bella da vedere, però … – Antonio J. Mariani

Mi sa che stiamo solo sperando di farla franca: che la pandemia passi senza ritornare, che dal punto di vista economico non avvenga il disastro che si annuncia, che tutto torni il più possibile come prima. In breve, come se nutrissimo fiducia che, tutto sommato, ce la caveremo bene.

Per cui alla domanda me te stee?, si ottiene la risposta di rito: eh, tirèmm innànz. Certo che ce la faremo, ma a che prezzo? E i buoni propositi di cambiare in meglio?

E’ già caduto nel dimenticatoio il fatto che dei segnali positivi il pianeta che ci ospita ce li aveva dati quasi subito, a mo’ di reciproco incoraggiamento: “beh, io, come state notando, sto facendo il possibile per venirvi incontro; è qui da vedere: se ci diamo una mano, è meglio per tutti”.

No, ancora non ci è del tutto chiaro che la terra è essa stessa un organismo vivente; ancora non ci è del tutto chiaro che la specie a cui noi tutti apparteniamo può star bene se anche l’ambiente in cui viviamo è in salute; ancora non ci è del tutto chiaro che in risposta all’incoraggiamento di cui sopra, dovremmo mostrare maggior rispetto per la catena alimentare (del modo in cui ci nutriamo, del modo in cui produciamo il cibo che assumiamo, ecc.).

No, temo che vediamo la natura come una cosa a parte: bella da vedere, però con tutte le comodità a portata di mano; bella da vedere, però che non richieda troppi sforzi e che ciò di cui essa abbisogna possa essere svolto anteponendo altre supposte priorità; bella da vedere, però che, appena si presenta l’occasione, ecco che viene messo in chiaro che tale porzione è di proprietà; bella da vedere, però…

Troppi “però” all’orizzonte: lì a dirci che tendiamo a farla franca. Parafrasando Alexander Langer – di cui in questi giorni ricorre il commiato, avvenuto venticinque anni fa – possiamo dire che la traversata che ci sta davanti richiede forze impari, tanto da dubitare di farcela.

 

Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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