La svolta di Renzi e l’accordo sulla legge elettorale

Il terreno è scivoloso ma cercherò di essere chiaro: va bene così.

Il nocciolo della politica di Renzi è che in politica si fa politica. Chi vuole collezionare libri o farfalle faccia un altro mestiere. La via è stretta, per via del risultato elettorale precedente, e pone a chi fa politica un vincolo stringente: se si crede nel bipolarismo e nella necessità di non far diventare la III repubblica la repubblica della ingovernabilità totale grazie alle anime belle soddisfatte del proporzionale, bisogna cambiare la legge e bisogna cercare gli accordi.

Parto dagli accordi: gli accordi si fanno con chi: 1) sostiene il maggioritario 2) è ostile a far scattare la clausola proporzionalista prevista come extrema ratio nella sentenza della Corte Costituzionale.

I compromessi si fanno dando maggiore o minore corda alle diverse posizioni a seconda del grado di consenso che esse hanno nel paese. I compromessi sono compromessi e vanno chiamati così.

Ho trovato stucchevole la finta indignazione di chi, in un modo o nell'altro, si è scandalizzato del vulnus che la presenza di Berlusconi avrebbe inferto alla sede del PD. Resuscitiamo un condannato, diamo spazio a un delinquente, … Il condannato è rimasto in sella al suo partito perché c'è un elettorato, che non è il nostro, che vuole così. Così come sarebbe allucinante se Berlusconi si candidasse alle Europee in Bulgaria, è altrettanto allucinante che si tenti di impedirgli di essere un soggetto politico a casa sua. La leadership è un dato che può essere cambiata solo per scelta autonoma dei soggetti interessati.

Il compromesso trovato ha i seguenti pregi:

1) garantisce la governabilità dopo le elezioni. Chi vince vince e avrà la maggioranza in Parlamento.

2) funziona sulla base di collegi piccoli e dunque la mancata indicazione della preferenza (osteggiata da Berlusconi) è attenuata da un decente legame con il territorio che, nel caso del PD, sarà ulteriormente rafforzato dalle primarie.

3) Mette delle soglie importanti per eleggere parlamentari che vanno nel senso della semplificazione del sistema, come chiedono gli elettori: il 12% alle coalizioni, il 5% alle liste coalizzate e l'8% a quelle non coalizzate. L'effetto è importante; basta premi-fedeltà-infedeltà, come è accaduto a Vendola, basta partitini. Vuoi competere in grande e in proprio? Sappi che hai l'obiettivo dell'8% (penso alla sinistra e alla destra antagoniste). Il centro vuole fare la coalizione? Dovrà prendere almeno il 12% e Casini se vuole i deputati dovrà prendere almeno il 5%. Per non parlare della Lega.

4) Introduce il doppio turno secco tra i primi due nel caso in cui il primo arrivato non prenda almeno il 35%. In ogni caso la coalizione vincente si porta a casa tra il 53 e il 55% che non è troppo, ma nemmeno troppo poco. Non sono previsti gli indegni apparentamenti del secondo turno. Con chi stai e starai lo dici al primo turno

Gli elementi di debolezza e/o di ambiguità ci sono ed andranno chiariti, ma nel rispetto della sostanza dell'accordo, perché quello che ci hanno proposto è il frutto di una mediazione tra posizioni diverse sulla rappresentanza e in cui sia il PD, sia FI, sia NCD hanno messo i propri paletti. Il 5 stelle ha deciso di restarne fuori e se la giocherà nelle urne dopo aver detto che avrebbe gradito votare di nuovo con la legge Calderoli.

1) La soglia che fa scattare il premio di maggioranza al primo turno probabilmente potrebbe essere alzata di un paio di punti per ridurre la dimensione del premio anche se, non dimentichiamolo, in un sistema maggioritario secco (quello dei collegi uninominali) chi vince vince. L'innalzamento avebbe due vantaggi: rendere il ballottaggio indispensabile solo nel caso in cui i primi due non vadano complessivamente oltre il 70%, rendere il ballottaggio un evento necessario solo nel caso in cui la intenzione dell'elettorato non appaia molto netta.

2) Non è chiaro cosa accadrà al Senato perché la distribuzione del premio su scala regionale è vincolata alla costituzione. L'accordo prevede due riforme costituzionali, quella di riforma del titolo V sulla potestà concorrente tra stato e regioni e la trasformazione del senato in camera delle autonomie. Se vanno in porto la legge elettorale e la riforma della costituzione va tutto bene, ma poiché i percorsi sono temporalmente diversi, cosa accadrebbe se cambia solo la legge elettorale? Potrebbe esserci qualche problema di maggioranza al Senato, anche se in misura minore rispetto all'oggi.


Oggi Cuperlo pessimismo della ragione — ottimismo della volontà si è dimesso da Presidente del PD dopo essersi allontanato dalla Direzione quando Renzi gli ha ricordato che, sul tema delle preferenze, la decenza imporrebbe di tacere a chi ha accettato di entrare in Parlamento nei listini senza fare le primarie. E' subito partito il tam-tam contro l'autoritarismo di Renzi e contro il pensiero unico.

Mi sono sentito la dichiarazione di Renzi durante la replica in direzione e l'ho trovata corretta e senza battute. Oggi Cuperlo ha replicato con una lunga lettera da cui traggo la conclusione che mi covava dentro dopo il Congresso: perché offrire la presidenza a uno che è sbucato dal nulla, che ha preso tra gli iscritti quello che che l'establishment ha potuto garantire e che poi tra gli elettori ha rischiato di essere suonato da Civati?

L'ho già scritto in un corsivo dedicato a Fassina e che riporto in coda a questo post: a me pare che ci sia la insoddisfazione di chi dopo aver combinato poco o niente vede il sitema mettersi in movimento. Si muove e in questi anni io non ho combinato nulla.


Fassina l'avevo fotografato bene quando è comparso sulla scena un anno fa.
Un mentecatto senza arte né parte che crede di essere ai tempi della Fgci degli anni 50; per capirci quella prima di Occhetto e Petruccioli in cui si studiava per diventare dirigente.
Ogni volta che lo sento mi chiedo cosa abbia di speciale.
C'è una cosa bella in quello che succede: la rabbia di quelli che non hanno combinato niente negli ultimi 10 anni.
Oggi Fassina si è vergognato ma si è dimenticato di aggiungere che si stava guardando allo specchio.


 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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