le regole democratiche

Nei sistemi democratici, e il nostro lo è, quando il risultato delle urne disegna la mancanza di maggioranze dotate del requisito minimo in un sistema parlamentare, quello del 50,1 % degli eletti, si cercano altre strade sotto la guida costituzionalmente ferma del Presidente della Repubblica. Il suo compito è quello di fissare i tempi, creare le occasioni di incontro e pretendere che chi si candida a governare dimostri, con ragionevole credibilità, di potercela fare.

Se il tentativo fallisce, normalmente si perseguono altre strade (governo dei tecnici, governo del Presidente, governo presieduto da uno dei Presidenti del Parlamento), ma tutte queste strade in questi anni sono già state percorse o hanno perso appeal di fronte ai nuovi protagoniisti della scena politica (i 5 stelle e la Lega), o entrambe le cose.

Così Mattarella è costretto, per la prima volta a dire: o così o pomì

Noi, e per noi intendo le componenti liberal ed europeiste, della sinistra lo avevamo detto: il nodo del nostro sistema politico ha natura costituzionale; la seconda parte della Costituzione, quella che non riguarda i principi, ma gli strumenti, fa acqua da tutte le parti e, o si ha il coraggio di affrontare la questione, o non se ne esce.

Il sistema parlamentare puro, basato su bicameralismo e rappresentanza proporzionale, è entrato in crisi a partire dagli anni 70 con la fine del fattore K. Esso si basava su una DC forte circondata da partiiti satelliti con cui si arrivava appena sopra al 55% (e ciò consentiva varianti nella composizione delle maggioranze), un PSI di cerniera tra il 10 e il 15%, il PCI intorno al 30% e l'estrema destra considerata estranea all'arco costituzionale.

Man mano che la situazione del blocco del 55% andava peggiorando avvenivano due cose: la apertura al PSI (per ingrossare il blocco di governo, ma senza mutarne le caratteristiche, come dovette constatare amaramente Nenni), la trasformazione della Costituzione teorica in Costituzione materiale caratterizzata da una progressiva trasformazione dei rapporti tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario a detrimento del primo.

Non si trattava di golpe strisciante ma piuttosto dell'emergere della impraticabilità degli equilibri costruiti dai padri costituenti in un quadro mutato rispetto a quello della guerra fredda. Cambiava il ruolo dei partiti, cambiavano le strutture della società civile che avevano fatto pensare ad una democrazia in cui la delega data ai parlamentari veniva temperata da partiti organizzati molecolarmente nella società; questi partiti (che ai sensi della Costituzione, avrebbero dovuto definiri il quadro legislativo in cui operare, e non l'hanno mai fatto) portavano i cittadini a discutere; garantivano uno scambio bidirezionale tra società politica e società civile e per di più, intorno ai partiti di massa/opinione stavano le strutture parapolitiche o ideologiche (dall'associazionismo cattolico, alle cooperative, ai sindacati) che consentivano di permeare e di dialogare con la intera società.

O si torna ai fondamentali, o non se ne esce, e i fondamentali dicono che c'è un grave ritardo da partre della società politica nel proporre un modello costituzionale adeguato di fronte a: mondo della informazione dominato dalla TV e dai social, produzione legislativa inceppata con progressiva cessione di spazi al potere esecutivo e alle burocrazie ministeriali, aumentato peso del potere giudiziario e, al suo interno della casta dei Pubblici Ministeri, cambiamento genetico delle forze politiche e nuove modalità di organizzazione del consenso. In questo ambito segnalo anche la presenza di una forza politica che propone un modello alternativo di democrazia più assembleare e meno delegata, con richiami non solo nel nome a Rousseau e al concetto di volontà generale contrapposto ai modelli di democrazia parlamentare.

A proposito di democrazia assembleare contrapposta alla democrazia delegata/deliberativa voglio segnalare che, nell'era della informazione diffusa, si registra un grave ritardo da parte delle forzre politiche e del mondo della informazione nel fare i conti con le nuove tecnologie e le nuove forme di partecipazione ad esse correlate (partecipazione alle decisioni, coinvolgimento degli iscritti, consultazioni sui temi caldi e che possono determinare mutamenti di strategia. Detto in maniera sintetica il mondo politico e quello della informazione sono ingessati.

Faccio anche una seconda digressione che ha a che fare con il consenso al centro destra: la questione delle tasse e uno stato sociale costosissimo che raramente riesce ad essere competitivo con il privato e che trasforma in macchine porta voti alcune parole d'ordine semplici da enunciare, come la flat-tax, ma difficili da realizzare.

Chiamatela come vi pare ma la prossima legislatura o riesce ad essere costituente e a coinvolgere in questo processo anche la Lega e i 5 stelle o avremo un altro flop. Ma teniamo presente che il nostro debito pubblico continua a crescere ed è in mano a poteri esterni all'Italia mentre l'economia campa ancora e solo sulla manifattura in grado di esportare, ma opera in un paese in cui la produzione nei settori strategici della siderurgia, elettronica, chimica, energia, ha fatto grandi passi all'indietro e tali passi indietro non sono stati sostituiti da altrettanti passi in avanti nel turismo e nella valorizzazione dei beni culturali.

Ieri pomeriggio, dopo che i colloqui di Mattarella con i 5 stelle, il centro destra e il PD avevano reso chiaro che si andava al fallimento della legislatura prima ancora del suo inizio, ho sottolineato il fatto che in un sistema parlamentare/proporzionale è normale che se non si fa l'accordo si torni al voto e sono stato subito sommerso da due tipi di osservazioni: a) se si rivota io non voto più perché ho già votato e non cambierebbe nulla b) non è vero che il nostro sistema sia proporzionale e per questa ragione non funziona.

  • Le libere elezioni sono il cuore del sistema democratico nato dal liberalismo e prima ancora dall'illuminismo. La espressione del voto non è mai inutile e tra l'altro, se c'è una cosa emersa con chiarezza dalla precedente legislatura è la bassissima viscosità nel fluire dei consensi elettorali: PD in calo dal 42 al 17, Lega in crescita dal 4 al 17 e in fase di estensione territoriale dal nord a tutto il centro, Forza Italia già fortemente potata rispetto al consenso della fase alta di Berlusconi, Movimento 5 stelle con rapida ascesa e probabile rapida discesa per non essere riuscito a fare il governo del cambiamento. Dunque non è vero che non cambia nulla. E non mi stancherò mai di sottolinearlo, il ragionamento di quelli che dicono che alle ultime elezioni avremmo avuto la ingovernabilità con qualunque tipo di legge elettorale, trascurano il fatto che la gente, ormai, ed è un bene, vota in base all'obiettivo e l'obiettivo è fortemente condizionato dalla legge elettorale in vigore. Per comprenderlo basta pensare a cosa accade nei ballottaggi per la elezione dei sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti.
  • E' vero la legge elettorale Rosato era un mix di proporzionale e di maggioritario (quello dei coillegi uninominali) ma questo mix, in tutta evidenza era a favore del proporzionale. Faccio comunque una domanda ai sostenitori della linea del proporzionale puro, quello senza soglia alcuna di sbarramento e senza collegi. Sarebbe cambiato qualche cosa? In tutta evidenza no. Avremmo avuto qualche partitino di estrema sinistra e di estrema destra in più senza alcun cambiamento sui temi della governabilità. Tutto ciò mi fa dire che una legge elettorale efficace nello stabilire chi ha vinto e nel dargli il potere di governare sia necessaria; ma in questo quadro nonb ce ne sono le condizioni.

Dunque ASSEMBLEA COSTITUENTE ma dichiarandolo esplicitamente prima di votare. E a quelli che dicono vi abbiamo sconfitto il 4 dicembre rispondo testardamente che i problemi sono ancora lì tutti. Si tratta di fare un percorso diverso sul piano della costruzione del consenso e dunque dei compromessi, ma questo percorso va intrapreso se vogliamo uscire in modo democratico dalla crisi più difficile nella storia della nostra repubblica.

 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Istituzioni, Politica interna e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


× otto = 24

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>