ragionando di legge elettorale

9 ottobre 2016: come funziona la legge elettorale

Purtroppo c'è ancora chi non ha capito che al referendum NON voteremo sulla legge elettorale, l'Italicum (a dire il vero c'è anche chi pensa che voteremo pro o contro Renzi, ma su questi stendiamo un pietoso velo…).

Non so quanto la confusione sia dovuta a ignoranza e quanto a una precisa scelta di chi ha interesse a confondere le idee, ma so che molti contestano all'Italicum che:

  • concederà troppo potere al vincitore, impedendo una rappresentanza equilibrata delle scelte dell'elettorato
  • produrrà una Camera di nominati dai partiti

Ritengo che siano obiezioni con qualche fondamento ma, guardando più a fondo come funziona l'Italicum, vadano molto ridimensionate e possano essere eliminate con qualche semplice modifica (peccato però che quasi tutti quelli che si oppongono all'Italicum ora si rifiutino di modificarlo….)

In un prossimo post esprimerò le mie opinioni su queste due obiezioni, ma prima occorre conoscere come funziona l'Italicum, ricordando che è una legge elettorale valida per la sola Camera. Se vincerà il NO continueremo a eleggere il Senato con la vecchia normativa

CIRCOSCRIZIONI E COLLEGI

  • Dei 630 deputati alla Camera12 saranno eletti all'estero, gli altri 618 in Italia.
  • Per eleggere questi 618, i 60 milioni di italiani saranno raggruppati in 20 circoscrizioni regionali, suddivise a loro volta in 100 collegi di circa 600.000 abitanti ciascuno.
  • Ogni collegio eleggerà 6-7 deputati, ognuno con una base elettorale di circa 100.00 abitanti (a parte qualche differenza per Trentino e Valle d'Aosta).

ESEMPIO: in Lombardia si eleggeranno in totale 101 deputati (corrispondenti a circa 99.000 abitanti ciascuno) e in Abruzzo 14 deputati (95.000 abitanti ciascuno).

I CANDIDATI

  • In ogni collegio i partiti potranno presentare liste di candidati, ordinati in modo da alternare uomini e donne.
  • In ogni circoscrizione i capilista dei diversi collegi dello stesso genere non possono essere più del 60%.
  • Nessuno può essere candidato in più collegi, tranne i capolista nel limite di 10 collegi.

ESEMPIO: Il capolista Rossi (uomo) della lista A potrà candidarsi come capolista in 10 collegi anche appartenenti a più circoscrizioni ma, per esempio, potrà presentarsi capolista in un collegio in Toscana (10 collegi) solo se in quella circoscrizione si presentano almeno 4 capilista donne nella lista A.

LA VOTAZIONE
Ogni elettore potrà esprimere al massimo due preferenze, purché per persone di diverso genere
ESEMPIO: chi esprimerà preferenze per due donne vedrà annullata la seconda preferenza, ma il voto di lista e la prima preferenza resteranno validi

LA RIPARTIZIONE DEI SEGGI

  • Se una lista non raggiunge il 3% viene esclusa dall'assegnazione dei seggi.
  • Se una lista ottiene più del 40% dei voti otterrà un premio di maggioranza di 340 seggi (circa il 54% di 630); i seggi rimanenti andranno alle altre liste con metodo proporzionale.
  • Se due liste ottengono più del 40% (caso molto difficile) il premio andrà a quella con più voti.
  • Se nessuna lista ottiene il 40% si andrà al ballottaggio fra le prime due liste, analogamente a quello che succede da anni per le elezioni comunali. Dopo il primo turno non sarà possibile fare apparentamenti fra liste per il secondo turno.

ESEMPIO: Al primo turno la lista A ottiene il 35% dei voti, la B il 30%, la C il 25%, la D l'8%, la E il 2%. La lista E non ottiene seggi. Si va al ballottaggio fra le liste A e B. Se al ballottaggio vince la lista B, la lista B ottiene 340 seggi. I rimanenti 278 seggi vengono suddivisi in proporzione ai voti ottenuti nel primo turno fra le liste A, C e D.

I DEPUTATI ELETTI
I capilista sono bloccati; in pratica viene garantita la loro elezione se la lista ottiene almeno un seggio nel collegio in cui si presentano.
ESEMPIO: se nel collegio X la lista A ottiene 4 seggi, il capolista Rossi viene eletto insieme ad altri 3 candidati scelti in base alle preferenze espresse dall'elettorato.
NOTA: se il capolista Rossi si è presentato in 10 collegi e viene eletto nel collegio X, negli altri 9 collegi in cui è capolista vengono eletti solo candidati scelti in base alle preferenze dell'elettorato. Questo riduce di molto il "problema della Camera di nominati dai partiti".

11 ottobre 2016 – la Camera eletta senza il peso degli elettori? Facciamo qualche conto  e scopriremo che non è così

Sento spesso dire: "L'Italicum produrrà una Camera di nominati dai partiti quindi voto NO". A parte il fatto che non voteremo sull'Italicum, mi domando: "Ma è veramente così?". E' vero che i capilista bloccati annulleranno la volontà degli elettori?

Ho preso una calcolatrice e ho scoperto che, per effetto del blocco dei capilista, i Deputati "nominati dai partiti" saranno meno del 6%, quasi tutti concentrati nelle liste minori.

Visto nel dettaglio, gli eletti "nominati dai partiti" saranno:

  • inesistenti nella lista vincitrice, quella che godrà del premio di maggioranza
  • irrilevanti (circa il 3%) nelle liste dei grandi partiti non vincitori
  • significativi (quasi il 40%) nelle liste dei partiti piccoli
  • molti (oltre il 50%) nelle liste dei partiti molto piccoli

In pratica il "pericolo" che i partiti scelgano i Deputati al posto degli elettori riguarda solo i piccoli partiti. A meno di voler riempire la Camera di future Nicole Minetti nei piccoli partiti, ritengo opportuno eliminare l'inutile regola del blocco dei capilista, i cui innocui effetti elettorali vengono amplificati ad arte da tanti oppositori.


Chi si fida dei dati sopra citati può finire qui la lettura. Gli altri possono invece controllare i calcoli che seguono.


SIMULAZIONE DI UN RISULTATO ELETTORALE CON L'ITALICUM
La seguente simulazione mostra, ipotizzando un risultato elettorale abbastanza realistico, che dei 630 deputati solo 35 (5,6%) vengono di fatto "nominati dai partiti", scavalcando le preferenze espresse dagli elettori.

LA SITUAZIONE SIMULATA
Supponiamo che esistano 6 liste di candidati che ottengono al primo turno le seguenti percentuali: lista A 29%, B 28%, C 25%, D 7%, E 7%, F 4%
e che, al turno di ballottaggio fra A e B, vinca B ottenendo 340 seggi.

  • Tolti i 12 seggi assegnati all'estero, le liste A, C, D, E, F si ripartiscono i restanti 278 seggi in modo proporzionale ai voti del primo turno.
  • Tolto il 28% dei voti della lista B, le percentuali fra i voti rimanenti del primo turno risultano:lista  A 40,3%, C 34,7%, D 9,7%, E 9,7%, F 5,6%

quindi i 278 seggi rimanenti verranno così ripartiti: lista A 112 seggi, C 97, D 27, E 27, F 15

I CAPILISTA DELLE LISTE MINORI
I partiti delle liste D, E, F sanno a priori di essere minoritari e di non poter avere eletti in tutti i 100 collegi. Vogliono però che, tra i pochi loro eletti, ci siano tutti i loro 10 leader più importanti, quindi li mettono capilista in 10 collegi ognuno (massimo ammesso dall'Italicum).
In questo modo è altamente probabile che ognuno dei 10 leader venga eletto in uno o più collegi. In un determinato collegio questo sarà l'unico eletto perché, per un piccolo partito, è praticamente impossibile eleggere 2 o più candidati nello stesso collegio.
A questo punto però un capolista eletto in 4 collegi dovrà dare 3 dimissioni, lasciando il posto ai candidati con maggior numero di preferenze espresse dagli elettori.

LE SCELTE DI UN PICCOLO PARTITO
Consideriamo l'esempio della lista F (15 seggi). Le dimissioni conseguenti all'elezione multipla di alcuni capilista liberano 5 posti a candidati scelti con le preferenze. A prima vista risultano così 10 "nominati dai partiti" e 5 "scelti dagli elettori", ma il calcolo è inesatto per due motivi:

  • anche se i capilista non fossero stati bloccati, una scelta intelligente da parte del partito F dei collegi in cui inserire i suoi leader avrebbe garantito nei fatti l'elezione almeno di alcuni di loro. Se supponiamo che questi siano 4, i "nominati dai partiti" diminuiscono di 4 unità, scendendo a 6
  • nella scelta dei collegi in cui rassegnare le dimissioni del plurieletto, la segreteria del partito F farà in modo di favorire, fra i primi per preferenze degli elettori, quelli più graditi al partito. Con questa piccola astuzia la segreteria aumenterà di fatto i "nominati dal partito", anche se a posteriori. Supponiamo che così facendo i "nominati dal partito" aumentino di 2 unità, salendo a 8.

In conclusione fra i 15 eletti nella lista F ne avremo circa 8 (53%) "nominati dai partiti" e 7 (43%) "scelti dagli elettori".

SINTESI PER I PARTITI MINORI
Con calcoli simili si vede come fra i 27 eletti nelle liste D ed E, circa 10 (37%) sono "nominati dai partiti" e gli altri 17 (63%) "scelti dagli elettori". In totale, fra i 69 eletti nelle liste minori ne risultano circa 28 (41%) "nominati dai partiti" e 41 (59%) "scelti dagli elettori".

LE SCELTE DI UN GRANDE PARTITO

I grandi partiti A, B, C hanno ottenuto percentuali vicine, sconosciute però prima del voto. Puntando tutti e tre al ballottaggio, partendo da ipotesi di percentuali molto simili, A, B e C faranno scelte praticamente uguali. Con quali criteri procederanno?

Essendo grandi partiti, A, B e C hanno numerosi leader nazionali da fare eleggere. Supponiamo che siano una trentina; possono così decidere di mettere ogni leader come capolista in 3 o 4 collegi, garantendo così l'elezione dei "30 grandi".

In molti casi però questi "30 grandi" sarebbero stati eletti comunque, anche senza il blocco dei capilista dell'Italicum, grazie alla loro notorietà e al numero elevato di eletti nelle loro liste. Se supponiamo che questo sarebbe comunque successo nell'80-90%, per le liste A e C avremo, di fatto, solo 3-4 "nominati dai partiti" in ogni lista.

CONCLUSIONE: fra tutti i 209 eletti nelle liste A e C circa 7 (3%) saranno "nominati dai partiti" e 202 (97%) "scelti dagli elettori".

NOTA: si può pensare che i grandi partiti A, B e C mettano 100 capilista diversi, aggiungendo altri 70 sconosciuti. Non lo faranno per almeno tre motivi:

  • a parte il caso del partito vincitore B (ignoto però prima delle elezioni) non tutti i 100 capilista verrebbero eletti, rischiando così di sacrificare alcuni dei "30 grandi"
  • i "30 grandi" sono noti a livello nazionale e, come capilista, richiamano l'elettorato che porterà più voti anche nei 2-3 collegi in cui poi si dimetteranno a favore di altri candidati
  • con 100 capilista non esisterebbero plurieletti che, grazie al meccanismo delle dimissioni, sono l'unica speranza per gli altri candidati di essere eletti. Se mancasse questa speranza gli altri candidati non avrebbero motivo di fare propaganda elettorale, riducendo così i voti alla loro stessa lista

I CAPILISTA DEL PARTITO VINCITORE
Con 340 eletti, come premio di maggioranza, i capilista sarebbero stati tutti eletti, anche in assenza del blocco, quindi per questa lista il 100% degli eletti sono di fatto "scelti dagli elettori".

SINTESI
Con questa simulazione i Deputati "nominati dai partiti" risultano circa 28 nelle liste dei partiti minori e circa 7 nelle liste dei partiti maggiori. In totale sono quindi il 5,5% dei 630 Deputati eletti. Facendo simulazioni con dati un po' diversi questa percentuale potrà variare, ma è difficile immaginare che il risultato finale risulti maggiore del 7-8%.

 

COMMENTI

Info su Roberto Ceriani

Roberto Ceriani, classe 1950, laureato in Fisica, dopo molti anni di insegnamento ha vinto il 1° concorso per Dirigente Scolastico e quindi, dopo aver fatto questo nuovo lavoro per alcuni anni, è andato in pensione per raggiunti limiti di età. Interviene spesso su Facebook su problematiche riguardanti il mondo della scuola. “Autore di libri di Fisica per Licei e di numerosi testi di divulgazione informatica. Formatore di insegnanti in Lombardia e nelle regioni del Sud. Ha lavorato 9 anni all’IRRSAE-IRRE Lombardia dove si è occupato di Progetti Europei di formazione docenti e di analisi statistiche di dati internazionali sugli apprendimenti (Progetto OCSE-PISA). Attualmente, per conto dell’Invalsi, si occupa di valutazione delle scuole italiane e, per conto dell’USR Lombardia, è impegnato nelle attività di valutazione dei Dirigenti Scolastici”
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