La forza del carattere – James Hillman

In questo libro si rimpallano come due entità destinate a fondersi la vecchiaia ed il carattere; ma come ne Il codice dell'anima Hillman si oppone ad una lettura diacronica del processo di invecchiamento; per lui la vecchiaia non è uno stato fisiologico che prelude alla morte; ma è una struttura piuttosto che un processo, invecchiare è una forma d'arte.

Scrive Hillman nella prefazione per il lettore: Ciò che invecchia non sono soltanto le nostre funzioni e i nostri organi, ma tutta quanta la nostra natura, quella particolare persona che siamo diventati, e che siamo già da anni. Il carattere è andato plasmando la nostra faccia, le nostre abitudini, le nostre amicizie, le nostre peculiarità, il livello della nostra ambizione con il suo corso e i suoi errori. Il carattere influisce sul nostro modo di dare e di ricevere; sui nostri amori e sui nostri figli. Torna a casa con noi la sera e può tenerci svegli a lungo, la notte.

Hillman invita esplicitamente alla trasgressione e vuole degli anziani appassionati: "T.S. Eliot ha scritto: «I vecchi dovrebbero essere esploratori»; per me questo significa: segui la curiosità, indaga idee importanti, rischia la trasgressione (…) Per vedere la forza del carattere a distanza ravvicinata, dobbiamo lasciarci coinvolgere senza riserve negli eventi dell'invecchiare. E questo richiede, oltre che curiosità, anche coraggio. Per « coraggio» intendo la forza di abbandonare le idee vecchie per abbandonarsi alle idee strane, attuando uno slittamento del significato e dell'importanza degli eventi che temiamo. Intendo il coraggio di essere curiosi. La curiosità è una delle grandi pulsioni del genere umano e forse della vita animale in genere; è quel desiderio di esplorare il mondo che spinge la scimmia e il topo a uscire dalla tana per le loro rischiose avventure."

Nell'ottobre 2011, afflitto da un cancro in fase terminale, Hillman ha dato testimonianza del primato delle idee rinunciando alla morfina: Sto morendo ma non poteri essere più impegnato a vivere ed è morto il 28 di quello stesso mese.

Il libro è diviso in tre parti: "Questo libro è formato di tre parti principali, che seguono il tema del carattere attraverso tre fasi. Ma non sono le solite tre: infanzia, maturità, vecchiaia. Infatti, questo libro si diffonde, piuttosto, sui cambiamenti a cui va soggetto il carattere nell'ultima parte della vita. In primo luogo, il desiderio di durare il più a lungo possibile; poi, i cambiamenti che awengono nel corpo e nell'anima man mano che la capacità di durare ci lascia e il carattere si espone e si conferma sempre più; infine, emerge una terza tessera del mosaico: ciò che resta quando ce ne siamo andati. Durare, Lasciare, Restare."

Sono rimasto impressionato dalla prima parte e ho deciso di buttar giù una recensione, dopo aver messo qualche rapido flash su FB, anche se l'intero libro lo sto ancora leggendo.

Hillman sostiene che in qualche modo tutto è già scritto ma nel contempo noi siamo liberi.

Nel libro emergono osservazioni utili alla riorganizzazione dello stato sociale e al tema dell'invecchiamento della popolazione: "Forse i vecchi diventano disfunzionali perché non immaginiamo per loro alcuna funzione. La produttività è una misura troppo angusta dell'utilità, e quella di invalidità una nozione di incapacità troppo paralizzante. Una donna vecchia può essere utile semplicemente in quanto figura da apprezzare per il suo carattere. Come un ciottolo sul fondo di un fiume, può darsi che si limiti a stare lì, immobile, ma il fiume deve tenerne conto e, a causa della sua presenza, modificare la propria corrente. Con la sua mera presenza, un vecchio può recitare una parte come uno dei «caratteri» della commedia della famiglia e del quartiere. Bisogna prenderlo in considerazione e adattare le abitudini semplicemente perché c'è anche lui. Il suo carattere apporta a ciascuna scena qualità particolari, aumenta le complicazioni della trama e, rappresentando il passato e i morti, vi aggiunge profondità. Se tutte le persone anziane venissero trasferite in centri per pensionati, il fiume scorrerebbe più liscio. Niente scogli a ostacolarne la corrente. Sì, ma anche meno carattere.
La stessa idea di pensionamento contribuisce alla decrepitezza, perché esclude gli anziani dallo svolgere una funzione utile alla società. Il pensionamento tende a raggruppare i pensionati in comunità apposite isolandoli dalla società più ampia e incoraggiando in politica prese di posizione unilaterali a loro esclusiva protezione e beneficio. Beninteso, singolarmente ciascun anziano trova il modo di impegnarsi nella famiglia o nel sociale, ma l'idea di pensionamento tende a incoraggiare un atteggiamento di rivendicazione anziché un atteggiamento di servizio. "

Bisogna estendere l'idea di longevità, estenderci all'indietro: "La curiosità inquisitiva per la vita altrui estende la nostra vita. Non sto parlando di servizi di volontariato; ma dell'arte di ascoltare. L'altro è una fonte di linfa vitale, che trasfonde vitalità nella tua anima, se, prestandogli orecchio, riesci a provocarlo a uscire. Annusa nel sottobosco, fruga tra i piccoli scandali, cerca ghiotti bocconcini di pettegolezzi piccanti che stuzzicano l'appetito per la vita brulicante intorno a te: la curiosità allenta i cordoni angusti delle preoccupazioni private, personali. Il movimento all'indietro, all'ingiù e all'infuori estende la vita oltre i suoi confini e la libera dall'attaccamento all'identità personale, libera il carattere da quell'incontentabile bulletto che è il mio «io ».
Più riesci a protenderti all'indietro, nel passato storico, e all'ingiù, verso ciò che è dopo di te e in basso, e all'infuori, verso l'altro da te, e più la tua vita si estende. La longevità si libera della capsula temporale. Questa è la vera longevità, un durare di più che dura per sempre, perché non c'è capolinea."

Chiudo con un brano che ci aiuta a riflettere sulla diversità, tra noi e gli altri ma anche al nostro interno: "Il suo carattere deve consistere di parecchi «caratteri»: «personalità parziali», come la psicologia chiama le figure che svegliano i tuoi impulsi e entrano nei tuoi sogni, le figure che osano quello che tu non oseresti mai, che ti spingono e ti attirano fuori dal sentiero battuto, la cui verità irrompe all'improvviso dopo una caraffa di vino in una città sconosciuta. Il carattere è caratteri; la nostra natura è una complessità pluralistica, una trama multifasica e polisemica, un fascio, un groviglio, una cartelletta piena di fogli. Ecco perché ci serve una vecchiaia lunga: per sbrogliare i fili e trovare i bandoli.
Mi piace immaginare la nostra psiche come una pensione piena di ospiti. Ci sono quelli che si presentano puntuali e seguono le regole della casa, e altri, anch'essi ospiti fissi, che se ne stanno chiusi in camera o si fanno vedere solo di notte; e può darsi che questi e quelli non si siano mai incrociati. Una soddisfacente teoria del carattere deve dare spazio a tutti, ai caratteristi, alle controfigure, agli addestratori di animali, alle comparse, agli attori che recitano soltanto una particina e si esibiscono in numeri inattesi. Spesso sono questi a dare allo spettacolo il suo tono tragico, o fatale, o demenziale. (…) Probabilmente l'integrità del carattere non è una cosa così unitaria; assomiglia, piuttosto, a quando, alla fine dell'opera, l'intera compagnia si presenta in scena, e il coro, i ballerini, i protagonisti e il direttore d'orchestra fanno i loro inchini scoordinati. La vita vuole alla ribalta tutta la compagnia, in flagrante delitto. Anche i travestimenti fanno parte del carattere.

Chissa se invece di recensire sto giustificando me stesso. E' una bella domanda.

"L'occhio anomalo è l'occhio vecchio. L'anima vecchia, invecchiata nella propria peculiarità, è incapace, anzi, di vederci dritto; è sempre un po' strabica e preferisce lo strambo. L'amore per ciò che è strambo può apparire anche a un'età precoce, come nei soprannomi affettuosi che i ragazzini si danno a vicenda e che isolano un aspetto o un tratto particolari del carattere. Ma di solito la giovinezza preferisce il conforme, e cerca di adattare o smussare gli spigoli. Da vecchi, diventati noi stessi esemplari di unicità, cerchiamo compagni che siano a loro modo strambi come noi lo siamo a modo nostro. Abitudini quotidiane simili, esperienze passate affini, sintomi analoghi, ambiente sociale in comune non sono abbastanza confortanti. Il piacere, l'amore ce lo danno i compagni di unicità. La strana coppia: una coppia di originali. "

Buona lettura ai miei amici. Intanto io vado avanti per vedere come va a finire.


James Hillman

La forza del carattere

La vita che dura

Traduzione di Adriana Bottini

gli Adelphi 2007, 5ª ediz., pp. 321 isbn: 9788845921384 € 12,00 


 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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Una risposta a La forza del carattere – James Hillman

  1. giovanni scrive:

    Consiglio delle letture di Raffaele Morelli il quale si ispira molto a Hillman e ne trae delle spiegazioni forse più comprensibili, più chiare proprio nel lato psicologico della vita di tutti i giorni

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