Barbarie e umanità – III puntata

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Le indagini sull'omicidio di Eleonora Cantamessa investita volontariamente mentre soccorreva un indiano da un'auto guidata dal fratello del ferito hanno acclarato che si è trattato di una vendetta e di un fraintendimento: una faida tra due clan di indiani scatenata da un vecchio licenziamento. Il giovane alla guida credeva di investire esponenti del clan avverso.

Integrare gente che viene da altri mondi e da altre culture vuole dire dialogare, evitare i gruppi chiusi, condividere. La madre di Eleonora, la signora Mariella Armati ha mandato al direttore del Corriere una lettera, non dovuta, e che fa ben sperare su questo nostro paese dove c'è chi istiga all'odio ma c'è anche chi crede nella carità e la pratica.

Da non credente rimango ogni volta stupito della esistenza di comportamenti come quelli di Eleonora (come la chiamavano le sue pazienti straniere) e di sua mamma. E' un insegnamento da non perdere e sarebbe bello che questa lettera fosse letta nelle classi di biennio delle superiori e poi ci si discutesse perché a 14 o 15 anni è facile essere superficiali ed istintivi; è facile odiare.


Caro direttore,

in tanti momenti della vita di mia figlia, mi sono chiesta dove trovasse la forza… Anche la sera, quando rientrava dopo un'intensa giornata di lavoro, e la vedevo sfinita, spesso interrompeva la cena per rispondere al cellulare o era lei stessa a telefonare in clinica per avere notizie di qualche travaglio in corso o di qualche donna ricoverata. Le sue pazienti, infatti, non la chiamavano «dottoressa», ma la chiamavano Eleonora.

Si affezionava a tutte e non le importava se fossero italiane, straniere, facoltose o no. Il suo lavoro era la sua vita. Anzi non era un lavoro, era una missione.

Me lo fa pensare quello che è accaduto. E più ci penso e più mi convinco che su di lei Dio aveva fatto un progetto preciso, che lei ha accettato e ha portato avanti compiendolo fino al sacrificio della vita.

Era dolce, espansiva, sensibile, con il carattere molto simile a quello del suo «papi», con cui aveva un legame speciale. Io che sono per natura molto pratica le stavo vicina aiutandola nelle cose più concrete. Ma era legata a entrambi e diceva sempre: «Cosa farò io quando non ci sarete più?». Adesso mi domando io che cosa faremo noi senza di lei. La sua enorme sensibilità la spingeva con tanta naturalezza verso i più umili. Viveva la CARITÀ intensamente. La carità stessa per cui è scesa dalla macchina in quella strada buia in mezzo a un campo di «guerra», tra persone che non conosceva, gridando: «I am a doctor, be quiet». «Sono un medico, state calmi».

È morta mentre parlava con il centralino del 112 per chiedere i soccorsi e mentre io a casa, come tutte le sere, recitavo il rosario. Forse qualcuno si chiede come ho accettato di espormi a telecamere e obiettivi in questi giorni. Così provata e stravolta, mi è stato difficile, ma l'ho fatto per portare avanti – non a termine, perché spero che non finisca – la missione e il sacrificio di Eleonora, per fare arrivare a tutti il suo «messaggio», l'eredità che ci lascia.

Mi è stato chiesto che cosa provo. Non provo rabbia, non do appellativi alla persona che ha investito Eleonora, penso a un povero disgraziato, come tanti altri. Lo chiamo «disgraziato» ma senza senso dispregiativo. È in disgrazia come me! E penso anche a quei quattro bambini orfani. La giustizia deve fare il suo corso.

Credo invece che quella Divina abbia già provveduto con la sua misericordia. In questo momento mi piacerebbe che Eleonora ricevesse, attraverso la mia persona, una carezza da Papa Francesco, che lei ammirava proprio perché le assomiglia. C'è un'immagine che mi resterà nella mente. L'immagine di ieri sera di quei tre indiani che, come i re magi, sono saliti per le scale di casa nostra prima della veglia funebre. Portavano in mano un cero acceso. Erano bagnati di pioggia, col capo chino, imbarazzati, sono entrati. Si erano preparati un discorso per dirmi che anche tra gli indiani ci sono tante brave persone e ho capito che cercavano il nostro perdono.

Li ho abbracciati interrompendoli prima che finissero di parlare. Ho detto loro che non c'era bisogno, che non provavo nessun sentimento negativo, perché mia figlia era scesa da quell'auto senza pregiudizi, non solo con slancio di dovere ma soprattutto con slancio di amore. Questo deve restare nella mente di tutti, perché tutti impariamo qualcosa.

Chissà se qualcuno in India, leggendo la storia di mia figlia, che è un intreccio di tragedia e umanità, non pensi anche ai familiari dei nostri cari marò, che a casa piangono nell'attesa del loro ritorno. Io ho perso mia figlia e mi fa paura il pensiero della sera, di quando arriverà l'ora di cena e lei non tornerà, di quello studio vuoto, di quell'ecografo spento.

Mi consola un po' la speranza che l'insegnamento del suo sacrificio non vada perduto, che il suo coraggio e il suo amore, la sua sensibilità possano contribuire a migliorare questo mondo inaridito dalle logiche dell'egoismo, del profitto e della discriminazione. Grazie Eleonora. Casualmente, avevo scelto per te quel nome. Poi, il ginecologo che ti ha aiutato a venire al mondo e aveva lavorato in Medio Oriente mi ha spiegato il suo significato. Deriva dall'ebraico «el» «nur». Luce di Dio.

Mariella Armati


Barbarie e Umanità – I puntata

Barbarie e umanità – II puntata

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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