the Teacher and the Physics

Poco prima di mezzanotte mi è arrivato questo messaggio su FaceBook:

Buonasera Prof, come sta? È molto tempo che non mi faccio vivo e più il tempo passava più mi sembrava "stupido" farlo.

Stasera stavo sistemando i file della mia tesi e ho pensato che fosse il caso di mandargliela, visto che è nei ringraziamenti (ho perso l'indirizzo mail, per cui se ne vuole una copia me lo scriva pure e la manderò quanto prima).

Dunque, visto che la fisica mi ha attraversato il cervello per la prima volta tramite le sue lezioni pensavo che le facesse piacere sapere che mi sono laureato e, dopo aver provato a lavorare in Italia per tre mesi facendo cose in cui la fisica non serviva (ero stagista in Doxa), ho ottenuto un dottorato in Olanda, a Groningen in particolare, da cui le scrivo e in cui starò per i prossimi 4 anni per provare a diventare a tutti gli effetti un fisico teorico (beh, non proprio tutti, vorrei tenere d'occhio anche il mondo vero ogni tanto).

Finita questa fase di trasformazione in persona adulta, che si preoccupa di bollette, conto in banca e pentole da comprare, sono molto determinato ad onorare la generosità e l'accoglienza di questo Paese, che mi sorprende ogni giorno di più e mi procura la vecchia cara rabbia giovanile pensando al confronto con la situazione italiana.

È sorprendente pensare a come quella materia affascinante (e, voglio ribadirlo, lo era perché ce la insegnava in quel modo), che ho visto per la prima volta 12 anni fa esatti, sia stata il mezzo e lo scopo per fare il grande passo fuori di casa, cominciare a vivere con le proprie risorse e iniziare a vedere il resto del mondo.

Perché quella stessa materia, la fisica appunto, è ciò che mi sta permettendo di lavorare con persone da tutto il mondo e che lavorano fianco a fianco anche se i rispettivi Paesi sono in guerra tra loro, per fare un esempio di quanto possa essere potente. E niente, volevo salutarla e aggiornarla su dove sia finito uno di quei sei fisici che ha istruito in quella 5F, il terzo dottorando di quella 5F.

Le mando un rispettoso abbraccio.

Luca Basanisi


Se uno nella vita ha cercato di trasmettere passione per la vita, per la scienza e per la cultura, quando riceve questi messaggi diciamo che si gasa.

La classe di Luca me la sono gestita per 5 anni, 8 ore la settimana (3 di fisica e 5 di matematica) e così li ho visti crescere da pistolini neo iscritti al Liceo a ragazzoni orgogliosi della loro esperienza al Frisi di Monza: studenti molto bravi, persone autonome, di quelli che già in terza avevano le idee chiare su cosa fare nella vita. Quella classe poi, come ci ricorda Luca, ne ha visti 6 scegliere fisica, ma molti altri sono rimasti comunque nei dintorni (scienza pura e scienza applicata).

Persone diverse: chi più sistematico, chi più estroverso, chi un po' sballone. In quegli anni di Liceo ognuno aveva le sue pulsioni e le sue trasgressioni. Scelte politiche diverse ma comunque accomunate dalla attenzione a ciò che ci circonda e dal desiderio di capire e di cambiare (per questo ho scelto quella foto – E!state liberi).

Luca era un creativo e ricordo ancora, in prima, una soluzione originalissima ad un quesito delle olimpiadi di matematica. Dava una soluzione generale ad un problema particolare e la soluzione la trovava appunto come particolarizzazione della soluzione generale. Che bello avere uno studente così, mi dicevo, e diventavo una bestia se qualcuno si lamentava della immaturità.

Essendo un creativo (un po' tormentato) stava nella fascia alta ma, in alcune materie (o con alcune professoresse) andava meno bene. Un anno ci ha anche fatto diventare matti per sintomi e malesseri che si procurava per avere la nostra attenzione.

Mi piace l'idea che queste persone cerchino di occuparsi di fisica in maniera professionale; mi piace che vadano all'estero a fare i dottorati; mi piace il fatto che continuino a frequentarsi come ai tempi del liceo (lo vedo da FaceBook).

Abbiamo fatto insieme tanta filosofia della scienza di tipo pratico. E' una infezione da cui non si guarisce. Tanti auguri a tutti.

 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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12 risposte a the Teacher and the Physics

  1. Giovanni Gallo scrive:

    Buongiorno Professore, chissà se si ricorda di me, non un pemio nobel di fisica o matematica, ma uno studente di sicuro con tanta voglia di fare e imparare. E' bello anche per poco risentire molti compagni di quella famosa, 4 e 5F, una classe piena di ottime persone e sopratutto molto preparate. La mia strada ha preso percorsi diversi dalla matematica o fisica insegnata da lei nelle nostre innumerevoli ore scolastiche, ma sono arrivato all'età di 26 anni consapevole dei passi fatti fino a ora e soprattutto grazie alla formazione da me ricevuta in quei giorni, mesi e anni passati insieme. Lavoro in campo sanitario, sul territorio milanese e brianzolo sui mezzi avanzati di soccorso, autoinfermieristica e automedica. Un lavoro spettacolare, sempre alla ricerca di nuove conoscenze e abilità, che ti permette di seguire corsi di continuo per formarti ogni giorno che passa. E' un lavoro che prende tutto di me, tutta la mia personalità e forza. 
    Ho molti ricordi delle sue lezioni e della sua competenza e soprattutto della sua voglia di farci capire quanto è bello seguire i propri sogni, interessi. Mi rimarrà sempre impresso il modo di spiegare le materie, con quanto amore era ed è tuttora appassionato di quello che spiegava. Questo ho imparato e ci sono cresciuto insieme in questi anni, seguendo le cose che più mi rendevano felice, studiando per provare quella stessa sua sensazione, di spiegare cose di cui era innamorato. Ora quando andiamo a fare i corsi di Pronto Soccorso nelle aziende,o ditte che siano mi ritrovo in tutto quello che ho vissuto in quegli anni delle superiori, principalmente grazie a lei.
    Un saluto a lei professore e a tutti i miei ex compagni della famosissima 5F…
    A presto
    Gallo Giovanni
     

  2. Federico Fumagalli scrive:

    Ciao a tutti,
    Ho letto volentieri i vostri commenti, e la cosa che più mi ha colpito è il fatto che, dopo tanto tempo, continuiamo a definire la nostra classe come LA quinta F, come a ricordare che quella classe aveva qualcosa in più delle altre, o se non altro qualcosa di diverso.
    Per me, che in quella classe ho passato cinque anni, questa cosa è ovvia e naturale. Ne ero consapevole quando la frequentavo, e quando abbiamo concluso sapevo che il senso di appartenenza a quella classe e a quella scuola mi sarebbe restato attaccato per tutti gli anni successivi come una seconda pelle. Perché quando cresci in un ambiente così, in cui c'erano difficoltà, passione, ore di studio e sudore, incazzature e litigi, frustrazione, divertimento, feste, sbronze, gite e vacanze, non puoi che rimanere legato a quei luoghi e a quelle persone. E infatti dopo tanti anni siamo ancora qui, continuiamo a vederci spesso, a raccontarci le storie di quegli anni, e ormai non sappiamo neanche più dire se le cose siano andate veramente come le raccontiamo, ma ci va bene così. Alcuni amici hanno preso la loro strada, e sappiamo di loro da voci e racconti lontani, e mi spiace non vederli e sentirli più.
    Io sono entrato in Università con un'idea e un sogno, e ne sono uscito con un'idea completamente stravolta. Nei miei cinque anni di Fisica, mi sono appassionato a tanti argomenti, ho lavorato su diversi progetti di ricerca, e ho conosciuto persone eccezionali, e quando mi sono laureato mi sarebbe piaciuto continuare il mio percorso. Ho fatto però una scelta importante, quella di rimanere in Italia, di cambiare strada, di provare cose nuove, e vedere come funziona il mondo del lavoro. Ho trovato in breve tempo lavoro per una piccola società che si occupa di informatica in ambito finanziario, un ambiente totalmente diverso a quello a cui ero abituato, con nuovi problemi e difficoltà. Sono felice della mia scelta, ma a volte mi manca la Fisica, quindi continuo a mantenere la passione nel tempo libero, e poi continua a tormentarmi grazie ad amici, familiari e altre persone che quando hanno qualche dubbio scientifico vengono a chiedermi un'opinione, e a me fa sempre piacere rispolverare le mie vecchie conoscenze!
     
    Saluti a tutti, e spero ci sarà occasione di rivederci prima o poi…

  3. Serena Psoroulas scrive:

    provo a metter giù le cose che sia la lettera di Basa (e i post che ho poi letto sul suo blog) sia gli interventi successivi mi hanno fatto venire in mente. mi sarebbe piaciuto intervenire prima, ma ero in viaggio e, tornata pienamente online solo ora (ero in cina, quindi non potevo accedere facilmente a vari siti), trovo che le cose importanti siano già state dette, nei vari e bellissimi interventi precedenti.
    Ma lei oggi mi ha chiesto espressamente: "e tu non intervieni?" Quindi non posso tirarmi indietro.
    Che poi, mi sono chiesta come mai me l'abbia chiesto. Ok, ho fatto fisica, ok, sono stata sua studente (anche se solo per un anno), ma non mi sarei aspettata un invito "diretto". Forse mi ricorda in quanto un po' "rompiballe" (parola che penso mi rappresenti meglio del semplice "analitica"), e quindi immaginava avrei avuto qualche commento. Forse perché per me l'insegnamento è passato sempre attraverso un rapporto fortissimo con l'insegnante per prima cosa, e poi con gli strumenti di lavoro. Forse perché ho sempre cercato questo rapporto con lei, sia quando lei era il mio professore, sia dopo. 
    "Passione per la vita, per la scienza e la cultura." Questo per me ha sempre motivato la mia presenza a scuola, e le mie scelte successive. Non so come si trasmettano; ma so quanto possano essere potenti, e quanto l'assenza di passione possa far sentire "vuoti". 
    Per me leggere le sue verifiche e seguire le sue lezioni nell'anno in cui fui sua alunna fu emozionante, perché mi mostrava un modo completamente diverso di fare matematica, che nessuno prima (e purtroppo neppure dopo, fino a che non arrivai a studiare analisi matematica) mi aveva mai mostrato. D'un tratto la matematica era interessante; le sue erano verifiche in cui era richiesto di pensare, non di eseguire istruzioni. Ho sempre odiato la matematica prima di conoscerla; dopo aver fatto un anno con lei, non avrei più potuto dire la stessa cosa. (Tutt'ora siamo in buoni rapporti, anche se l'amore non è mai sbocciato davvero.)
    Quello che avevo imparato da lei mi diede anche un po' sui nervi, diverse volte. Mi aveva mostrato come ciò che mi piaceva in altre materie (l'analisi come base per la comprensione del testo, sia in latino, greco o in italiano, per fare un esempio) era anche alla base della matematica – e che quindi, se non riuscivo a farla era "colpa mia", non stavo analizzando appieno il problema. Non potevo più nascondermi dietro alla scusa "non sono portata per questa materia". Gli errori di segno in un'equazione, erano solo il sintomo di quanto fossi stata pirla.
    Passione per le cose che ti trascina a guardarle sempre con un occhio diverso, a rianalizzare, a non "sederti" mai – e l'inconsistenza delle scuse dietro cui ci si nasconde quando invece "ci si siede" – sono forse le cose che più ho imparato dalla mia esperienza, con lei e con altri. "Come fa a sbattersi così alla sua età?" era quello che molti noi studenti ci chiedevamo (aveva già passato i 50 quando la conobbi, un'età che per un 14enne è un chiaro sintomo di "matusaggine"). E c'era chi la stimava per questo suo atteggiamento.
    Non è stato il mio professore di fisica – il mio amore per la fisica è nato fuori dalla scuola, prima ancora che iniziassi a studiarla in classe, per caso. Gli anni del liceo sono stati quelli in cui le grosse passioni della mia vita sono venute a galla. Passioni che ancora mi plasmano, e che nel periodo peggiore della mia vita ero convinta di aver perso, convincendomi così di aver perso contro la vita stessa. Con passioni così grosse, non ci si può nascondere dietro a nessuna scusa, e recuperarle è stato un percorso difficilissimo e necessario. 
    Ora conosco la fatica di vivere all'estero (o in generale, di trasferirsi in posti dove non si conosce nessuno, a volte neppure la lingua), le relazioni a distanza e le incomprensioni, le difficoltà del dottorato, del fare i conti con le proprie scelte senza rimpiangerle, quanto costi cercare di capire cos'è che si vuole fare, cos'è che ci fa star bene davvero, volta per volta. Continuo ad innamorarmi delle cose, non leggo mai tutti gli articoli che vorrei leggere, non riesco a suonare tutta la musica che vorrei suonare, e ho sempre progetti incompiuti e libri non scritti in testa. Sono ancora incapace di sintesi quando scrivo (anche se nei testi scientifici ho fatto miglioramenti incredibili). Sono me stessa e sono diversa. 
    Continuo a stimarla per le cose che fa e per come le fa. La stimo per aver scritto che "si gasa" leggendo le lettere degli alunni. 
    Aspetto un intervento più articolato sullo Zucchi (e se Giani vuole, possiamo anche farne uno sulle scelte dottorali e post-dottorali, visto che sono fresca fresca di quelle scelte…)
    Serena Psoroulas

  4. Luca Ulcelli (Ulk) scrive:

    Quella famosa e tanto (a ragione) celebrata 5F aveva tra la sue file anche una “pecora nera”, o se preferisce l’eccezione che conferma la regola. Una pecora nera che ancora non ha ben capito i motivi che lo hanno portato ad essere alla lunga il peggiore alunno (almeno sotto il profilo strettamente didattico), specialmente nelle sue materie, di quella ottima classe: pigrizia, difficoltà di concentrarsi sullo studio, altri interessi… forse un mix di tutto questo.
    Fattori che poi sono rimasti intatti nei primi anni di università almeno fino al momento in cui ha realizzato quale fosse la sua vera strada. In quel momento, ovvero dal passaggio da ingegneria civile a urbanistica, pianificazione e urban design, quello “studente poco studente” che puntava a cavarsela con il minimo ma molto spesso non ci riusciva nemmeno lontanamente si trova oggi con una carriera avviata e un matrimonio da qui a una manciata di mesi, in quello che forse è il Paese che offre le maggiori opportunità e possibilità nel suo campo (la Cina e specialmente le città di seconda e terza fascia dell’entroterra), avendo nel frattempo conseguito una laurea specialistica a Shanghai ed essendo in procinto di ottenere una seconda a Milano.
    In tutto questo, onestamente, non saprei chiaramente rintracciare cosa mi abbiano lasciato quei lunghi cinque anni e in particolare la sua matematica e fisica. Però sono consapevole che nel puzzle che mi ha portato dove sono e ad essere quello che sono, il suo modo di pensare e di (in)seguire le proprie passioni, qualsiasi esse siano, sono stati alcuni dei più importanti tasselli per i quali dovrò sempre ringraziare lei e buona parte degli insegnanti (a partire dalla prof.sa Rossella Riboldi) che ho avuto la fortuna di incontrare al Frisi.
    Un saluto a lei e un augurio a tutti i compagni di quella 5F per un roseo futuro.
    Luca Ulcelli

  5. Paola Villa scrive:

    Caro Professore!
    Io sono la negazione di tutte le premesse di questo blog: non sono una fisica di professione e non ho frequentato il Frisi, ma l'amato-odiato "Zucchi". Una cosa però mi accomuna agli altri studenti che hanno scritto qui, ed è la gratitudine verso di lei per essere stato uno dei migliori insegnanti (non solo di Fisica e Matematica) che mi sia mai capitato di incontrare.
    Ho mille ricordi di quegli anni allo Zucchi, non tutti necessariamente positivi. Non mi si fraintenda, lo Zucchi "mi ha aperto la mente" e in questo ha tenuto fede al famoso detto sul liceo Classico. Non rimpiango di aver studiato Latino, Greco e Filosofia, specialmente ora che l'"inutilità" di queste materie viene sbandierata ai quattro venti da pseudo-innovatori che valutano la cultura al kilo.
    Una cosa però mi ha sempre infastidito di noi "fighetti" di Piazza Trento Trieste: quella posa da Crociani di bassa lega, quell'attitudine a snobbare le materie scientifiche come vile "techne" che non ha nulla a che vedere con la "vera" cultura dei classici e dei "sommi poeti" e altre baggianate di questo tipo. 
    Ecco a me quest'atteggiamento ha sempre fatto girare i c…i, tanto per dirla da contessa:-). Poi in prima Liceo è arrivato Lei. Sempre un pò incazzoso (come qualcuno qui l'ha ben descritto) sempre in blue-jeans, con il suo intercalare dialettale  (fa balà l'ouch!) che faceva tremare le pareti del tempio della "Crusca" e con la ferma convinzione che il muro fra le "due culture" fosse da abbattere e subito!
    Cereda è stato per me il Feynman italiano: mi ha insegnato che la matematica e la fisica non appiattiscono il mondo, non fanno a pezzi la poesia, come qualcuno sosteneva, ma ne danno una visione più completa e affascinante.  Ora vivo negli States dove insegno Italiano all'università e sto scrivendo una tesi di dottorato sul rapporto tra letteratura e fisica. Il mio idolo: Cicerone?? No, Niels Bohr!
    Grazie Professore!!
    Un abbraccio,
    Paola
    P.S. Non mi sono mai dimenticata l'espressione "Spocchiosa, aristocratica di sinistra" con cui lei mi aveva battezzato. Forse lo sono ancora:-).
    P.P.S. Ho ancora quella cassetta di canti popolari, anarchici e del lavoro che mi aveva registrato: "La casa è di chi l'abita è vile chi lo ignora, il tempo è dei filosofi, la terra di chi la lavora"!
    Paola Villa

    • Claudio Cereda scrive:

      Per Paola Villa
      Qui è doverosa anche una piccola replica: se vai su Yotube un po’ di anni fa credo di aver fatto un video (ne ho fatti diversi di Gori) e mi pare anche questo. Con un po’ di ricerca l’ho trovato – dimmi bel giovane
      Comunque guarda quello con “panchina di quartiere” non ricordo più se degli YuKung o degli Stormy Six.
      Passando a Bohr, se non l’hai già fatto, leggi “il danese tranquillo” di Abraham Pais.
      Mi piacerebbe aprire una discussione anche sullo Zucchi; datti da fare che poi lo facciamo. Lo sai che se vai nella pagina dei compiti in classe ci trovi anche i testi dei tuoi?
      Comunque tutti in giro per il mondo; molto bello; bravi.
      Un abbraccione Paola.
      Claudio Cereda

  6. Matteo Giani scrive:

    Salve professore. Sto tornando ora da Groningen in una belissima giornata di fine estate, tipicamente olandese. Le casette con il tetto spiovente e i giardini ordinatissimi si intonano bene con gli spazi verdi e i cieli immensi di questo paese.
    Sono andaato a visitare Luca, che ha appena cominciato il dottorato qui e che mi ha ospitato nella sua stanza al dormitorio degli studenti, e ora torno a Enschede, dove ho cominciato il mio dottorato lo scorso dicembre.
    Un passo indietro. Tempo fa le avevo raccontato della mia esperienza di tesi triennale, e tante cose sono successe da quel momento in poi.
    Dopo la mia laurea, ho capito di volermi allontanare dalla fisica teorica e di voler abbracciare qualcosa di più vicino alla biologia. Nonostante ancora oggi abbia un profondo rispetto e interesse per alcune metodologie e approcci, la biologia è un mondo troppo affascinante e profondo per non rimanerne ammaliati.
    Il mio interesse è maturato anche attraverso una breve esperienza di ricerca prima della mia laurea specialistica come bioinformatico presso un ente vicino a lecco. Ma il vero punto di svolta è stata una scuola estiva di metodi computazionali presso la SISSA di Trieste, dove ho conosciuto un ambiente di ricerca eccezionale.
    Ho poi chiesto una tesi nello stesso gruppo e ho passato un anno a Trieste, prima di laurearmi.
    Ho passato mesi e mesi (chi era con me in quel periodo sa cosa significa) a riflettere su cosa fare dopo la laurea, e prendere una decisione non è stato facile. Potrei scrivere un intero post su questo.
    Ma a 25 anni ho la possibilità e i mezzi di realizzare i miei sogni, e dopo qusi un anno so di essere felice della mia scelta, e senza esagerare posso dire di stare vivendo il periodo più bello (e non privo di difficoltà) dell mia vita.
    Ho preferito cercare un dottorato in un paese del nord europa, e tra Parigi e l'olanda (Enschede) ho preferito la seconda. Ancora, potrei parlare per ore di come qui le cose siano diverse o del clima che si respira qui.
    Costruirsi una vita (vera, non solo nell'ambiente accademico!) non è affatto banale. Spesso però, è affrontando le difficoltà che ho trovato i mezzi per costruire il mio futuro, e ancora una volta, questo posto mi sta insegnando molto e mi sta fornendo i mezzi e l'indipendenza che a molti sono negati, ed è mia intenzione usarli fino in fondo.
    Verso dove? Ancora non so se il mio futuro sarà in accademia. ci sono tante questioni da risolvere, e di certo non sono disposto a sacrificare tutto per inseguire questa carriera. Spesso sui giornali leggiamo di storie simili alla mia, o quella di Luca. anche a me è arrivata la solita lista di domande. Eppure poco si parla di un'altra realtà, che è quella dei post doc, che io reputo molto più interessante.
    Potrei scrivere ancora molto, ma forse ho già superato in lunghezza Luca.
    A volte trovo estremamente affascinante soffermarsi a riconoscere il percorso che mi ha portato qui, oggi, e che è cominciato così tanti anni fa! Condivido i pensieri di Giacomo e Luca, e mi unisco al loro abbraccio.
    Matteo Giani

  7. Giacomo Pozzi scrive:

     
    Buongiorno Professore, mi collego alla lettera di Luca in qualità di “Fisico” (più o meno, ormai) che, partito da quella mitica 5^F di ormai diversi anni fa, si sta facendo strada nel mondo.
    Uno dei ricordi più intensi che ho della mia esperienza frisina risale al suo primo giorno di lezione. Appena entrato in classe, come prima cosa, ci disse: “Io sono qui per insegnarvi due materie. Una che rispetto, l'altra che amo. La prima è la Matematica, la seconda la Fisica.” Quella frase mi è rimasta impressa, al punto da ricordarmene ancora. Si potrebbe dire che quella frase fosse un manifesto di quello che sarebbero stati i 5 anni successivi. Capivo la passione che l'animava nel momento in cui parlava di Fisica, l'entusiasmo di trasmettere la conoscenza anche a dei ragazzini che forse non potevano apprezzare in pieno quanto ricevevano, l'idea di insegnamento non solo come mera occupazione ma anche come missione a favore delle nuove generazioni.
    Ecco, probabilmente l'idea che la Fisica potesse suscitare una passione del genere mi ha spinto ad iscrivermi alla sua stessa facoltà.
    Come sicuramente si ricorderà, non ho mai brillato in genialità, ma facevo dell'atteggiamento “carro armato” la mia forza, ottenendo ottimi risultati grazie ad impegno e dedizione. Direi che negli anni le mie qualità non sono cambiate, e, forse a causa di queste mie caratteristiche, una volta terminato il percorso di studi (circa due anni fa), faticavo a vedermi nei panni del ricercatore. O forse non è mai scattata in me quella scintilla che la animava quando parlava di Fisica.
    Per questo, senza assolutamente rinnegare i miei studi, dei quali vado anzi molto orgoglioso, mi sono allontanato dalla Fisica intesa come ricerca in ambito accademico, ed ho cercato fortuna nel settore privato. Sono stato assunto da una multinazionale della consulenza, per la quale ho lavorato due anni avendo la possibilità di conoscere l'impegnativo ambiente lavorativo. Con quanto guadagnato e messo da parte in questo periodo, mi sono iscritto ad un Master in ambito economico (che ho iniziato a frequentare in questo mese di settembre), che spero possa dare slancio alla mia carriera ed al mio futuro.
    Sono contento di poter dire di essermi guadagnato tutto ciò, e che la Fisica sia stata comunque parte integrante di questo percorso, che io sia tuttora un Fisico o meno, avendomi condotto verso una crescita, morale ed intellettuale, per me fondamentale. Sono convinto che se avessi seguito un altro corso di laurea non sarei riuscito a passare attraverso la selezione serrata per l'assunzione prima e per l'ammissione al master poi.
    La lascio con un piccolo aneddoto. La scorsa settimana, durante una delle prime lezioni del Master, abbiamo fatto un veloce ripasso di statistica: distribuzioni di probabilità monovariabili e multivariabili, marginali e condizionali, gaussiane e non. Le posso dire con sincerità che, ascoltando quei teoremi già noti, la prima cosa che mi è venuta in mente non sono stati testi o lezioni universitarie, ma le dispense che lei ci aveva passato sull'argomento e la fatica che aveva fatto per cercare di insegnarci quei pochi concetti chiave, che però hanno fatto da impalcatura insostituibile per tutto quanto appreso in seguito. Penso che possa esserne contento.
    La saluto cordialmente.
    Giacomo Pozzi

  8. luisa colombo scrive:

    Ok, ci provo anch'io.
    Classe 1965: sono sicuramente la più vecchia di quelli che risponderanno con un commento. Ho fatto il Frisi, ho avuto Cereda come insegnante di matematica e di fisica e ho fatto Fisica. 
    Ho fatto il Frisi nel periodo '79-'84 in anni certamente di transizione. In questa occasione, francamente, non mi sento di rigraziare il Frisi, perché ritengo che molto dell'andamento di quella scuola e delle pretese che ne derivano dipenda dalla Presidenza più che dai singoli insegnanti. Diversamente, mi sento di ringraziare Cereda e non solo. E' anche vero che, avendo incontrato anche molti altri ragazzi Frisini nella mia vita personale e lavorativa, mi trovo spesso a constatare che un'esperiezna abbastanza dura come fu quella di allora ci ha poi reso più forti nell'affrontare le successive prove della vita, almeno a livello lavorativo.
    Furono anni appunto di transizione. I primi, con noi pischerli che ci trovavamo a scontrarci con gli ultimi strascichi della contestazione, fra un Luca Magni completamente fatto che sbraitava alle assemblee e Sant'Ambrogio il bidello nonché custode che faceva passare tutti per andare in aula magna (anche quelli di avanguardia operaia !) ad anni successivi, con il cambio della dirigenza e il passaggio nei fatidici anni '80, con gli insegnanti di religione ciellini che parlavano di Carta '77, sempre Sant'Ambrogio che aveva registrato, come un enorme Data Base vivente e interattivo, i nostri nomi e le nostre facce e impediva il varco ai "foresti" e un Preside che imponeva alle ragazze di indossare il grembiule. Anni di riflusso, li chiamava Meroni. Mah…
    Poi c'eravamo noi in mezzo, ragazzi, che crescevamo, un po' confusi, come tutti i ragazzi di tutti i tempi e di tutte le mode. I ragazzi di prima erano sicuramente più impegnati, almeno alcuni fra loro, esclusi i soliti fancazzisti e paraculi, e informati; noi eravamo già i figli della televisione.
    Poi arrivò la III liceo. Ricordo Cereda quando ci fece fare la prima prova giusto per sondare il  nostro livello in algebra: fu la prima di tante figure di merda. Scoprivamo che l'algebra non era solo applicazione di regolette imparate a memoria senza alcuna conoscenza della teoria e della storia che le stavano dietro. Questo strano personaggio che entrava già incazzato di mattina e ci scrutava con i suoi occhietti con fascio a mo' di raggio laser parlava di polinomi, di teoria dei numeri, di teoria in generale. E io che credevo di avere capito tutto applicando Ruffini e il triangolo di Tartaglia ! Poi cominciò con Fisica. Mentre nelle altre classi erano già alla regola del parallelogramma sui vettori, lui ci stava ancora inondando di filosofia della scienza (a 16 anni), con testi russi e tedeschi sullo spazio-tempo (ricordo ancora le vacanze di Natale passate a tradurre le fotocopie che ci aveva dato !), lo spazio di Minkowski, le geometrie non euclidee, i testi di Carnap, Reichenbach, il Circolo di Vienna, Russel, Popper. Autori che poi ho letto. Poi, appunto.
    La mia non era una gran classe, devo ammetterlo. Non era coesa da nessun punto di vista e non brillava certo neanche per presentare al suo interno grandi menti.
    Non capivamo perché lui andasse così oltre e così, allora sembrava, fuori argomento.
    Non capivo quasi un caz… di quanto ci propinava. Capii anni dopo quanto sia importante cercare di andare sempre oltre, oltre le proprie aspettative, allargare gli orizzonti, cercare di inquadrare almeno il problema anche se non lo capisci subito del tutto, ma almeno cercare di inquadrare. Qualcosa resta, qualcosa stimola, qualcosa verrà capito dopo.
    Potrei andare avanti per ore a raccontare le provocazioni che ci lanciava ogni volta con quel metodo di insegnamento, che era sicuramente anche un metodo di approccio alla vita.
    Cereda non era sempre sistematico e lineare e questo ho sempre pensato lo fosse volutamente.
    Arrivava con il suo trolley, pieno di libri e di fotocopie, si scaccolava il naso e ogni tanto porconava dandoci dei "ciuloni", ma ricordo anche sia stato sempre molto umano. La cosa che più mi faceva morire di lui é che se ne fregava altamente, anche se con profonda diplomazia, delle lamentele delle solite mamme cagac..zzo. che nei consigli di classe riportavano i discorsi dei figli in merito alle difficoltà intrinseche a stare dietro al suo metodo e al livello da lui preteso.
    Presi un 8 in fisica nel I quadrimestre, poi subito commutato in un 6 nel II ! Ricordo ancora con grande tenerezza quando presi un 9 in una prova sulla teoria degli insiemi in IV e lui scese dalla cattedra per stringermi la mano e farmi i complimenti personalmente … 
    La teoria degli urti con tutte le equazioni di conservazione di energia e di quantità di moto, la termodinamica dal punto di vista microscopico leggendo praticamente i testi di Kelvin e il famoso Halliday-Resnik (testo universitario), fisica del V anno con una profonda impostazione rivolta alla fisica moderna e alla meccanica quantistica.
    Uscì fisica alla maturità e andammo tutti molto bene, tra noi che decidemmo di portarla. L'anno dopo Rubbia prendeva il premio Nobel. Era il lontano 1985.
    Sono sicura che in ogni percorso scolastico Cereda abbia saputo rinnovarsi, cambiando il programma su misura della classe, dei tempi e di come gli girava. E anche qui non so come abbia potuto trovare la forza e il tempo di farlo.
    Alla fine di tutto questo lungo commento, quello che mi sento di dire é soprattutto di riconoscere che Cereda é stato un grande perché ha scelto di insegnare, pur avendo tutte le competenze e le opportunità di fare qualcosa di più remunerativo. Altri meriti sono sicuramente quelli di averci trasmesso la passione e di averci insegnato a sfidare le difficoltà, impresa per me alquanto ardua.
     
    Luisa Colombo

  9. Luca Basanisi scrive:

    Mi son preso del tempo, anche per assorbire a pieno la bella risposta (e perché, incredibile a dirsi, sto lavorando). L'esperienza del Frisi è un qualcosa a cui penso sempre con un certo orgoglio, in una classe che sicuramente era competitiva ma che sapeva collaborare, sapeva aiutarsi. Questo è qualcosa che nel tempo è rimasto e ha reso a molti di noi più facile affrontare e contrastare l'allontanamento inevitabile che si ha negli anni successivi al diploma. Una questione di mera entropia. 
    Ha detto bene: con alcune materie e professoresse, ne ricordo una in particolare, non riuscivo a migliorare, qualunque cosa facessi e per quanto mi impegnassi, pur presentando competenze e conoscenze diverse di volta in volta, sempre un voto solo potevo prendere. Scarso interesse e pigrizia, posso esserne certo, ma anche un'interlocutrice, per altro splendida persona fuori dalla classe, che non voleva venirmi incontro. Parlo di questo per evidenziare lo stacco da un'altra situazione per anni frustrante (mi si passi il termine): le sue interrogazioni. Ebbene, se c'è una cosa che mi ricordo come fosse ieri è proprio l'ansia, quasi paralizzante, di vederla entrare con la maledetta camicia rosa (perché in prima approssimazione era sempre quella la camicia della mattanza) e scorrere il registro silenziosamente. Il puntino accanto al nome era solo il gong d'inizio. Ho dovuto aspettare la quinta per sostenere interrogazioni di matematica o fisica con fiducia nei miei mezzi, ci ho dovuto spendere decine e decine di figure terribili (perché lei, sapendolo, mi metteva alla prova più degli altri in questo), ma alla fine ce l'ho fatta e all'università non c'è stato esame orale in cui abbia avuto quel genere di ansia, fino ad arrivare in Olanda, dove ho fatto un colloquio, il mio primo in inglese (che smacco, tra l'altro), che mi è valso un contratto di 4 anni, un'opportunità per trovare la mia strada in quella materia che sa risvegliare la mia passione. 

    Quindi se devo trovare un aspetto da aggiungere a quanto già scritto, punterei tutto su questo: il Frisi mi ha insegnato ad affrontare le mie paure, paure che mi creano difficoltà, e a riconoscere quando la colpa mia o quando c'è anche responsabilità altrui. Se vogliamo potrei definirlo un occhio critico sulle proprie mancanze e su quelle altrui.

    Poi ci sarebbero milioni di altre cose (la lezione sulle mucche, lo sperma dei buoi e l'azoto liquido è nella memoria collettiva), milioni di altri insegnamenti, perché in 5 anni, quelli in cui entri pischello ed esci che voti e guidi, quasi ogni cosa è una grande lezione, ma direi che l'aspetto appena discusso satura abbasta questo commento.

    Col buon Matteo, mio primo compagno di banco (e dunque 3 giorni fa è cascato il dodicesimo anniversario dal nostro primo "ciao"), mi ha accompagnato in giro per l'Italia, due volte con la stessa macchina e la stessa tenda, e domani sarà qui, a Groningen, giusto per vederci nel nostro nuovo Paese di residenza. E non è l'unico esempio. Ecco, il Frisi è anche questo, perché non credo che possa accadere ovunque.

    Concludo facendomi un po' di pubblicità, visto che vorrei parlare di molto altro ma per mia fortuna ho un blog che mi evita di ripetermi. Di fisica ho scritto qui e di insegnamento ho scritto qui.

    Luca Basanisi

  10. M. B. scrive:

    Buonasera Prof., all'inizio non volevo intromettermi in questi messaggi idilliaci dei suoi studenti storici, ma poi ho pensato che un contributo in più potesse essere divertente. Non sono uno di quelli che hanno scelto la fisica nella vita, ho studiato Scienze politiche e tra l'altro ci ho messo anche qualche anno in più. Però la ricordo sempre con piacere.
    Ha insegnato fisica nella nostra classe solo per un anno, in terza. Mi piacevano le sue lezioni, erano interessanti. Ricordo l' esperimento del foglio appoggiato sul libro in caduta che mi aveva totalmente spiazzato. Si divertiva un sacco quando insegnava, è una cosa bella. Forse scriveva troppe cose alla lavagna e spesso non la seguivo molto, ma non è colpa sua, è la matematica che è una palla mostruosa.
    Le sue verifiche a crocette erano belle perché ci stimolava intellettualmente. C'era da ragionare, non da riempire un foglio. Le prendevo come una sfida ed era divertente farle. Se ci pensa è lo stesso concetto che sta dietro alla Settimana Enigmistica. Addirittura presi un 10 durante la prima verifica, anche se poi non sono mai riuscito a ripetermi. Alla lunga il cazzeggio e la pigrizia vincono sempre sulle buone intenzioni, e poi era l'anno in cui ho imparato a fare le rane di carta, quelle che saltano. Gliele consiglio se ha nipotini.
    Le sue dispense erano una bomba. Si era presentato il primo giorno di scuola con un CD pieno di file PDF. La mia classe era completamente spaesata. Io, da nerd militante, gongolavo. Te le stampavi prima di studiare e potevi scarabocchiarle senza ritegno. Ho sempre avuto la fobia di rovinare i libri, e la cosa non mi dava pace quando sottolineavo. Almeno quando studiavo fisica ero tranquillo.
    Insomma, era abbastanza "avanti" per essere un Prof. del liceo. Ricordo anche che aveva voluto fortemente il sito del Frisi e l'aveva fatto fare ad un suo vecchio studente. Lo aggiornava continuamente e si dava un gran da fare per renderlo utile. Altra prova di grande modernità in quella scuola obsoleta. Ora, dopo 10 anni, le posso dire senza paura che quel sito era terribile, però noi studenti abbiamo tutti apprezzato lo sforzo.
    Un abbraccio,
    Morris Barattini

  11. Andrea Galtieri scrive:

    Buongiorno Professore, le scrivo privatamente poichè non sono sicuro che il mio intervento sia pertinente alla sua richiesta, essendo che va un po' fuori tema dalla sfera prettamente fisica.
    L'esperienza frisina ed, in particolare quella avuta da alcuni professori lei incluso, mi ha insegnato e segnato tantissimo. Non brillavo certo per capacità matematiche o fisiche, ma mi riconosco una dote più che rara al giorno d'oggi: non ho mai mollato. Chi conosce o si ricorda vagamente la mia esperienza lo sa, ho dovuto "approfondire" qualche anno, non per mancanza di acume, più che altro per tempi di maturazione differenti dal corso normale delle cose.
    E' stato proprio in quelle situazioni che ho sentito forte la vicininanza con alcuni professori, distanti anni luce (giusto per rimanere in tema scientifico) dal vecchio e vetusto dipinto del "Professore Frisino" che è passato alla storia come carnefice di alunni di svariate generazioni.
    Lei, insieme ad altri suoi colleghi, mi avete insegnato che è con il lavoro e la dedizione che si giudicano le persone, che le opinioni possono cambiare, che le persone possono stupirti. La mia esperienza non è stata semplicemente una scuola, ma una scuola di vita vera e propria.
    Lavoro da 7 anni, oserei dire, felicemente da 7 anni. Sono Creative Manager in un'agenzia di marketing e comunicazione, in parole povere sono un Creativo, disegno, immagino e creo qualsiasi cosa, dal semplice biglietto da visita al sito internet fatto e finito.
    Ho la fortuna di realizzare in prima persona progetti per grandissimi clienti internazionali di cui adesso non scriverò i nomi per non annoiarla troppo, ma le assicuro che vedere in commercio qualcosa passato per le mie mani, magari in vetrina e magari vederseli contesi su ebay a rilanci da 100 euro, sono grandi soddisfazioni.
    La cosa più bella però è che ho trasformato una passione in un lavoro da 8 anni: avevo iniziato 11 anni fa da un blog non ufficiale legato ad una "famosa" squadra di calcio, per poi nell'arco di 2 anni farlo diventare il più grande al mondo tra la sfera degli unofficial.
    Otto anni fa, la dirigenza di quella squadra si è accorta della nostra realtà e ci ha chiesto di lavorare per loro. Oggi è l'ottava stagione consecutiva di collaborazione 365 giorni su 365. Ho trasformato un mio sogno in realtà, grazie a quella scuola di vita che lei e tutti i suoi colleghi e l'istruzione frisina mi ha insegnato. Volevo cogliere l'occasione per ringraziarla e per ribadirle che nonostante i 4– in fisica, i 5 negli scritti in matematica con i 7 "regalati" agli orali, non solo mi ha insegnato tanto, ma soprattutto mi ha convinto che nella vita, tutto può essere conquistato: basta volerlo tanto. Grazie mille e buon lavoro.
    Andrea Galtieri

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