da Villasanta a Capo Nord

Avevo comperato il Guzzi Nevada nel 95 dopo che con la Aermacchi tornando in Valmalenco da un giro Stelvio, Merano, Tonale, Aprica ero arrivato lungo su una curva nel tratto tra Edolo e l'Aprica: frenata anche con il freno 'anteriore, ma nonostante ciò la ruota posteriore mi aveva tradito; scivolata e una bella botta del manubrio sul torace; costola rotta, anteriore fuori asse e tanto dolore dove mi ero preso la botta. Sistemata la moto alla bellemeglio ce l'abbiamo fatta a rientrare.

Era venuto il momento di prendere una moto più confortevole (non so se avete provato mai le vibrazioni delle monocilindriche) e più sicura (freni a disco al posto dei freni a tamburo). Non avevo dubbi sul fatto che dovesse essere una moto italiana e se la Gilera di Arcore ci fosse stata ancora avrei scelto quella perché da bambino, quando si andava all'autodromo per il Gran Premio delle Nazioni, tifavo Gilera (Duke) contro le Guzzi (Lorenzetti), le Norton e le NSU. L'era delle MV sarebbe arrivata dopo.

La moto l'ho comprata dal Bruno Scola di Carate, un ex meccanico della squadra corse della Guzzi, che aveva messo su una concessionaria: il bicilindrico Guzzi a V con il suo rumore caratteristico, il cardano, l'aquila, la vernice rosso, nero e oro, … Ho comperato anche gli stemmi con l'aquila da mettere sui giubbotti e una fibbia di ottone per il cinturone di cuoio dei Jeans.

Il mio amico Checco (Francesco Ceratti), compagno di escursioni sulle Alpi, aveva preso una Jamaha Diversion 600 ed è stato grazie alla sua intraprendenza nel pensare ad ipotesi impossibili che è venuta fuori l'idea: andiamo a capo Nord per festeggiare i 50 anni. Lui è del 47 e io del 46 e nell'estate del 97 avremmo avuto entrambi 50 anni.

Abbiamo fatto due tipi di preparazione: una fisica e una meccanica. Non avevamo mai fatto giri superiori ai 200 km e così abbiamo incominciato a fare uscite in coppia e a partecipare a qualche motoraduno.

Della parte meccanica me ne sono occupato solo io, sia perché lui con le cose pratiche non era un gran che, sia perché abbiamo visto che mentre meccanici Jamaha se ne trovavano anche in Scandinavia, per la Guzzi ti poteva capitare di dover fare 500 km prima di trovarne uno.

Così, per una settimana ho fatto pratica dallo Scola: mettere e togliere una gomma, cambiare e controllare olio freni e olio motore, cambiare le pastiglie, cambiare i cavi, registrare le valvole; le cose necessarie a continuare la marcia in caso di necessità. Una delle tre borse rigide messe sul Nevada era piena di ferri e pezzi di ricambio. Non sono serviti, ma io sono uno previdente all'eccesso.

In occasione del viaggio, sfruttando dei soldi provenienti da lavoro straordinario, ho comperato un giubbotto superprofessionale della Dainese in cordura nera con la fodera in goretex, doppie cuciture, doppie cerniere, garantito antiacqua e con le protezioni su spalle, gomiti, schiena e polsi. Per il resto ho usato abbigliamento da montagna riciclato: pantaloni antiacqua in goretex, stivaletti anfibi a tronchetto, presi anni prima, guanti da fondo e sopraguanti in gomma da usare in caso di pioggia intensa.

Nei pochi casi di pioggia molto intensa coprivamo gli stivali con borse di plastica da supermercato fissate con le ghette da ghiacciaio ed elastici.

Ho comperato anche una borsa magnetica da serbatoio di quelle facilmente trasportabili e che si è rivelata utile e pratica. L'abbigliamento era ridotto all'essenziale: tre paia di mutande, tre paia di calze da sport, tre magliette da sotto bianche, una camicia di cotone, una felpa, due paia di Jeans, un asciugamano. In viagio il problema del vestiario non esiste; le cose si lavano man mano e vengono fatte asciugare appese alle borse mentre si viaggia.

Il viaggio mi è rimasto nel cuore e così, terminata la autobiografia, avevo pensato di farci sopra un racconto. Poi però ho ripreso in mano l'album fotografico e il diario di viaggio che avevo steso a caldo e ho pensato di lavorare su quello.

Le foto le ho scannerizzate e le ho messe su Facebook in 4 album aperti a tutti. Ho fatto la stessa cosa per il diario, ma ho aggiunto una cosa che mancava, e cioé il percorso di ogni tappa. Li trovate in una sottopagina della pagina escursionismo. Questo è il link da cui potete vedere tutto.

Ci sono dentro le impressioni, lo stupore, le stanchezze, le tensioni, la felicità e persino una riflessione finale su come fare meglio.

Sto per compiere i 70 anni e, se devo dirla tutta, mi piacerebbe rifare un giro del genere 20 anni dopo, magari su un cargo postale di quelli che risalgono la Norvegia andando ta i fiordi

Buona lettura

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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