#un prato# di Antonio J. Mariani

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Nient'altro che un prato …  a prima vista.

Coi suoi innumerevoli steli d’erba, sembianti, più o meno, tutti uguali; all’apparenza, per l’appunto. Il mini computer sul tosaerba mi conferma che la parvenza è una cosa, mentre la realtà rivela una commistione eterogenea di componenti, di cui è meglio tener conto, se si vuole fare un buon lavoro.

Ecco, spesso la tendenza nostra è quella di generalizzare, trarre giudizi affrettati su persone, o cose, sulla base di pochi dati o indizi. E’ quel che è sintetizzato nella famosa frase idiomatica: “far di ogni erba un fascio” (che, come si sa, trae origine dal raccogliere indiscriminatamente tutte le erbe in un unico mazzo al fine di velocizzare il lavoro, quando non si poteva procedere nella laboriosa e più utile cernita tra ciò che è buono e ciò che non lo è).

Non passa giorno che, trattando un determinato argomento, andiamo all’ingrosso, evitando di considerare le differenze intercorrenti tra i più elementi a disposizione. Nel caso dei politici avviene sistematicamente: ogni occasione è buona per ribadire che in tucc istess, l’uno vale l’altro (questa visione, tutt’altro che illuminante, diventerà ancor più ricorrente man mano che ci avvicineremo al 20 settembre: data in cui verremo chiamati, tramite referendum, ad approvare o respingere la proposta di ridurre il numero dei parlamentari).

Ma, il giudizio sommario – sono tutti uguali – lo riserviamo anche ad altri soggetti, quando ci va di essere sbrigativi con una questione che, invece – come qualsiasi vicenda, argomento, controversia, disputa, problema, quesito – meriterebbe il doveroso distinguo e l’opportuno approfondimento. Per esempio, ci diamo dentro con lo sparare nel mucchio quando, alla ribalta, c’è una persona che non è conforme a quel (pre)giudizio che (per pigrizia, ignoranza e cattiveria) teniamo in vita, anziché seppellirlo in discarica unitamente ad ogni atteggiamento sfavorevole ed ostile a priori.

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Info su Antonio Mariani

Sono nato nel 1945. Finora (esagerando un po’), più o meno 7 vite: 1) dal 1960 al ’67 (quindi, dai 15 ai 22 anni): segretario di reparto in una nota azienda elettrodomestica; 2) ’67 e ’68 anni anni sabbatici (in giro in autostop) e leader movimento beat; 3) dal ’68 al ’73: esperienza “sessantottina” e pittorica; 4) dal ’73 al ’79: attività artistica e operatore culturale; 5) dal ’79 al '82: responsabile tv locale a Monza + direzione di due riviste cinematografiche; 6) dal 1982 al 2012 responsabile Banca Dati Tv-Cinema per Fininvest/Mediaset; 7) dal 2012, in pensione (dedicando l’attenzione non all’andamento nei cantieri, ma ai lavori in corso dell’esistenza).
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