meno due … al 4 marzo

C'è una cosa che mi sta piacendo nel finale di questa campagna elettorale: sia i grandi leader, sia i semplici elettori sono per metà preoccupati e per metà fiduciosi e attuano comportamenti, e rivolgono appelli, alla ricerca del voto degli indecisi. Vogliono rassicurare, vogliono venire incontro. Qualcuno canta fuori dal coro e si mette ad insultare gli altri, li dileggia, ma mi paiono comportamenti minoritari.

Dei tre schieramenti principali (il PD, i 5 stelle, Forza Italia) mi sono piaciute alcune cose, ma altre mi sono piaciute di meno e attendo stasera, da Bruno Vespa, per sapere se qualche nodo verrà sciolto.

Il PD insiste con la pacatezza e con il bilancio dei risultati positivi (a metà); rispetto alla fase ascendente del renzismo mi pare che manchi un po' di capacità di far sognare l'elettorato e mancano il guizzo, l'elemento di novità. E' giusto dire che dobbiamo aspettare il risultato elettorale per sapere cosa sarà possibile fare, ma per conquistare gli elettori indecisi bisogna, un po', farli sognare, avere il coraggio di dire anche cose scomode, un po' come fanno sui rispettivi fronti, Minniti e Calenda.

C'è poi una questione abbastanza essenziale, ma su cui Matteo Renzi continua a tacere: la carta Gentiloni. E' lui la proposta governativa del PD? Forse la scelta di tacere è legata al fatto che, in caso di situazione ingestibile e senza sbocchi, dovrà essere lui a guidare il governo in proroga chiamato a gestire gli affari correnti mentre il nuovo parlamento lavorerà ad una legge elettorale più improntata alla logica del chi vince governa.

A proposito di ciò parlano in tanti, improvvisamente tutti sembrano propensi alla riscoperta del maggioritario, ma io mi chiedo, e continuo a chiederlo, ma perché negli ultimi due anni il PD è stato lasciato da solo su ogni proposta coerentemente maggioritaria (Mattarellum rivisitato, doppio turno alla francese, uninominale secco)?

In caso di stallo mi auguro che Mattarella, dopo aver concesso una proroga a Gentiloni, dica al nuovo Parlamento vi dò tot mesi (due o tre), dopo di che cambiata o non cambiata la legge si torna a votare.

Forza Italia ha finalmente sciolto il nodo della leadership temporanea e ha sacrificato il suo vitello grasso.

Scelta rischiosa quella di Tajani che dovrebbe lasciare una carica importante come la Presidenza del Parlamento Europeo per mettersi al timone di una navicella piena di spinte divaricanti e in cui Fratelli di Italia e la Lega (che convergono su molte cose) potrebbero scoprire che divisi si perde ma uniti si vince.

Il programma del centro destra è pieno di cose che potrebbero far sognare gli Italiani (dagli immigrati da rimpatriare alla aliquota di tassazione unica). Le cose vengono buttate lì senza grosse riflessioni sull'equilibrio dei nostri conti, o sulla fattibilità concreta,agitando la bandiera immaginaria del faremo come Trump; a proposito chi prenderebbe il posto che fu di Tremonti?

Non solo il capo ha 81 anni, ma in questi anni non sono emerse figure significative nuove nel gruppo dirigente (la Lorenzin è andata da un'altra parte e l'ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo non è decollato, Parisi continua a fare la riserva) e dunque oltre a Brunetta, e Romani, per quanto lavorino bene di lifting abbiamo il ritorno di Anna Maria Bernini e di Mara Carfagna.

Il Movimento 5 stelle sta giocando il tutto per tutto; si presenta ribadendo lo slogan del niente compromessi, ma nel contempo è finalmente sceso da Marte sulla Terra e dunque si sta misurando con i problemi concreti del fare politica.

Di Majo si è concentrato su due temi: i candidati nei collegi uninominali e i candidati ministri scegliendoli al di fuori del mondo della piattaforma Rousseau. L'ho già scritto, al di là di eventuali sgarbi istituzionali (ma secondo me non è così) quella del rendere pubblica la squadra è una grande trovata sul piano della credibilità e della conferma della avvenuta discesa da Marte sulla Terra.

Certe cose non si improvvisano e dunque è emerso qualche problemino, su cui è buttata a pesce la grande stampa. In questi giorni il tema ghiotto è quello del Dirigente Scolastico innovatore proposto per la Pubblica Istruzione, che avrebbe osato affermare che la Buona scuola non è tutta da buttare. Ne vedremo molte altre e io mi auguro che questi candidati presi dalla sociertà civile sappiano tenere la schiena dritta sia nei confronti del fondamentalismo (un po' stalinista) ancora presente tra i 5 stelle, sia nei confronti del mondo della informazione alla ricerca dello scandalo (non ha pagato una multa, è iscritto alla massoneria, ha dato uno schiaffo alla fidanzata, si è fatta un amante molto più giovane di lei, …).

Stasera ascolteremo in televisione Berlusconi, Di Majo e Renzi e io mi auguro che Vespa, che si sta preparando da tempo, sappia fare le domande giuste e che la RAI ottenga uno share se non da festival di Sanremo, almeno da Montalbano. E che siano in tanti gli Italiani che votano dopo essersi fatte delle domande e aver cercato delle risposte.

Dopo le elezioni, e prima di parlare di governo, avremo un bel riscontro della volontà o meno delle diverse forze politiche di ragionare in termini di disponibilità a collaborare sul piano istituzionale: ci saranno da eleggere i Presidenti di Camera e Senato.

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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