UDS: se li conosci li eviti

Ho sempre pensato che l'Unione degli Studenti fosse una palestra promossa dalla CGIL e da un pezzo di PCI-DS-PDS per allevare giovani talenti destinati, sin da piccoli, ad iscriversi al Comitato Centrale (per esempio Fassina); mi sbagliavo, da qualche anno c'è di più, il tentativo di organizzare una rete di palestre di allenamento e darsi una linea e un consiglio di amministrazione. Continuo a non sapere con quali soldi si mettono in piedi sedi e organizzazioni e come si riesca a dare continuità ad una organizzazione per sua natura transitoria come è transitorio il passaggio nella scuola.

Comunque c'è un sito e sul sito ho trovato le motivazioni ufficiali della lotta alle prove INVALSI oltre che l'appoggio ad una legge di Iniziativa Popolare promossa dalla intellighentia di sinistra che sa tanto di dilettanti allo sbaraglio (e invito chi si occupa di scuola ad andarsela a leggere).

E’ di duplice natura il fine per il quale il MIUR si avvale dei test INVALSI: da una parte per costruire un preciso modello di scuola antidemocratico, escludente e nozionistico, attraverso una valutazione che fissa gli obiettivi minimi e massimi in termini di “qualità”, dall’altra parte per giustificare le politiche del MIUR stesso, senza potervi incidere realmente. E’, infatti,  interessante notare come al generale calo della qualità dell’istruzione, registrato dai test, siano seguite politiche di tagli trasversali e di smantellamento della scuola pubblica.

  • Antidemocratico perché nell'ambito del rispetto della autonomia si fanno dei controlli al fine di verificare se esiste uno zoccolo duro di conoscenze ed abilità? A me non pare antidemocratico, mi pare doveroso e mi stupisco che i rilievi vengano fatti da persone che mettono la difesa della scuola statale  al primo posto e faticano a digerire l'idea di sistema pubblico (non statale ma misto) di istruzione.
  • Escludente e nozionistico: la comprensione di un testo e/o di un problema è un elemento basico, il primo livello e, in docimologia, si parla di literacy. Tutte le indagini nazionali e internazionali pre e post INVALSI segnalano che l'Italia su questo punto ha un problema. E' sbagliato contrapporre la sacrosanta necessità di verificare le capacità di comprensione al fatto che la valutazione è un tema complesso. Qui si vuol rimarcare un elemento di debolezza e stimolare il grande e lento pachiderama scuola ad uscirne. Qualcosa di analogo lo fa in maniera meritoria e da anni l'Unione Matematica con i giochi di Archimede. Sono quesiti che ti obbligano a riflettere e pensare, a chiederti se hai capito e che mettono del tutto in secondo piano le tecniche.

I vari governi che si sono susseguiti in questi anni, sia di destra che di sinistra, hanno fatto sì che l’intero sistema scolastico venisse sottoposto alle leggi aziendalistiche del mercato, pensando che in questo modo la scuola potesse divenire più efficiente. La retorica esasperata della necessità di parametri scientifici che vadano a verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti oltre che a fallire nel proprio intento, soffoca la didattica, le attitudini e  le capacità individuali degli studenti che nei test Invalsi non trovano riscontro. Lo strapotere  assunto dall’Invalsi e la preparazione ossessiva di cui necessitano i test hanno svolto la funzione di promuovere sottobanco una vera e propria “riforma della didattica”. Infatti, a causa del pericoloso meccanismo di premialità che il MIUR intende mettere in campo a seguito dei risultati del test e alla conseguente  allocazione di risorse che deriva da tale classificazione delle scuole italiane, i docenti sono sempre più propensi a dedicare una consistente percentuale di ore di didattica all’insegnamento di ciò che è necessario per superare i test. Coloro che ci rimettono maggiormente sono gli studenti, che si vedono sottrarre i momenti più formativi del proprio percorso scolastico, sostituiti da una forte competizione e da un’attenzione eccessiva al voto.

Qui bisogna intendersi su chi sia il nemico. Se è il nozionismo siamo d'accordo e bisognerebbe prendersela con qualche docente che non sa fare il suo mestiere. E' bene in corso d'anno lavorare su qualche vecchia prova INVALSI per abituare lo studente a richieste cui non è abituato, a formulazioni degli item diversi dal solito. Bisogna farlo con intelligenza ed evitare di portare a scuola la metodologia ormai in uso in molte prove selettive del nostro paese (dalla patente, ai test preselettivi per l'Università). Imparo a memoria tutte le risposte …. e ci credo che poi non si fa altro. Sulle leggi aziendalistiche del mercato ho poco da dire. Le osservazioni arrivate nelle scuole dal mondo esterno hanno puntato ad introdurre l'obiettivo del saper fare attrtraverso la didattica per competenze. E' un obiettivo molto ambizioso, dfficile da perseguire, ormai in atto da più di 5 anni e che, mi auguro, si traduca in una profonda modifica delle caratteristihe dell'esame di stato perché, come accade spesso, è dalla modifica delle richieste in uscita, che i professori si problematizzano e smettono di seguire la linea nefasta del si è sempre fatto così. I profili in uscita sono stati definiti, le competenze corrispondenti anche, l'indicazione di impostare la programmazione su quella base, anche, adesso sono i dipartimenti delle varie istituzioni scolastiche a doverci lavorare.

Spesso, infatti, di fronte al rifiuto di questo modello di valutazione ci siamo sentiti rispondere che la nostra è solo paura di essere valutati. Al contrario, noi da anni ci facciamo promotori di un’idea alternativa di valutazione, che non sia più utilizzata come mero strumento di controllo e di punizione, bensì come uno strumento di crescita collettiva e individuale, svincolato dalle logiche di mercato e di competitività che ad oggi la contraddistinguono. Pensiamo che si debba inserire nel processo di valutazione modalità quali l’autovalutazione, la valutazione dello studente verso il docente e  la valutazione narrativa, che vedano i percorsi formativi come processi circolari in cui la valutazione metta in luce le lacune e i punti di forza delle metodologie di insegnamento, dello studente o dell’istituto in generale.

L'autovalutazione: certo che serve. Dirò di più; la valutazione deve avere sia una funzione prognostica, sia una funzione affettiva. Ma ciò non esclude la necessità delle prove a carattere sommativo (che non sono somme di item). Prima di fare il DS, per qualche anno, ho svolto l'incarico (funzione obiettivo, funzione strumentale) di addetto alle problematiche valutative e ricordo le batture e i sorrisini di colleghi del tutto inesperti di valutazione, ma molto sicuri di sè, quando si parlava del carattere affettivo della valutazione.

Concordo anche sul carattere circolare del processo valutativo, sulla necessità che il docente si lasci valutare anche dai suoi studenti come parte del processo di crescita professionale. Mi scappa un po' da ridere sulla valutazione narrativa che mi pare uno splendido esempio di parole che infiorettano il nulla. Detto tutto ciò non se ne ricava però la inutilità o peggio la dannosità delle prove Invalsi.

I test INVALSI non sono obbligatori né per i docenti né per gli studenti. L’art. 51 comma 2  della Legge 4 aprile 2012, n. 35
(Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5: Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo) annovera le prove INVALSI tra le “attività ordinarie”. Pertanto, anche la somministrazione dei test INVALSI deve essere discussa democraticamente nei collegi docenti, nei consigli di classe e nelle assemblee.

Qui dobbiamo intenderci; siamo di fronte a provvedimenti che, proprio per mettere fine ai cavilli dei nemici delle prove oggettive hanno scritto che si tratta di attività ordinarie. Ordinarie, non straordinarie, fanno parte degli strumenti ordinari di valutazione delle scuole e degli alunni.

Quelli dell'UDS chiudono con una sintesi: le prove non vanno fatte e vanno sbeffeggiate perchè costose, dannose, escludenti, antidemocratiche. Un po' di semplificazione e di spirito di lotta lo capisco nello spirito del loro slogan in direzione ostinata (???) e contraria. Quello che non capisco è che dei professionisti della scuola, oltre che adulti abituati a misurarsi con la complessità dei temi della valutazione li rincorrano. Come ha scritto qualcuno si tratta semplicemente di malcostume italiano.

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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