2012 e oltre: in pensione

Questa non è una cartolina ad uso dei turisti, è quello che vediamo da Solaia quando guardiamo verso sud. E' la val di Farma con l'umido della notte che condensa e si solleva dal fondo valle.

Ero venuto a Siena con l'intenzione di farci due anni di servizio, ma nel frattempo il governo aveva dato una stretta alle possibilità di prolungare di due anni (sino a 67) l'andata in pensione, mi erano arrivati dall'Estremo Oriente Russo (di fronte al Giappone) due bellissimi nipotini e così il 31 agosto del 2012 ho detto addio al lavoro nello stato e sono diventato un pensionato.

Il cambio, all'inizio, è stato molto drastico; di più del passaggio da docente a dirigente. Di colpo cessarono tutte le rotture di scatole del lavoro quotidiano che ti costringevano a saltare di palo in frasca (da una richiesta di permesso al litigio tra due bidelle) e cessò anche il lavoro grosso, quello di prospettiva della scuola che ti era stata affidata, di progettazione e di innovazione, sempre con un piede sull'acceleratore, ma da non premere troppo.

La mattina presto non devo più andare a Siena per tornare nel tardo pomeriggio e, visto che abito all'interno di una riserva naturale, mi posso dedicare alla natura.

Questa natura è diversa da quella delle Alpi Centrali che frequentavo quando stavo su al nord: è diversa la quota, sono diversi gli habitat e soprattutto è diverso l'impatto dell'uomo, che qui è molto minore.

il bacino Farma Merse

Nella mappa vediamo Monticiano e i comuni limitrofi, Solaia, dove vivo, è indicata un segnaposto; il territorio urbamizzato è costituita da quei puntini neri che si vedono qua e là. Per il resto è bosco, fossi, torrenti e un fiume, la Merse che fa un percorso sud nord da Chiusdino verso Sovicille, ovest est da Sovicille verso Monticiano e poi nord sud tra Monticiano e Murlo, dopo di che incontra la Farma e poco più in là finisce nell'Ombrone in un'altra zona selvaggia dove passa solo la ferrovia ad un binario dei tempi del Granducato.

Su dodicimila ettari di territorio, undicimila sono a bosco e gli abitanti sono poco più di un migliaio con densità che avevo trovato solo in Norvegia quando andai a CapoNord in moto.

Sono posti famosi in tutta Europa per due monumenti: l'abbazia di San Galgano, nei pressi di Monticiano, ma in comune di Chiusdino e le terme di Petriolo dove esistono terme libere con una storia che inizia nel 1'100.

Non è tutto; dovunque ti giri c'è una riserva naturale: La Pietra, Alto Merse, Tocchi, Basso Merse, Farma. Lo stato di queste riserve (provinciali, regionali o statali) non è dei migliori per carenza di manutenzione, ma sono comunque salvaguardati i vincoli urbanistici e venatori.

l'ambiente

Probabilmente in tempi di vacche grasse tutto funzionava a meraviglia con i soldi della provincia, con gli investimenti della forestale che aveva le sue fattorie, le sue caserme, i suoi cavalli, i suoi muli. In questo ultimo anno dopo aver fatto almeno una trentina di escursioni in bici o a piedi stando fuori l'intera giornata non ho mai incomtrato nè una guardia forestale, nè una guardia provinciale.

Non sono cacciatore, anzi trovo un po' barbara la metodologia di caccia al cinghiale fatta con tuttei quei fuoristrada, le squadre di 30 o 40 persone tra canai, vigilanti e addetti alle poste, ma devo riconoscere che, se si fa un po' di manutenzione dei percorsi, lo si deve all'azione delle squadre di caccia al cinghiale che si prendono cura di mantenere in ordine le strade vicinali e quelle di smacchio, almeno di quelle che fanno parte dei loro territori di caccia.

Il patrimonio naturalistico e ambientale è la vera grande ricchezza di questo territorio. Ora che giro molto in MTB e ho a disposizione un tablet con il GPS per andare tranquillo ed esplorare senza paura di perdermi, sono estasiato dalla quantità di percorsi, interconnessioni, ambienti incontaminati. L'isolamento ha preservato queste zone.

La val di Farma, sfruttata sin dal 1100 per la presenza di acqua e di legna ha visto svilupparsi un sistema di ferriere divenute progressivamente antieconomiche; non ci sono stati insediamenti lungo l'asta del fiume e non ci sono strade. Così il mix di ambiente torrentizio-fluviale e di foresta di querce si è mantenuto intatto.

Questo isolamento è un elemento di forza ma, a causa della scarsa convenienza economica della economia di montagna, lo spopolamento e l'abbandono stanno diventando eccessivi. Sono stati abbandonati i campi sulle sponde della valle, coltivati sino ai primi anni 60. Nei miei giri in bici mi capita di imbattermi in ruderi di casali ormai sommersi dai rovi; in qualche caso ho trovato strutture più grandi, con carri agricoli, macchinari e trattori a cingoli abbandonati.

Un'idea dello stato di abbandono possiamo farcela se ragioniamo sulla economia della castagna. A Monticiano quasi ogni famiglia aveva i suoi castagneti, intorno al monte Quoio, ma non solo. I castagneti stavano su tutti i versanti nord delle tante valli e vallette del territorio.

Sono stati censiti più di 200 seccatoi, le costruzioni in pietra dove veniva effettuata la seccatura delle castagne tramite riscaldamento lento (da 40 a 60 giorni) su graticci in legno con un fuoco acceso da sotto, prima di procedere alla trebbiatura e successiva macinazione. La farina di castagne costituiva l'alimento base, quello che nel nord fu la farina di mais.

Qualche seccatoio è stato ristrutturati più o meno abusivamente e tarsformato in mini-casina di campagna, la maggioranza di loro è crollata o sta crollando dopo essere stata sommersa dai rovi. I castagneti più scomodi da raggiungere sono stati completamente abbandonati, mentre in pochi si fa ancora la raccolta e un minimo di manutenzione. Comunque niente a che vedere con quanto si fa in Amiata.

Da qualche anno, grazie all'impegno di una associazione, è stato rimesso in funzione un seccatoio tradizionale e si fanno sia l'essicazione, sia la trebbiatura, mentre per la molitura si va altrove perché non ci sono più mulini in esercizio.

la solitudine, i funghi  e i tempi della natura

Grosso modo dalla metà di luglio, o un po' più tardi a seconda dell'andamento delle piogge, mi dedico alla raccolta dei funghi e vado avanti a raccogliere funghi sin quasi a Natale. Qui si dice proprio raccogliere e non cercare perché di funghi ne vengono tanti, i bosci sono molto estesi e, tranne in un piccolo periodo in cui si ha l'invasione selvaggia dall'esterno, di gente ce n'è in giro poca. I vecchi raccontano delle loro mamme che, prima di pranzo, uscivano un momento a prendere qualche porcino per la pasta e i cucchi da fare in insalata, come se andassero nell'orto. Andava così quando il bosco era tenuto pulito con i castagneti trattati come un prato all'inglese.

Nel mondo dei fungaioli c'è molta gelosia, ti vengono date false indicazioni perché quello della raccolta è un rito magico per chi lo vive e perché, sino a qualche anno fa, la gente di qui traeva dai funghi una importante integrazione di reddito. Così mi sono arrangiato tenendo conto del fatto che le tipologie di funghi le conoscevo già, gli habitat si imparano e così pure dove siano i boschi buoni.

Ho adottato il principio del chilometro zero che consiste nel partire da casa a piedi, senza spostare la macchina. La tenuta è sempre la stessa: jeans, camicia di cotone, cappello, scarponi da escursionismo, guanti di pelle, cestino e coltello. Uso da anni lo stesso cestino dove ci stanno non più di 3 chili di funghi; è una scelta di autolimitazione rispetto alle norme sulla raccolta e rispetto allo sforzo fisico. Resto in giro non più di 2 o 3 ore e, se c'è molta roba pregiata, torno comunque a casa e faccio un'altra uscita nel pomeriggio.

Il bello, rispetto agli anni magri della Valmalenco, è il non andare nel bosco a sgomitare, il non dversi alzare ad orari assurdi per arrivare prima degli altri. Il silenzio del bosco è magico e gli unici rumori ammessi sono quelli degli animali selvatici, degli uccelli e, in certi mesi, delle motoseghe di quelli che smacchiano in lontananza . Se sento qualcuno che parla, o peggio che urla, mi sposto e vado da un'altra parte. Mi pare che rovinino la magia. 

Nei miei giri quasi sempre mi pongo l'obiettivo di cercare posti nuovi, percorsi di collegamento tra un bosco e l'altro, tipologie arboree nuove e quando l'obiettivo principale è quello esplorativo porto con me il tablet con la connessione GPS attiva, così mi sento più sicuro (vai a caso ma sai sempre dove ti trovi). La fatica è un elemento essenziale, passo lento ma nessuna paura delle pendenze; ti muovi e pensi alla tua vita, ti appaiono flash del passato, parli tra te e te interpretando ruoli diversi.

Per quanto riguarda le tipologie di fungo ogni mese ha le sue specifiche; la stagione dei cucchi e dei porcini ha il suo bello tra la fine di settembre e la seconda metà di ottobre, ma se viene qualche giorno di pioggia estiva intensa può incominciare prima. C'è un detto secondo cui quando arrivano i cucchi la stagione dei porcini è finita. Negli ultimi tre anni non è andata così. Sarà colpa dei mutamenti climatici? E se fossero sbagliati i detti popolari?

Mettiamoli in fila per tipi: porcini (neri e bruni), cucchi, porcinelli (di vari tipi), giallarelle, finferli, leccini, mazze di tamburo, dentini, paonazzi, lardaioli bianchi, pennecciole, trombette dei morti, ordinali grigi, ordinali viola, ordinali reali, funghi del pane, … da seccare, da mangiare crudi, sott'olio, da dare agli amici, trifolati, nel risotto, fatti in zuppa, barattati ai ristoranti amici, nella pasta. Il fungo è però solo il premio, il bello è il girovagare, il prevedere, la scommessa con se stessi prima di partire (oggi vado a cercare … e dici un paio di nomi).

Poi ci sono le sorprese: un serpente che sta andando in letargo, una volpe imprintata dall'uomo che ti segue invece di fuggire, un tasso che cerca un nascondiglio con la sua andatura buffa, l'istrice, il palco di un daino, un gruppo di cinghiali in fuga, i caprioli e, prossimamente su questi schermi, il lupo che sino ad ora ho avvistato solo di notte, ma di cui ci sono ormai molte evidenze.

D'inverno, quando non piove in continuazione come è accaduto a febbraio 2016, il contatto con la natura è mediato dalla MTB (con cui ho girato parecchio a dicembre e gennaio). E' un modo diverso di muoversi rispetto al camminare; si possono percorrere distanze notevoli e per questo non bisogna farsi prendere dalla fretta, saper unire lo star bene che ti viene dallo sforzo fisico, alla sosta per guardarsi intorno e per fare una fotografia. L'unico dispiacere è quello di non portare in giro la reflex, troppo ingombrante, perché ogni tanto ci sono scorci in cui servirebbe il teleobiettivo e panorami da grand'angolo.

Sotto sforzo ascolti il corpo, i suoi segnali: ancora un po', dai forza, è il momento di fermarsi, ma soprattutto pensi; è una sensazione analoga a quella che ti dannno i sogni, ma questa volta sei sveglio e le cose te le ricordi meglio.

Ti svegli la mattina e guardi l'aurora e poi l'alba; il cielo che si colora, i primi raggi di sole che colpiscono le grandi querce producendo giochi di luce bellissimi. La decisione che sarei venuto a vivere qui l'ho presa nel 2003 quando mia figlia decise che, da sola, non avrebbe retto e tornò a Villasanta con la scusa di una pausa professionalizzante.

Venendola a trovare avevo rivisto la via Lattea e le lucciole che non vedevo da quando ero bambino nel mese di maggio lungo le rogge. Qui le lucciole si vedono per quasi due mesi e di giorno ci sono le farfalle, quelle bianche e quelle gialle, la cui presenza ti dice che vivi in un posto non inquinato dai pesticidi. Così, mentre Daniela lasciava la casa in affitto a Castello di Tocchi ne comperammo una a Solaia da ristrutturare e iniziò il rapporto stabile con la maremma senese.

La casa si scalda con una sola stufa a legna e la manutenzione della stufa, la messa in ordine della legna, il rito della accensione, la mattina presto fanno parte di questo modo lento, non violento, di vivere. Quando nel febbraio 2012 venne la grande nevicata che ci isolò per giorni, senza luce e senz'acqua andò tutto bene perché la stufa a legna, a differenza di quella a pellet non ha bisogno di energia elettrica.

Le giornate si stanno allungando; gli alberi da frutta (peschi, ciliegi, susini) stanno buttando fuori i primi fiori. Quest'anno il caldo di gennaio ha fatto fiorire in anticipo le mimose che poi si sono fermate come se dicessero, ci siamo sbagliate.

Tra un po' si comincia a preparare il terreno per l'orto nella parte dove d'inverno non arriva il sole; lì verranno le zucchine, i pomodori, i fagiolini, le rape rosse: ma appena lì a fianco l'insalata, le bietole, il prezzemolo e le aromatiche hanno prodotto anche con il freddo consentendomi di non preoccuparmi per la preparazione del minestrone; si va e si prende quello che serve. Il concime è lo stallatico dei cavalli e la terra buona si prende a bordo strada, quella che cade dal bosco di sugheri e lecci, non si prende nulla dal bosco e si tiene in ordine il ciglio stradale.

E' un modo di vivere un po' all'antica, ma d'altra parte, quando ero bambino dicevo che avrei voluto fare il contadino e un posto così si può solo amarlo.

 

 

 

 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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2 risposte a 2012 e oltre: in pensione

  1. Luca Visentini scrive:

    Molto bello e condivisibile. Mi ci vedo anch'io, lì. Potendo, lascerei a casa il GPS, per sentirmi ancora più libero nella natura.

    • Claudio Cereda scrive:

      il GPS in bici è indispensabile; qualunque direzione uno faccia c’è una deviazione almeno ogni 500 metri e poichè è pieno di valli, vallette, strade vere e strade di smacchio e quelle vere a volte non sono più utilizzate e dunque si reinfestano. Con tutto ciò non c’è un cartello. Se prima o poi faremo la proloco io intendo occuparmi di sentieristica. Vai sul gruppo Monticiano – facciamo la proloco e cerca il sentiero Solaia Petriolo; l’ho già bandierato tutto facendo tratti nuovi per evitare i guadi, poi ho fatto la cartina e una serie di view point con foto e descrizioni. Se ti diletti di escursioni registrati su View Ranger e poi cercami. Troverai un po’ di giri ben documentati

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