La scuola: Daniele Luchetti

Quando uscì La scuola (1995) io insegnavo in un liceo classico di prestigio e l'ambiente studentesco era molto diverso da quello del film (ci studiava anche Pippo Civati). Ci ho ripensato rivedendo il film di Luchetti quasi vent'anni dopo e dopo aver cambiato scuola (dal classico allo scientifico) e avere poi smesso di insegnare per fare il Dirigente Scolastico.

Il film è stato estratto dai libri di Domenico Starnone e ha necessariamente una vena ironica: la scuola italiana non è tutta così, ma le cose che ci sono nel film ci sono tutte.

Nelle prime sequenze, prima dei titoli di testa si ha la processione dei docenti che vanno dalla professoressa incaricata di preparare l'orario per l'anno dopo. E' una delle parti più vere perché abbiamo una sfilata di personaggi che elemosinano il favore personale. Il mercoledì devo entrare alla II ora. Voglio le ore in coppia con la professoressa X perché viaggiamo insieme. Quest'anno voglio il sabato libero. Io mi sveglio sempre alle 5 perciò dammi sempre le prime ore. La situazione è un po' cambiata. I desiderata vengono messi per iscritto e non riguardano solo le esigenze personali. Ci sono dei criteri ma la sfilata pietistica c'è comunque e il bello è che non riguarda tutti. Come per tante cose della nostra scuola quelli più seri non fanno notizia.

La scuola delinea alcune macchiette di personaggi, a partire dai due protagonisti principali il professor Vivaldi di Italiano Storia e varia umanità (Silvio Orlando) e la professoressa Majello (matematica) che fa l'orario e fa da spalla a Vivaldi nel rapporto con gli studenti. Vivaldi è il classico professore di lettere (della sinistra sociale), sfigato, colto, interdisciplinare e amato dagli studenti (la caricatura di quello dell'attimo fuggente)

Dice Vivaldi allo scrutinio a proposito dell'unico che è sempre a posto e che sa sempre tutto: Astariti non è bravo, è un “primo della classe”. Astariti non c’ha i capelli tagliati alla mohicana, non si veste come il figlio di uno spacciatore, non si mette le scarpe del fratello che puzzano. Astariti è pulito, perfetto. Interrogato, si dispone a lato della cattedra senza libri, senza appunti, senza imbrogli. Ripete la lezione senza pause: tutto quello che mi è uscito di bocca, tutto il fedele rispecchiamento di un anno di lavoro! Alla fine gli metto 8, ma vorrei tagliarmi la gola! Astariti è la dimostrazione vivente che la scuola italiana funziona con chi non ne ha bisogno!

Il vicepreside Sperone (Fabrizio Bentivoglio) insegna una materia tecnica ed è un personaggio che si incontra nella scuola italiana. E' frustrato e sogna un incarico prestigioso che gli consenta di andarsene; è duro, sicuro di sè, convinto di essere l'unico a fare scuola come bisognerebbe farla.

La professoressa Serino (Anita Laurenzi) esprime anche fisicamente il look della vecchia professoressa ammuffita nella scuola. Sta per andare in pensione e si dimentica dello scrutinio, ma si porta ad un matrimonio la pecora nera, lo studente Cardini, quello che passa le giornate a fare la mosca, che fa impazzire tutti e che sarà bocciato (unico) per la seconda volta consecutiva. Dice la Serino: Strano il destino di noi insegnanti: i ragazzi arrivano qui giovani e se ne vanno giovani, e noi invecchiamo al posto loro. Ma cos'è, un film dell'orrore?

Il professor Mortillaro è sempre esistito nella scuola italiano. Da trent'anni si lamenta di questa società e di questa scuola in mano ai beduini. Preside, anch'io mi sento di condividere a grandi linee il giudizio del professore di Lettere. Però i più nella mia classe sono nati per zappare. Per cui, se io li mandassi a vangare in cortile, sarebbero più contenti loro e sarei più contento io.

In trent'anni di carriera avrò avuto 3-4000 alunni e uno, ma dico uno, che abbia fatto carriera? Nessuno! Ma perché in trent'anni di carriera non ho incontrato nemmeno un membro della futura classe dirigente? Tu te le poni queste domande? Perché la classe dirigente non viene a studiare il francese da me? Ma che c'ho fatto io alla classe dirigente? … Io sono entrato nella zona della morte.

La professoressa Lugo di inglese è piena di ansie, è sempre di fretta e, come si dice nella scuola, non ha il fisico per fare la docente. Ha paura.

Siamo all'ultimo giorno di scuola e naturalmente metà dei professori devono finire le interrogazioni. Nella scuola vera sono solo il 30% ma ci sono e tra questi c'è anche il professor Vivaldi che, avvistata una alunna al da interrogare che sta limonando in macchina con un marcantonio, se la va a riprendere. Finalmente siamo in classe e la fanciulla, che è incinta, sviene trascinando nella caduta un poster messo a lato della cattedra. Una compagna urla: oddio è caduto Vasco.

Allo scrutinio c'è il mercato delle vacche presieduto da un preside zombie a cui interessa solo di finire e di non avere troppi bocciati e si assiste al finto rito della collegialità. Ci sono forzature ma la rappresentazione del difetto della mancata collegialità è perfetto.

Impagabile la risposta ai chiarimenti richiesti sul ReSole: quello che ha inventato la pasticca per la gola.


Il mio voto: 8

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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