i dati dicono che sta esplodendo dove era arrivata poco

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Il gioco è finito, i morti escono con i camion militari perché i crematori non ce la fanno. E pensare che quasi un mese fa qualcuno ci diceva poco più di un influenza.

Ci sono accadimenti simbolici che ti fanno mettere a fuoco la realtà tutta in un colpo. La coda ai crematori e le bare in fila sono questo. Ma noi procediamo e se fossimo in un film americano, spareremmo con i fucili caricati per rendere onore ai morti e riprenderemmo a combattere. Ma non siamo in un film e perciò bisogna solo stringere i denti e continuare a vivere in questo stile da reclusi di lusso, con tanti a casa che non sanno che fare, tanti che hanno perso già la loro attività e tanti che la perderanno tra un po’, tanti che continuano a lavorare per tenerci in piedi, tanti che lavorano da casa.

Però ….. siamo connessi e quindi passiamo ai dati.

Butta male. La curva dei contagiati totali, dopo 4 giorni di stabilizzazione e la salita di ieri, s’impenna ancora di più verso l’alto e la crescita è dovuta all’incremento degli attualmente positivi, che è circa del 63% in più della media degli incrementi dei 5 giorni precedenti, oltre che alla “normale” crescita di deceduti (beh, certo, deceduti è più elegante di morti) e guariti.

A livello lombardo l’incremento dei totali è il 41% dell’incremento nazionale e di questo Milano è responsabile per il 29%. Siamo la capitale d’Italia! In effetti, la curva grigia del grafico provinciale mostra un crescita fortissima, superiore anche a Bergamo e Brescia, che nonostante la tristezza per i tanti morti, rallentano l’incremento dei totali, segno di un’evoluzione leggermente positiva. E con tutto il cuore spero che raggiungano presto il flesso e smettano di crescere.

Milano invece preoccupa, perché se la curva s’impenna oggi, a 11 giorni dall’inizio delle misure più rigide, o è un singolo dato anomalo, oppure significa che l’epidemia sta esplodendo. Per fortuna rallenta Cremona e Lodi continua nel suo trend positivo coreano. Però ho dato un occhio anche alle altre province lombarde e va male in tutte le altre province, inclusa la mia (Monza), ed escluse Pavia e Piacenza. Sondrio fa paura: +100%. Però occhio ai dati perché ci sono 425 dati (su circa 19.900 regionali) in aggiornamento e questo con gli spostamenti di contagiati in terapia intensiva da una città all’altra, anche fuori regione, possono avere una incidenza significativa nei centri minori (come Sondrio).

Ho dato un’occhiata anche ai dati regionali e provinciali di tutta Italia, escluso il Piemonte, dove c’è l’incremento ma mancano i dati per provincia. Il trend che può sembrare strano è che gli incrementi maggiori giornalieri avvengono dove c’è un numero minore di contagi e viceversa. Agli estremi troviamo il Molise con soli 46 contagi (tenete presente che è una regione molto piccola con poco più di 300.000 abitanti) ma un tasso di crescita del 64%, e il Veneto con 3834 contagiati ed un tasso di crescita dell’8.4%. Oppure consideriamo Campania e Lombardia, due regioni molto popolate, in cui la prima ha 652 contagiati ma un tasso di crescita del 41.7%, mentre la Lombardia ha 19.884 contagiati ma un tasso di crescita del 12.3%.

Sapete che significa? Che nelle regioni che hanno sofferto di più, dove l’epidemia si è sviluppata prima, il contagio, astronomico in termini di sofferenza, rallenta, mentre dove c’è il numero minore di contagi l’epidemia sta accelerando.

Soffro a dire queste cose, in Campania, in Abruzzo ci sono i miei parenti e tanti cari amici, che forse oggi pensano di essere più fortunati, di chi vive al nord (vedi la fuga al sud), ma in realtà stanno andando verso una realtà pesantissima. E forse qui al nord, dove i morti si portano via con i camion militari, stiamo andando verso il miglioramento, con tutte le eccezioni possibili e dovute, come Milano.

Non è un libro già scritto. In realtà abbiamo delle armi per accelerare l’uscita dal tunnel nel nord e per fare sì che il tunnel non sia tanto lungo e stretto nel sud. Stare in casa, non incontrare gente, l’igiene personale. Sì lo so, sono stato palloso, avrei potuto raccontarvi dei miei capelli che ho potuto ulteriormente regolare finalmente con un taglia-barba, e farvi sorridere un po’. Però mi sono accorto solo stasera di quei numeri regionali che mi hanno messo i brividi. Pensiamoci bene, nel sud e nel centro siamo un po’ come in Spagna USA e Germania: relativamente pochi contagi, ma crescita esponenziale. Ma nonostante ciò, ce la faremo. Buonanotte.

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Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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