1961-1964: gli anni di GS

L'esperienza di GS (Gioventù Studentesca) ha segnato un pezzo importante della mia adolescenza ed è stata uno strumento di rottura-allontanamento dal mondo un po' chiuso e tradizionale di Villasanta.

Non mi ricordo come sono arrivato ad incontrare quelli di GS, facevo la II all'Hensemberger, mi cominciavano a spuntare i peli sulla faccia, si muovevano gli ormoni e urgeva una riflessione e messa in discussione della esperienza cristiana che, all'oratorio, era ancora piena di riti e di frasi fatte.

Così, a differenza di mio fratello Sandro, sono emigrato e ho trovato un mondo diverso: diverso il prete (don Vico Cazzaniga), diverso il modo di vivere l'esperienza cristiana (meno borghese, dicevamo), diversi i rapporti tra coetanei (maschi e femmine).

La sede di GS era all'imbocco della vietta a destra del Duomo; qualche locale al piano terra di fianco alla abitazione di uno dei canonici, ma le riunioni più grosse, ed in particolare gli inter-raggi, si facevano nella struttura del Duomo in Sala Capitolare.

Don Vico è morto qualche anno fa in circostanze misteriose a Medjugorje e il suo corpo è stato ritrovato nel 2005. Per i suoi funerali ci siamo ritrovati a Lomagna in tanti; persone che non si rivedevano da 40 anni. Era un giovane prete che gestiva l'oratorio del Duomo dove si faceva anche il cineforum, appassionato di musica. Suonava l'organo e frequentava (non so con quale grado) il conservatorio. Questa sua passione ce la trasmetteva facendoci esercitare nel canto: il canto gregoriano, il canto delle canzoni di montagna e il canto delle canzoni giessine scritte dalla Adriana Mascagni di Milano o prese a prestito dal mondo scout (Rossa sera a Belo Orizonte, Povera Voce, La Traccia, …).


Povera voce di un uomo che non c'è
la nostra voce se non ha più un perché:
deve gridare, deve implorare
che il respiro della vita non abbia fine.

Poi deve cantare perché la vita c'è,
tutta la vita chiede l'eternità;
non può morire, non può finire
la nostra voce che la vita chiede all' Amor.

Non è povera voce di un uomo che non c'è,
la nostra voce canta con un perché.


La nostra voce canta un perché; ti sentivi parte di un progetto, di un comune sentire; l'adesione al cristianesimo era una scelta consapevole di vita e lo facevi confrontandoti con dei coetanei.

Il raggio (di solito il sabato pomeriggio) era un incrocio tra una riunione di autocoscienza e una assemblea democratica. Si chiamava raggio perché, per discutere, ci si metteva in circolo. Si faceva una volta la settimana, su di un tema stabilito nella settimana precedente. L'ordine del giorno e l'invito lo davamo nelle scuole riprodotto a ciclostile sulla metà di un foglio A4, ed è stato in GS che ho visto il primo ciclostile ad inchiostro. Ci si confrontava, si dibatteva e, alla fine il caporaggio o don Vico tiravano qualche conclusione.

Il cineforum, anch'esso il sabato pomeriggio, è stato un momento importante nella formazione culturale degli studenti monzesi di quegli anni. Il cinema dell'oratorio del Duomo era sempre strapieno in una atmosfera di assoluta libertà culturale. Ne ho seguite tre edizioni ed è stato lì che ho conosciuto il neorealismo italiano, Fellini, Eisenstein, Bergman, il cinema tedesco degli anni 30, il cinema inglese degli anni 60, quello francese. E dopo il film, una buona metà di quei giovani si fermava a discutere.

I riferimenti monzesi erano Augusto Pessina (maggiore di un anno rispetto a me e di cui presi il posto come caporaggio dell'Hensemberger, Giorgio Migliavacca (presidente), Angelo Colombo (responsabile cultura e un po' eterodosso) e poi quelli della seconda generazione: Cristina dello Zucchi, Guido Cazzaniga, Renzo Milanese, Davide Capra, Giuseppe Galbiati, Carletto Barlassina  e Paolo Trojani del Frisi, Mariarosa Mariani delle Canossiane, i due Sanvito (Piergirgio e Luisa), Gigi Colombo, Roberto Contardi, Carlone Oggioni dell'Hensemberger e tanti altri. Roberto Contardi è poi andato alla Singer ed è diventato un dirigente della FIOM, Carlo Oggioni studiava lirica e, con il suo vocione già a 16 anni, faceva il basso. Chissa se ha fatto il cantante?

Ci veniva, anche se un po' di striscio anche mia moglie, Bruna Rovelli, del Mosè Bianchi che ho conosciuto ai tempi di GS. Ad un certo punto a GS si aggiunse GL (gioventù lavoratrice) animata dall'Ottavio Scalet (anche lui con un percorso molto eterodosso, dalla DC ai marxisti leninisti).

I momenti topici, in cui si mischiavano socializzazione, vacanza ed esercizi spirituali erano di tipo residenziale e si facevano sia nelle vacanze di Natale, sia in quelle estive. Per quei tempi era una gran bella novità: giovani di entrambi i sessi facevano vita comune per alcuni giorni in un mondo in cui, per dirne una, persino la comunione si faceva su file separate (gli uomini da una parte e le donne dall'altra).

Ho fatto un paio di tre giorni a Varigotti con quelli di Milano e il mitico don Giussani che, devo dirlo con sincerità, non mi ha mai convinto più di tanto, essenzialmente per quel modo di parlare per allusioni, per non sensi in cui si smarriva il significato originario delle parole. Ma proprio per quello è andato per la maggiore e ad un certo punto è stato imitato dalla maggioranza creando la scuola della incomunicabilità (dopo il 68 con la fondazione di CL).

Un altro che non mi piaceva, per le stesse ragioni, era il responsabile milanese della cultura, Gigi Negri che ad un certo punto entrò in seminario e da allora ne ha fatta di strada (adesso è il vescovo ultraconservatore di Ferrara, dopo essere passato da San Marino).

Nell'estate del 63 abbiamo fatto le vacanze estive a Livigno: dibattiti, passeggiate, goliardate (come quando mi hanno tagliato metà barba tenendomi sul letto a viva forza) e durante una di queste escursioni ho anche preso la prima e unica sbronza da superalcolici della mia vita.

Avevamo fatto una escursione in quota e ci ha preso un temporalone; siamo scesi di coirsa e sotto l'acqua sino a quota 2000 e lì ci siamo buttati in una baracca di legno, dopo aver comprato di tutto in un rifugio adiacente: grappa, brandy, cherry, whisky, kirsch. Sorsate a garganella e, ad un certo punto, quando l'alcolo andava giù senza farsi più bruciare in gola, mi sono accorto che non riuscivo più a reggermi in piedi.

La domenica mattina, alle 10:30 c'era la messa di GS a San Pietro Martire in via Carlo Alberto, con predica di don Vico e nel pomeriggio si faceva la caritativa.

Ci si trovava all'angolo tra via Cortelonga e piazza Trento a prendere il pulman e lì si andava a turno in una delle coree di Cinisello: Robecco, Cornaggia o Bellaria, dove si passava il pomeriggio a far giocare bambini di famiglie sottoproletarie in accordo con i preti delle nascenti parrocchie.

GS incominciava a virare pesantemente sull'integralistico e si affacciavano le posizioni che, in politica avrebbero portato all'appoggio alla DC, tra l'altro in l'alleanza con gli andreottiani, sponsor il lecchese Roberto Formigoni. Ricordo un convegno contro il socialismo e il liberalismo. Intanto io, dopo la messa di GS, passavo alla cooperativa la Brianza pe la riunione dei giovani socialisti, ma leggevo anche Politica, il settimanale della sinistra DC diretto da Giovanni Galloni, che avanzava proposte oggi impensabili come la nazionalizzazione della industria farmaceutica.. Era il 1964.

Mi sono allontanato pian piano e sono stato per un po' senza farmi vedere. Nell'aprile del 1965 mi sono riaffacciato ad un raggio convocato in occasione del ventennale della liberazione. Ero pieno di dubbi peché vedevo che il processo conciliare, nelle mani di Paolo VI, aveva subìto una battuta d'arresto e mi ritrovai l'Augusto Pessina che concluse quel raggio con parole che mi sono rimaste nella memoria: "io non li capisco i partigiani comunisti, perché se io fossi vissuto allora e non fossi stato cristiano, non avrei mai scelto di oppormi al fascismo".

In quel momento ho capito definitivamente cosa fosse l'integralismo. Me ne sono andato e in GS non mi hanno visto più, ma nonostante quello, considero quella esperienza un momento importante della mia vita e della mia crescita personale e ripenso a quegli amici di allora con affetto.

 

 

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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