# non ne posso più # di Antonio J. Mariani

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Un hashtag riferito alle persone in crescita, inclusi talvolta (ma, anche senza “talvolta”) i propri figli.

GIà. A questi adulti, ancor più se genitori, chiederei cosa hanno trasmesso. Specie se si lamentano che non riescono più parlare con chi è sempre in ballo con il telefonino. Ce ne sarebbe da dire, lo sappiamo, ma limitiamoci ad alcuni aspetti.

Forse che questi ragazzi e ragazzini non sono cresciuti in un ambiente in cui il televisore, oltre ad essere sempre più grande, è quasi sempre acceso? La scena ricorrente è che a tavola c’è sistematicamente un invitato: l’elettrodomestico che ho appena citato. Un occhio al cibo, un occhio alla tivù: non disponiamo di un terzo occhio per dar retta a chi ci sta davanti o in fianco.

Se ci teniamo ad e-ducare e-ducandoci (cioè, tentare di condurre fuori il meglio di ciascuno di noi), è indispensabile forgiare, disciplinare, sollecitare il nostro gusto, la nostra sensibilità. Per farlo, occorre scegliere.

Scegliere, di proposito: quando, come, cosa e perché. In crescita non è solo il bambino, il ragazzino, il giovane: pure l’adulto, altroché, necessita di crescere. Ed è per questo che occorre scegliere cosa guardare per vedere. Ed è per questo che quei film e quei libri li l’ho letti (non solo scorsi con gli occhi) più volte.

Da qui, l’appassionarsi: alla lettura, al linguaggio, al contemplare, al riconoscere, al distinguere, allo scandagliare, all’interconnettere i frammenti. E, quindi, abbandonarsi alla commozione; e rinnovarsi ogni volta davanti a alla magia del disvelamento, così che diventi un’esperienza, un arricchimento.

Se non accade questo, siamo (e rimaniamo) nel terreno della quantità (senza valore reale). Se non accade questo, non stupiamoci se non riusciamo ad interloquire con chi, magari, abbiamo messo al mondo.

L’altro giorno al supermercato, ancora una volta, ho dovuto trattenermi, davanti ad una madre, un bambino e un carrello. Tutti e tre pieni: la prima di parole dette e da dire; il secondo di parole sentite e da sentire; il terzo stracolmo (come me).

Se fossi intervenuto anche solo portando il dito indice davanti alla mia bocca, apriti cielo: mi avrebbe risposto che ci tiene ad avere un dialogo col proprio figlio; che, poi, fino a prova contraria, il figlio è suo ed io non c’entro proprio un bel niente. Insomma, sulla sua bella fronte priva di rughe si sarebbe stampato un hashtag: “#maguardaunpo’sapròiocosadevofare”. Già.

 

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Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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