meglio l’ansia – di Antonio J. Mariani

Man mano vengono allo scoperto sulla riva del fiume Facebook. Basta aspettarli: prima o poi, eccoli passare coi loro post risentiti, sia nel senso che non è certo la prima volta che così si manifestano, sia perché le loro parole sono improntate a sordo rancore.

Sì, mi sto riferendo a coloro che sparano alla luna, che sono contro per definizione; il non essere mai propositivi, li rende noiosi ed insopportabili, anche perché, talmente sono carichi di astio, che il loro esprimersi fa acqua da tutte le parti; uno dei loro verbi preferiti è asfaltare: decisamente, pestilenziale.

Davvero sgradevole e smaccata è la loro componente anti: di contrarietà, di contrapposizione. Invece, nutro simpatia per quei post da cui traspare una certa ansia, per i motivi più diversi: perché proiettati nelle cose da fare o perché nutrono preoccupazione per quel che bolle in pentola nell’attualità.

M’ispirano simpatia perché mi ci ritrovo, perché tutti abbiamo qualcosa che non possiamo prevedere, controllare, contenere; e, poi, nell’ansia leggo un certo logoramento che, però, confida nella speranza. Oltretutto, nell’ansia, mi par che alberghi qualcosa d’indefinito e sconosciuto, a cui è meglio prestare orecchio. Anche perché, come sappiamo, l’ansia è percezione di un disagio, di una vulnerabilità che ci portiamo appresso; cosa ben diversa dallo stress, che rimanda ad un fatto specifico ed è associabile alla frustrazione.

C’è ansia nell’insicurezza per il domani, per l’instabilità economica, per i mutamenti ambientali, per un clima relazionale che non fa bene a nessuno, per la pandemia che è tutt’altro che in ginocchio: crescenti problematiche che investono un arco troppo vasto. Un’ansia che si aggiunge a quella tipicamente esistenziale e fa sì che la misura sia colma, troppa, eccessiva: abbiamo paura di non farcela. Ma, paradossalmente, è anche un ospite da accogliere perché è un allarme impellente che ci serve per metterci in guardia da qualsiasi scelta declinata al singolare. L’ansia, se gestita, può essere l’anticamera della responsabilità.

Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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