il punto sul Covid, anzi i punti

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Ieri si è verificata la seconda inversione, anzi la terza. Dopo la diminuzione dei ricoveri ospedalieri (sia in terapia intensiva sia in reparto) oramai in atto dal 4/4, è diminuito il numero dei malati (attualmente positivi) e ieri si è avuta l’inversione tra nuovi contagi e guariti: per la prima volta dall’inizio epidemia, il numero dei guariti è superiore a quello dei nuovi contagiati. Ricordo che in realtà quest’ultimo dato è solo apparente, perché ci sono molti contagiati asintomatici che non sono stati rilevati. Però l’inversione si è verificata a fronte di un numero maggiore di tamponi, quindi ha una discreta validità.

Ci si scanna in TV per attribuire la colpa del massacro in Lombardia al governo (da parte della destra) o alla Regione (da sinistra). A me onestamente npn importa di chi sia la colpa, l’attribuzione di colpe serve solo a sciacquarsi l’anima: io sono bravo, le cose cattive accadono solo perché ci sono i cattivi. Quindi provo un po’ ad analizzare non per trovare i colpevoli ma per capire le cause degli errori e quindi per definire i rimedi e/o gli errori da evitare domani.

  • Errore 1: nessuno si aspettava più un’epidemia nel terzo millennio. La struttura della sanità non era adeguata a rispondere ad un simile evento e in particolare la struttura lombarda era centrata sui grandi centri di eccellenza a scapito della struttura di base sul territorio (medici di base, guardie mediche).
  • Errore 2: si è ritenuto che l’epidemia scoppiata in Cina fosse un fatto locale (come la SARS) e la diffusione del virus fosse dovuta semplicemente ad arretratezza della sanità cinese e alle loro eccentriche abitudini alimentari. Come risultato si è lasciato passare almeno un mese senza prepararsi. Non solo, si sono effettuate partite, manifestazioni varie, la popolazione non è stata allarmata ma falsamente rassicurata.
  • Errore 3: mancata messa in sicurezza degli ospedali. Mentre strutture finalizzate alla lotta contro le malattie infettive (Sacco-MI, Spallanzani-RO, Cotugno-NA) hanno reagito con prontezza e professionalità, tutti gli altri ospedali non hanno isolato i pazienti positivi e hanno consentito al virus di contagiare gli altri pazienti e soprattutto il personale sanitario che è a sua volta diventato fonte d’infezione. Certamente a ciò ha contribuito non solo la mancanza di preparazione del personale, ma soprattutto la mancanza di posti letto in isolamento e TI e di materiale protettivo (maschere, camici) e curativo, ossigeno, respiratori. Quando si è palesato il bisogno era già scattata la gara internazionale all’accaparramento e siamo stati vittime dell’egoismo internazionale.
  • Errore 4: mancate zone rosse. I casi di Vo Euganeo e Codogno hanno dimostrato l’efficienza delle zone rosse. Questi focolai sono stati isolati e ridimensionati nel giro di 2-3 settimane. In Val Seriana (Nembro, Alzano) non si è mosso un dito: è stato un errore tragico che ha provocato l’incendio nelle province di Bergamo, Brescia e Milano. Le mancate misure restrittive pare siano dovute alle pressioni di Confindustria su governo e regione, ma di questo non ci sono prove.
  • Errore 5: utilizzo bizzarro dei tamponi. Mentre in Veneto, grazie ad un uso maggiore dei tamponi, si è effettuato uno screening della zona rossa e dell’ospedale dove stava per accendersi il focolaio, in Lombardia si effettuavano solo sui pazienti con malattia già conclamata. Ha inciso anche la minore popolazione (5 milioni contro 10 della Lombardia) e la densità (270 abitanti/km2 contro 420/km). Ha inciso anche il numero di laboratori in grado di produrre ed analizzare i campioni (12 in Veneto contro 3 in Lombardia). Hanno inciso ancora le indicazioni dell’OMS (organizzazione mondiale della sanità) che ha indicato i tamponi solo per i chiaramente contagiati. I tamponi sono stati usati come strumento di controllo e non di prevenzione. Il Dott. Crisanti in Veneto è andato contro questa indicazione e Zaia, grazie a Dio, l’ha seguito e sostenuto.
  • Errore 6 (tragico): situazione delle RSA. Nell’affanno generale sia il governo che le regioni hanno dato indicazioni di mettere i pazienti COVID in eccesso (mancavano posti di ricovero in isolamento o TI) nelle Residenze Sanitarie per Anziani. Da molto è stato definito come gettare un cerino acceso in un ambiente saturo di infiammabili. Non lo commento. Panico e imbecillità, poi divertitevi voi a capire chi è stato più colpevole.

Magari un altro giorno analizziamo le cose da fare per il futuro. Un ultima cosa, un’epidemia senza morti è come una parmigiana di melanzane senza melanzane. Sì lo so che ci crediamo onnipotenti e crediamo di poter controllare tutti i fenomeni naturali pericolosi o mortali. Non è così. Pensare di poter uscire indenni da una pandemia è una pia illusione. Molto si può fare per limitare le perdite, ma non si possono evitare. La Germania, ancora una volta ha dimostrato che con efficienza, preparazione e rispetto dell’autorità, si possono limitare i danni. Ma noi non siamo la Germania e ciò che accade in tutto il mondo dimostra che non ci sono molto Germanie in giro. In Asia si è avuta una risposta migliore nei paesi che hanno subito l’epidemia SARS, così come noi abbiamo avuto meno danni da ISIS (lo stato islamico) perché avevamo dovuto fare i conti in passato con le Brigate Rosse. Pensiamo a quanti paesi hanno reagito peggio di noi e non ci sputiamo sempre addosso.

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Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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