immagini, assenza, silenzio – di Antonio J. Mariani

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Velocemente, distrattamente ed evasivamente consumiamo immagini in un flusso ininterrotto, ma quest’esposizione non corrisponde ad un’alzarsi dell’asticella della nostra capacità di lettura, anche perché sappiamo che il guardabile è, comunque, a portata di occhi, è reperibile, non fugge via (anzi, c’insegue).

Ben consci della sua presenza, siamo portati a non prenderne cura, ci limitiamo a guardare quel che appare; vedere, è un altro paio di maniche: consente di approssimarsi alla scoperta interpretativa e costituisce il tramite per varcare la soglia oltre la quale è possibile addentrarsi nella contemplazione.

I film di Sergio Leone, per esempio, rendono bene queste differenze: l’atteso duello tra i due contendenti è lì, in sospensione, cattura l’attenzione con una sfilza di dettagli, il tempo si dilata (l’attimo diventa interminabile; l’eternità deve riflettersi nell’attimo), ma ancora nessuno dei due estrae la pistola: …l’incombente spezzone musicale (di Morricone) deve ultimarsi. In quegli infiniti minuti vengono radunate le differenze che intercorrono tra guardare e vedere, ascoltare e sentire: per coglierle (e gustarsele) occorre la contemplazione.

Ma, se durante tutte le ore di veglia, diventiamo preda del disordine delle immagini, attraverso gli innumerevoli mezzi messi in circolo, e diventiamo pure preda del frastuono, noi, non siamo più fruitori: diventiamo, appunto, prede.

E se ci pensiamo bene, tutto questo avviene anche con le parole, che diciamo e che scriviamo. Essendo così facilmente disponibili nel self-service che ci portiamo appresso, può accadere che siano loro ad imporsi a noi. Per evitare tutto questo ambaradan, occorre allenarsi nel famoso centro benessere Assenza&Silenzio:

in questa spa che non costa niente ci vado prima dell’aurora, prima della colazione. E’ qui che, tra le altre cose, posso incontrare lo spunto per un post.

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Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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