malanimo e buona politica – Antonio J. Mariani

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Sentire comune: per intercettarlo, talvolta, passo in rassegna i post di FB in cui mi capita d’imbattermi e, di tanto in tanto, mi inoltro anche in qualche commento.

Lungi da me, ora, di fare un’analisi a riguardo: mi soffermerò solamente su un modo comunicativo per nulla esaltante, piuttosto diffuso, che fa scappar la voglia. Quale voglia? Qualsiasi. Mi riferisco a chi, nell’esternare, ci mette dentro sempre una zampata rivendicativa, perché, genericamente, ce l’ha con gli altri (ai quali attribuisce ogni sorta di colpa).

La sua ostilità, anche quando non viene espressa esplicitamente, viene percepita. Nel caso qualcuno si azzardasse a chiedere lumi del perché di tanto livore, apriti cielo: il rancore esce allo scoperto con mille recriminazioni, del tutto incontrollate.

L’interlocutore, del tutto ignaro di questo astio sommerso che, all’improvviso, viene a galla prepotentemente, rimane sbalordito e, in un primo momento, ammutolito.

All’impotenza iniziale, può subentrare la difesa d’ufficio, basata racimolando quel che gli capita a tiro. La linea difensiva sommaria stenta a reggere il confronto, proprio perché improvvisata. Non regge anche perché all’altro, quello che cova acredine, non par vero di poter far fuoriuscire tutto il suo malanimo.

Ecco, allora, palesarsi, in un modo insopportabilmente aggressivo, la prevaricazione, l’arroganza, la totale assenza di rispetto. Chi viene assalito, specie se, invece, è normalmente incline ad esprimersi in maniera assertiva – quindi capace di esporre in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore – preferisce rinunciare a relazionarsi.

Chi possiede questo stile, spegne la voglia di rispondere per le rime, preferendo riprendere il cammino che mette in conto di assumersi le emozioni che lo abitano come una responsabilità che ha verso l’esterno: non dà, come verrebbe spontaneo, istintivamente la colpa all’altro, ma al perché e al percome una persona possa arrivare a questi estremi. Da queste modalità nasce e si sviluppa la buona politica. Alla faccia di chi ritiene che, comunque, la politica sia una cosa sporca.

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Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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