pietas

Scrive Gabrielli nel suo dizionario: La pietà (dal latino: pietās) è un sentimento che induce amore, compassione e rispetto per le altre persone.

Maledetta rete che nella giornata di ieri ha dato spazio a rabbia, isterismi, polemiche (incluse quelle sulla immigrazione dal sud del mondo).

Maledetta TV che per riempire i tempi della diretta non riesce a rispettare il dolore delle persone e riempie i responsabili della protezione civile e i sindaci di domande cretine: quelli stanno scavando e tu gli chiedi ma lei ci garantisce che questa notte la gente potrà dormire nelle tende? E ti viene da rispondere,  quelli sepolti e che stiamo tentando di tirar fuori, non glielo posso garantire.

Una amica giornalista ieri ha scritto:

"È difficile fare domande intelligenti in queste occasioni, credetemi" dice la giornalista di SkyTg24, ed è la prima cosa davvero intelligente che sento dire dai cronisti di questo terremoto. Io li inviterei a non fare domande ai parenti delle vittime, e comunque si possono anche interrompere i collegamenti, far lavorare i soccorritori e poi riprendere e aggiornare le notizie.

Le persone sono lì, faticano a razionalizzare; non si tratta di un brutto sogno, qualcosa di forte li tiene vicino alle loro case sbriciolate, quello che ti succede quando ti trovi la casa svaligiata, ma moltiplicato per cento, il chiedersi, quasi con disappunto come accadeva ai reduci dei lager, ma perché io sono vivo? E' la tua casa, ci sono le tue cose, i tuoi mobili, i tuoi ricordi, e tue abitudini e, fino a ieri, i tuoi famigliari che ora sono all'obitorio.

Nella tragedia, la protezione civile, quella che l'Italia ha costruito partendo dal terremoto del Friuli, da Zamberletti, dalla Valtellina … sta funzionando. Non funziona la mancanza di azioni urbanistiche diffuse in ambito antisismico e basta guardare una foto aerea di Amatrice per capirlo: cose sbriciolate accanto a cose in piedi. Metà dell'Italia sta sulla dorsale appenninica ed è stata costruita con i sassi, un po' di rena, travi di legno legate con un po' di calce autoprodotta.

Quando si ristruttura scattano le norme dell'antisismico: il cordolo, le strutture che danno elasticità alla casa, se servono, strutture in acciaio, piazzate dentro i muraglioni. Ma se non si ristruttura rimane solo la fiducia nella madonna.

Ieri un amico geologo della mia generazione, quindi di quando la geologia ma cos'è?, uno che ha passato la vita in giro per il mondo ad occuparsi di come è fatta la nostra terra, ha scritto: Ancora una volta. Ancora sismi, ancora morti, ma tutti gli studi che abbiamo fatto, a che sono serviti? Abbiamo un'ottima legislazione anti-sismica ed una prevenzione pressoché nulla, quindi la migliore protezione civile del mondo. Ma basta! Basta! Basta! Ancora una volta un sisma dov'era più prevedibile (zona a rischio 1). Della solidarietà dell'Europa ce ne sbattiamo. Non vogliamo solidarietà, vogliamo fondi per la prevenzione ed un governo che si decida a fare un piano d'interventi ed a chiedere di derogare dalla stabilità. Per favore, vogliamo incolonnare quanto abbiamo speso come paese per: l'avellinese, il Belice, Ancona, Friuli, Irpinia, Norcia, L'Aquila, Modena, oggi il reatino e soprattutto quanto ci costerà il prossimo in Calabria?
Possiamo ipotizzare che ci è già costato, a dir poco, un quarto del nostro debito pubblico. E quante vite?

Va fatto; ma se ci sono di mezzo abitazioni private, case di anziani, case di gente che è andata via e che ci torna solo d'estate, cosa si fa? Scrivo queste cose pensando ad Amatrice che non c'è più, ma pensando anche alla zona dove abito.

Penso che la molla debba essere quella degli incentivi a ristrutturare accompagnati da obblighi: ci puoi continuare a vive a condizione che … E' l'Italia delle mezze misure che non funziona: se devi fare una cosa nuova, magari aperta al pubblico, scattano norme rigidissime (bagni, antibagni, strutture per l'handicap, uscite di sicurezza, scale di sicurezza, pareti tagliafuoco, parcheggi, classi energetiche…), se invece la cosa c'è già, va bene tutto. Faccio un solo esempio,l'albergo Roma che si è sbriciolato con dentro 70 ospiti e, mentre scrivo non li conteggiano nei morti ma nessuno dice quanti ne sono usciti.

Ieri avete visto quella montagna di copertoni accumulati a fianco della caserma dei carabinieri, lungamente inquadrati perché nella casa di fianco sono morte 4 persone. Quei copertoni, la caserma i carabinieri in piedi e la casa crollata di fianco sono lo specchio dello stato del nostro paese. Se chiedi di fare un deposito lì, ti dicono che non si può per ragioni di sicurezza, oltre che di decoro e buon gusto, ma se stanno lì per consuetudine, non ci sono problemi.

Non dirò il governo faccia, il governo prometta, e non dirò neanche Renzi pinocchio. Troppo facile e non è il momento.

 

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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