Milano 1968: l’ideologia prende il sopravvento (estate 1969)

Si tratta di un documento piuttosto lungo e largamente ideologico (con la scusa della metodologia); esso segna il passaggio del gruppo dirigente del Movimento di Scienze sotto le ali della neocostituita Avanguardia Operaia. Il documento viene pubblicato sul numero 3 della rivista mensile Avanguardia Operaia e sarà poi ampiamente ripreso nel secondo quaderno di Avanguardia Operaia "Lotta di classe nella scuola e Movimento Studentesco".

I gruppi rivoluzionari che avevano iniziato ad agire all'interno dei movimenti di massa dovevano demarcarsi l'uno rispetto all'altro e, nel caso di Avanguardia Operaia, si trattava di respingere il punto di vista degli spontaneisti che portavano gli studenti rivoluzionari all'incontro diretto con gli operai e quello del MS delle facoltà umanistiche che puntava al confronto paritario tra Movimento Operaio e Movimento Studentesco (si diceva allora senza porsi il problema del revisionismo).

Per Avanguardia Operaia e per gli estensori di questo documento gli studenti più coscienti aderiscono al gruppo rivoluzionario ed è lui il soggetto dell'incontro con la classe operaia.

Poiché però la lotta antimperialistica e la lotta operaia sono parte integrante del lavoro politico del Movimento degli Studenti nascono tutta una serie di disquisizioni sul corretto modo di impostare la crescita politica del movimento e sul rapporto tra organismi di direzione del movimento, organismi di massa e gruppi rivoluzionari.

Il documento 50 anni dopo appare noioso e gesuitico, ma è rilevante per comprendere le problematiche interne ai gruppi dirigenti, la strumentalizzazione operata dai gruppi rivoluzionari nei confronti dei movimenti di massa e il ruolo preminente svolto dalla ideologia. Ed ecco qui di seguito il testo.


Lo scopo di questo documento, elaborato, discusso ed approvato all'interno del Comitato di Agitazione del M. S. della Facoltà di Scienze di Milano, è quello di fare un esame critico sui lavoro svolto a scienze nell'anno accademico 1968- 1969 e dare alcun indicazioni metodologico- politiche circa il ruolo delle organizzazioni (i.e.: gruppi o partiti) all'interno di un movimento di massa.

Il documento risulta coerente per quanto riguarda l'analisi della figura dello studente e per quanto riguarda le prospettive di azione per l'anno venturo.

E' un documento politico e di esso bisogna fare uno strumento di azione.

Per questo si rivolge:

a)  A tutti i compagni dei comitati di base di anno di corso, perché, partendo da questa base, discutano in vista di arriva re a dare un completamento per le parti mancanti (cosa facciamo l'anno venturo?).

b)  Ai compagni del Movimento delle altre sedi, per quanto riguarda le indicazioni metodologico politiche (il M.S. deve essere movimento di massa; ruolo dell'avanguardia; gli obiettivi interni; etc …. ) e la critica allo spontaneismo, in vista di quel franco dibattito, su precise posizioni politiche, il quale ultimo è condizione indispensabile per impostare in modo serio un discorso sui Movimento Cittadino.

Dopo l'occupazione è necessario valutare con attenzione l'attività del Movimento Studentesco di Scienze in questo secondo anno di attività per trarne delle indicazioni che servano per il proseguimento delle lotte del prossimo anno.

Se durante il 1968, a Scienze, si era formato il M.S. facendosi interprete di un disagio diffuso tra le masse studentesche e cercando di sviluppare un suo discorso sulla scuola, che si era concretato nel Documento della Commissione Didattica, quest'anno il M.S. ha cercato di organizzare la sua attività di lotta politica in modo da assumere una più chiara caratterizzazione nell'ambito dei movimenti politici di massa.

Per questo, nonostante la non riuscita gestazione del documento politico programmatico, dovuta alla ineguale divisione del lavoro, che ha fatto sì che alcuni si siano assunti tutti i compiti, e gli altri non siano riusciti ad uscire allo scoperto, e si siano limitati ad una presenza muta, anche se spesso consapevole, dovuta inoltre alla nostra difficoltà di concretizzare teoricamente, superando ogni contraddizione, il ruolo del M.S., il lavoro portato avanti ha seguito una sua logica, che possiamo schematizzare nelle seguenti direttive:

1.   

Caratterizzare la lotta all'interno dell'Università in modo da risolvere i disagi degli studenti e nello stesso tempo combattere la struttura di classe della società capitalistica.

2.   

Concretare il discorso sui tecnici e sull'uso capitalistico della Scienza, in modo da riconoscere nelle materie insegnate all'Università e nel metodo di insegnamento e di ricerca le basi della funzione alienata, che il laureato tecnico avrà poi nel lavoro, e da illuminare i legami tra ricerca scientifica e sviluppo del capitale, per cogliere la scienza come forza produttiva.

3.   

Organizzarsi con le altre sedi, per dare al M.S. una struttura organizzativa, capace di collegare nei momenti di lotta le varie situazioni ed in grado di favorire l' omogeneizzazione delle forze, che nei rispettivi ambiti portano avanti un discorso analogo.

4.  

Allargare la consapevolezza politica dei membri del M.S. mediante un'azione a due livelli:

i.      Da un lato svolgere una intensa attività di informazione critica sui grandi temi della lotta operaia ed antimperialista, perché tutti gli studenti siano portati a cogliere i problemi nel loro complesso e a comprendere nel proprio orizzonte di interesse ogni fatto politico, che viene svolgendosi. Questo in modo aperto e dialettico, ma che in ogni modo tenga conto della necessita di esprimere in modo inequivocabile una posizione anticapitalista, antiimperialista, internazionalista con chiare radici di classe, capace di riconoscere il revisionismo e sconfessarlo.

ii.     Dall'altro contribuire con la partecipazione attiva e consapevole di tutti gli attivi alle lotte degli operai e tecnici ed ai conflitti anticapitalistici, alla creazione di una organizzazione di classe nel solo modo possibile: ponendo cioè l'esigenza del partito che coordini e diriga i vari movimenti di massa.

Questi obiettivi dimostrano che la famosa strategia di azione c'era, anche se non espressa e con molte zone d'ombra, sul come riuscire ad ottenere ciò che si aveva in animo.

Visto che gli obbiettivi testé citati hanno tutta la loro validità, e anzi questa viene amplificata dalla situazione che la legge universitaria provocherà a partire dal prossimo anno, è oggi fondamentale valutare fino a quanto siamo riusciti nei nostri fini, e le cause degli insuccessi, capaci di dare un più preciso indirizzo ai nostri sforzi.

a)  Le lotte settoriali dei singoli anni di corso, pur tra contraddizioni e malintesi, le attività di analisi e di discussione, conclusesi con le relazioni della Commissione Scuola, hanno portato a, riconoscere nella lotta alla selezione il nucleo centrale, il motivo di base delle lotte nell'Università, e hanno fatto sì che questa parola d'ordine, rispondente alle due esigenze, fosse perfettamente assorbita dagli attivi, e rispondesse adeguatamente alle necessita di tutti gli studenti, aiutandoli ,a riconoscere le vere cause del loro disagio: quelle politiche.

Questo ha permesso che da una parte, la lotta per la sessione continua abbia avuto una forte rispondenza di massa e che oggi attorno al voto unico, al suo significato e alle sue possibilità di realizzazione, vi sia un grande interesse nei Comitati di Base, dall’altra che nei confronti della Legge SuIlo e dei piani di ristrutturazione della scuola, da più parti proposti, vi sia stato un cosciente no:

  • all' uso capitalistico della scuola,
  • al ritorno al sistema rappresentativo, mantenendo fermo il principio della democrazia di base, al di fuori di ogni vincolo istituzionale.

La Legge Sullo e stata dibattuta a tutti i livelli con successi alterni, ad ogni modo con il risultato di ottenere una coscienza generalizzata dei piani di ristrutturazione capitalistica della scuola e di avere portato per la prima volta la discussione di un problema politico ad essere il centro dell'attività dell’Università.

Quella sulla Legge SuIlo e stata l'unica campagna di massa andata in porto quest'anno a Scienze, e, se non è riuscita la occupazione su di essa, i metodi usati (interventi nelle aule, sospensione completa della didattica, pieno controllo delle attività della a scuola) sono stati di gran de importanza.

Durante l'occupazione si è avuta una assoluta determinazione nella lotta, frutto del lavoro di tutto l'anno, cosi da poter assumere posizioni fortemente radicali non solo per l'ottenimento della sessione continua, ma anche in difesa dell'Assemblea contro le provocazioni dei professori (la chiusura di Matematica, la mattina dell'occupazione, ne è un esempio), capaci di portarci alla più completa delle vittorie.

b)  Dopo i numerosi, e falliti, tentativi di mettere in piedi una Commissione sul Tecnico e sulla Scienza, capace di sviluppare il tema continuamente (fallimenti dovuti alla scarsa partecipazione dei quadri ai lavori, ed alle difficolta avute ad inquadrare il problema in una giusta prospettiva), qualche risultato si è ottenuto, almeno per quanto riguarda l'allargamento a tutti dell'interesse per il problema, diffondendo documenti autoctoni ed estranei al M.S., e organizzando un seminario in Occupazione, e discussioni nei Comitati di Base.

Ad ogni modo non si è riusciti ad oltrepassare il limite del discorso culturale abbastanza slegato dalla realtà studentesca, per l'incapacità nostra di svolgere una contestazione della scienza prodotta e trasmessa nei nostri Istituti (fallimento o non effettuazione degli interventi nella ricerca), e per le difficoltà riscontrate a legare la figura dello studente a quella del Tecnico che sarà in futuro.

Per quanto riguarda il primo problema (punto a) sarà secondo noi, estremamente utile un prima lavoro da svolgere sulle tesi (come vengono scelte, da chi, autonomia delle studente nella ricerca, il laureando come forza lavoro non retribuita), e quindi un intervento nella ricerca, capace di mobilitare anche assistenti, ricercatori e borsisti ad affrontare il problema delle funzioni della ricerca nel mondo capitalistico, della sua autonomia fittizia, del suo essere oggi uno strumento nelle mani del potere.

Per il secondo (il punto b) riteniamo estremamente utili i contatti avuti a Matematica tra tecnici I.B.M. e studenti, contatti che devono essere generalizzati in modo da fame una prassi costante e non un'attività straordinaria (ma sul problema ritorneremo più avanti, a proposito del lavoro operaio).

5.   

Il movimento studentesco cittadino

Nel corso dell'anno si sono venute delineando divergenze profonde nel Movimento Studentesco cittadino, l'impossibilità di esprimere o di far passare una tesi, che definisse in modo preciso e delimitante i termini del superamento delle divergenze, ha lungamente impedito una uscita unitaria del Movimento Studentesco, prima della grande manifestazione di giovedì 12 giugno 1969.

Contro l' unitarietà effettivamente confluivano due posizioni:

a)   Quella rigorosamente inflessibile di chi, ponendo pregiudizialmente, come necessaria condizione di collaborazione, l'accordo su posizioni ideologiche precostituite, e che perciò veniva sottovalutando la necessita di un fronte ampio e forte di lotta in determina te situazioni che non richiedono una precisa omogeneità ideologico-politica. In tal mode una esigenza (quella della omogeneità politica) altrimenti valida conduceva invece ad un vero e proprio danno per il movimento di massa nel complesso.

b)   una seconda impostazione, apparentemente in contrasto con questa, poneva il problema dell'unita in modo volontaristico, teorizzando l'elusione di una chiarificazione strategico-politica dietro la assillante ricerca dei contatti puramente organizzativi.

Questa seconda tesi rende va anch'essa oggettivamente impossibile il raggiungimento di una unità reale, in quanto tendeva a far passare de facto la linea che propone il Movimento Studentesco come soggetto diretto dei contatti con il Movimento Operaio e soggiace alla tentazione di porre il M.S. come detonatore, o addirittura come guida delle lotte sociali.

Da parte del Movimento Studentesco di Scienze la proposizione della nostra linea che delimita rigorosamente  l’aspetto di una mobilitazione unitaria e immediata su parole d'ordine concordate, come necessaria, in determinate occasioni, e tuttavia rimanda all'avvenuta omogeneizzazione e chiarificazione politica la possibilità di un collegamento organico e duraturo, non e stata sostenuta con sufficiente  assiduità.

Autocriticamente è giusto riconoscere che i nostri interventi a livello cittadine sono stati saltuari per poter riuscire ad incidere in modo probante sulle altre sedi, e tuttavia è doveroso ricordare che il nostro contributo ha permesso, sulla base dei principi esposti sopra, la grandiosa mobilitazione del 12 giugno contro la repressione.

In ogni caso noi riaffermiamo qui la piena consapevolezza delle nostre responsabilità nei riguardi del Movimento e l'impegno militante alla lotta e contro l'autocastrazione dell'esasperato dogmatismo settario, che inchioda il movimento di massa all'inazione e ne impedisce l'allargamento, e contro l'avventurismo non meno deleterio di tutte le forme di spontaneismo ed anarco-sindacalismo.

Queste comporta una più attiva partecipazione al dibattito cittadino cui desideriamo contribuire fin d'ora, proponendo come strumento di una maggiore precisione nell’analisi la necessita di valutare attentamente la oggettiva diversità di situazione politica tra le facoltà scientifiche e letterarie, che ha comportato una diversa storia dei M.S. e forme e contenuti diversi alle lotte condotte nelle varie sedi, e quindi anche di intendere il ruolo del Movimento Studentesco tra le facoltà scientifiche e quelle letterarie.

Schematicamente:

  • Nelle prime ci troviamo di fronte agli studenti «proletarizzati», cioè tendenzialmente con un forte senso di disagio per la situazione in cui si trovano, e una scarsa politicizzazione verbale;
  • nelle seconde agli studenti «ideologicizzati », cioè con una notevole sensibilizzazione politica, ma con una scarsa, se non nulla, capacità di riconoscere nella stessa loro facoltà una faccia del nemico da abbattere.

Una considerazione di questi fattori ci induce a «privilegiare» nello stabilire dei rapporti di collaborazione Chimica e Geologia, che devono integrarsi nel M.S. di Scienze, ed il Politecnico; a queste ci legano affinità di problemi anche nello specifico universitario, mentre restano ovviamente comuni a tutti, e quindi sono da risolversi in un discorso a livello cittadino, i problemi più generali sui compiti del M.S.: il giusto modo di intendere i rapporti con gli altri movimenti di massa: in una parola i temi della collocazione e del ruolo politico del M.S.

Questo dibattito sarà possibile e fruttuose a patto che nelle altre facoltà il movimento ritrovi un suo ambito specifico e una dimensione di massa.

6.   

La attività esterna del movimento

Il M.S. di Scienze si era proposto all'inizio dell'annata una attività «esterna», concretizzandola nella creazione di due Commissioni: l'una Operaia, l'altra Antiimperialista, come espressione di un interesse più coscientemente politico e di classe da parte dei quadri più consapevoli, e di una esigenza di collegare le lotte studentesche alle lotte di operai e tecnici ; alle battaglie antiimperialistiche per integrarle al movimento anticapitalista, oggi ribollente in Italia.

Intendiamo subito affermare la nostra profonda convinzione che un movimento anticapitalista di massa ha il dovere di pronunciarsi sui grandi temi, che la lotta di classe propone. Ed appunto le tesi su come questa presa di posizione si costruisca e si manifesti costituiscono il vero nodo del problema su cui occorre misurarsi.

Premettiamo all'esposizione di queste tesi un giudizio critico sulla attività delle Commissioni.

Si e costituita, ad ottobre, una Commissione Operaia, che, dopo un inizio pieno di fervore e buone intenzioni, continua la sua, attività per la semplice ragione che i suoi membri continuano a seguire le fabbriche ove avevano iniziato il lavoro, ma il cui funzionamento è andato deteriorandosi con il tempo. Se, cioè, per i pochi che l'hanno seguita continuamente e stata una esperienza fondamentale, che ha dato loro nuovi strumenti politici e una visione politica complessiva, sul resto degli attivi del M.S. non è riuscita ad avere alcuna influenza, ed è da notare che solo per la cosciente ed attiva militanza nel M.S. dei suoi membri il fatto che tutto il lavoro ricadeva su pochi non ha provocato una scissione vera e propria tra coloro che facevano il lavoro operaio e quelli che conducevano il lavoro nella scuola.

Questa situazione di frattura tra Commissione Operaia e il resto del Movimento, per quanto riguarda le sue funzioni, è dovuta al fatto che non erano esattamente definiti i suoi compiti e i suoi metodi, cosicché i membri, per dare al loro lavoro un senso politicamente preciso, lo hanno legato a quello di un gruppo politico – Avanguardia Operaia -a cui aderirono o collaborarono.

In tal modo il loro lavoro politico in fabbrica poté acquistare un senso più preciso, per quanto riguardava il significato del loro intervento, ma si avulse completamente dal Movimento Studentesco, dal momento che questi rapporti – i.e. tra Avanguardia Operaia e il Movimento Studentesco – non avevano trovato una definizione netta fin dall'inizio e cominciano ad essere chiariti solo oggi.

La Commissione Antiimperialista nasceva con il compito preciso di costruire con documentazioni, campagne di massa, volantini, la base per la agitazione contro la Nato, lotta che giustamente, veniva individuata come l'impegno antiimperialista più importante dell' anno. La realtà non ha risposto ai programmi ed è bene esaminare attentamente il perché.

La divisione, basata su scelte individuali, dei quadri nelle varie commissioni ha fatto si che confluissero nella Commissione Antiimperialista, insieme, ovviamente, ad altri non già politicamente definiti, quadri già militanti, o politicamente prossimi ai gruppi marxisti-leninisti (m-I), mentre non vi partecipò nessuno dei quadri più politicizzati, i quali rifiutavano, con motivazioni precise, la militanza in suddetti gruppi «marxisti-leninisti».

Si crearono cosi le condizioni materiali per cui, con la concomitanza deI lavoro indubbiamente efficace di un quadro già militante, i membri della Commissione Antimperialista passarono in gran parte a costituire il Comitato di Lotta.

E' evidente che la scelta di una logica di maturazione politica, tesa in ultima istanza al reclutamento in una organizzazione, fece deflettere la Commissione Antiimperialista dai compiti per cui era stata istituita.

Questo ha comportato, per il Movimento Studentesco di Scienze, la mancanza dello strumento atto ad impostare la propria azione sulla tematica antimperialista e ciò, se necessita di un giudizio critico sui partecipanti ana Commissione, impone altresì una severa autocritica per non aver saputo accompagnare la consapevolezza, subito assunta, dello slittamento della Commissione su funzioni dissimili da quelle per cui era stata istituita, e questo né prima né dopo la dissoluzione della stessa, e la conseguente nascita del Comitato di Lotta, la qual cosa ha comportato: prima la diffusione ad opera della Commissione Antiimperialista di volantini talora imprecisi e · carenti nella analisi e nei giudizi, e successivamente l'assoluta improvvisazione ed imprecisione con cui si sono affrontati i problemi sollevati dalla questione cecoslovacca.

Esaurita questa disanima retrospettiva, vediamo di esporre le linee cui si deve attenere l'attivita esterna del Movimento Studentesco.

Vi e da chiarire subito che per coloro tra gli studenti, che hanno, per maturità e consapevolezza politica, ormai deciso di concorrere attivamente alla definizione di una linea di massa e di partecipare in prima persona alla creazione della organizzazione rivoluzionaria della classe operaia, il problema del lavoro operaio non può trovare risoluzione all'interno del Movimento Studentesco, bensì all'interno di un'organizzazione (gruppo, partito), che non derivi la sua esistenza da una condizione comune di disagio, ma da una scelta politica strategica.

A coloro che ,invece hanno l'esigenza di confrontarsi con la realtà operaia, per prendere coscienza di una situazione ed allargare la propria ottica politica, il Movimento Studentesco deve offrire gli strumenti adeguati.

Esiste dunque una duplicità di livelli in cui si articola l'attività «esterna » del Movimento Studentesco:

a)  da un lato un lavoro di educazione politica, che si rivolge, ai membri del M.S. stesso, per i quali la proposizione della tematica operaia ed antiimperialista è momento di maturazione politica.

Appunto in questa chiave «didattica » vanno inserite campagne di mobilitazione su problemi di natura prettamente politica e in questa direzione va gestito il fall- out (= ricaduta) della partecipazione di massa degli studenti a manifestazioni operaie ed antiimperialiste.

E' del tutto chiara l'importanza rilevante che assume in questa ottica l’approfondimento delle lotte dei tecnici, per le connessioni immediate con la collocazione futura dello studente e per la possibilità di affrontare, in modo più vicino alla realtà, il discorso sulla scienza e sull'uso capitalistico di essa.

Il Movimento deve quindi fungere da scuola politica per portare i suoi membri in una organizzazione di classe. Questo è un dovere per un movimento che rappresenta il luogo in cui si manifesta, per lungo tempo si svolge, la sola attività sociale per un gran numero di studenti: saranno dunque estremamente utili incontri con militanti marxisti, seminari sulle lotte operaie, lo studio dei classici, riunioni sui problemi più importanti di politica internazionale, che offriranno al tempo stesso l'opportunità di sperimentare in problemi precisi delle tesi politiche eventualmente differenti, e sulla base di esse effettuare la scelta dell'organizzazione.

Si e voluto, con  la formulazione  precedente, riaffermare il dovere per i gruppi politici in grado di esperimentare una linea strategica complessiva, di intervenire con funzioni di avanguardia nella realtà del Movimento Studentesco e tuttavia definire le forme corrette ,di questo intervento, la proposizione di tesi precise, di soluzioni positive, in grado di conquistare le masse, di principi, arricchiti da indicazioni di lotta, e non di astratte etichette ideologiche.

Questa tesi sul ruolo dei gruppi è, a nostro avviso, fondamentale perché ci troviamo spesso di fronte a due posizioni apparentemente contrapposte.

  • Da un lato un'impostazione che rimanda continuamente il ruolo che il gruppo politico complessivo ha, come avanguardia del movimento di massa, nel processo di costruzione del partito rivoluzionario.
  • Dall'altro una concezione dogmatica e settaria del gruppismo secondo la quale l’avanguardia complessiva c'è già, indipendentemente dal fatto che venga o meno alla testa delle lotte; e in tal modo si perde la possibilità che ha l'avanguardia di un movimento di contribuire a creare nelle masse l'esigenza del partito (condizioni soggettive), proprio perché o si distrugge il movimento dl massa o di questo ci si disinteressa tacciandolo di posizioni piccolo-borghesi

b)  Il secondo aspetto della attività «esterna» è quello del contributo diretto, in prima persona, alle lotte degli altri movimenti di massa, ed in generale al grande conflitto di classe.

A nostro avviso questa attività, e specialmente l’intervento in fabbrica, in gruppi di studio o comitati di base, per l'assiduità della partecipazione e il carattere di essa, che vede ognuno parteciparvi come militante rivoluzionario indipendentemente dalla estrazione sociologica, non può avvenire che sotto l'egida o, in ogni caso, in stretta collaborazione con un gruppo politico.

Per la natura dell'impegno che pone il militante di fronte a precisi obblighi sia di continuità nel lavoro, sia di maturità politica è chiaro che per parteciparvi bisogna assumersi le responsabilità conseguenti; ma è solo in questo modo che la partecipazione studentesca non si sovrappone volontaristicamente alla realtà degli organismi di base della classe operaia e può non fungere da copertura alla tesi spontaneista ed anarco-sindacalista dei collegamenti diretti fra i vari organismi di base (eventualmente con gli Studenti come trait d'union) che, rifiutando in pratica la funzione del partito, crea una situazione pericolosissima in seno al Movimento Operaio, specie in questa fase di costituzione della organizzazione di classe.

Tra l'altro ci preme chiarire come i comitati unitari di base di fabbrica, dal collegamento dei quali (secondo gli spontaneisti) dovrebbe nascere un nuovo partito non siano quasi mai organizzazioni autonome della classe nate nella fabbrica, ma organismi nati da una precisa scelta politica operata da militanti rivoluzionari, scelta ,che può essere, a volte corredata da un corretto discorso sull’organizzazione altre volte invece puro e semplice spontaneismo.

Un compito preciso del compagni che partecipano a questi organismi di base operai è quello di estendere anche in quelle sedi il criterio ritenuto valido in seno al movimento di massa degli studenti per il confronto  politico, e cioè fondamentalmente il rifiuto della guerra delle etichette ideologico-partitiche, in favore della discussione su tesi precise, su indicazioni precise di lotta.

A questo punto è opportuno mostrare che i due aspetti della attività esterna del Movimento Studentesco interagiscono profondamente:

  • da un lato la maturazione politica porta sempre nuovi studenti alla scelta della militanza politica;
  • dall'altro il ruolo di avanguardia svolto dai quadri più preparati e in prima fila nelle lotte, arricchiti dalla esperienza militante, è essenziale nella educazione politica delle masse studentesche a condizione che si svolga nel senso di far ripercorrere progressivamente il cammino delle scelte politiche, di aiutare a trovare in modo diretto le soluzioni corrette ai problemi e non di imporre tesi bell'e pronte. . . .

7.

Per concretare queste indicazioni generali in vista dell'attività del prossimo anno, è necessario chiarire i modi e gli organismi attraverso cui dovrà svilupparsi  l’azione complessiva del Movimento.

I comitati di Base costituiscono il momento fondamentale di organizzazione delle masse degli studenti e vanno rafforzati nell'ambito di ogni anno di corso: in essi dovranno essere presenti tra gli studenti tutti gli elementi più attivi e politicizzati del M.S. in modo da allargare il dibattito politico tra la base studentesca, verificare e arricchire la linea politica complessiva del M.S, e sottoporre a continua critica i diversi aspetti della vita universitaria, per individuare gli elementi di disagio per gli studenti e mantenere una situazione di tensione permanente.

I comitati di Base sono i luoghi opportuni per l'approfondimento e la preparazione delle campagne. dl agitazione di massa, per il dibattito e l'avvicinamento della base studentesca ai problemi e alle lotte del Movimento Operaio.

Coerentemente con le ipotesi esposte in precedenza circa il lavoro esterno e il ruolo dei gruppi nel M.S., riteniamo fonte dl possibili equivoci la costituzione di una Commissione Operaia, e questo sia a livello di Facoltà, sia a livello Cittadino.

In una situazione in cui, a livello sia cittadino sia nazionale, lo spontaneismo, mascherato da fumosi discorsi sull'incontro dl massa tra Movimento Studentesco e Movimento Operaio e dalle fughe in avanti di chi, dal discorso contro la repressione, passa ai Comitati di Solidarietà Popolare in vista dell' unità militante in occasione delle lotte di ottobre, si va organizzando come scelta politica di fondo riteniamo indispensabile presentarci con una posizione netta e chiara su questo punto.

Proprio per questo si è decisa la costituzione di un Gruppo dl Lavoro sui Problemi delle Lotte operaie. Questo organismo dovrà essere responsabile di fronte al Comitato di Agitazione di tutte le sue iniziative.

Per iniziative intendiamo:

1)  La organizzazione della Scuola Politica ( seminari da svolgersi previa distribuzione di documenti, incontri con teorici e militanti marxisti, ecc. …. ).

2)  Lavoro di coordinamento delle iniziative dei Comitati di Base di anno di corso, come Movimento Studentesco, in particolari situazioni dello scontro di classe.

Il buon funzionamento del Gruppo di Lavoro, i  cui limiti sono stati sopra precisati, dipenderà in larga misura, dall'impegno che i singoli militanti sapranno dare a queste importanti iniziative e dal modo in cui si realizzerà il rapporto di interdipendenza con il Comitato di Agitazione. Come si vede, i margini di azione di questo gruppo sono molto limitati, ma d'altra parte, il suo ruolo è la logica conseguenza del discorso politico sviluppato nel documento .

Oggi ci sembra importante soffermarci sul ruolo delle organizzazioni politiche attorno a cui ruotano tutti gli elementi, che compongono il modello di funzionamento di un movimento di massa.

Molti studenti hanno raggiunto un tale punto di politicizzazione, da scegliere di militare in questo o quel gruppo o partito, per poter avere una partecipazione attiva alla lotta rivoluzionaria; in quanto significa una maggiore coscienza di classe e quindi una più responsabile militanza, questo fatto è sicuramente importante e valido per il M.S. E' chiaro altresì che gli studenti che militano in un gruppo formano un'unità abbastanza precisata, che articola al suo interno il discorso complessivo;  gli organi centrali del M.S. diventano quindi delle sedi di confronto di linee politiche abbastanza precise e determinate. Sarebbe molto grave però che questi organi si riducessero ad un Parlamento studentesco, perché  ciò significherebbe che la loro dialettica si sclerotizza in un confronto tra gruppi, privo di qualsiasi capacità creativa. Nelle sedi dove i gruppi si sono organizzati all’interno del Movimento Studentesco (vedi le Facoltà Letterarie) questo ha perso gran parte della sua incisività e si è lentamente avulso dalle masse, trasformando ogni riunione e assemblea in una sede di dibattito ideologico esasperato.

Perché invece il M.S. mantenga il suo carattere di movimento di massa, è necessario che i suoi organi centrali persistano nel metodo di lavoro unitario, che ne fa dei veri Comitati di Base capaci cioè di dibattere i problemi al loro interno, producendo attraverso la discussione costruttiva la loro linea di azione. Quello che deve essere egemone all'interno del Movimento Studentesco non è infatti un gruppo o partito, bensì una linea politica maturata nel continuo confronto con la realtà e con le esigenze delle masse e per questo ad esse legata.

Quindi accettando con favore gli apporti positivi che la militanza esterna dei quadri darà in chiarezza e consapevolezza politica  all’azione del M.S., dobbiamo impedire che questa si cristallizzi all'interno di esso producendo tanti gruppi impermeabili l’uno all’altro, perché è condizione necessaria per la continuazione del M.S. come movimento di massa il fatto che gli studenti militanti in qualsiasi formazione politica continuino a vedere gli organi centrali e periferici del M.S. come la fondamentale sede di discussione dei suoi problemi.

E' importante notare ancora che da quanto detto discende che le indicazioni politiche interne ed esterne date da questo documento non devono essere viste come indicazioni per un M.S. avulso da ogni riferimento con la geografia politica della città, bensì sono quelle su cui ci si deve confrontare, per determinare la linea unitaria e di massa a cui riferirsi durante il prossimo anno.

8.

Più che mai opportuno in questo punto del documento, inseriamo il discorso sul Comitato di Lotta.

Un elemento di confusione agli occhi degli studenti e stato il comportamento del Comitato di Lotta. Per dare un giudizio sul comportamento di questo organismo bisogna distinguere due momenti:

  • Sulla funzione, in generale, dei Comitati di Lotta.

I C.D.L. si definiscono organismi unitari di massa e si propongono di portare, all'interno del M.S., un discorso omogeneo nelle varie sedi. Il voler proporre un discorso omogeneo è, in sé, una proposta tutt'altro che disprezzabile, in vista del collegamento, prima a livello cittadino e poi nazionale, del movimento, dato che porta avanti una azione di collegamento sulla base di discorsi omogenei.

Un errore molto grave, l'errore principale dei Comitati di Lotta, e stato però quello di costituire ( o tentare di costituire) organismi unitari di massa, una specie cioè di M.S. numero due. Questo fatto deriva dal non aver capita quale deve essere il ruolo delle formazioni politiche complessive all'interno di un movimento di massa.

La giusta metodologia per dei militanti di .un gruppo, che tendano ad omogeneizzare tra le varie sedi il discorso del M.S. (laddove il M.S. esista, ed a Scienze esiste) è quello di far passare il proprio discorso nel movimento già presente.

Cia significa che l'UGC (m-I), in quanto organizzazione giovanile del PCd'I (m-I), attraverso i suoi militanti, nella misura in cui questi sono avanguardia riconosciuta dalle masse, alla testa delle lotte, deve tendere a rendere egemone la propria strategia per il M.S. negli organi centrali e periferici dello stesso e non costituirsi un Nuovo Movimento Studentesco. Procedendo diversamente il C.D.L. viene ad essere l'organo centrale di un M.S. non esistente. Da questa errata concezione sul ruolo dei gruppi nell'Università, deriva evidentemente poi uno scorretto stile di lavoro.

  • Sull'operato del Comitato di lotta a Scienze.

Dall'errore di valutazione suddetto (a parziale giustificazione possiamo però aggiungere che a febbraio il ruolo del Comitato di Agitazione non era stato ancora ben definito) deriva il come l’operato del Comitato di Lotta sia stato contrassegnato, a Scienze, da tutta una serie di elementi negativi.

a)  L'accentuazione posta circa gli obiettivi al discorso delle «reali esigenze delle masse». Molto pericolosa è stata l'identificazione, spesso operata nei fatti, tra contraddizioni individualistiche nella figura dello studente e contraddizioni antagoniste tra borghesia e strati sociali, tendenzialmente proletarizzati. Questa accentuazione, se ha permesso di identificare (in comune e a stimolo del Comitato di Agitazione) degli obiettivi di lotta import anti (selezione, voto unico, … ) ha corso continuamente il rischio di far cadere il Comitato di Lotta in una politica sindacalista e corporativa del peggior tipo (certe convergenze con la palude qualunquista, in sede di votazioni assembleari, sono molto significative).

b)  La mitizzazione delle «masse studentesche» ha portato i compagni del Comitato di Lotta a sottovalutare il ruolo di avanguardia del gruppo dirigente, nel senso che i compagni più attivi devono saper utilizzare ogni occasione (ottenimento di un obiettivo, fase acuta di lotta, fall out di una mobilitazione), per mediare il discorso della crescita politica.

Sono da ricordare, in sede di occupazione, gli scontri con chi, alla possibilità di organizzare dibattiti e seminari, per chiarire ai compagni l'importanza di certi temi per la crescita politica (discorso sulla ricerca, scienza e imperialismo, selezione nel suo significato di esigenza del capitale), contrapponeva, lanciando al Comitato d'Agitazione accuse di opportunismo e illuminismo, la necessità di estendere l'occupazione immediatamente, trasformandoci in tante «guardie isolate» di edifici vuoti.

La mitizzazione del discorso sugli obiettivi veniva a coincidere nei fatti con il rifiuto della possibilità di utilizzare l'occupazione per la crescita politica dei compagni.

c)  Lo scontro tra la linea di chi proponeva la crescita del movimento sulla base dell'emancipazione degli studenti (ottenimento di tanti piccoli obiettivi) e di chi lo proponeva partendo dalle esigenze reali dello studente e sul significato della scuola, ha il suo punto limite in occasione dell'agitazione contro la Legge Sullo.

A conclusione di una settimana di campagna di massa (vedi altrove nel testo), su una proposta di occupazione politica, il Comitato di Lotta si differenzia dalla mozione proposta dal Comitato di Agitazione e torna a riproporre, attraverso una mozione propria, il discorso sulle esigenze delle masse, «che era stato superato con il salto politico operato durante 'la campagna di massa ».

La differenziazione è uno sfacelo, per il Comitato di Lotta, che totalizza, insieme con i soliti qualunquisti, una trentina di voti. L'occupazione, anche per merito della componente spontaneista del movimento (la gente non è matura, e ci si astiene) non passa per pochi voti e al movimento, occorreranno altri due mesi per riprendere quota.

d)  Per finire bisogna citare l'aver preso iniziative autonome, durante l'occupazione, nei confronti della controparte accademica, e l'allinearsi in assemblea (da un certo periodo in poi) con le mozioni del Comitato di Agitazione, per poi reclamizzare le vittorie come proprie. Noi crediamo che, complessivamente, il Comitato di Lotta non sia mai stato un organismo di massa (e la scarsa presenza e incidenza, prima, in occupazione, e poi, nella lotta quotidiana, lo sta a dimostrare), ma noi riteniamo altresì che, proprio perché l'errore stava nelle scelte di fondo (i.e.: ruolo dei gruppi nel M.S.), sia importante dare un giudizio complessivo.

Perché, a questo punto, e stato chiarito il ruolo dei gruppi nel M.S. rivolgiamo ai compagni del Comitato di Lotta 'invito a ritornare all’interno del Comitato di Agitazione, e porre il problema della strategia del movimento sulla base del confronto di linee politiche.

Contra l'unitarietà agiscono oggi, in modo dichiarato, elementi di destra, riunitisi nella Confederazione Studentesca – Gruppo '68. L'anno scorso avevamo polverizzato la gioventù cattolica integralista di G. S., quest'anno abbiamo  il compito di impedire che questi studenti, illuminati dal saluto di Saragat, e appoggiati spudoratamente dai professori riescano ad ingannare gli studenti. Con la destra non ci si confronta politicamente, la si deve distruggere.

A conclusione di questo documento, che vuole essere un bilancio politico, poniamo un preciso invito a tutti i militanti. Conscio delle difficolta di funzionamento di un organismo come il Movimento Studentesco, ciascuno di noi deve impegnarsi a fondo ad approfondire le proprie conoscenze politiche, a stimolare l' effettuazione completa del programma qui sopra riportato, e di altre iniziative ritenute valide, a controllare che quella che è la dirigenza (anche se sovente non lo è affatto) agisca sempre con chiarezza, ad allargare la base del Movimento agendo sugli studenti non impegnati, per portarli ad assumere una coscienza politica.

Milano, luglio 1969


Gli articoli e i documenti relativii alla storia del Movimento Studentesco di Scienze sono pubblicati in ordine cronologico alla pagina 1968 di Pensieri in Libertà.


 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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