non riesco a respirare – di Bruno Petrucci

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I can't breathe -  I can't breathe – Oggi è un grido che si leva da centinaia, forse migliaia di piazze negli USA e nel mondo. Ieri un rantolo disperato di un uomo di colore assassinato da poliziotti razzisti. Poteva essere anche un sussurro disperato di un ammalato grave di corona virus. Non riesco a respirare.

Non va confuso con “You take my breath away” la famosa canzone di Top Gun che invece significa “mi togli il respiro”. Parole molto simili che possono significare cose molto diverse, dall’assassinio all’amore. E finalmente la valanga d’odio dei sovranisti di ogni paese del mondo sembra iniziare a ricadere su chi l’ha scatenata, Trump in testa.

MI sono commosso davanti ai poliziotti americani che si uniscono ai manifestanti, che rifiutano il cliché razzista e la copertura ammiccante di chi si proclama democratico a parole e razzista nei fatti. Ovviamente ogni riferimento a qualche politico di casa nostra non è casuale. Stasera ho rivisto su La 7 Amistad con grande commozione ed ho pensato a quel grande paese che ha messo la libertà a base della sua costituzione ma che ancora non riesce a garantirla a chi ha la pelle di un colore diverso, che ha affrontato una sanguinosa guerra civile per la difesa della libertà di tutti, ma che ha poi assassinato tutti i grandi leader, da Martin Luther King a Bob Kennedy che ne hanno cercato e preteso il rispetto.

E’ l’ambivalenza dell’animo umano la causa, l’egoismo piccolo piccolo dei piccoli che per sentirsi grandi hanno bisogno di qualcuno che sia inferiore a lui per nascita, per colore della pelle, per tradizione o per religione. Lo abbiamo visto qui nel nostro paese.

Negli anni 80’ gli stranieri qualunque fosse il colore o la provenienza erano graditi ospiti, poi li abbiamo innalzati ad invasori e quando hanno cominciato a fare i lavori che noi consideravamo degradanti li abbiamo accusati di rubarci il lavoro, poi le case, le pensioni, addirittura di voler annullare la nostra identità cattolica. Ma quale? Quella del Cristo che si sacrifica per riscattare l’umanità o quella dei Conquistadores che hanno massacrato popoli interi, o quella della santa inquisizione che metteva al rogo dopo torture inumane chi solo osava affermare il diritto al dubbio.

No, il diritto di massacrare, di mettere in schiavitù in nome dell’unico Dio giusto spetta solo a noi, se lo fanno gli altri sono barbari, terroristi. Ed è vero che barbaro è chiunque uccida o maltratti chi è diverso da se, ma allora riconosciamo la nostra barbarie quando lasciamo i braccianti immigrati nelle baraccopoli, quando lasciamo che brucino con le loro stufe a kerosene o quando gli spariamo se “rubano” un tetto di lamiera da una baracca abbandonata.

La rabbia dei neri è la mia rabbia, per tanti omicidi volontari o meno, per tante sofferenze inflitte ingiustamente, anche se io per caso sono nato bianco, in un paese ricco, ma non per questo meno sensibile all’ingiustizia. I CAN’T BREATHE.

 

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Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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