Il caso Oxfam e la mia esperienza nel mondo della cooperazione – di Bruno Petrucci

Il caso Oxfam attira le prime pagine. Riprendo il discorso su onestà e crimine, perché nei lunghi anni in cui sono stato immerso nel mondo della cooperazione, di delinquenti veri e propri non ne ho trovati. Ho trovato però persone che agivano con scarso senso sociale, facili ad approfittare a proprio vantaggio di opportunità dovute a scarsi controlli.

Ciò accadeva soprattutto nei progetti di emergenza, dove i fondi di solidarietà fluiscono facile e abbondanti ed il contesto non permette i controlli necessari. E poi, appunto, ci sono quelli che lavorano come i furbetti del cartellino: "che mi frega, penso ai fatti miei".

Certo fa più impressione perché ci si aspetterebbe una motivazione morale, in un settore finalizzato ad aiutare chi è in difficoltà. Ma così è il mondo: le mele marce entrano dappertutto e nella cooperazione internazionale sono davvero una esigua minoranza.

Però c'è lo spreco, ci sono progetti assurdi e sballati, ci sono funzionari ONU (o delle grandi agenzie tipo Oxfam) con stipendi e benefit da presidente della repubblica e credo che ci siano ampi margini per migliorare, soprattutto introducendo limiti ai salari ed ai benefit che attirano anche chi è solo a caccia di benefici personali.

Fra le mie ultime esperienze negative c'è stato un caso a Boroma, Somaliland, in cui UNICEF ha finanziato una perforazione inutile (a 18 m da un pozzo attivo) per assicurarsi che su due pozzi finanziati almeno uno avesse esito positivo. Ovviamente ciò ha significato che delle due nuove posizioni da me indicate solo una venisse effettuata (con esito positivo).

E poi il caso della stessa Oxfam che mi finanziò in Somaliland uno studio e poi si rifiutò di perforare dove indicavo perché aveva paura di un insuccesso. La logica è perversa, è quella di funzionari che temono per la carriera e di dirigenti che probabilmente valutano le carriere dei subordinati con criteri da società per azioni.

Ma se la Somalia non fosse un paese arido, con elevate possibilità di fallimento, con alte percentuali di insuccesso nello scavo di pozzi, non ci sarebbe nemmeno ragione per un intervento importante e per finanziamenti elevati. Forse le ragioni profonde della corruzione nell'ambito della cooperazione si trovano proprio nelle logiche assurde descritte.

E comunque, insisto, le mele marce sono dappertutto e chiunque creda che si può costruire un mondo nuovo e più giusto solo gridando onestà, onestà si mette per mare senza mai prevedere tempeste.

 

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Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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