You don’t know Jack: Kevorkian

II primo errore che non faccio è quello chiamare Kevorkian Il dottor morte. Il dottor morte era il medico di Auschwitz  Heim che conduceva esperimenti terribili sulla morte come utlizzare fenolo e petrolio iniettati nel cuore e nei polmoni dei prigionieri per poi cronometrarne l'agonia.

Eppure altri ci sono cascati e anche la traduzione italiana del film ha Il dottor morte  come sottotitolo, mentre l'originale, come si vede nella immagine qui a lato, dice "la vita e le morti di Jack Kevorkian". Il film è stato prodotto per la TV nel 2010 e in Italia è andato in onda su sky nella primavera del 2011 pochi mesi prima della morte del dottor Kevorkian.

Il film narra con stile documentaristico le tappe principali della vicenda di Kevorkian che nel Michigan si occupò del suicidio assistito di 129 pazienti, passando poi alla eutanasia attiva per il 130° che non era in grado di attivare da sè la macchina per il suicidio. Il dottor Kevorkian ci appare come un vecchietto pacato e dalle convinzioni ferme. Lui sostiene che compito della medicina, della buona medicina, sia anche quello di occuparsi della buona morte.

Si parla di morte ma la tematica è completamente estranea al caso di coloro che si trovano in stato vegerativo permanente (leggasi Eluana Englaro) anzi Kevorkian si batte perché, nel caso di processi ireversibili, in cui il diretto interessato (cosciente e ancora attivo) lo voglia, possa essere aiutato a darsi la morte in un contesto in cui siano con lui le persone care. Per questa ragione ritiene disumana la linea del lasciar peggiorare le cose finché, quando il paziente non è più cosciente, lo si faccia morire soffocato o di fame o di sete.

Kevorkian è rigorosissimo nel rispettare alcune condizioni quali lo stato finale della malattia, la non accettazione del mal di vivere come condizione sufficiente per morire e in cioò si differenzia dalle legislazioni in atto in paesi come la Svizzera (si veda il caso recente di Lucio Magri).

Il film è interpretato magistralmente da Al Pacino ma, e la cosa fa una certa impressione, i casi di alcuni pazienti con il cancro, con la SLA o con l'Halzheimer sono troppo realistici per non essere interpretati da pazienti veri. All'inizio viene utilizzata una macchinetta assemblata dallo stesso Kevorkian che, una volta attivata dal paziente inietta nell'ordine un anestetico, un miorilassante che blocca la respirazione e il cloruro di potassio che ferma il cuore, ma nella maggioranza dei casi viene invece utilizzato l'ossido di carbonio in bombola.

Kevorkian è molto rigoroso nel selezionare coloro che aiuterà a morire; parla a lungo con loro e con i famigliari, filma registra, annota in modo che non ci siano dubbi nei prevedibili processi.

Nel caso del paziente numero 130 Kevorkian va in rotta di collisione con i suoi collaboratori perché per loro c'è un abisso tra il suicidio assistito e l'eutanasia (sono già morte di infarto la sorella e per suicidio assassistito la collaboratrice interpretata magistralmente da Susan Sarendon).

Non è così per Jack che ritiene il primo un caso particolare della seconda e non ci sta alle sottigliezze giuridiche del sistema americano. Tirato per i capelli accetta di fare la sua prima eutanasia, la filma e poi fa in modo che la registrazione vada in onda su una rete nazionale perché il suo scopo è quello di "rompere il velo di ipocrisia". Vorrrebbe arrivare alla Corte Suprema ma non ci riuscirà.

Sceglie di difendersi da sè e, dopo tanti processi andati bene, si ritrova solo e incapace di comprendere la procedura (se l'accusa è di omicidio non è ammissibile nè una esposizione delle motivazioni nè l'ascolto dei parenti). Si prende 25 anni per omicidio di II grado e il vero Kevorkian rimarrà in carcere dal 99 al 2007 quando verrà rimesso in libertà vigilata con la condizione di non riprovarci (ma il film si arresta alla condanna).


I’m trying to knock the medical profession into accepting its responsibilities, and those responsibilities include assisting their patients with death” Jack  Kevorkian (1990)


La mia valutazione: aspetto documentaristico e ricostruzione 9; interpretazione di Al Pacino e Susan Sarendon 10

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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