1977-1987: il Frisi, la scienza e la sua filosofia

Il mio primo ingresso al Frisi fu a fine gennaio 77, ultimo giorno utile per essere pagato d'estate.

Dopo aver lasciato il QdL ero a casa a non far nulla da oltre tre mesi perché il provveditorato ritardava le nomine che poi fece a maggio rendendole valide, per il 76/77 solo dal punto di vista giuridico. In quei mesi, da brianzolo doc, mi sentii molto a disagio nel non far nulla e mi resi conto di come la condizione di disoccupato corrompesse l'animo e di come il lavoro, con le sue scadenze, i suoi ritmi e i suoi doveri, fosse importante nell'equilibrio psico-fisico di una persona.

Fui ricevuto dal professor Pace, che faceva il vicepreside, ma non voleva sentir parlare di esoneri dall'insegnamento, nell'atrio davanti alla segreteria dove stava il tavolo di comando della Battistina.

C'era l'intervallo e mi fece impressione una cosa cui non ero abituato dopo l'esperienza di qualche anno prima all'ITIS di Sesto. Suonò la campana di fine intervallo e vidi gli studenti che, da soli, risalivano le rampe di scale e rientravano nelle classi. Incredibile.

il Frisi di Tedesco

Poi ebbi modo di conoscere il preside, il professor Alfonso Tedesco, un signore dai capelli grigi ed il viso rosso, distinto e pacato, professore di Italiano e Latino e imparentato con la nobil famiglia dei Galbiati (aveva sposato la sorella maggiore di Enrica Galbiati, che allora insegnava lì nel corso B, Felicetta preside di scuola media). Presiedeva, con la collaborazione di Carlina Mariani l'UCIM (unione cattolica italiana insegnanti medi).

L'establishment monzese considerava Tedesco un debole perchè era di idee cattolico democratiche e dialogava con gli studenti. Alla distanza il suo ruolo è stato riconosciuto e l'aula magna del Frisi, grazie ad un comitato di cui ho fatto parte anche io, è stata intitolata al suo nome.

Mi spiegò che dovevo sostituire la professoressa Lina Saini (che era alla quarta o quinta gravidanza), nel triennio del corso C e dunque avrei avuto Pace come collega. Non avevo mai visto un liceo dall'interno ma, negli anni di università, avevo dato lezioni private a studenti del Frisi e dunque sapevo quasi tutto sul programma tradizionale di matematica (i problemi con discussione secondo Tartenville, le disequazioni, il debordante programma di trigonometria e poi, ovviamente l'analisi matematica).

Senza che altri si offendano, ricorderò (per il primo anno) quattro studenti: Maria Scognamiglio di terza, una ciellina underground della serie spiriti liberi, Camozzi, leader del gruppo promotore che raggruppava gli studenti di destra (filo Giornale di Montanelli), in quarta Edo Scioscia leader incontrastato della assemblea, militante del MLS che, uscito dal Frisi avrebbe messo in piedi il Libraccio, e in quinta Adriano Poletti che più tardi averebbe fatto lungamente il sindaco di Agrate Brianza.

Nonostante fossi un supplente diedi qualche taglio personale al programma di matematica e fui anche fortunato. Da anni il principale quesito dello scritto di matematica proponeva con una certa regolarità lo studio di funzione di una combinazione lineare di seni e coseni, pagine di conti se si usavano metodi tradizionali.

Ma da fisico sapevo (per via della teoria delle onde armoniche) che una combinazione lineare di seni e coseni corrisponde sempre ad una sinusoide traslata. Feci loro la dimostrazione di quel teorema e insegnai a fare lo studio di funzione in un quarto d'ora (senza usare le derivate) invece che in due ore di conti. Alla maturità uscì proprio quello e non si corse il rischio di fraintendimenti perché gli studenti mi avevano voluto come membro interno. Successone.

Ero supplente ma, per via dei trascorsi, non ero di quelli che si nascondono nel sottoscala, e dunque già al secondo Collegio iniziai ad intervenire.

Il Collegio del Frisi era formato da una agguerrita minoranza di docenti difensori della scuola tradizionale (Moretti, Derla, Spelta, Galbiati, …), da una massa che noi docenti progressisti definivamo la palude e che amava il quieto vivere (il progresso senza avventure di memoria democristiana), da una minoranza di docenti di sinistra, di varia estrazione che si caratterizzavano per la ricerca delle innovazioni e per il dialogo con gli studenti (Russo, Longo, Cedrazzi, Meroni, Colonnetti, …). Negli anni successivi la nostra pattuglia si rafforzò con l'arrivo di due colleghe di filosofia, colte e vivaci,provenienti dallo Zucchi (Fabbri e dell'Aquila).

Il Preside Tedesco si appoggiava sul centro prendendo a prestito qualche idea della sinistra e puntando a smuovere il pachiderma, ma con giudizio.

Dopo la fine dell'anno scolastico, ottenni la stabilizzazione e, poiché ero abilitato, l'incarico a tempo indeterminato mi aprì la strada all'ingresso in ruolo.

Ero un engagé e dunque, l'anno successivo fui eletto collaboratore del Preside, consigliere di istituto e consigliere di distretto. L'elezione dei collaboratori fu un vero successo; in passato la palude ci offriva bontà sua, e non sempre, un posto nel listone unico. Proponemmo una lista contrapposta con tanto di programma e l'elezione ci premiò. Sfidammo la palude ad esplicitare un programma, ma non andarono oltre lo spirito di servizio. Non arrivammo primi, ma comunque finì 2 a 2 tra lo sconcerto dei professori più conservatori.

In quell'anno ci fu una specie di autogestione concordata, cioè con partecipazione libera dei docenti ed attività di approfondimento miste (autogestite o coordinate da docenti) e Tedesco usò a piene mani me e Fiammetta Cedrazzi come ambasciatori del punto di vista degli adulti (fare le cose per bene, organizzarsi, garantire la democrazia, …).

L'autogestione funzionò bene grazie all'impegno di alcuni quadri del MLS che si impegnarono perché restasse il segno. Il clima all'interno della scuola era variegato: MLS (dominante), FGCI, autonomia operaia, CL, destra (gruppo promotore). Non era ovvio che le cose andassero bene, ma riuscimmo a tenere insieme la maggioranza della scuola nonostante gli strepiti della parte più retriva del corpo docente.

Erano gli anni del sequestro Moro e anche sul fronte studentesco, come nel resto del paese, emergevano spinte centrifughe verso il mondo della autonomia, contiguo al terrorismo. Vista la mia storia mi sentivo un po' responsabile e dunque l'impegno per la democrazia fu esplicito e con un grande coinvolgimento anche emotivo.

una revisione culturale profonda

In quegli anni si discuteva ancora del carattere gentiliano della nostra scuola e della necessità di superare la cultura retorico umanistica di derivazione gentiliana per puntare ad una scuola in cui ci fosse un mix di tecnologia e del cosiddetto asse storico-critico-scientifico.

Non tanto per non essere da meno, ma perché ci credevo, iniziai un complesso e profondo lavoro di trasformazione delle mie convinzioni mettendo al centro dei miei studi tre cose:

  • la scienza e in particolare la logica, la matematica e la fisica con approfondimenti di tipo universitario su questioni di base su cui non avevo riflettuto a sufficienza negli anni di fisica. Per la fisica utilizzavo, per me e per gli studenti più vivaci intellettualmente, L'indagine del mondo fisico di Giuliano Toraldo di Francia, un testo pensato per una scuola di specializzazione per filosofi interessati alla scienza che percorre tutta la fisica con un occhio sempre attento alla storia e alle implicazioni conoscitive delle leggi. Il Toraldo è stato il modello a cui mi sono ispirato nello scrivere il mio corso di Fisica.
  • la storia della scienza nei suoi aspetti sia descrittivi sia metodologici appoggiandomi, come riferimento alla storia del pensiero filosofico e scientifico di Ludovico Geymonat, ma conducendo poi approfondimenti di tipo monografico su questioni che mi stavano a cuore o che nascevano dalla esperienza di insegnamento
  • la filosofia della scienza e in particolare la grande rivoluzione dell'emopirismo e del neo-empirismo (detto anche neopositivismo o empirismo logico) che, sino ad allora, avevo bellamente ignorato: Schlick, Frank,Reichenbach, Carnap, Waissman, Popper, Lakatos, Feyrabend, Quine. Girando per librerie e bancarelle mi sono fatto una biblioteca invidiabile delle loro opere; alcuni testi di Reichenbach, in inglese (uno di calcolo delle probabilità e uno sulla freccia del tempo) li ho acquistati nel 91 a New York.

Questo lavoro è proseguito negli anni, sempre leggendo, sia per la scienza, sia per la riflessione metodologica, le opere originali. Mi dedicai a Boltzmann, Maxwell, Planck, Einstein, Heisenberg, Bohr, Poincarè. Anche in questo caso, oltre ai classici della UTET (Maxwell, Ampere, Newton, Laplace, Helmholtz, Kelvin), sulle bancarelle riuscii a recuperare le vecchie edizioni blù della Boringhieri e le precedenti della Einaudi scientifica (1945-1950).

Mi furono di stimolo anche la Enciclopedia Einaudi pubblicata proprio in quegli anni e un libro "Einstein scienziato e filosofo" facente parte di una collana (Scienziati e filosofi viventi, a cura di Schlipp) di cui in Italiano sono stati pubblicati solo i libri dedicati ad Einstein e Carnap. Si inizia con un saggio di autobiografia scientifico culturale scritta dall'interessato e, su di essa intervengono i più grandi scienziati e filosofi della scienza dell'epoca. Alla fine l'interessato chiude rispondendo alle suggestioni e ai rilievi dei suoi critici. Quello di Einstein è un capolavoro.

Un discorso a parte riguarda la collana di Filosofia della Scienza della Feltrinelli curata da Ludovico Geymonat che avevo conosciuto nel 1969 in occasione dell'esame di filosofia della scienza (Ernst Nagel, la struttura della scienza – problemi di logica nella spiegazione scientifica). Di Nagel, se il tema vi interessa, è disponibile anche un bel librccino dedicato al teorema di Godel, quello sulla indecidibilità delle proposizioni rimanendo all'interno di una medesima teoria.

Ricominciai da quel malloppo di 650 pagine senza più l'ansia di doverci fare sopra l'esame e mi misi alla ricerca degli altri volumi della collana (ne ho una ventina). Al Frisi con gli studenti più bravi lavorammo su un testo di Enrico Bellone I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr e sulla Filosofia dello spazio e del tempo di Hans Reichenbach tutto dedicato alle implicazioni della teoria della relatività sul concetto di conoscenza.

Lo studio critico della scienza mi ha abbastanza trasformato facendomi rivedere e approfondire questioni come la verità, la razionalità, il fallibilismo; ho abbandonato definitivamente l'idea del socialismo scientifico e del marxismo salvandone solo la capacità di leggere la storia. Se ripenso a quegli anni mi viene da sorridere al pensiero che, nel giro dei professori più rozzi e delle famiglie più retrive ero considerato un pericoloso rivoluzionario comunista. Mi nutrivo della cultura europea e statunitense più avanzata e cercavo di farla apprezzare agli studenti, ma in tutto il mondo il maccartismo è duro a morire.

Fuori della scuola, si fece a casa mia anche un piccolo seminario con tre studenti (Dario Giove, Carletto Pozzoli, Elisabetta Galbiati) che, usciti dal Frisi si iscrissero a Fisica. Leggevamo e discutevamo insieme le Lectures on Physics di Feynman e io cercavo di trasmettere loro il modo giusto di studiare all'università, quello che a me non avevano insegnato.

La scuola ricomincia a starmi stretta

Per fortuna nella scuola non c'erano tutte quelle forme di sindacalizzazione al ribasso che sono emerse negli anni successivi, quando lavoravo nel privato. Così se si faceva qualche ora in più nel pomeriggio la si faceva gratis fermandosi per un panino e una partita a Tressette al circolino di via Sempione. Di pomeriggio facevo due attività; un po' di laboratorio di Fisica nel laboratorio del III piano e la discussione critica di saggi sulla scienza utuilizzando la disponibilità della biblioteca che, sull'argomento era ben fornita.

Nei primi anni, nel corso M, ricevevo in III gli studenti che avevano fatto il biennio alla succursale di Villasanta e che venivano da tutta la zona a nord di Monza sino a Casatenovo. Mi piacevano quelle classi di brianzoli doc spartani, concreti e anche bravi. Eravano in ben 5 docenti maschi ed era una eccezione. Meroni+Colonnetti+Cereda facevano la triade e poi c'erano anche Fontana (educ) e Bevilacqua (inglese).

La 5M era nell'aula di fronte alla Presidenza (dove ora c'è la segreteria amministrativa) e il povero Tedesco si prese anche qualche scherzone goliardico da parte dei più sciamannati (leggi Fiorenzuoli).

Poi sono passato nel corso L e, nel giro di qualche anno, ho incominciato a sentirmi sottoutilizzato. Tedesco era andato in pensione e la gestione successiva, un po' sciatta, non mi entusiasmava.

Nel 1983 sono salito agli onori del pulpito di Villasanta, anche se l'ho saputo solo qualche anno dopo. Il 21 maggio ci fu la visita di papa Woytila all'autodromo di Monza. I presidi delle scuole monzesi decisero che le lezioni si sarebbero svolte regolarmente pur consentendo una sorta di via libera alle assenze studentesche.

In una classe avevo programmato da tempo un compito in classe e non lo rinviai pur chiarendo che chi l'avesse saltato, come facevo solitamente, non avrebbe avuto problemi, salvo rifare il compito. Era la stessa linea che usavo per le assenze politiche. Mi è stato riferito che don Bruno (che era anche mio collega al Frisi) fece una filippica contro di me: pensate un professore, dirò di più, un nostro concittadino, ha impedito che … Sembra che un bel po' di persone abbiano pensato a Meroni, più noto di me in paese. Mah!

Passavano gli anni e sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso; avevo iniziato ad introdurre l'Informatica (c'erano l' MSDOS e i primi Pc) e l'occasione mi fu data dal reincontro con Oskian che non sentivo più dai primi mesi del 77.

Ci rivedemmo per una vicenda, per lui, spiacevole. Dopo che ce n'eravamo andati da AO lui era rimasto formalmene proprietario della Grafica Effeti. Ci fu un incidente sul lavoro in cui un dipendente ci rimise la mano. C'erano, al di là della vertenza in sede civile, anche aspetti di natura penale che ricaddero su di lui. Era tra lo sconcertato e l'incazzato perchè il gruppo dirigente di DP aveva deciso di fare il pesce in barile e lui era alla ricerca di qualcuno disposto a testimoniare che, al di là dell'aspetto formale sulla proprietà, dalla primavera del 77 non c'entrava più nulla. Non so come riuscì a mettersi in contatto e così ci si rivide e testimoniai su quegli aspetti.

Aveva una società che stava passando dalla attività di consulenza a quella propriamente informatica (la SISDO) e mi propose di lavorare con lui. Eravamo a metà degli anni 80 e incominciai, un paio di pomeriggi alla settimana, ad andare a MIlano, in viale Bianca Maria, pagato sostanzialmente per studiare (un po' di informatica e un po' di marketing). Nel corso dell'86 incominciò ad introdurmi più a fondo nell'azienda che, allora, si occupava di Informatica gestionale su piattaforme PDP-VAX della Digital. Fu così che, alla fine dell'86/87 diedi le dimissioni dalla scuola, per la seconda volta ed iniziai a lavorare nel privato.

Appendice: la collana giallo ocra della Feltrinelli


Feltrinelli – la collana di Filosofia della scienza curata da Geymonat

Willard Van Orman Quine, Manuale di logica | Ettore Casari, Lineamenti di logica matematica | Ludovico Geymonat, Filosofia e filosofia della scienza | Carl G. Hempel, La formazione dei concetti e delle teorie nella scienza empirica | Evert W. Beth, I fondamenti logici della matematica | Ettore Casari, Questioni di filosofia della matematica |
Maria Luisa dalla Chiara Scabia, Modelli sintattici e semantici delle teorie elementari | Emil Ungerer, Fondamenti teorici delle scienze biologiche | M.E. Omelyanovskij, V.A. Fock e altri, L'interpretazione della meccanica quantistica. Fisica e filosofia in URSS | Enrico Bellone, I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna. Da Laplace a Bohr | Imre Lakatos e Alan Musgrave (a cura di), Critica e crescita della conoscenza | Hans Reichenbach, Filosofia dello spazio e del tempo | Ludovico Geymonat, Scienza e realismo | Pietro Redondi, Epistemologia e storia della scienza | Imre Lakatos, Dimostrazioni e confutazioni. La logica della scoperta matematica | Mary B. Hesse, Modelli e analogie nella scienza |

e quella di bianco e viola di Storia della scienza curata da Paolo Rossi

Marie Boas, Il Rinascimento scientifico 1450/1630 | Alistair C. Crombie, Da S. Agostino a Galileo. Storia della scienza dal V al XVII secolo | E. J. Dijksterhuis, Il meccanicismo e l'immagine del mondo. Dai Presocratici a Newton | J. L. E. Dreyer, Storia dell'astronomia da Talete a Keplero | Yehuda Elkana, La scoperta della conservazione dell'energia | John C. Greene, La morte di Adamo. L'evoluzionismo e la sua influenza sul pensiero occidentale | A. Rupert Hall, Da Galileo a Newton (1630/1720) – La Rivoluzione scientifica 1500/1800. La formazione dell'atteggiamento scientifico moderno | Mary B. Hesse, Forze e campi. Il concetto di azione a distanza nella storia della fisica | Max Jammer, Storia del concetto di forza. Studio sulle fondazioni della dinamica | Max Jammer, Storia del concetto di massa nella fisica classica e moderna | Morris Kline, La matematica nella cultura occidentale | Alexandre Koyré, Dal mondo chiuso all'universo infinito | Paolo Rossi, I filosofi e le macchine 1400/1700 | Philip P. Wiener, Aaron Noland , Le radici del pensiero scientifico |


 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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7 risposte a 1977-1987: il Frisi, la scienza e la sua filosofia

  1. James McAllister scrive:

    Ho molto apprezzato questi ricordi. Ero nella sezione C, prendendo il diploma nel 1980, quindi non l’ho avuta come docente, ma l’ho conosciuta e ho apprezzato la sua generosità in due modi. Ho partecipato ad alcuni incontri di filosofia della scienza che lei guidava fuori dall’orario scolastico (credo insieme ai professori Colonnetti e Meroni), e mi ha dato permesso di assistere ad un paio di lezioni di fisica pratica nel laboratorio con la sua propria classe (la nostra insegnante di fisica avendo meno dimestichezza con il laboratorio).

    Tutto ciò ha avuto un grande effetto per me. Ho studiato fisica in Inghilterra e dal 1990 insegno filosofia della scienza all’università di Leida, in Olanda.

    Di nuovo grazie di cuore per l’incoraggiamento e l’istruzione che ha dato tanti anni fa ad uno scolaro che non era nemmeno nella sua sezione.

    Penso regolarmente agli anni del liceo a Monza: quello che mi è rimasto, anche più dell’esperienza in classe, è soprattutto l’ambiente culturale-politico, i dibattiti, la critica culturale, che per me erano intimamente connessi con la scienza, la fisica, e la filosofia della scienza. Lei ha naturalmente giocato un grandissimo ruolo in tutto ciò, anche per me. Spero di essere rimasto fedele a quegli ideali.

    Grazie di tutto — e buon lavoro!
     

    • Claudio Cereda scrive:

      Che bello trovare nei commenti da approvare, in mezzo a una marea di spam, cose come queste che ti fanno pensare a quanto sia stato bello ma anche utile lavorare con passione.

  2. Alessandro Giaume scrive:

    Stamattina apro il libro che mi sono fatto spedire da Amazon un paio di giorni fa: Quantum di Manjit Kumar.
    Un vecchio amore che con l’età che “avanza” ho sentito il bisogno di rincontrare. Infatti, alla fine del liceo, tra una troppo speculativa (almeno nei miei pensieri) Fisica e una più concreta Ingegneria, scelsi quest’ultima, probabilmente anche influenzato dagli studi fatti da mio padre.
    Leggo le prime pagine e un pensiero, una domanda, emersi non so nemmeno io da dove, mi fermano: “Certo che la scuola ne ha di responsabilità nel delineare le sorti di una vita”. E poi: “No, non la scuola, gli insegnanti”.
    Con questo pensiero nella mente raggiungo mia moglie, che guarda caso insegna. Naturalmente non esita a darmi ragione. Un’insegnante battagliera e da sempre convinta del reale ruolo di chi ha fatto dell’insegnamento la sua prima scelta.
    Ora il pensiero ritorna ai primi incontri avuti con quei temi. Ecco, sono sui banchi del mio liceo. Di anni ne son passati 41, eppure il ricordo è piuttosto netto. I nomi dei “miei insegnanti” sono ancora tutti lì.
    La faccio breve. Cito a mia moglie un professore di Matematica e Fisica che mi ha lasciato un ricordo indelebile per la libertà di pensiero che concedeva ai propri studenti. Ricordo soluzioni a studi di funzione che anche oggi potremmo definire figlie del pensiero laterale, apprezzate e pubblicamente elogiate.
    Non ho dubbi. Dico a mia moglie con convinzione che questi sono gli insegnanti di cui più che mai avremmo bisogno oggi…
    Naturalmente il liceo è il Frisi e il professore di Matematica e Fisica è lei, caro professor Cereda. Non è stato difficile trovare questo suo sito, e il desiderio di mandarle un saluto è stato più forte del tempo passato.
    Tante buone cose.
    Alessandro Giaume
    [Liceo P.Frisi di Monza - Classe 3C - A.S.1976/77]
     

    • Claudio Cereda scrive:

      Quello del corso C è stato il mio primo anno di Frisi e dunque di insegnamento al Liceo scientifico ed è stato anche l'anno in cui ho cambiato vita e cambiato il mio modo di fare politica. Fare politica in maniera nobile, cioè occuparsi della "polis", dei cittadini organizzati.

      Quale modo migliore di farlo occupandosi di giovani in formazione e cercando diu trasmettere loro entusiasmo, senso critico e libertà.

  3. Manuela Recalcati scrive:

    Grazie per questi scritti che mi riportano in contatto con memorie amate pur se non rimpiante.
    Ero al Frisi, corso G., a Monza, dal 74 al 79.
    Ricordo tutti coloro che ha citato, e del preside Tedesco so ancora fare la sigla che mi serviva per uscire qualche ora prima, talmente ben fatta che Santambrogio non ha mai avuto sospetti.
    La Battistina la chiamavamo rattrappedes perchè portava dei minuscoli mocassini col tacco.
    Albani era il tecnico di laboratorio e la Marchesini (biologia e chimica) lo chiamava in continuazione anche se in laboratorio non ci abbiamo mai combinato nulla di significativo. 
    Andavo a scuola con un Garelli tre marce di seconda mano che mi aveva regalato mio zio, mentre le mie compagne avevano il Ciao bianco, che allora con il loden, faceva figo. Però in classe mia non se la tirava quasi nessuno, il pensiero alternativo imperava.
    Proprio con il Ciao la mia compagna di classe e amica carissima centrò in pieno una vecchietta e le fece saltare tutti i denti, costringendola a frullati per mesi.
    Era la Rosi, alias Rossella Riboldi, attuale insegnante stupenda di storia dell'arte al Frisi. 
    Era il caso di arrivare qualche minuto prima la mattina, perché c'erano da leggere i cartelloni scritti a pennarello sulla carta da pacco. Io non frequentavo collettivi ,ma non mi perdevo nulla di quanto scrivevano.
    Ricordo bene le assemblee, Andrea Crespi prima e Scioscia dopo, del MLS, e quello dell'autonomia, il Cantanapoli, che, qualsiasi cosa si proponesse, non la riteneva abbastanza 'legata al territorio e agli operai'. Eravamo in assemblea quando si seppe di Moro.
    Le autogestioni le ho amate.Ricordo i gruppi di noi ragazze con 'Noi e il nostro corpo', alle prese con una libertà di costumi che era più ostentata che praticata.
    Ricordo il gruppo di studio sulla storia del capitalismo. Avevo diciassette anni e tentavo di leggere Stato e Rivoluzione. In quelle occasioni mi toccava studiare un sacco, perché dovevamo leggere libri, capirli e relazionarli il giorno dopo nel gruppetto autogestito.  Per le materiecanoniche, invece,  me la cavavo con poco studio o, più esattamente leggendo molto cose diverse dal testo prestabilito, per italiano, inglese, storia e filosofia. Purtroppo, Lei non era un mio Professore e perciò, senza guida, tentavo in modosolo fantozziano di seguire in privato i suoi consigli di lettura di storia del pensiero scientifico comprando testi che poi da sola non riuscivo mai a finire. 
    Però quegli anni mi hanno aperto la mente e mi hanno  predisposta a essere curiosa, a tenere il cervello in ordine. Anni di formazione davvero.
    Scusi se mi mi sono dilungata troppo
    Manuela Recalcati
     

    • Claudio Cereda scrive:

      Sono io a ringraziarla per la precisione della testimonianza; per la serie “sono stati momenti importanti della mia vita”. Comunque, questa di Rossella, mi mancava

  4. Giovanni -Gimmi- Perego scrive:

    Grazie per questa testimonianza.
    Ero studente al Frisi tra il 76 e l'81 e la ricordo bene, così come tutti gli altri studenti e docenti citati.
    Mi unisco nella stima al professo Tedesco, che allora contestavamo ma ritrovai con piacere nella Rete di Orlando e Dalla Chiesa, nei primi anni novanta.
    Giovanni -gimmi- Perego

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