chiaro come il sole

Non entro nel merito della discussione sul ddl "la  buona scuola" e cerco di fare un ragionamento astratto, quasi teorico. Ho scelto una immagine presa da una associazione vera, che non coinvolgo in quel che sosterrò, ma di cui condivido pienamente il logo e lo slogan "Il territorio a sostegno della scuola, la scuola per la crescita del territorio".

A chi compete avanzare proposte organiche di riforma della scuola, e potrei aggiungere in materia di sanità, in materia fiscale, in materia giudiziaria?

Un tempo non c'erano dubbi in proposito a destra come a sinistra. Si tratta di materia parlamentare, roba da potere legislativo. E' sempre stata la sinistra a sottolineare che non si tratta di faccende da decidere in ambito sindacale. Dirò di più, nella sinistra, storicamente è stata molto forte l'esigenza, anche in ambito sindacale, di salvaguardare il punto di vista generale e non a caso il sindacato di sinistra è nato e cresciuto intorno alle camere del lavoro mettendo in posizione subordinata le categorie.

Un tempo era così anche per la scuola quando il sindacalismo confederale era minoritario (e dominavano i sindacati autonomi, primo fra tutti lo SNALS). Ricordo la battaglia per la scuola media unica o la discussione intorno a quale asse si dovesse fondare la riforma della scuola media superiore ancora dominata dal modello gentiliano. Ricordate la discussione sul cosiddetto asse storico-scientifico-critico?

Poi (fine anni 60 e inizio anni 70) ci fu la esplosione della scuola superiore e in quel contesto nacque la CGIL scuola che si battè per il contratto scuola unitario e pian piano divenne il sindacato maggioritario. Ci furono grandi passi in avanti in termini di democratizzazione ma, pian piano, l'intero mondo della sinistra (e direi del centro sinistra), attraverso un patto scellerato con la burocrazia ministeriale, si trasformò in elemento di conservazione. Tutte le scelte, i finanziamenti, le circolari importanti, i piani di assunzione, gli stanziamenti alle scuole e quelli della formazione professionale dovevano essere discussi e concordati.

A sinistra ci fu ancora un guizzo di autonomia proprio sulla grande rivoluzione della autonomia con la predisposizione, da parte di Luigi Berlinguer, di un progetto organico che prevedeva lo smantellamento del ministero e la regionalizzazione dell'istruzione (incluse le problematiche degli organici), la riforma degli organi collegiali, la revisione dello stato giuridico, la struttura dell'intero sistema di istruzione dalla materna alle superiori (compresa la sparizione per incorporazione in alto e in basso della media inferiore). Berlinguer fu mandato a casa (dalla CGIL e dal gruppo dirigente del PDS) quando osò affrontare la questione della carriera dei docenti. 

Arrivò per qualche mese De Mauro e poi con la vittoria del centro destra giunse un nuovo progetto di riforme (Moratti) destinato a realizzarsi solo in parte.

Mi scuso per la digressione storica ma mi serviva per spiegare che non è proprio ovvio che le lotte per o contro le riforme siano questione sindacale. Stasera ho sentito Pantaleo (segretario FLC) affermare che quando il ministro Boschi difende il primato della politica sulla scuola fa un vulnus alla democrazia.

Io dico che era ora che qualcuno, in politica, reclamasse, sulle questioni che riguardano l'intera società, il primato della politica. Non sto dicendo che i docenti non vanno sentiti e coinvolti, sto dicendo che la scuola non è dei docenti. La discussione sulla revisione della governance e sulla istituzione della dirigenza  è del 1998 e porta il nome di un altro esponente e ministro della sinistra, il costituzionalista Bassanini.  I protagonisti della riorganizzazione della rete scolastica devono essere, almeno quanto i docenti, l'associazionismo culturale e produttivo, gli enti locali, le famiglie e gli studenti.

Ma il nocciolo è: da dove deve partire l'iniziativa? Secondo me dalle forze politiche e dunque, nel contesto dato, in primis dal PD e dal governo che il PD esprime. E' questa la democrazia governante e basata sui principi della alternanza. Si facciano dunque tutte le proteste e manifestazioni che si vogliono ma poi si torni in parlamento, si entri nel merito in commissione e si lavori sull'articolato.

Mi pare che lo si stia facendo; chi vuole cambiare davvero può avanzare le sue proposte e lo sta facendo con un durissimo lavoro in commissione. Ma secondo voi un progetto gigantesco quale la stabilizzazione di un numero così elevato di lavoratori precari si può sganciare da un progetto di scuola?

Secondo voi una rivoluzione epocale quale la trasformazione in elemento strutturale della alternanza scuola lavoro si fa in parlamento o nella agenzia dei contratti pubblici? La discussione sulla didattica per competenze si fa con le associazioni professionali dei docenti e delle imprese o si fa con il sindacato?

Io mi auguro che il sindacato capisca che deve imparare a lavorarci dentro e a farlo sulle cose che gli competono. Non lo vuole fare ? E' un suo diritto, perderà una occasione, diminuirà il suo ruolo e le cose si faranno comunque.

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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