1952-1956: le elementari a Villasanta

La scuola Notari stava in piazza Daelli in un edificio che aveva ospitato in precedenza la sede del comune di Villa San Fiorano e, durante la guerra il partito nazionale fascista. Fino alla edificazione della nuova scuola elementare inaugurata nel 1955 di fianco al Campetto era frequentata dai bambini delle scuole di insu, compresi quelli di San Fiorano. Gli altri andavano in giù alla Parini, di fianco all'asilo delle Canossiane.

Ovviamente le classi non erano miste e dunque c'erano due classi in su e due classi in giù. Le aule avevano i banchi in legno verniciati di scuro, di quelli a due posti con i due buchi dove stava il calamaio e il bidello, con il fiasco e il beccuccio a cannuccia, ci versava l'inchiostro.

La nostra maestra, dalla prima alla terza è stata Claudina Sabbadini, una simpatica e autorevole vecchina che se ne è andata in pensione dopo averci lasciati alla fine della terza.

Si andava a scuola solo la mattina e il giovedì era vacanza. In prima e seconda si aveva solo l'abecedario e, dalla terza, compariva il sussidiario perché iniziava la divisione in materie. Non c'erano come ora quei quintali di libri che piegano le schiene dei miei nipoti e che, secondo me, rischiano solo di creare nozionismo, quando non generano rifiuto.

Nel pomeriggio le compagnie per giocare non erano basate sulla classe di appartenenza ma ci si ritrovava per corte formando gruppi indipendenti dalla età. Questi gruppi facevano poi le loro battaglie con quelli dei cortili adiacenti (cerbottana, tirazanchette).

Si giocava alla loera, detta anche lippa. Un bastone sui 40 cm che serviva da mazza e da unità di misura e la loera, sui 15 cm e appuntita alle estremità. Si colpiva la loera cercando di mandarla più lontano possibile (ma se gli avversari la prendevano al volo eri fuori). Poi avevi a disposizione tre colpi per mandare la loera ancora più lontano. Colpo secco su una punta, la loera saltava e bisognava colpirla al volo. Bon era finita, bisognava stimare la distanza (quelli erano i punti) ma senza esagerare perché se, misurando, si andava al di sotto del valore dichiarato si perdeva tutto.

L'insegnamento, nel dopoguerra, era molto tradizionale e si passava la prima ad imparare a riconoscere le lettere, poi le sillabe e infine le parole.

Prima di scrivere bisognava diventare ordinati nel rapporto con il foglio e nella padronanza della mano. Si incominciava già all'asilo con tutti quei lavoretti di foratura delle cartoline con gli spilli e, in prima, si continuava con le paginate di aste orizzontali, verticali ed oblique e poi avanti, una lettera alla volta, prima in corsivo e poi in stampatello.

All'inizio si usava la matita perché il passaggio alle penne con il pennino era piuttosto problematico: macchie di inchiostro se lo si intingeva troppo, impuntature sul foglio e successivo schizzo se si lavorava di punta. I pennini e i quaderni (copertina nera e bordatura delle pagine in rosso, si comperavano nella cartoleria della signora Sala in via Mazzini di fianco al panificio dell'Alfredo Corti.

C'è stata anche una parentesi democratica perchè la maestra Sabbadini (non si usava il nome, ma il cognome) ci propose per alcune lettere dove erano possibili grafie diverse, di scegliere a maggioranza quelle che avremmo usato. Erano le maiuscole corsive quelle in discussione e questo è il modo cn cui scrivo ora, una scrittura corsiva che stupiva molto i miei studenti di liceo durante le lezioni di matematica. Le lettere strane le usavamo per designare i luoghi geometrici.

Ricordo che in prima, in seconda e in terza ci fu un bocciato; mi pare che il più bravo della classe fosse l'Ermanno Gilioli mentre il cognome più diffuso era Merlo; ce n'erano ben quattro.

Alla fine della seconda sapevamo leggere, scrivere e fare le addizioni e sottrazioni, mentre le tabelline iniziarono in terza. Non so se perché mia mamma non aveva tempo o perché avessi delle difficoltà ma, per un certo periodo della III andai a ripetizione di tabelline dalla signorina … in un cortile di via Mazzini. Sempre con la maestra Sabbadini iniziammo ad usare il sussidiario, ad affinare la calligrafia e le tecniche di scrittura usandi i quaderni a righe più piccole e anche a fare i primi problemi con una operazione.

Per fare la quarta ci siamo spostati alla scuola nuova e abbiamo cambiato maestro; ci prese il maestro Polito che era anche l'equivalente del direttore, o almeno ne svolgeva le funzioni. Nelle classi maschili, solitamente si aveva la maestra in prima e seconda e poi, dalla terza si passava al maestro (Natalizi, Polito, Battistini, Cirelli, …).

La nuova scuola aveva i finestroni e i banchi individuali. Il maestro Polito era un signore molto distinto e, anche se era di origine meridionale, aveva un'aria un po' sabauda. In quarta ho leto il mio primo romanzo: Sandokan alla riscossa di Emilio Salgari e, alla fine dell'anno, il maestro Polito mi regalò una Storia degli Stati Uniti, che ho ancora.

Nel pomeriggio, insieme a  qualche altro compagno che era stato selezionato per fare le medie, si andava a fare delle ripetizioni in preparazione dell'esame di ammissione a casa della maestra Sabbadini. Ci rafforzava sulla grammatica e ci insegnava i rudimenti della analisi logica. E, dopo quella estate, andai in Collegio.

 

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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