diciamola tutta – di Bruno Petrucci

C’è il sole. Esco a fare la spesa a piedi.

Per strada, giovani, anziani, extracomunitari, i miei amici fruttivendoli, due albanesi e un siciliano. Avranno votato tutti 5* o Lega? La sensazione di essere in mezzo ad un’invasione di zombie, o di extraterrestri che si stanno impadronendo del mio pianeta. Non sarò io l’extraterrestre, con tutti i miei amici del 68?

I dubbi che avevo messo da parte durante la battaglia elettorale, emergono con forza. Sono orgoglioso dei miei dubbi, mi aiutano ad essere padrone delle mie idee, dei miei comportamenti. Seguendo i miei dubbi ho lasciato Avanguardia Operaia nel 76’. Ho lasciato il PCI nel 78’. Ho votato per Craxi e mi sono chiesto perfino se votare Berlusconi. La Lega no, mai, sono terrone ed orgoglioso di esserlo.

Ho approvato Monti e poi Letta. Mi sono esaltato per Renzi. C’è il sole. Renzi si è dimesso con la promessa di non correre di nuovo per la segreteria. Sono contento. Ad un amico ho scritto che volevo un po’ di rigidità anglosassone: hai perso una battaglia, poi due, poi la guerra; se sei il comandante in capo, devi dimetterti, a prescindere dalla tua percentuale di responsabilità nella sconfitta.

Ma perché abbiamo perso? E così male, mi chiedo mentre passo davanti ad un supermercato a basso costo: vecchi, extracomunitari, giovani mamme. Non mi basta una spiegazione generica. E allora analizzo. Il crollo generalizzato delle socialdemocrazie: non siamo più alla testa del popolo con parole d’ordine immediate, posso dirlo, populiste. Siamo cresciuti e vediamo un po’ più lontano.

Noi, laureati, benestanti, pensionati (non io) con due pensioni e quindi almeno 3.000 euro al mese. Noi privilegiati con la pancia piena e le ferie assicurate, noi che riempiamo le navi da crociera, noi abbiamo il privilegio di poter guardare più lontano. Quelli davanti al supermercato no.

E non sappiamo dargli nemmeno un’idea per cui battersi, per cui sperare. La crisi: come sopra, ma che c’azzecca l’abolizione dell’IMU anche ai benestanti? L’immigrazione: unita ai due punti sopra ci ha isolati, non solo dalle signore benestanti di Montecatini in pelliccia, ma dagli sfigati. “35 euro a loro e nemmeno 30 a noi” dice un pensionato, o un cassintegrato o un impiegato dei call center. “E poi sono lì e spacciano ed io ho paura ad uscire”.

Neanche vedono quegli sfigati che per 20-25 euro al giorno si ammazzano a raccogliere arance o mandarini o pomodori e se li vedono s’incazzano perché abbassano il salario di tutti i giornalieri agricoli, anche gli italiani. Non si chiedono perché un kg di pomodori o di arance costano ancora come prima dell’euro. E abbiamo lasciato i poveracci alla lega e ai 5* e Minniti e la sua opera preziosa sono andati in mona davanti ad un ex 5* che la gente ha votato senza sapere neppure chi era.

Beh, e che dire dei miei amici gay che hanno votato 5*? O degli operai dell’ILVA e probabilmente anche quelli della Embraco? Le riforme costituzionali: abbiamo obbedito a Napolitano e soprattutto alle nostre convinzioni che questo paese avesse bisogno di un assetto di governo più moderno. Ma era proprio così urgente, da doverci infognare nell’ennesima trappola di Berlusconi?

E poi gli sberleffi a chi resisteva, l’insulto anche quando si cercava il compromesso. Abbiamo sbagliato. E poi la personalizzazione: mi gioco tutto, senza capire che l’onda si stava già sollevando. Perché tutto insieme? Perché non dividere in pezzi? La corruzione e le banche. Un surfista di valore sa scegliere il momento giusto. Ho visto un surfista in Portogallo, un vero fuoriclasse, cavalcare un’onda di 35 metri. Se ti lanci troppo presto ti ammazza. Se troppo tardi la vedi scivolarti sotto i piedi e tu rimani indietro.

Gli avversari interni ed esterni hanno colto l’attimo alla perfezione ed hanno avviato una campagna congiunta, denigratoria, mettendo il loro senso di responsabilità, la stessa che oggi si chiede al PD, sotto la suola delle scarpe, per usare un eufemismo. Hanno contribuito a gonfiare l’onda sfruttando la posizione di responsabilità dei padri Renzi-Boschi in due banche fallimentari, per far credere alla gente, anche alla nostra gente, che un provvedimento che doveva essere preso da chiunque fosse stato al governo era nient’altro che la copertura finanziaria di un intrallazzo di famiglia.

Ci chiedete perché odiamo i 5* e LeU? Perché sono stati disonesti nella peggiore ipotesi, imbecilli nella migliore. Ma è stata una manovra a tenaglia perfetta. E mentre un buon condottiero si prefigge di dividere lo schieramento avversario, Renzi è riuscito a compattarlo, oltre ogni misura.

Ma fin qui, in gran parte si tratta di peccati, per così dire, veniali. Il peccato capitale è stata la comunicazione. Di fronte allo tsunami Renzi faceva pernacchie. Avanti miei prodi, stiamo per vincere, manca un passo. Mentre quelli di noi con un minimo di buonsenso si chiedevano se saremmo stati sopra o sotto il 20%. Sotto, ovviamente. Il tono arrogante, il ribadire che il paese andava bene, andava avanti, quando ormai nessuno ascoltava più, i diritti civili che non siamo mai riusciti ad avere prima, ma chissenefrega i gay votano 5*, i padri dei bimbi con handicap, gli operai a cui hai salvato il posto di lavoro.

E mai, mai, mai l’idea di fare un passo indietro, lui e la Boschi, mai aprire il cuore alla gente e dire siamo con voi, siamo dolenti per la situazione in cui siamo/siete, abbiamo cercato di fare il possibile, sappiamo che state male, ma non ci sono scorciatoie e se spendiamo 10 euro in più oggi, il nostro debito aumenta e ci spinge di nuovo giù al segno meno. Piangi in TV, strappati le vesti, fai capire alla gente che sei con loro. Ma non hai capito che gli sberleffi agli altri sono stati vissuti come insulti ai cittadini, uno per uno.

Cento piccoli passi? Nooo, piuttosto dì solo che rafforzeremo i passi che abbiamo già fatto, ma senza un elenco puntiglioso che solo i militanti, forse neppure tutti, hanno letto. Annuncia che torneremo a spendere quando avremo un po’ di margine in più …. Sì, lo so, mi direte perché non lo fai tu? No, non ne sarei mai stato capace, ma non è questo specificamente che imputo a Renzi. E’ stato il non cogliere la forza della Santa Alleanza da LeU ai 5*, è stato il non cogliere il fastidio che dava alla gente con il suo atteggiamento, attaccare quando bisognava ritirarsi, imporre al governo Gentiloni la Boschi e Lotti.

In questo mondo mediatico non basta avere ragione, bisogna avere il consenso e quando non lo si ha bisogno avere il coraggio di un passo indietro. Vogliamo insultare gli avversari? Gli elettori? Certo, facciamolo pure, ma aumentiamo solo l’odio. Non so di quanto avremmo perso con una comunicazione diversa e un passo indietro di Renzi e Boschi (e Lotti).

Per questo sono contento che Renzi si sia dimesso e che prometta di non ritornare. È un grandissimo capitale politico che dobbiamo mettere in naftalina, come i maglioni d’estate. Conservarli per potere tornare a metterli durante il prossimo inverno.

E poi cosa fare, adesso? Il sangue chiama sangue, l’odio la vendetta, l’orgoglio offeso lo sdegno. Sentimenti che servono solo a rovinare gli esseri umani, figuriamoci i partiti. I bastardi che ci hanno costruito addosso l’immagine di corrotti e incapaci oggi candidamente, che facce di merda, ci chiedono responsabilità e collaborazione. Ci chiedono di avere il senso dello stato, loro che hanno voltato le spalle alla responsabilità.

Eppure, eppure, cominciano a firmare la loro futura sconfitta, proprio riconoscendo che “i corrotti e gli incapaci”, solo loro, possono aiutarli ad uscire dalla crisi. E allora che fare, perdonare? Categoria dello spirito, questa. No. Togliergli le castagne dal fuoco? No. Ma nemmeno dire noi faremo solo opposizione tout court.

Partecipare al governo con i 5*? Con Salvini? No e poi no e ancora no. Ma inchiodare loro sì. Di Maio chiede appoggio al suo programma mentre chiede collaborazione? E noi rispondiamo con appoggio esterno solo sulle scelte condivisibili e opposizione dura su provvedimenti populisti. E non dico di trovare compromessi sulla Fornero o di accettare un reddito di cittadinanza impossibile e sbagliato.

Oppure rispondiamo con “a cosa siete disposti a rinunciare del vostro programma?” A nulla? Addio. Opposizione dura, però giustificata, che sia motivata agli occhi della gente, non di principio perché siamo stati offesi. Riusciremo a farlo? Non lo so, di sicuro è difficile, ma la politica è l’arte del possibile, non rinchiudiamoci in un neo ideologismo da opposizione. Non ci sediamo sulla riva del fiume ad aspettare un cadavere perché rischiamo di morire prima noi.

E poi vorrei vista lunga, a partire dal primo punto che ho citato sopra: la crisi delle socialdemocrazie. Siamo vecchi e non mi riferisco non solo alla mia età, ma alla vetustà del modo di fare politica. Siamo isolati dalle categorie sociali più deboli e indifese. Nei quartieri popolari non mettiamo più piede, ma vinciamo a Montenapoleone ed ai Parioli. L’unica categoria in cui siamo stati il primo partito è quella dei pensionati, gli over 65, possibilmente laureati.

Nei 5* c’è una gran parte di quella che sarà la futura classe politica. Possiamo spingerli verso destra o verso la socialdemocrazia o forse verso qualcosa a cui non sappiamo ancora dare un nome. Sarà il sovranismo ad avere la meglio? O il razzismo? Quando dovranno fare i conti con la realtà del governo non potranno più non scegliere. Noi dovremo essere un punto di riferimento per gli elettori e per i partiti non completamente reazionari. Guardiamo lontano, per favore e guardiamo in profondità dentro la nostra storia e a quando da giovani pensavamo che i peggiori reazionari fossero nel PCI.

 

COMMENTI

Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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2 risposte a diciamola tutta – di Bruno Petrucci

  1. Bruno Petrucci scrive:

    Ringrazio gli amici che hanno lasciato un commento. Non cerco "mi piace", sto cercando risposte, come tanti oggi, e trovo solo dubbi.
    Daniele, Claudio, PF, Guido e gli altri con cui condividiamo un passato comune, mi piacerebbe che ci trovassimo con un po' di amici a discutere, a scannarci magari davanti a una birra, ma sembra che riusciamo a comunicare solo via Facebook.
    Comunque vedo nel PD solo una reazione da offesi e sono convinto che non serva a cambiare la realtà. E per quanto riguarda questi 3 anni di governo con Renzi alla guida, ne ho condiviso quasi tutte le scelte, come sapete.
    Ieri sera guardavo a Piazza Pulita un servizio sui super-stipendi della giunta regionale siciliana. Chi si ricorda più che il governo Renzi mise (tra mille critiche) un tetto agli stipendi dei dirigenti? Merito degli avversari essere riusciti a coprire tutto il buono fatto con un efficace lavoro da scalpellini lasciando solo l'immagine di un partito di corrotti. La risposta di mio nipote, per chi l'abbia letta, è il tipico atteggiamento da vaffa, miope e populista, dei 5*. Ma l'arroccamento non serve a nessuno.
     

    • Claudio Cereda scrive:

      Bruno io sono confuso oltre che in quarantena nel PD di Monticiano per via delle mie idee eterodosse. Qui erano abituati a gestire il potere governando tutto anzi facendo ciò che Siena disponeva. Quel sistema è andato in pezzi e la risposta locale del PD è assolutamente inadeguata perché avendo per anni amministrato con un sistema di controllo sulle persone all’insegna del “ti dò il posto di lavoro”, ti dò la disoccupazione (intesa come assegno), ti dò, ti dò … si rende conto dello sgretolamento in atto ma non riesce ad uscirne perché manca un progetto di sviluppo e paradossalmente cresce più la Lega dei 5 stelle rivolgendo a chi ha voglia di cambiare un messaggio semplice “fare come al Nord”
      Quindi lascio perdere Siena.
      Sul resto io penso che si debba stare all’opposizione per qualche anno e si debbano fare le battaglie dello sviluppo, del risanamento dello stato, dei diritti civili, dell’Europa piantandola con le mance, non avendo la pretesa di rappresentare il corpaccione sociale dell’Italia.
      Renzi, sul piano del progetto per il futuro era avanti; sulla capacità di costruire il partito e sulle politiche sociali è stato inadeguato. Il partito non c’è e al suo posto ci sono statuti, regolamenti … del tutto inutili e fuorvianti. Ler politiche sociali sono state attuate a pioggia e con il criterio delle mance in una logica poco diversa dalla proposta grillina.Su questo aspetti condivido quanto sostiene Cominelli nel suo pezzo su Gesù e il Cireneo.
      Spero di vedervi e di avere tempo di parlarsi in maniera tranquilla se si farà l’incontro del cinquantenario.

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