Le pubblicità imbecilli

Da giorni mi chiedevo: ma quando nella pubblicità della candeggina ACE classica compare una signora che dice che i suoi capi ingiallivano perché li trattava con le "cadeggine economiche" e adesso sono bianchissimi e più resistenti perché usa la ACE classica, chi vogliono prendere in giro?

Se è candeggina (cioè Ipoclorito di sodio NaClO) l'unica cosa che può cambiare è il grado di diluizione (ma di quello la pubblicità non parla).

I casi sono due o la affermazione è falsa oppure l'ACE contiene in più qualche addittivo sbiancante non dichiarato. A meno che le molecole di ipoclorito di sodio sappiano di essere nella bottiglia dell'ACE o in quelle di una candeggina economica e si comportino di conseguenza, ma questo mi sembrava improbabile.

Mi sono messo di impegno è ho scoperto un po' di cose. Per ognuno dei prodotti inquinanti o potenzialmente pericolosi la normativa CEE obbliga i produttori ed i distributori a predisporre delle schede tecniche di sicurezza in cui vengono forniti, oltre ai dati necessari per i pronti interventi ospedalieri, un sacco di informazioni utili per il cliente. Nel caso della ACE classica oltre che la candeggina diliuita al 5%, come in quasi tutte le candeggine in commercio c'è anche un addittivo: il percarbonato di sodio, presente anche in molti detersivi, con azione sbiancante.

La mia candeggina fa i capi più bianche perché ha un secondo sbiancante; non te lo dico e ti mando il messaggio di non fidarti dei prodotti economici. Naturalmente la bugia la paghi tu insieme alla pubblicità con un costo del prodotto anche doppio.

Sempre in questi giorni viene pubblicizzata una nuova passata della Cirio in confezione da 500 ml anziché 700 come nelle normali bottiglie in vetro. Il prodotto è proposto a 1 euro (molto caro) e la grande notizia è la bottiglia in PET (il materiale usato per le acque minerali).

La pubblicità insiste sulla infrangibilità e ti fa vedere che può cadere senza rompersi. Se si va sui siti specializzati e su quello della CIRIO si trova che La Passata CIRIO in PET risponde alle esigenze del consumatore moderno, attento all’innovazione, alla praticità e alla comodità senza rinunciare al gusto. Se prendi la CIRIO sei ecofriendly e la Cirio si tinge di verde.

Ora il pomodoro può essere commercializzato con il tetrapack (carta, plastica e alluminio) sicuramente altrettanto infrangibile e molto più inerte e con minore ingombro, con la tradizionale lattina (leggermente più pesante) o nel vetro (il più naturale ed inerte, ma fragile, pesante e ingombrante). Sarebbe bello che il consumatore potesse continuare a scegliere e naturalmente a riciclare senza ricevere messaggi fuorvianti.

Last but not least l'ultima pubblicità di Geppi ed Alessia sul Bifidus Actiregularis. C'è un balletto con in trasparenza le pance delle ballerine mentre il bifidus agisce. Un cattivo gusto senza pari. Un consiglio: comperate gli altri probiotici: costano la metà.

La bottiglia è morbida, la passata è densa dice lo slogan della Cirio che si può applicare anche agli effetti del bifidus. Alla fine di tutto, per ragioni igieniche, un bel bidet con candeggina diluita

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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Una risposta a Le pubblicità imbecilli

  1. Arturo Ferron scrive:

    Ciao Claudio, ho letto tutto l’intero articolo e concordo con te nel non farsi lusingare dalla pubblicità spesso fuorviante. Da ex commerciante ti dico che un negozio non può esser sguarnito di candeggina ace, ma può solo affiancarle articoli simili che costano meno della metà. Sul percarbonato, da chimico , posso solo dire che era il meno dannoso per l’ambiente, molto meno dei perborati, ma molto più costoso,e quindi meno utilizzato. Solo i clienti più ecologisti venivano a cercare il percarbonato.
    Con questo non voglio dare l’etichetta di ecologista ai produttori dell’ ace o ai produttori di detersivo che lo adoperano. Infatti il percarbonato non ha bisogno di alte temperature x sviluppar la sua azione sbiancante e se vogliono pubblicizare un detersivo che sbianca anche a 30° devono usarlo (tanto lo paga il consumatore).
    Sulla passata cirio in pet: data l’acidità del prodotto credo che abbiano accorciato la scadenza (un sistema anche per non tenere alta la scorta di magazzino ed imbottigliare la passata prodotta in estate, man mano che serve).
    Ma lo sai perchè siamo abituati a veder la passata in vetro? Premesso che comunque il vetro è il contenitore migliore x ogni genere di alimento, essendo inerte – La Cirio fu la prima,tra le industrie del pomodoro ad atrezzarsi con linee di imbottigliamento in vetro, seguita poi da tutte, col concetto: se lo fa cirio dobbiamo farlo pure noi.
    In realtà una linea vetro era molto costosa, ma siccome esistevano contributi CEE, elargiti sulla quantità di prodotto finito, ma dove il peso era calcolato tara per merce, ci guadagnano più coi contributi che con la vendita della passata, poi le le leggi son cambiate ed ora è proibito vender tara per merce, ma ormai le linee c’erano. Ora diventate vecchie costerebbe parecchio rinnovarle, e son convinto che tra pochi anni troveremo tutte le passate in pet a 500 ml al prezzo delle 700 in vetro, non credo di esser un preveggente, ma QUASI sempre 1+ 1 fa 2.
    Se ti ricordi di me, mi avrai sentito dire che se una pubblicità dice che ti puoi mangiare pure il contenitore qualcuno proverà a mangiarselo- se ti ricordi di me (ma non so se te l’ho detto) saprai che quando mi è stato offerto di collaborare coi futuri “quaderni di controinformazione alimentare” ho rifiutato, perchè tra i luminari universitari che collaboravano c’era pure il consulente dell’azienta alimentare in cui lavoravo- e che “per ovvi motivi” aveva firmato un’analisi falsa su un campione di prodotto- su cui avevo fatto io l’analisi 2 volte in doppia prova- ed il mio capolaboratorio una volta in doppia prova. Lui senza sicuramente farla di persona, ci ha messo la firma coi risultati richiesti x farla rientrar nel capitolato- e se vuoi (in privato) ti posso dire come è stato “addomesticato” (sia ben chiaro senza soldi- ma solo fornendogli mezzi per far ricerche che nn sarebbe riuscito altrimenti fare) una personalità considerata incorruttibile- veniva considerato il lottacontinua dell’unione consumatori

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