il vissuto quotidiano – CoronaMilano5

18 marzo AdC (anno del coronavirus)

Il solito messaggio WhatsApp modello Risolvo-Tutto-Io mi invita a bere acqua ogni 10 minuti perché solo così “il virus viene trascinato nello stomaco dove verrà annientato dai succhi gastrici”. Ottima idea, ma si può fare di meglio: adesso mi bevo mezzo litro di candeggina.

Almeno le bombe sai dove sono, ma qui…”. Mentre stendo le lenzuola sento la vicina di balcone che mi parla. Era da più di 20 anni che non superavamo il “Buongiorno-Buonasera”, ma oggi il Coronavirus ci fa parlare. Sembra quasi che la signora provi invidia dei bombardamenti, ma non capisco esattamente quali. Milano 1943? Sarajevo? Bagdad? Aleppo? Questo nemico di oggi, così subdolo e invisibile, le fa quasi desiderare un’esplosione sotto casa. Terribili bombe piovute dal cielo che però hanno il coraggio di farsi vedere perché “Almeno le bombe sai dove sono, ma qui...”.

Sotto casa passa in strada il camion della sanificazione. Ogni giorno a Milano vengono sanificate centinaia di strade spruzzando acqua e disinfettante. Guardo questo lavoro enorme, ma non capisco a cosa serva. Non sanificano i marciapiedi, così i pedoni continueranno a portare il virus in casa con le scarpe. Probabilmente sto scrivendo una sciocchezza; ho solo bisogno di capire di più.

Finalmente anche gli americani si sono accorti dell’epidemia e reagiscono come sanno fare solo loro: corrono ai ripari facendo lunghe file davanti ai negozi di armi automatiche. E’ vero che con un fucile sarà difficile colpire direttamente il virus, ma l’obiettivo è un altro: togliere al virus il nutrimento per lui essenziale. Un solo colpo ben assestato farà fuori miliardi di copie del virus entrate di nascosto in altrettante cellule dell’untore contagiato. Non solo il malato soffrirà di meno, ma non dovrà neppure sborsare migliaia di dollari per cure inesistenti. Ah, gli americani…

Ricevo su WhatsApp una copia dell’audio di un’infermiera amica di una mia parente. Dopo una giornata in reparto a vedere persone che muoiono soffocate, pienamente coscienti e da sole perché i parenti non sono ammessi, sente il bisogno di parlare con la sua amica, anche solo al microfono di un telefonino. La voce è debole e monotona, quasi noiosa. E’ disperata. Non ce la fa più. Non so cosa le abbia risposto la mia parente, ma so che spero che questa infermiera noiosa domani sia ancora in reparto, avvolta di nuovo in una tuta bianca che per ore e ore le impedisce persino di fare la pipì.

Leggo che la Polizia lamenta che, in base ai dati delle cellule telefoniche, il 40% dei lombardi si sposta ancora da casa. La maggior parte saranno spostamenti motivati, ma come scovare qualche cretino che mette in pericolo tutti noi?

PICCOLA PROPOSTA: A chi si sposta più di 5 km si potrebbe inviare in automatico un SMS del tipo: "Questo SMS arriva dalla Polizia di Stato. Le cellule telefoniche hanno rilevato che alle ore <<ORARIO>> lei si è spostato da <<LOCALITA’ 1>> a <<LOCALITA’ 2>>. Lei è tenuto a rispondere a questo SMS entro 10 ore, spiegando la motivazione dello spostamento. La sua risposta (o la mancata risposta) verrà archiviata elettronicamente e analizzata entro i prossimi 6 mesi. In caso di insufficienza di motivazione saranno attivate le procedure punitive previste dal DPCM numero… del…"

Sarebbe una limitazione della privacy? A parte il fatto che qui la gente muore e la privacy è l’ultimo pensiero, in fondo sarebbe la stessa limitazione della privacy imposta dalle poche pattuglie che stanno già facendo la stessa cosa nelle strade. Sarebbe solo uno strumento un po' più efficace…


Info su Roberto Ceriani

Roberto Ceriani, classe 1950, laureato in Fisica, dopo molti anni di insegnamento ha vinto il 1° concorso per Dirigente Scolastico e quindi, dopo aver fatto questo nuovo lavoro per alcuni anni, è andato in pensione per raggiunti limiti di età. Interviene spesso su Facebook su problematiche riguardanti il mondo della scuola. “Autore di libri di Fisica per Licei e di numerosi testi di divulgazione informatica. Formatore di insegnanti in Lombardia e nelle regioni del Sud. Ha lavorato 9 anni all’IRRSAE-IRRE Lombardia dove si è occupato di Progetti Europei di formazione docenti e di analisi statistiche di dati internazionali sugli apprendimenti (Progetto OCSE-PISA). Attualmente, per conto dell’Invalsi, si occupa di valutazione delle scuole italiane e, per conto dell’USR Lombardia, è impegnato nelle attività di valutazione dei Dirigenti Scolastici”
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