il diritto a cosa?

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No caro mio, la tua manifestazione d'ora in poi la fai in uno di quei grandi appezzamenti, possibilmente incolti, tra le province di Lodi e di Cremona e la fai in un giorno diverso da quello simbolico che ti piacerebbe utilizzare. Se il Po dovesse essere in secca potrai usare le aree golenali.

1) Hai dimostrato che il tuo obiettivo è quello della seconda immagine. Tu mi dici che quel migliaio di delinquenti  che hanno fatto quel che si vede nella seconda immagine non hanno a che fare con te.

2) E io ti chiedo: visto che non sai garantirti contro i delinquenti vestiti di nero, sei disposto a fare in modo che la tua manifestazione sia protetta, a destra e a sinistra da qualche migliaio di poliziotti che impediscono ai delinquenti di entrare ed uscire, mascherarsi, lanciare i fumogeni e muoversi come guerriglieri urbani?

Mi risponderai di no, mi dirai, insieme a qualche "sincero democratico" che il diritto al dissenso viene prima di qualsiasi altra cosa e io ti rispondo che il tuo diritto al dissenso si ferma di fronte alla disperazione di quella signora di via De Amicis che si spacca la schiena per gestire la sua panetteria e a cui ieri hai distrutto la macchina.

Ieri sera ho evitato di intervenire a caldo perché ero troppo coinvolto emotivamente:

  • Hai fatto fare, agli occhi del mondo una pessima figura all'Italia e a Milano nel giorno in cui si cercava di presentare l'Italia come un paese che è in grado di farcela
  • Hai seminato macerie, imbrattato i muri, rotto le vetrine, spaventato la gente e alla fine del tuo orgasmo violento, tolti i travestimenti, ti sei disperso e sei andato in pizzeria a festeggiare
  • Qualche ragazzino con la felpa nera e il cappuccio, cui manca una madre che lo prenda a scopate (forse perché doveva andare alla Scala), si è gasato e si è lamentato davanti alla TV di non aver avuto una mazza per dare una mano a rompere tutto

Sul la 7 ieri sera dalla Gruber ho ascoltato tra gli altri Beppe Severgnini e il dr. Forgione (che coordina il gruppo interforze delle polizie sui problemi dell'ordine pubblico).

Severgnini era alterato, faticava a reprimere con i sorrisi la indignazione per quanto era accaduto e diceva che non gli basta festeggiare il fatto che non ci siano stati feriti gravi, che l'obiettivo di arrivare in Duomo è stato sventato, che le macchine distrutte erano un po' più di 10.

Io cerco di dire quello che non si può dire senza prendersi subito del fascista:

a) Quelli studiano strategie di guerriglia a tavolino. Si dice addirittura che il primo attacco avesse lo scopo diversivo di spostare la polizia per aprire la via del Duomo. E io mi chiedo, ma se erano tra i 500 e i 1000 e la polizia aveva in azione 5000 uomini, se da giorni si sapeva e si studiava, possibile che i fermati siano solo 10? Qui c'è un problema tecnico-politico da affrontare.

b) Quei giudici che giorni fa hanno rifiutato di convalidare i provvedimenti di espulsione agli stranieri beccati al Giambellino con martelletti, molotov e maschere antigas avranno qualche rogna oppure non succederà nulla ?

c) Il dr. Forgione parlava il linguaggio del poliziotto di uno stato democratico, specificava che in polizia si fanno corsi e addestramenti per garantire il diritto a manifestare ed era tutto sommato soddisfatto perché tecnicamente si era riusciti ad "arginare". Poi però ha sottolineato un elemento: mentre per la violenza negli stadi esiste la possibilità di fermare i teppisti anche  in condizione di "flagranza differita" così non è per le manifestazioni sociopolitiche. Dunque caro Alfano che gioisci e caro Renzi che non commenti c'è un problema politico: affrontatelo.

d) non so se qualcosa è cambiato negli ultimi anni, ma quando si organizza una manifestazione si fa una comunicazione in questura e si lasciano dei nomi delle persone che, sul campo, la polizia utilizzerà come interlocutori. Mi sarebbe piaciuto vederne qualcuno in TV ieri sera perché farli vedere e sentire fa bene al formarsi di una coscienza democratica ed è più utile delle dichiarazioni imbelli di tutti quei politici che auspicano …. che condannano con fermezza … Mi piacerebbe anche che, prima o poi, venisse affrontato il problema della responsabilità degli organizzatori. Leggo dai giornali che alla testa del corteo c'era, sin dalla partenza, un pool di avvocati milanesi già pronti a darsi da fare per la difesa legale degli arrestati. E' la stessa manfrina che c'era in atto ai tempi del terrorismo: il mondo della "opposizione sociale" è molto variegato e il passaggio dal dissenso politico ideologico alla delinquenza aperta avviene per passaggi piccoli e dunque è inutile ragionare per tentativi di separare il sano dal marcio. La posizione deve essere di altro tipo: certe cose non si fanno e basta, altre si fanno ma chi le organizza si assume le sue responsabilità. Se non si fa nulla l'alternativa è solo quella di far aumentare il numero delle persone che pensano che nei confronti di teppisti e delinquenti si debba usare la forza senza se e senza ma (anche quella individuale). Una occhiata ai commenti di ieri su FB è emblematica.

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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