lo straccio, la donna e il casciaball – di Anto J. Mariani

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Uno straccio di progetto non ce l'ha; al massimo, il politico con la bocca sempre piena, per la testa ha solo qualche vaga idea.

Del resto, avere un’idea non è difficile, essendo una proiezione di quel che, di tanto in tanto, frulla per conto proprio nella mente. Se l’idea rimane lì, se non l’articoli, se non la tramuti in progetto, non produrrà alcunché; rischi di esaurirti nelle intenzioni di quel che prometti di fare. Così seguitando, il tuo tratto saliente diventa l’inaffidabilità, perché una persona è quel che fa, non quello che dice di fare.

Occorre, invece, programmare il futuro, diventarne protagonista, viverci dentro; per farlo devi realizzare un progetto e già mentre è a buon punto, deve immaginarne un altro. E, così, via. Con i progetti si vive; con le sole idee, si esiste.

La donna, talvolta, dimostra di avere un fiuto particolare nel riconoscere i soggetti che, regolarmente, si defilano dal progettare. La donna lo percepisce meglio perché, in genere, è più interessata a tessere una relazione con le carte in regola, indotta com’è dalla natura alla preservazione della specie. D’altra parte, il desiderio sessuale – in un’accezione più ampia – significa sganciarsi dalla condizione in cui si è per andare incontro al futuro, pertanto, oltre ad essere la cosa per cui andiamo matti, è, nel contempo, un costruire.

Ne deriva che la donna è più all’erta nell’individuare coloro che appena chiedi di far lievitare il rapporto, si irrigidiscono o, appena possono, si svincolano dall’assumersi responsabilità. Con questo, è ben lungi da me sostenere che una costruzione significhi necessariamente mettere al mondo un figlio. No, per niente; altrimenti “La costruzione di un amore” di Ivano Fossati non sarebbe una delle più appassionate, più vere e più belle canzoni mai scritte.

La costruzione di un amore deve sapersi, dunque, tradurre in una molteplicità di progetti in grado, con la loro propensione propulsiva, di smuovere qualsiasi staticità. Se nella coppia viene meno la progettualità (in pratica, il volere comune di costruire qualcosa), il sintomo che viene a galla è spesso il venir meno del desiderio, come non accettazione di una sessualità fine a se stessa.

Detto questo, mi piace confidare che, nonostante tante donne si mettono in fila per fare selfie con il politico dalla bocca sempre piena, saranno soprattutto le donne a voltargli le spalle. Del resto, l’Italia è di genere femminile…

Che gliela si dia la coppa.  Sì, mica tutti riescono ad ingurgitare una ciliegia ogni cinque secondi: una coppa se la merita! Sarebbe per lui un tiramisù dopo essergli andata di traverso la Coppa Italia conquistata dal Napoli.

Altro che prendersela con il governatore campano per non essere stato capace di gestire gli strascichi della partita (naturalmente, ha avuto una risposta memorabile, di quelle che ti ridicolizzano finché campi), quel che lui ha manifestato dà l’impressione di essere uno strascico del mai del tutto sopito astio verso l’animo partenopeo: troppo sfuggente al suo fraseggio inzuppato di lamentosa retorica.

No, bagaj, tu non hai le carte in regola per fare il moralizzatore relativamente alle norme di distanziamento sociale: hai fatto selfie in tutte le occasioni possibili e, lo sai meglio di chiunque altro, che i selfie sono tali e possibili solo a distanza molto ravvicinata. Non hai le carte in regola per fare la morale a chi non indossa la mascherina: l’hai messa, l’hai tolta, l’hai messa, l’hai tolta con i tuoi simpatizzanti ovunque sei stato.

Un piazzista come te con la mascherina si pulisce gli occhiali (l’hai fatto!) e dichiara di non poterne più di portarla (l’hai detto). Forse te lo dimentichi: non sei un comune cittadino, dovresti dare l’esempio nel non sminuire le norme precauzionali in vigore. A chi la vuoi dare a bere che sei preoccupato che gli assembramenti di Napoli possono far risalire i contagi? Semmai hai il ruseghin per la discesa dei sondaggi.

Del resto, lo capisco, passare dalla canottiera, di chi ti ha preceduto, all’abito dell’uomo forte, è un passo troppo grande per chiunque. Per farlo, bisogna essere un inguaribile casciaball: la peculiarità che contraddistingue chi sale troppo repentinamente. Il petto in fuori è roba d’altri tempi, la modernità richiede una prerogativa a te (e non solo a te) sconosciuta: l’essere quanto più autentici.

Per essere tali, non si deve aver timore di mostrare i propri punti deboli; ogni volta che si accetta di entrare nella propria zona di vulnerabilità, quello è il momento in cui si cresce e s’impara. Certo, a volte questa scelta implica disagio e sofferenza, ma vale la pena: essere vulnerabili non è una debolezza, ma una forza che si coltiva con tanto coraggio.

Quindi, piuttosto che una coppa, meglio una felpa con su scritto “casciaball”.

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Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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