unione o fusione?

Sulla pagina Facebook del comune di Monticiano, dove risiedo, è comparso il seguente messaggio:

Si comunica che il Consiglio comunale di Monticiano del 31 marzo 2016 ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno proposto dalla Sindaca contrario al riordino degli assetti istituzionali imposto dall’alto.
Il punto, rimandato dal Consiglio comunale precedente, a seguito della considerazione della necessità di una discussione ampia che coinvolgesse tutti i componenti del Consiglio, è stato presentato a partire dal Manifesto in difesa dei piccoli Comuni all’assemblea del 12 febbraio u.s. dell’Unione nazionale Comuni Comunità Enti Montani, i cui diversi argomenti hanno suggerito interessanti spunti di dibattito.

Tutti i Consiglieri presenti hanno convenuto che il cambiamento è necessario per razionalizzare e ottimizzare i servizi ai cittadini, evitando sprechi e garantendo le necessarie competenze, migliorando anche la qualità degli uffici. Ma tale cambiamento deve vedere la partecipazione dei cittadini, che non devono subire una decisione, così importante che determina il futuro delle proprie Comunità. Il percorso intrapreso nell’ambito dell’Unione dei Comuni verso l’associazione delle funzioni dovrebbe e potrebbe essere una reale opportunità per evitare azioni coercitive dall’alto.

La fusione può essere considerata una minaccia reale per un territorio, vasto e poco abitato, come quello del Comune di Monticiano. Il rischio di perdere i pochi servizi, come l’ufficio postale, la caserma dei carabinieri, la scuola, il servizio sociale, causerebbe un’inevitabile ulteriore spopolamento del territorio che ha invece la necessità di essere rivalutato e riscoperto per le qualità legate allo stile di vita, all’ambiente e all’integrazione sociale e culturale.


Ho deciso di intervenire perché comunicati di questo genere, di cui è piena la rete, lasciano il tempo che trovano e servono solo a poter dire, a cose fatte, noi però non eravamo d'accordo. E' la differenza tra la politica che progetta e fa e la politica che mastica amaro.

Incominciamo con il sottile distinguo, tipico di una parte del PD toscano, tra il riconoscere che le fusioni vanno fatte ma non possono essere imposte. Ma vanno fatte o no? Perché se vanno fatte ci si muove per farle e non si incorre nei processi di fusione obbligatoria previsti dalla legge e in più si portano a casa i finanziamenti previsti per chi si muove per tempo. Regione Toscana è stata la prima a darsi una legge applicatia del provvedimento assunto a livello nazionale relativamente alla riorganizzazione dei piccoli comuni.

Monticiano è nettamente al di sotto di ogni parametro che ne consenta la sopravvivenza come entità autonoma (siamo sotto un terzo della soglia minima) e d'altra parte, da quando mi sono trasferito qui nel 2011 la discussione sulla Unione dei Comuni che non funziona è stato uno dei punti fissi ad ogni riunione del circolo del PD. Una volta è la mancanza di volontà politica, una volta è colpa del Sindaco di Chiusdino che odia Monticiano, una volta è l'inerzia della burocrazia, una volta è la mancanza di personale, fatto sta che le competenze sono state ormai trasferite alla Unione dei Comuni, ma in compenso non si batte chiodo.

Parlo dei lavori pubblici, delle grandi pratiche urbanistiche, delle attività produttive. Le cose si arenano e l'esempio più bello è stato quello della centrale a biomasse in cui la sindaca di Chiusdino, ai tempi presidente della Unione dei comuni, si lamentò (come sindaco di un comune confinante) di non essere stata informata di una pratica che era stata attivata presso un ufficio dell'ente da lei diretto.

Nel 2012 il comune di Radicondoli, presso cui si trovava  la sede della Unione, è uscito dalla Unione stessa per associarsi alla val d'Elsa. Dalla uscita di Radicondoli sono passati quattro anni e non si è nemmeno riusciti a stabilire dove debbano collocarsi gli uffici dei comuni della val di Merse che ora raggruppa Chiusdino, Monticiano, Murlo e Sovicille e così le pratiche che ci riguardano vengono svolte in un comune esterno alla Unione.

Io penso che quando una cosa non funziona, e quella non ha funzionato, bisognerebbe piantarla di dire che bisogna fare meglio. Bisogna fare un'altra cosa perché il campanilismo spinto, che si è visto all'opera quando si è trattato di decidere le deleghe nell'ambito dell'Unione, fa sì che la collaborazione poi non ci sia, e il ponte sulla Merse verso San Galgano sta lì a ricordarcelo ogni giorno.

Insieme alle lamentazioni sulla Unione che non funziona mi capita di ascoltare, sempre regolarmente, quelle sulla situazione di semi-abbandono in cui si trova la macchina comunale: mancano il segretario, chi si occupa dell'Ufficio Tecnico e della Urbanistica, chi si occupa della Ragioneria e si va avanti con prestiti orari di persone dipendenti di altri comuni che, dopo un po', se ne vanno. E' evidente che poi qualsiasi pratica finisca per arenarsi e gli operatori economici inizino a dire non c'è nulla da fare, non ne vale la pena.

Monticiano non ha figure apicali nella struttura comunale e viene da una serie di tornate amministrative in cui i Sindaci hanno fatto una sola sindacatura (dopo quella di Guerrieri finita con lo scioglimento del Consiglio Comunale). Sono i Monticianini ad essere brutti e cattivi o invece c'è un problema di natura dimensionale da affrontare? Comuni come Chiusdino e come Radicondoli possono ignorare il problema perchè mungono risorse da mamma-ENEL in cambio della geotermia.

Secondo me si tratta di prendere il toro per le corna e ragionare in termini di una unificazione entro la quale sia previsto che alcune funzioni rimangano attive in maniera decentrata con personale che svolga il ruolo di front-office (cioè di interazione con il cittadino e di trasferimento delle pratiche al back-office cioè all'ufficio centrale del comune dotato del personale per smaltirle in tempi certi e con la competenza dovuta).

Un discorso analogo riguarda la rappresentanza democratica. C'è un/a Sindaco/a, ci sono due assessori esterni che saltellano tra dodicimila riunioni di area, c'è un Consiglio Comunale con 6 consiglieri (4 di maggioranza e 2 di opposizione). Basta andare a una seduta per capire che lì non si decide quasi nulla e al più si fa un po' di informazione (con la opposizione che un po' si impunta e un po' si sente presa in giro).

Ho assistito al consiglio comunale kafkiano dedicato alla sparizione di Terme di Petriolo spa incorporata dopo anni di fallimenti nella Antica Querciolaia di Rapolano. Anche lì tanti auspici e l'impressione, a sentire il comunicato, che nemmeno i consiglieri comunali avessero capito cosa stava accadendo (le azioni di Terme di Petriolo spa sono state incorporate dopo una svalutazione in rapporto 100 a 1 per prenere atto del fallimento gestionale di questi anni).

La struttura democratico-rappresentativa potrebbe trovare la sua collocazione entro un consiglio comunale più ampio in cui i problemi d'area vengono affrontati perché ora diventano problemi dell'intero comune e in cui il Consiglio Comunale può svolgere appieno il suo ruolo di strumento di promozione-programmazione e di controllo. Lo stesso discorso riguarda il Sindaco che sarà uno solo ma nulla vieta di darsi una struttura di giunta in cui siano presenti figure che si occupano, per delega dei problemi di un territorio vasto.

Non è un problema di risparmi di spesa ma un problema di efficienza dell'ente comune che, per dare un servizio decente ai suoi cittadini, data la complessità dei problemi, deve avere una dimensione superiore ad una soglia critica.

Detto ciò, il problema da affrontare non è secondo me quello dell'unificarsi o associarsi, perché con i numeri che abbiamo, verrà la unificazione, ma quello di anticipare i tempi incominciando a discutere se si debba andare verso Sovicille o verso Civitella e Roccastrada (guardare i dati in tabella e la cartina).

Personalmente sono per la seconda ipotesi per ragioni di vocazione territoriale (tipo di economia, ruolo del bosco, tipo di turismo possibile); so bene che ci sarebbe di mezzo un cambio di provincia ma d'altra parte alcune strutture come il 118 e la Coop vanno già in quella direzione.

Il comunicato del comune dice che bisogna coinvolgere i cittadini. Facciamolo e facciamolo per davvero e il PD che amministra l'attuale comune si faccia carico del problema. Il primo passo, prima di ogni adempimento burocratico è quello di ascoltare il punto di vista dei cittadini tramite discussioni pubbliche ed una successiva consultazione.

Mi scuso se sono stato un po' perentorio ma, amo questa terra in cui mi sono trasferito e in questi anni ho avuto l'impressione che, per effetto della crisi della economia fondata sulla Fondazione MPS, si sia fermato tutto, si viva alla giornata e ci si limiti alla lamentazione mentre i problemi (e gli sprechi) rimangono lì: zona monumentale e termale di Petriolo, riserve naturali e museo, sentieristica, edificio Gonna 2, piano regolatore e regolamento urbanistico, castagneti e problematica dei seccatoi, circuito turistico d'area, connessione con San Galgano, viabilità sovracomunale, trasporti. Amministrare vuol dire fare.

 

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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