai film che avevo visto negli anni 60; poiché mi piace scrivere ho deciso di mettere giuù le impressioni; la grande scoperta è stato Pupi Avati; prima del cinema mi ero dedicato ai gialli italiani

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