fare l’orto

Fare l'orto è la traduzione del modo di dire dialettale brianzolo fa l'ort che non significa fare l'orto ma dedicarsi all'orto. Nel mio nuovo modo di vivere nella natura, quello dell'orto è un momento importante della giornata. Stamattina ci ho lavorato dalle 7 alle 10: le mani, le forbici, la zappa, la canna dell'acqua, il bidone degli sfalci, …

Lavori e il tempo passa senza che tu te ne accorga mentre il tuo rapporto con la meraviglia della crescita vegetale si fa più forte.

La mattina quando scendo giù verso le sei e venti, pulisco le cassette dei gatti, poi esco a gettare il maltolto e i primi dieci minuti li dedico a girellare tra orto, giardino e prato. Cosa è successo stanotte? Quanto sono cesciute le zucche? Sono nati dei fiori nuovi? Quanti pomodori hanno virato dal verde al rosso?

Stamattina ho incominciato raccogliendo una ventina di fragoline e le ho aggiunte alla macedonia, poi mi sono dedicato alle zucche Hokkaido, le zucche piccole e molto saporite dalla pelle sottile che si cucinano senza sbucciarle. L'anno scorso, di questi tempi ne avevo piantata una che poi, nonostante la stagione avanzata, ha prodotto due zucche sotto l'ulivo dove ora, in via sperimentale, ho messo piante di pomodori ciliegia. Quest'anno, con le semine sono partito per tempo e attualmente ci sono due piante già in piena produzione e altre cinque che stanno ad iniziare a buttare i getti dal cespo centrale. I semi usati sono quelli dei due frutti dell'anno scorso.

Sto imparando un po' di trucchi: il principale è che bisogna avere il coraggio di usare le forbici; non farsi commuovere. Una pianta va lasciata con non più di due getti, altrimenti non c'è forza vitale sufficiente e dunque gli ulteriori getti laterali vanno eliminati. Ho letto su Internet che da una pianta dovrebbero venire un massimo di cinque zucche ma, probabilmente per la stagione favorevole, la mia campionessa ne sta generando sette, con la primogenita (in foto) che è già oltre i due chili.

Ieri sera ho preparato le tavolette di legno per sollevarle dal terreno durante la maturazione e, tra quelle che stanno incominciando a buttare i getti, ce ne sono due che farò crescere arrampicate sulla recinzione, come ho visto in alcune foto su Internet. In corrispondenza di ogni foglia crescono la zucca, un getto laterale e i filamenti per l'ancoraggio aereo, come fnno anche i cetrioli.

Ci sarà un po' di guerra con i cinghiali, ma vedrò di farle crescere alte e al di qua, rispetto al bosco da cui gli onk onk arrivano le sera. Sono belle da vedere; si inizia da una pallina gialla di un paio di centimetri con sul davanti il fiore giallo aranciato, simile a quello delle zucchine. Per qualche giorno la zucca e il fiore vivono insieme, poi il fiore appassisce e cade ma la zucca, se tutto va bene, continua a crescere e diventa una palla mentre, pian piano, il colore inizia virare verso l'arancione. 

La cultura della rete dice che dovrebbero venire intorno al chilo e mezzo ciascuna ma, colpa o merito della cacca di cavallo stagionata che ho usato in abbondanza, mi sa che si andrà, di parecchio, oltre gli standard.

C'è qualcosa di magico nei processi di crescita. Anche quest'anno mi sono fatto commuovere e, con i pomodori ho lasciato crescre i getti laterali, sono le femminielle che vanno levate appena partono tra la foglia e il fusto. Si genera un nuovo ramo che cresce, cresce e indebolisce l'altro. Tagliare, tagliare…; quasi sempre, qualche centimetro più in su, parte un rametto di fiori e poi, se le api lavorano bene, arrivano i pomodori.

Non so se i meloni faranno a tempo a venire; a giugno ho mangiato un melone retato particolarmente buono, ho tenuto un po' di semi; li ho fatti asciugare, seccare, messi in frigo per simulare l'inverno e poi messi a dimora, quattro per vasetto, e di vasetti ne ho fatti una decina. Hanno germinato tutti e non so più dove piantarli; quelli messi in piena terra una settimana fa stanno crescendo a vista d'occhio: vedremo.

Oggi il quotidiano lavoro di potatura e legatura dei pomodori mi ha riservato qualche sorpresa; finalmente, accanto ai ciliegini, ai datterini e ai cuore di bue, stanno venendo i primi costoluti fiorentini. Erano gli ultimi semi di una busta acquistata quattro anni fa; hanno germinato, ma le piante sono risultate più deboli, fanno i fiori, ma poi … prendono poco e i fiori seccano senza fare il pomodoro..

Quello della potatura è un lavoro complicato e da fare spesso perché le piante (una quindicina) stanno in uno spazio abbastanza ristretto e quest'anno ho cambiato posto e disposizione. Ho smontato il traliccio di canne verticali e orizzontali che usavo da anni e, nella mia fissa del recupero, ho riutilizzato le canne migliori, ma pur sempre smozzicate, una canna per ogni piantina. Le piante sono un po' troppo ravvicinate sempre per la maledetta resistenza ad eliminare quelle più deboli. Nel cuore di Dio c'è posto per tutti, ma non è vero per ogni cosa, la natura ha le sue leggi ed è abbastanza meritocratica.

Alla fine della potatura le mani sono uno spettacolo, ricoperte da una polverina colorante arancio verdastra che, come le metti sotto il rubinetto e insaponi produce una soluzione dello stesso colore; spiace vederlo andare via nello scarico: colore, profumo, … le stesse cose che gusti poi nel pomodoro maturo.

Una cosa che ho iniziato tre anni fa e che fa ormai parte dello standard è che le verdure, da sole, stanno male e con i fiori sono più belle da vedere e si completano a vicenda; ce ne sono una ventina di tipi diversi, da pieno sole, da mezz'ombra; quest'anno dominano le petunie e la verbena, ma ci sono gli immancabili tageti (odiati dagli insetti nocivi), tante aromatiche, la digitale.

Vedremo se la verbena se ce la farà a passare l'inverno, come mi ha detto l'Ettore di Paganico, in quel caso l'anno prossimo ci sarà una grande aiuola tutta di verbena con quelle foglioline semigrasse di un verde intenso e i fiorellini rosso vivo.

Non è finita, la sera un'oretta se ne va nelle operazioni di irrigazione: oltre alle piante fuori dalla porta di casa mi sono allargato in altre due postazioni; ci parlo, levo le erbacce dopo che il terreno si è ammollato, rincalzo, pianto qualche paletto per direzionare i getti di zucche e zucchine. Anche per oggi è finita e domattina vedremo le novità.

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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2 risposte a fare l’orto

  1. Maria Vittoria Cavanna scrive:

    Il suo modo di “fare” e di vivere l’orto mi ricorda una splendida poesia di J.L.Borges, intitolata “I giusti”
    Un uomo che coltiva il suo giardino,come
    voleva Voltaire.
    Chi é contento che sulla terra esista la
    musica.
    Chi scopre con piacere una etimologia.
    Due impiegati che in un caffè del sud
    giocano in silenzio agli scacchi.
    Il ceramista che premedita un colore e una
    forma.
    Il tipografo che compone bene questa
    pagina che forse non gli piace.
    Una donna e un uomo che leggono le
    terzine finali di un certo canto.
    Chi accarezza un animale addormentato.
    Chi giustifica o vuole giustificare un male
    che gli hanno fatto.
    Chi é contento che sulla terra ci sia
    Stevenson.
    Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
    Tali persone, che si ignorano, stanno
    salvando il mondo

  2. Angelo Ricotta scrive:

    Complimenti per il tuo rigoglioso orto e per la tua competenza nel gestirlo. È interessante notare che per ottenere dei frutti, e vegetali in genere, di buona qualità o anche semplicemente commestibili occorre molto lavoro: dissodare, seminare, magari concimare, potare, e tutto al momento e nel modo giusti, e poi proteggerli dai parassiti (m'è piaciuta anche l'idea delle tavolette di legno sotto le zucche). Mi chiedo: la natura lasciata a se stessa che ci darebbe allora? 

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