1992-1999: gli anni dello Zucchi

Nei primi mesi del 92 incominciavo a trovare pesante il clima alla Informatica Sisdo; non mi piaceva molto il modo di rapportarsi al settore pubblico nella gestione delle commesse e così considerai esaurita la parentesi del lavoro nel privato (da cui avevo imparato un sacco di cose) e decisi che era ora di ritornare a scuola.

Sfruttai un vantaggio dello stato giuridico dei docenti che consentiva, a chi si era dimesso di chiedere la reimmissione in servizio, che poi avveniva a discrezione della amministrazione.Ma, con la laurea in fisica e il ruolo nella classe di concorso di Matematica e Fisica ero certo che non avrei avuto problemi.

Nella indicazione delle sedi misi Monza, dando per scontato che sarei ritornato al Frisi. Invece, proprio quell'anno si era liberata una cattedra al liceo classico e così finii allo Zucchi: il mitico Zucchi; ci ero entrato una volta sola per assistere all'esame orale di maturità di Peppo Meroni nell'estate del 1964 e ricordavo il grande loggiato affacciato sul cortile con i cedri del Libano. Gli orali si svolgevano nel loggiato.

Il liceo classico mancava al mio curriculum, lo avevo sempre considerato un post di snob fuori dal mondo, e ci andai pieno di curiosità.

Venni messo nel corso F ed ebbi come colleghi del triennio Fiumi (latino e greco), Bulega (Italiano) e Ruggiero (Storia e filosofia).

Per matematica e fisica, quella del classico è una cattedra verticale dalla IV ginnasio alla III liceo. Fisica inizia in seconda liceo e si fanno poche ore per classe (2, 2, 3, 3+2,2+3); per contrasto basta osservare che in IV ginnasio il docente di lettere fa cattedra con una sola classe, ma il docente di matematica e fisica è comunque un riferimento ed è l'elemento di continuità sull'intero percorso.

Enrica Galbiati

A fare la Preside allo Zucchi c'era l'Enrica Galbiati di cui ero stato collega al Frisi (e da cui avevo ereditato la cura del laboratorio del III piano) e che i giornalisti, per assonanza con la Thachter, chiamavano la preside di ferro. Tra noi c'era un rapporto di stima reciproca che aveva a che fare con due cose:

  • l'importanza della formazione scientifica
  • una visione conservatrice di certi temi della vita, in particolare in tema di educazione; nel suo caso esasperata, nel mio temperata dagli interessi politico culturali di sinistra

Sono stato suo collaboratore per tre anni (insieme a Praga, Pilotto, Fassina) e, sfruttando le esperienze acquisite nel settore informatico, mi fece sovraintendere alla realizzazione dell'aula di informatica con rete harware audio-video che consentisse il duplice uso di laboratorio linguistico e laboratorio di informatica. In quegli anni difficili sono accadute tante cose:

  • La prima, nel 93, trascinatasi nei due anni successivi fu di rilevanza penale e portò ad un processo, conclusosi con una condanna in primo grado e una assoluzione in appello.
Uno studente di V ginnasio, Lorenzo Frediani, che era anche mio studente, fu maltrattato da lei che lo aveva trovato fuori dalla presidenza perché, come faceva spesso, era arrivato in ritardo. Faceva parte della sua concezione dell'educazione usare con gli studenti, soprattutto all'inizio, una linea dura.
La bagarre si scatenò sulla accusa di avergli dato del giudeo. Conoscendo la Galbiati e conoscendo Lorenzo, sono convinto che si trattò di una ribaltata con Lorenzo che cercava di giustificarsi e lei che, probabilmente, come era nel suo stile e nella sua formazione culturale gli diede dell'impustur 'me Giuda, un modo di dire tipico della cultura popolare catto-brianzola e che ho sentito tante volte da bambino: bugiardo come fu Giuda nei confronti di Cristo. Andai a testimoniare a suo favore (e me ne fu riconoscente), ma aveva un avvocato proprio debole
  • Nel 94, o forse era già il 95, ci fu l'occupazione del liceo e lei invece di chiamare la polizia disse che sarebbe rimasta a scuola a tutelare la scuola e gli studenti. Così rimanemmo a scuola in vicepresidenza anche Pilotto, Praga e io a dormire su qualche poltrona e sul lettino della infermeria. La mattina dopo gli occupanti cercarono anche con un pretesto di chiuderci fuori, ma non avevano fatto i conti con il fatto che, di certe cose, avevo una certa esperienza e l'operazione non ebbe successo, perché sfondai il picchetto con cui cercavano di tenerci fuori. In quei momenti sono importanti la rapidità e la decisione.
  • Il terzo episodio fu per me molto grave e mi ha segnato per diversi anni. Accadde nel maggio del 95: il suicidio, con i gas di scarico dell'auto di miei due alunni uno di II (Samuele) e uno di III liceo (Walter). Si suicidarono un sabato notte dopo essere tornati, con un folto gruppo di zucchini, dalla sagra dell'asparago di Mezzago.

Erano due persone molto diverse: Walter era fascista (magrolino e chiuso) e Samuele era guevarista (gioviale ed esuberante). La scoperta nei giorni successivi che la discussione sul suicidio andava avanti da mesi (nelle due classi) e che in questa discussione erano coinvolti degli adulti che avevano sottovalutato o comunque deciso di gestirsela in proprio mi sconvolse.

Andai avanti, per giorni interi a piangere, mi uscirono tutte le lacrime che non avevo versato, un mese prima, per la morte di mio padre. Volevo capire come era andata, continuavo ad incazzarmi con quegli adulti. La città e la Galbiati decisero che doveva calare il silenzio e il silenzio calò.

Da parte mia, dopo aver letto alcuni dei bigliettini scritti da Samuele e da Walter da cui traspariva un totale distacco dal mondo reale, misi in piedi, con alcuni colleghi disponibili, una libera associazione che prevedeva uscite domenicali a contatto con la natura da effettuarsi con mezzi poveri e usando il trasporto pubblico. Mi pare che l'avessimo chiamata amici della natura dello Zucchi o qualcosa si simile. La galbiati, persona pratica, ci garantì la copertura assicurativa e non pose i bastoni tra le ruote.

Ricordo ancora la castagnata a Dozio, l'escursione al Monte Barro iniziata con la scoperta che da Lecco a Galbiate non c'era il pulman e ce la dovemmo fare a piedi. L'iniziativa più impegnativa fu quella in val Malenco con partenza il sabato all'uscita della scuola, treno per Sondrio, pullman per Chiesa e salita in funivia al Palù. Discesa al lago e deposito degli zaini al rifugio Palù per iniziare una  immediata ascensione al Bocchel del Torno (dove c'era ancora neve e ghiaccio) e iniziava ad imbrunire. Rapida discesa, cena; uscita al buio più completo ad osservare la cometa hale bopp. Il giorno dopo escursione dal Palù all'imbocco della val Sissone, dopo Chiareggio, pulmini da Chiareggio sino a Sondrio e tutti a casa.

Quando la Galbiati andò in pensione, dopo una breve parentesi, arrivò da Milano Mariagrazia Meneghetti, una bella signora che era tutto l'opposto: colta, laureata in lettere classiche, molto milanese e, infatti, mi fu grata per averla introdotta ai misteri della monzesità. Il primo consiglil che le diedi fu: devi leggere Il Cittadino tutte le settimane (la Galbiati non ne aveva bisogno perché lo storico direttore era suo fratello).

Con Mariagrazia è iniziata una fase di svecchiamento del liceo e ho persino fatto il vicepreside oltre che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (e nel vecchio edificio dello Zucchi i problemi erano tanti, tanti quanto l'inerzia degli uffici comunali che, alla fine, si beccarono una molta con i fiocchi). Quando ho passato il concorso per fare il Dirigente Scolastico ho fatto il tirocinio da lei al classico Beccaria di Milano.

gli studenti

Gli studenti, anzi le studentesse, visto che erano la maggioranza, le potevi dividere a metà:

  • quelle/i che si erano iscritti al classico perché lì si fa poca matematica e con quelli/e c'era poco da fare (pregiudizi e scarsa apertura mentale)
  • quelle/i che avevano scelto il classico per fare una esperienza di studio aperta alla riflessione, agli approfondimenti e alla cultura classica vista come madrina del nostro sapere. In questa categoria c'erano poi i molto bravi e, quelli, devo dire che non li batteva nessuno quanto ad autonomia e capacità di approfondimento. Fu in quegli anni che iniziai a lavorare sul mio corso di fisica e a rendere disponibili i testi corretti e commentati dei compiti in classe.

Eravamo al classico, poche ore ma alto livello. In III, con l'accordo degli studenti, introdussi l'insegnamento dell'analisi matematica e, nel ginnasio, lavorai in maniera alta sulla geometria razionale. Poca attenzione agli aspetti tecnici o ripetitivi e lavoro su quelli di natura concettuale.

Molti di questi studenti li ho ancora come amici sulla pagina Facebook. Ciò che li accomuna è l'autonomia, la capacità di fare scelte coraggiose, di dare una svolta alla propria vita e, molti di loro, non sono più in Italia ma in Canada, in Inghilterra, in Spagna.

Come Andrea che, usando alcune caratteristiche di Windows 3.1, era riuscito a produrre la versione on line di Bartolomeo, il giornalino degli studenti. Alla fine del liceo andò a Milano per iscriversi a Fisica e tornò a casa iscritto a filosofiia. Mentre faceva filosofia, ha messo su una startup di informatica e poi, andato in Inghiletrra per il dottorato, si è fatto assumere dall'Università per curarne il sistema informativo.

La mattina arrivavo in bicicletta da Villasanta e parcheggiavo la bici al parcheggio di piazza Trento. Poi arrivavo ai gradini sempre ingombri di studenti del ginnasio che copiavano le frasi di latino. Buon giorno e sorridevo pensando che il modo migliore per far studiare la gente era essere esplicito nel rapporto insegnando ad autodosarsi rispetto ai ritmi di apprendimento. Per questo non davo compiti suvbendo le rimostranze dei genitori.

Una digressione sulla politica studentesca; il movimento c'era e c'erano persone disposte ad impegnarsi, ma mancavano qualità e continuità. Iniziava il periodo delle liste dai nomi più bizzarri e mi sembava più serio e utile il lavoro intorno alla redazione di Bartolomeo. Non posso non citare, anche se non fu mai un leader di assemblea, Pippo Civati che frequentava il corso C e teneva i contatti con la sinistra giovanile.

i colleghi

Quando nel novantanove duemila (visto che non si riusciva a far partire la sperimentazione di informatica, per insufficiente numero di richieste perché Monza è Monza) sono ritornato al Frisi i vecchi colleghi erano curiosi; si aspettavano che dicessi peste e corna e invece li delusi.

Se al Frisi, in media, uno studente incontra almeno tre docenti di quelli che lasciano il segno, allo Zucchi siamo a 3.5 e gli studenti, quando sono bravi, lo sono per davvero.

I colleghi erano dei veri esperti nelle loro discipline anche se sopravviveva qualche parruccone/a da giardino zoologico (non faccio nomi).

Voglio ricordare i due della foto: Angelo Cucinotta (fisico underground reduce dalla Parigi Dakhar in moto) e Nando Montrasio (giovane docente di latino e greco, dalla grande cultura).

Ma poi Fiumi, Praga e Scrocco (Greco), Bulega e Bregani (italiano), Montrasio e Del Re (scienze), Gualdoni (arte), Castellani e Ferraro (storia e filosofia), Di Miele e Magni (matematica e fisica), Pullè e Turri (educazione fisica).

Nel 1997, prima di lasciare lo Zucchi, in compagnia dell'amico Francesco Ceratti si fece Milano Nordkapp, il tour dei cinquantenni. Io con il Guzzi Nevada 750 e lui con una Jamaha Diversion 600. Furono tre settimane di libidine; una per salire velocemente dalla Germania, Svezia e Finlandia e due per scemdere con calma visitando la Norvegia, la Danimarca e Berlino. Conservo sia l'album fotografico sia il diario di viaggio.

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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3 risposte a 1992-1999: gli anni dello Zucchi

  1. Daniele Ferranti scrive:

    Il prof Cereda!!
    'Giorno prof! sono un suo ex alunno, Daniele Ferranti, corso F! compagno proprio di Lorenzo Frediani!
    Molto piacevole rivivere quegli anni tra le sue parole e ricordo sempre con piacere uno stupendo esame di riparazione….
    Mi ha rifilato un bel 4 in pagella rimandandomi a settembre, mi son fatto un mazzo tanto, esame di riparazione nel quale lei mi ha poi promosso con un bel 7… una sana soddisfazione (poche le mie scolastiche essendo molto dedito a tutto meno che allo studio)
    in bocca al lupo!
    Daniele (Ferranti)

  2. Paolo scrive:

    Caro professore,
    non son mai stato suo (tuo?) allievo, mentre mio fratello sì; in compenso entrambi siamo stati in tempi molto diversi allievi del buon Gianni degli Antoni.
    Dopo la lettura della puntata di oggi delle tue memorie sento di doverti ringraziare. Non solo per aver dipinto gli anni dello Zucchi con un’essenzialità e una precisione che invidio, ma per tutta l’autobiografia che sto leggendo con vivo piacere, in particolare gli aspetti più politici, perché non capita spesso di trovare chi narra quegli anni (’70) e quel clima, che io ovviamente non ho vissuto ma che trovo affascinanti, con affetto e distacco insieme. Ho vissuto esperienze simili – fatte le debite proporzioni – venticinque anni dopo, e ci ritrovo alcuni aspetti su cui ho fatto riflessioni molto simili.
    Grazie ancora e a presto.
    Paolo Marchiori

  3. Cristina scrive:

    Caro prof. Cereda,
    Ho appena letto con grande piacere il suo scritto sugli anni dello Zucchi.
    Non sono mai stata una tra le alunne più brillanti, soprattutto in Fisica. Non so perché ma era come se avessi un blocco.
    Ho conservato le sue dispense e magari, chissà, un giorno le riprenderò con quella maturità in più che potrà forse permettermi di comprendere ciò che allora era oscuro.
    Ora che insegno ai piccini della primaria, ripenso spesso ai miei insegnanti: il Cereda è sicuramente nel novero dei miei modelli per la passione, l’attenzione a ciascuno di noi e la lungimiranza di scelte che fossero davvero formative per la crescita. E così anche nelle mie classi scardino il programma, scrivo personalmente ciò che nei libri mi pare povero o banale, propongo attività che diano più sostanza e che insegnino un metodo, un atteggiamento nei confronti del mondo a prescindere dall’argomento specifico… o almeno ci provo!
    Gli anni del liceo hanno davvero creato una forma mentis, nonostante le rigidità e le fatiche della mente.

    Grazie di cuore!
    Cristina Rabosio

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