elezioni e sistemi elettorali tra USA e Italia

Hillary Clinton 59.926.386 voti (50,1%); Donald Trump 59.698.506 voti (49,9%). La vittoria di Trump da noi sarebbe considerata un colpo di stato. Invece nella democrazia più grande del mondo questi numeri sono solo una curiosità statistica (…e non è il primo caso!).

Il trucco sta nella legge elettorale americana: in ognuno dei 50 Stati americani il candidato localmente vincitore si accaparra TUTTI i Grandi Elettori dello Stato che, a loro volta, eleggono poi il Presidente (fanno eccezione Maine e Nebraska, che adottano il metodo proporzionale, ma contano poco inviando rispettivamente solo 4 e 5 Grandi Elettori).

Ma almeno il numero di Grandi Elettori (538 in totale) è proporzionale alla popolazione di ogni Stato? Niente affatto: nel Texas (34 G.E. per 25 milioni di abitanti) un G.E. costa 735.000 abitanti, mentre nel Wyoming (536.000 abitanti con 3 G.E.) ogni G.E. costa solo 179.000 abitanti. La regola uno vale uno in USA andrebbe corretta in uno del Wyoming vale 4,1 texani

Non parliamo poi del Senato USA, dove ogni Stato invia 2 senatori. Un senatore californiano (37,2 milioni di abitanti) rappresenta 18,6 milioni di cittadini pari a 66 volte il numero di cittadini rappresentati da un senatore del Wyoming (il cui voto in Senato vale però quanto quello del collega californiano!).

Quando si dice che l'Italia è l'unica repubblica parlamentare con il bicameralismpo perfetto subito qualcuno risponde Non è vero: anche gli USA…. A parte che negli USA c'è una repubblica presidenziale, chi di noi si sentirebbe rappresentato in Parlamento da un bipartitismo come quello americano?

A proposito, cosa succede in Italia?

Da noi molti lamentano che la Riforma Costituzionale toglierebbe ai cittadini il diritto di sentirsi rappresentati dai senatori. Sembra poi che l'Italicum tolga ai cittadini il diritto alla rappresentanza proporzionale dei Deputati. Siamo sicuri che sia veramente così?

Molti credono che in Italia i Deputati vengano eletti in proporzione ai voti ottenuti. Anzi, qualcuno crede che le recenti leggi elettorali abbiano in qualche modo ridotto la bella rappresentatività proporzionale in vigore fino a qualche decennio fa.

In realtà in Italia non è mai esistito un vero sistema proporzionale. Il vecchio meccanismo del quorum di collegio ha sempre favorito i grandi partiti e punito quelli piccoli (fa eccezione la Südtiroler Volkspartei, grazie alla sua concentrazione territoriale.

Pochi ricordano che un Deputato democristiano costava circa 50.000 voti, mentre un suo collega liberale o repubblicano per essere eletto ne aveva bisogno più di 200.000. Pochi ricordano che nel 1972 la lista de Il Manifesto ottenne 650.000 voti e nessun seggio mentre, a parità di voti, vennero eletti ben 13 Deputati democristiani e una decina di comunisti.

La cosa curiosa è che stiamo parlando della Camera, dove vigeva il cosiddetto metodo proporzionale puro senza soglia di ingresso. Non parliamo poi del Senato, dove la legge elettorale è molto complicata e la relazione fra elettori ed eletti è un algoritmo di tale complessità da fare dimenticare qualsiasi ipotesi di proporzionalità (con buona pace di chi lamenta che la Riforma ci toglie il diritto di farci rappresentare in Senato.

Perché allora tutti ce l'hanno con l'Italicum?

Non so se l'Italicum sia un metodo giusto o sbagliato, ma so che è talmente chiaro che tutti lo capiscono e questo è un grave errore in politica! Infatti di solito non contestiamo le cose sbagliate, ma contestiamo quelle poche poche che capiamo!

E' un po' come la mia assemblea condominiale dove litighiamo per ore sulla ripartizione di 50 euro per l'acqua (calcolo in base al numero di inquilini) e nessuno discute delle migliaia di euro per il riscaldamento (ripartite con un algoritmo che nessuno capisce).

Allora qual é il problema?

Forse il vero problema è che ormai in tutto l'Occidente siamo sempre più incapaci di affrontare la complessità di un mondo in rapida evoluzione e cerchiamo rifugio in risposte semplici. Troppi furbi l'hanno capito bene: prima Berlusconi, poi Trump e domani tanti furbetti che vediamo già pronti in fila…

Fingendo di avere in tasca soluzioni facili, forniscono risposte semplici a domande poste da loro stessi. Riescono così a farci dimenticare che dovremmo porci domande più complesse, adeguate alla complessità del mondo attuale. Nell'era della comunicazione digitale di massa è questo (non certo l'ipotetica dittatura presente solo in alcune menti paranoidi) il vero pericolo che sta correndo la Democrazia…

Grazie Trump per avercelo ricordato!

 

Info su Roberto Ceriani

Roberto Ceriani, classe 1950, laureato in Fisica, dopo molti anni di insegnamento ha vinto il 1° concorso per Dirigente Scolastico e quindi, dopo aver fatto questo nuovo lavoro per alcuni anni, è andato in pensione per raggiunti limiti di età. Interviene spesso su Facebook su problematiche riguardanti il mondo della scuola. “Autore di libri di Fisica per Licei e di numerosi testi di divulgazione informatica. Formatore di insegnanti in Lombardia e nelle regioni del Sud. Ha lavorato 9 anni all’IRRSAE-IRRE Lombardia dove si è occupato di Progetti Europei di formazione docenti e di analisi statistiche di dati internazionali sugli apprendimenti (Progetto OCSE-PISA). Attualmente, per conto dell’Invalsi, si occupa di valutazione delle scuole italiane e, per conto dell’USR Lombardia, è impegnato nelle attività di valutazione dei Dirigenti Scolastici”
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