expo, il cibo, la qualità

Chicco Testa, a proposito di EXPO, di cibo e di "nutrire il pianeta" ha pubblicato quanto segue. Sono considerazioni secche, di tipo quantitativo, che sembrano sostenere le sorti belle e progressive del mondo così com'è. Sono argomentazioni convincenti, ma anche dure da digerire perché fanno piazza pulita, in maniera esplicita di ogni approccio noglobal. Qualche considerazione personale alla fine.


L' Expo ha successo . E' bella e piena di gente, di ogni eta' e di ogni ceto . Piace anche perche' e' democratica. Ognuno ci trova quel che cerca. Svago se vuole, belle ed avvenieristiche architetture, informazioni sulla questione che dà il titolo all' Expo, nutrire il mondo, se le cerca. A cominciare dal bellisssimo padiglione zero, proprio all' ingresso, curato dall' ONU.

Carlo Petrini la trova invece povera di contenuti. Temo di capire che questo voglia dire " poco pegagogica " , vale a dire poco impregnata da un' ideologia dominante e ben propagandata. E si duole se i giovani passano piu tempo a mangiare hamburger che a meditare sulle sorti del mondo.

Ma a questo ha gia' risposto con garbo deciso Mc Donald, ricordando che non puo' essere una colpa dare da mangiare a basso prezzo e rispettare la liberta' di ciascuno di nutrirsi come preferisce. Petrini chiede attenzione per i contadini di tutto il mondo, che ha convocato all' Expo in un prossimo appuntamento. Attenzione che certamente gli verra' data come penso sia giusto.

Ma persevera in un errore. Pensare che il tema della nutrizione e dell' accesso al cibo si risolva tutto sul lato della terra e di chi la coltiva. Quasi un revival dell' antica dottrina fisiocratica che pretendeva che tutta la ricchezza derivasse dalla terra, prima di Ricardo, di Marx , della rivoluzione industriale e del capitale come fattore di produzione.

Ogni caloria assunta come cibo e' associata a 5/7 calorie che servono per produrla e portarla in tavola. Forza meccanica utilizzata nei campi, fertilizzanti, fitofarmaci, trasporto, distribuzione, catena della conservazione , logistica, imballaggi , cottura , smaltimento dei rifiuti, ecc. Un grande spreco? Al contrario . E' cio' che ci permette di nutrire oggi 6 miliardi di persone contro il miliardo scarso dell' immediato dopoguerra . Chi e' denutrito e' sempre circa un mliardo di persone, ma chi mangia e' 6 volte di piu' di 60 anni fa. Un gigantesco progresso, che ha allungato la vita in modo altrettanto spettacolare.

Tutto questo e' avvenuto perche' la rivoluzione industriale ha cambiato la campagna . Il contadino che magiava solo quel che produceva e' stato sostituito dall' impresa agricola che produce e vende e fa parte di una catena agroindustriale che permette a Farinetti di vendere la gazzosa italiana con successo a Dubai e New York. A noi di fare gli spaghetti con il grano canadese. A citta' senza terra di 30 milioni di abitanti di trovare ogni giorno nei mercati e nei supermercati il cibo necessario.

Anartya Sen pochi giorni fa ha fatto pulizia con poche parole in un' intervista al Corriere di mille idee sbagliate. Il rimedio all' ancora esistente fame del mondo sta nel promuovere ulteriormente lo sviluppo economico ed aumentare il reddito dei piu poveri ed il chilometro zero, ha detto, e' un concetto economico sconosciuto.


La mia generazione, i diciottenni degli anni 60, è cresciuta, dopo le lotte di liberazione nazionale e la fine del colonialismo, commuovendosi per le sorti del terzo mondo condannato ad essere sempre più povero ed affamato dagli interessi del mondo sviluppato. Ricordo bene un articolo di Rinascita in cui si sottolineava che la distinzione terminologica tra paesi sviluppati e sottosviluppati andava sostituita con quella tra paesi sottosviluppanti e paesi sottosviluppati.

C'era un afflato universalistico, guardavamo alla Cina, all'India, alla conferenza di Bandung, ai nazionalismi arabi decisi a regolare i conti sul terreno del petrolio e tifavamo per l'ENI contro le 7 sorelle.

Le cose sono andate diversamente: non c'è stata la rivoluzione contro i paesi sottosviluppanti e non c'è stata nemmeno la III guerra mondiale (siamo a un secolo dalla prima); c'è stato il crollo del comunismo e non credo che quello cinese (che sta funzionando in termini economici), si possa interpretare con gli strumenti teorici di Marx o di Lenin. Viviamo in un mondo diverso da quello che ci attendevamo e la novità è che il genere umano sta crescendo a vista d'occhio e che, per ora, la tecnologia e la globalizzazione ce la stanno facendo a dare da mangiare. Dunque un po' di attimismo ce lo metterei.

Quello che preoccupa è il fatto di vivere su un pianeta a risorse limitate: quanto di quello che stiamo facendo può durare nel tempo? Parlo di acqua, di energia, di equilibri tra energia solare in ingresso ed energia termica degradata rilasciata in atmosfera. Le previsioni catastrofistiche del club di Roma (Peccei) sono del 1970 e non si sono realizzate. Lo stesso è accaduto per quanto riguarda l'esaurimento delle risorse petrolifere con l'uso di tecnologie che hanno mdificato i conteggi dell'esistente ma, almeno, potremo convenire sul fatto che il clima sta cambiando e che l'equilibrio termodinamico del pianeta è piuttosto delicato.

Come osserva Chicco è vero che circa 1 miliardo di persone soffre la fame come 50 anni fa, ma intanto si sono aggiunti 5 miliardi che non la soffrono. Questi 5 miliardi consumano ancora pochi combustibili fossili, non hanno l'automobile, usano poco riscaldamento e aria condizionata. Cosa accadrà quando lo faranno?

Il chilometro zero è un concetto economicamente sconosciuto ma io mi facc io il pane in casa, faccio l'orto, consumo olio toscano (salvo nell'ultimo anno per via della mosca che si è sviluppata perché in inverno non ha fatto freddo), insomma me la godo.

Stiamo vivendo una grande rivoluzione tecnologica, quella della informazione, basata su un uso ridotto della energia, che ci fa vivere meglio ma non risolve il problema dei "bisogni duri": cosa mangio mentre spippolo con Internet?

Popper qualche anno fa osservava che il primo problema che abbiamo è il fatto di essere in troppi mentre continuiamo a crescere e il secondo è quello dei diritti dei bambini a crescere in un mondo che non li rincoglionisca.

Il primo ammonimento ci richiama al fatto che comunque esistono dei vincoli dimensionali di cui tenere conto; ci dice, in sostanza, attenzione perché fino ad ora ci è andata bene ma non ci può essere sviluppo illimitato a risorse limitate. Il secondo riguarda la televisione, il rincoglionimento da Violetta, la trasformazione della vita in un grande palcoscenico in cui dominano i sondaggi, i mi piace, e la cultura di Crozza.

Chiudo osservando che forse bisognerebbe fare qualche considerazione sul nucleare perché se vogliamo campare in tanti e contemporaneamente controllare le ricadute ambientali ci servono fonti energetiche a basso costo e di origine non fossile.

 

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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