per non morire dentro – di Bruno Petrucci

23 Maggio 1992. Capaci. Palermo. Si dice 500 kg, forse una tonnellata di esplosivo, nascosta in un sottopasso della superstrada tra la città e l’aeroporto. 28 anni fa veniva ucciso il giudice Falcone, sua moglie, la sua scorta.

Ricordo di aver fatto saltare una carica da 500 kg di esplosivo che costituiva le testate di 5 missili russi abbandonati, a Berbera, Somalia. Tutto il lavoro era stato fatto da deminers danesi, che avevano lasciato a me l’onore di schiacciare il pulsante in quanto collega che però doveva lavorare senza esplosivi (in Somalia non si può).

Eravamo in uno shelter di sacchi di sabbia, a 300 m. Subito dopo l’esplosione fummo sommersi da una pioggia di schegge di metallo che si conficcavano nei sacchi di sabbia come proiettili. Ho avuto paura ed ho pensato a chi era morto in guerra squarciato dalle schegge delle bombe. Falcone non ha avuto il tempo di avere paura. Dolore forse sì, tanto e per poco tempo, il tempo di morire.

Non mi ricordo chi ha detto beato il paese che non ha bisogno di eroi. Noi non siamo beati, ne abbiamo un bisogno disperato: Peppino Impastato, giovane compagno di Avanguardia Operaia di Cinisi, figlio di mafioso, nipote ed acerrimo nemico di Tano Badalamenti che lo fece uccidere lo stesso giorno dell’assassinio di Moro, passato sotto silenzio e spacciato come terrorista vittima di un’esplosione involontaria vicino ad una ferrovia. Poi riabilitato ed infine il caro zio riconosciuto colpevole.

E dopo di lui Chinnici, Falcone, Borsellino e le loro scorte. Ovviamente tralascio le centinaia di poliziotti, giudici, giornalisti eliminati in precedenza dalla mafia. Non si può, non si deve dimenticare. Questa data non è diventata una festa come il 25 Aprile, ma è comunque l’anniversario di una sconfitta e di una vittoria, di una morte e di una riabilitazione: quella dello stato.

Chi lo sa se i mafiosi si resero conto di aver fatto un passo falso, di avere osato troppo, di avere sopravvalutato il potere della paura. Palermo dopo quella strage rialzò la testa, si appesero lenzuola bianche ai balconi contro la mafia, un gruppo di donne cominciò a girare con dei bigliettini di stoffa attaccati con spille ai loro abiti: “con Falcone contro la mafia”.

Sì perché c’è un limite anche alla paura. Alla fine qualcosa ci scatta dentro e ci fa dire “vabbè che mi ammazzino pure, se non reagisco sono morto dentro”. No, i mafiosi non capirono ed uccisero anche Borsellino e la sua scorta, rilanciando sul tavolo della morte per ottenere più paura. E furono sconfitti.

Ma i mafiosi non possono capire concetti come il vero onore, il rispetto dello stato in quanto regolatore della vita di un’intera società, il rispetto delle regole che garantiscono la libertà di tutti di non fare male a nessuno. Un’organizzazione debole, a volte confusa, che nella democrazia trova più vincoli di chi opera al di fuori di essa, ma che costituisce la nostra più alta garanzia di giustizia. Un insieme di leggi, regole, funzionari, strutture, apparati, che può essere soggetta ad errori, a corruzione, a incapacità, ma che porge altri eroi, capaci di soffrire, di sacrificarsi, di morire ….. come abbiamo visto negli ultimi tre mesi, per salvare degli indifesi attaccati da un piccolo virus, così come quei giudici si sacrificarono per difendere il diritto di tutti a non essere calpestati dai prepotenti.

abbiamo bisogno di eroi, soprattutto noi che viviamo in un paese allo sbando, che non ha saputo prevedere, provvedere al bisogno di attrezzature e tamponi e guanti e mascherine, che si è lasciato permeare, ed ancora ne è vittima, dalle mafie, quel paese che non riesce a dare in fretta i sussidi a chi oggi ne ha bisogno. Però un paese che allo stesso tempo può contare su milioni di eroi che magari non arrivano al sacrificio della vita, ma tirano solo su una saracinesca ed invece di abbandonare la lotta per difendere i propri sogni vi si gettano a corpo morto, con entusiasmo, quasi con gioia, misurando distanze di sicurezza, sanificando, mettendo schermi di plexiglass, comprando termometri, guanti e mascherine, gel disinfettanti e non sputano sullo stato ma ne costituiscono il miglior baluardo di difesa.

Non si può solo criticare, oggi, più che mai è il momento di lottare, per le responsabilità, ci sarà tempo dopo. Quando farà giorno mettete fuori dei lenzuoli bianchi in ricordo degli eroi di ieri e di oggi, non lasciamo che i giovani dimentichino. Viva Falcone, viva Borsellino, viva i medici e gli infermieri che hanno lottato e lottano contro il Corona Virus.

Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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