due giorni in giro – di Rino Riva

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Mi sono messo in viaggio sabato mattina. L’obiettivo era Alba, l’Alba di Beppe Fenoglio, l’Alba della buona cucina e del tartufo.

Ero con mia figlia che desiderava visitare questo bellissimo borgo al centro delle Langhe. Dovevo portare da tre anni i tappi delle bottiglie che raccoglievo ogni estate sia in campeggio sia sulla  spiaggia dove stazionavo per mesi. Materiale prezioso, tanto da diventare oggetto di furti, poiché rilavorabile, da cui si può ricavare tanto materiale d’arredo urbano e anche personale come sedie, panche, tavoli ed altro.

L’obiettivo successivo era Elle. Mia figlia desiderava fare un bagno nell’acqua cantabrica: rinfrescante, ritemprante, rigenerante e… congelante. Un’acqua in cui io sguazzo alla grande anche perché negli ultimi anni possiedo una muta naturale.

No, non è così. Anche quando correvo ed ero un bel tot di chili in meno mi buttavo nei mesi impensabili nelle acque di Elle. Che so, Marzo, Novembre. Poi, in giro per i viaggi di Vivi e me, ho fatto bagni a Capo Sunio in aprile, uno in Marocco a Essaouira in ottobre. E poi quelli in Irlanda o in Cornovaglia. Per non parlare della bella e amata Bretagna.

Sono fatto così. Niente di strano, è da anni che accarezzavo l’idea di scendere ad Alassio per il bagno dicembrino oppure per fare l’attraversamento in diagonale del Naviglio Grande. Sono temerario, sì, ma non un pi…stola. Perciò attendevo il momento di essere un po’ più in forma o meglio un po’ meno sformato.

Dopo aver consegnato i tappi, siamo andati a poche centinaia di metri a visitare la tomba di Beppe Fenoglio e di Ugo Cerrato, il suo fraterno amico che si è impegnato strenuamente per pubblicare tutto quello che si poteva rendere pubblico dello scrittore langarolo.

Quindi ci siamo diretti verso il grande parcheggio prospiciente l’ingresso alle vie commerciali della cittadina. Ho fatto da Cicerone a mia figlia che è rimasta affascinata da tutto. Dai portici di via Cavour, dal Duomo ovvero la cattedrale di San Lorenzo, dalle sue belle librerie, dalla casa avita di Piazza Rossetti di proprietà di Amilcare, il padre macellaio di Beppe Fenoglio, troncata a metà dall’acefala speculazione edilizia. Alla lunghissima “via maestra”, assai più lunga dell’omonimo Corso Vittorio Emanuele di Milano, bellissima per le torri, per la biblioteca ristrutturata, per gli affascinanti negozi ottocenteschi e per gli stili architettonici diversi, dal medioevale al liberty, che la caratterizzano.

Alba era nota come città delle cento torri, cinta, all'epoca da grandi mura poligonali, mura medioevali che rappresentavano un notevole sistema di difesa: costruite su un basamento alto oltre 2 metri, avevano mezzo metro di spessore, erano munite di contrafforti e torrioni, per tutto il loro perimetro erano circondate da un fossato.
Mia figlia ha fatto fotografie con il cellulare in lungo e in largo. Siamo sbucati in Piazza Savona nel cui bar si recava il nostro Beppe. A poche centinaia di metri la casa di Ugo Cerrato e della sua carissima Luciana.

Da piazza Savona abbiamo deciso di fare un giro nelle vie interne per vederne le architetture e le case di impianto medioevale, fino a giungere in via Pertinace e alla bella Libreria Milton del mio amico Carlo Borgogno e di Serena, la sua bella collaboratrice. A qualche centinaio di metri, il punto di arrivo della nostra escursione, la via Macrino con la spettacolare Osteria dei sognatori, il Pastificio dei Sognatori, il bistrot dei Sognatori. Il guaio però è che tutto era ancora chiuso e l’apertura sarebbe avvenuta la… sera.

Abbiamo avuto fortuna a trovare un rimedio, un ristorantino in una delle vie perpendicolari alla via maestra. Un posto gradevolissimo. Abbiamo mangiato un gustoso primo a testa e bevuto del buon Nebiolo. Sembrava di stare nel centro storico di Girona con le sue stradine acciottolate e i suoi ristorantini “laterali”.

Ci siamo rimessi in marcia, perdendo un sacco di tempo per le indicazioni assurde dei cartelli segnaletici per l’autostrada Torino-Savona, e siamo arrivati a Elle intorno alle 16.00. Saluti e abbracci virtuali con il proprietario del campeggio e i suoi splendidi collaboratori. Invece con “il Marco”, il gestore del ristorantino interno ci siamo proprio abbracciati. Era un pomeriggio soleggiato. Abbiamo scaricato l’auto, ci siamo cambiati e siamo andati al mare che è a soli 100 mt. Subito in acqua per il primo bagno di stagione con replica di lì a poco.

Serata dolcissima in campeggio sulla terrazza con contorno di un’avanguardia di lucciole. Sì, lucciole. A letto presto perché cotti entrambi dalla lunghissima giornata.
Domenica mattina, piove. In maniera insistente. Appena spiove un po’ scendo al bar sulla via Aurelia per bere un caffè. Mia figlia dorme e io non la disturbo. Il tempo non cambia però dobbiamo metterci in moto per andare a Imperia a fare il pieno di metano.

In Liguria ci sono 4 distributori di metano, due sul mare: Albisola e Imperia e due nell’entroterra. L’assurdità però è quella del distributore Eni di Imperia che apre o chiude a proprio piacimento. Lo temevo e ne ho avuto la conferma. Un cartello ci ha comunicato che sabato e domenica l’impianto è chiuso. Ma si può? Vorrà dire che torneremo a Milano con la benzina, spendendo quattro volte di più.

Un po’ di spesa in un supermercato e pranzo in campeggio, questa volta dentro la casetta poiché si era rimesso a piovere. Il tempo così induce a fare un sonnellino che per me dura sempre troppo poco. Alle 16.00 fa capolino il sole. Convinco Enrica a scendere al mare altrimenti poi se ne sarebbe pentita. Ma arrivati in spiaggia lei ha continuato il suo pisolino, io invece ho fatto a piedi più di un chilometro di spiaggia. Ho fatto altri due bagni, uno con il sole e l’altro senza.

Cena in campeggio, sempre sul tavolo esterno. Serata dolce, sempre con lucciole. A letto presto poiché la mattina dopo avremmo dovuto fare una levataccia per riuscire a partire alle 6.00 per essere a Milano in tempo per il lavoro di mia figlia. A Milano piove.

La Casetta Blu è bella, il campeggio è bello, il paese è bello, il mare è bello. Ci vengo dal 1991. Non so però se ci ritornerò. Ci sono dei luoghi che a un certo punto diventano inabitabili. Elle con annessi e connessi è uno di quelli.

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Info su Maurilio Rino Riva

Maurilio Riva, "Rino" di soprannome per amici e familiari, è nato a Taranto nel 1947 e vive Milano dal '49. Ragioniere, ha svolto numerosi mestieri e ha rinunciato all'assunzione sicura in banca, scegliendo al suo posto la fabbrica, una grossa azienda di telecomunicazioni nell'hinterland milanese. Lì ha lavorato per circa 30 anni, prima come operaio e, poi, come tecnico informatico. Ha ricoperto incarichi politici e sindacali di un certo rilievo ed è stato redattore del periodico dei lavoratori dell'azienda. E' stato un dirigente di Avanguardia Operaia e leader del Movimento Milanese dei Lavoratori Studenti. In pensione dal 2004, nel 2006 ha pubblicato "Il sogno inverso di Tito Biamonti" con Arterigere Edizioni. Nel 2010, "2022 Destinazione Corno d'Africa" con Libribianchi Edizioni, nel 2014 "Partita doppia" con Lettere Animate, nel 2017 "Se i muri potessero raccontare (memorie operaie in cemento armato)" con UNICOPLI in cuisi parla in forma romanzata della sua esperienza di fabbrica. Alcuni dei suoi racconti sono stati editi su riviste, antologie e blog. Su questo sito trovate le recensioni dei suoi romanzi. La sua vita di questi anni è stata segnata dal cancro di Vivi, la sua compagna con cui ha fatto il percorso di lotta condivisa contro la malattia. Elle era il loro rifugio.
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