Addio Milano Bella – di Lodovico Festa

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Siamo nel febbraio del 1993 e l'ingegner Mario Cavenaghi, vice e poi presidente dei Probiviri della federazione di Milano del PCI (ma allora si chiamava Commissione Centrale di Controllo) protagonista di La provvidenza rossa e di La confusione morale, vive a Lugano dove si è trasferito nell'89 (dopo oltre vent'anni di politica al primo posto e con un incarico particolarmente delicato). Si è rimesso a fare l'ingegnere occupandosi di impianti di depurazione ma un giorno si fa vivo un amico dei vecchi tempi Cecco Fani. 

Fani, un tempo, faceva il cerimoniere rosso occupandosi delle delegazioni straniere in visita e ora, con il crollo di quel mondo, è stato comunque riciclato. Anche nella crisi il partito non molla i suoi fedeli ed è stata creata per lui una agenzia investigativa che, dice Fani, "da una parte aiuta, secondo le possibilità del nuovo codice di procedura penale, innanzitutto quelli rimasti fedeli al partito coinvolti nei vari processi, e dall’altra utilizza le mie relazioni internazionali, per quanto terremotate dalla fine del movimento comunista, per indagini commissionate da imprese interessate a espandersi in vari mercati, soprattutto dell’Est”.

Nella federazione di Milano è successa una cosa strana cui se ne è aggiunta, forse collegata alla prima, una ancora più grave sia per le finanze sia per la immagine del PDS.

La prima cosa strana

In alcune sezioni della città e della provincia nel primi giorni di gennaio del 1993, si è fatta viva, con i segretari di sezione una avvenente rossa dagli occhi verdi, Maria Fioravanti che, agendo per conto di una fondazione olandese (l'Istituto internazionale di storia sociale in sigla: IISG)., ha offerto gratuitamente ad alcuni compagni ben individuati da lei, dei viaggi verso alcuni paesi in cui i comunisti tengono duro e governano o sono impegnati nella lotta armata. Si tratta di Cuba, del Vietnam, del Kerala, del Sud Africa, della Palestina e sono state coinvolte le sezioni della Fiera, dell'Ortica, del Corvetto, di Quinto Stampi frazione di Rozzano e di Cusano MIlanino.

Quando la federazione si rende conto che la storia dei viaggi è una cosa strana e seria, sia nelle modalità, sia nelle finalità affida alla agenzia di Fani il compito di indagare. Ma nel frattempo è successo dell'altro.

La seconda cosa strana

Il 9 dicembre del 92, racconta Fani, il vice dei probiviri Tentore ha un infarto, finisce in ospedale e dopo la dimissione muore a casa.

"Tu conosci il sistema di custodia delle chiavi per accedere alla nostra ‘safe house’ e alla cassaforte lì collocata, che contiene risorse per evenienze drammatiche. Per aprire la porta dell’appartamento, per così dire clandestino, serviva e serve una chiave, molto sofisticatamente punzonata, e questa è conservata dall’amministratore del partito, e un’altra chiave, anche questa assai sofisticata, affidata al vicepresidente dei probiviri, è necessaria per aprire la cassaforte nel locale segreto. Un tempo le risorse custodite nell’appartamento clandestino non venivano di fatto utilizzate. Erano l’estrema riserva da usare in situazioni eccezionali tipo colpo di stato”.

Per le necessità ordinarie si usavano i libretti al portatore ma, in piena tangentopoli, la via ordinaria era diventata pericolosa e si iniziò ad usare il tesoretto anche per le spese più ordinarie. Il giorno dell'infarto il Tintore aveva entrambe le chiavi perchè aveva dovuto prelevare trecentomila lire per sistemare dei tubi del riscaldamento della
federazione e non c’erano i soldi per ripararlo. Il vicepresidente, dopo il prelevamento, aveva lasciato i soldi a casa, ma ebbe l'infarto prima di restituire le chiavi dell'appartamento e morì due giorni dopo. Le chiavi vennero restituite dalla sorella il giorno dei funerali in una busta in cui Enzino aveva scritto "per la federazione"

Si arriva ai primi di gennaio e servono altri soldi ancora per quei maledetti tubi. Se ne occupa Piera Annovazzi che ha preso il posto di Tintore; va all'appartamento apre la cassaforte e scopre che sono spariti 2 miliardi dei 6 che vi erano contenuti. Panico, non deve trapelare nulla, perché chi ha rubato ha preso solo 2 miliardi? C'è qualche connessione con i viaggi sponsorizzati? Bisogna capire e bisogna recuperare i soldi. La federazione mette in pista due vecchie conoscenze di Cavenaghi, la sua vecchia segretaria Giannina Annoni e un dirigente storico che è stato segretario della federazione negli anni 60 Leopoldo Rotelli. Ma le domande restano senza risposta e il segretario Brambilla comprende che occorre una svolta.

Interessante il fatto che il nuovo gruppo dirigente occhettiano (Fumagalli-Brambilla è stato imposto da Occhetto-Papperi contro il candidato migliorista Borghini) strizzi l'occhio ai magistrati al punto di nominarne uno in pensione (Marco Broni), ma contemporaneamente si comporti secondo i moduli cominternisti: al posto di comando un uomo immagine, ma l'uomo immagine non deve sapere le cose e il potere vero resta nelle mani del vicepresidente. Dice Brambilla "Marco Broni, non deve neanche sospettare cosa stiamo combinando. Ora, poi, è fuori Milano. E in generale non deve sfuggire all’esterno alcun particolare di quel che è avvenuto e sta avvenendo. Nessuno potrebbe impedire alla magistratura di montare un nuovo tremendo scandalo di fronte a qualche indiscrezione".

Fani ha la necessità, dopo quello che è accaduto all'interno, di spiegare la scelta, presa unitariamente, di rivolgersi a Cavenaghi: "È dall’87 che si susseguono profonde divisioni prima nel gruppo dirigente cittadino, e poi, dopo le indagini del ’92, anche nella base, tra gli iscritti. Milanesi contro romani, garantisti contro giustizialisti, operai contro intellettuali, centro storico cittadino contro periferie, riformisti contro rivoluzionari e così via. Il nostro antico amalgama, quasi perfetto, di ceti e culture, con al centro una comune ispirazione ideale e un ceto più o meno astratto di riferimento, la classe operaia, è diventato una sorta di ‘maionese impazzita... In una chiacchierata con il segretario e Rotelli si è convenuto che, per indagare il nostro passato, ci voleva una persona con maggiore autorità ‘storica’ di un cerimoniere in disarmo quale sono io. Si trattava di impegnare un compagno che fosse stimato, così da poter parlare a tutti i nostri iscritti comunque si fossero sparpagliati, e tale autorevolezza avesse mantenuto in questi anni, magari grazie al fatto di essersi tenuto fuori dai più sanguinosi e recenti scontri interni”.

Cavenaghi viene messo al corrente della situazione dall'amico Rotelli e incontra in Federazione il segretario Brambilla. "Brambilla aveva, pur con la morte nel cuore, avallato vaste epurazioni di persone che, pur divergendo da lui, stimava. Il centralismo democratico aveva retto ancora qualche anno dopo la morte e trasfigurazione del Pci. Certi legami continuavano a essere solidali al di là delle posizioni politiche, ma si considerava inevitabile mettere la difesa degli interessi del partito prima di tutto, anche dei sentimenti. Ancora negli anni Novanta una consolidata attitudine impediva di prendere atto di come il partito non fosse più quello per certi versi terribile, simbolizzato dalla falce e martello incrociati, ma quello alla nutella che si presentava con la quercia di Cip e Ciop".

Anche Brambilla è disorientato e propone a Cavenaghi un doppio incarico: quello riservatissimo di scoprire cosa è successo e recuperare i soldi e quello di copertura (ma non solo) approvato dal comitato federale di effettuare una indagine tra compagni e cittadini autorevoli per scoprire quale sia l'indice di gradimento del nascente PDS. "Uno degli elementi di forza del nostro partito è sempre stata la capacità di esercitare un’analisi articolata delle situazioni in cui ci si trovava. Capire le tendenze di lungo periodo, le ragioni nascoste dei fenomeni, studiare gli argomenti degli avversari e così via. Nel paciugo scandalistico propagandistico in cui siamo immersi, questo tipo di analisi sta diventando praticamente impossibile." e Cavenaghi sintetizza così: "Insomma, devo fare un lavoro a metà tra Gramsci e Poirot”.

Cavenaghi inizia la sua indagine fatta di incontri con dirigenti del partito, quadri intermedi, intellettuali, esponenti della società civile, dirigenti delle strutture collaterali, imprenditori, socialisti, rifondaroli di Borrutta-Cossutta, intellettuali, docenti universitari, dirigenti industriali, vecchi partigiani/e, addetti culturali del consolato russo e naturalmente tutti i compagni/e che hanno partecipato ai viaggi (in coda alla recensione ho messo un elenco alfabetico dei principali).

Sono particolarmente interessanti gli incontri che Elettra Ranieri (alias Eva Cantarella) gli organizza con giornalisti, bamchieri, femministe, professori, esponenti della borghesia milanese perché ci danno uno spaccato della Milano che conta e del grado di penetrazione dell'alllora PCI-PDS. Festa, come nei romanzi precedenti mescola personaggi veri a personaggi inventati e, per quelli veri si diverte ad occultarne il nome giocando con le metafore e gli anagrammi. Un caso per tutti: Achille Occhetto diventa Ettore Papperi.

L'indagine dura esattamente due settimane da lunedì 8 febbraio a domenica 21 febbraio 1993 , il tempo che la potentissima moglie di Cavenaghi (Carla Massarenti) gli ha concesso dopo una difficile trattativa. Carla si rende conto che se Mario decide di tornare a Milano la cosa è grossa. Quando aveva parlato di andarsene a Lugano con sua moglie, la Carla, lei, da sempre rigidamente anticomunista, gli aveva chiesto: “Hai perso la fede?”. “La cosa è più complicata, è Dio che è morto” aveva risposto lui. “Talvolta risorge”. “In ogni caso quello con la falce e il martello incrociati non ci metterà sicuramente tre giorni a riapparire”.

Oltre agli incontri che, come nei romanzi precedenti, consentono a Festa di descrivere la complessità del popolo e dell'imprinting dei comunisti milanesi (ma anche dei borghesi e degli intellettuali) il romanzo ha altri protagonisti che i milanesi doc potranno gustare e i non milanesi intravvedere: l'urbanistica di MIlano, le chiese, i mezzi pubblici, i quartieri con i loro riferimenti storici, le trattorie e i ristoranti, i negozi specializzati.

Come nei romanzi precedenti sono gli incontri a fare da filo conduttore e questa volta ci sono alcune diversità: c'è molto meno proletariato in senso stretto, incombe la problematica di Mani Pulite con gli arresti e il susseguirsi, a stllicidio delle indagini in ambito locale e nazionale, c'è il tentativo di raccontare il disorientamento e la diversità comunista (come eredità togliattiana).

A proposito di informazione c'è un altro appuntamento fisso ogni mattina: il telegiornale della Svizzera Italiana, molto diverso dai nostro TG nella selezione della gerarchia delle notizie e la lettura del Corriere della Sera e dell'Unità. Festa ha fatto un lavoro minuzioso di consultazione e lo ha riversato nel diario della indagine.

I giorni passano, gli incontri si susseguono e si delinea un quadro di opinioni diversificate su quello che sta succedendo con Mani Pulite da chi ci vede la palingenesi della sinistra che, fatta pulizia, sarà investita di un consenso plebiscitario e governerà, a chi si preoccupa per le sorti della democrazia e della politica. I più attenti, tra manager e imprenditori sono preoccupati dal declino strutturale dell'Italia che conta poco e sta svendendo la sua base produttiva.

Sul versante dei viaggi offerrti dalla Fioravanti in molti sottolineano che, per il modo con cui sono stati ricevuti e trattati i partecipanti, che ricordava le delegazioni ufficiali di quando il comunismo era una cosa seria, non si è trattato di un banale giro turistico. Qualcuno dei partecipanti, più attento, osserva che ogni tanto appaiono altri stranieri dagli inconfondibili tratti russi pur se travestiti da europei. La maggioranza degli intervistati (inclusi gli stessi dirigenti di Rifondazione) esclude però che possa eccesi di mezzo Rifondazione di Borrutta-Cossutta.

Alla fine è Cosimo Marchetti che, per lavoro, ha avuto modo di frequentare l'ex URSS a fornire una prima traccia utile per dare un senso a quei viaggi mentre sarà più ardua la identificazione dei protagonisti. Tante sorprese e un lieto fine che, come si conviene per i gialli, non viene svelato qui: i soldi tornano al loro posto e Cavenaghi se ne può tornare a Lugano con dei marron glacè speciali per la Carla, non prima di aver presentato anche il suo rapporto scritto su come MIlano vede la fase finale della sparizione del PCI e il parto poco efficace che ne segue.

Ho pensato di fare cosa utile nel pubblicare qualche citazione rilevante tratta dagli incontri di Cavenaghi che, come al solito, trottola per Milano.

citazioni dai personaggi


un avvocato garantista: Pietropaolo Pezzullo

Se un’impresa, che nell’85 era un ente di diritto privato, diventa improvvisamente un ente pubblico, giustificando i reati di corruzione e concussione. Se il finanziamento illecito viene appesantito dal reato di falso in bilancio, che prima non veniva contestato con qualche ragionevolezza in punta di un diritto perché sin da Roma antica si evita di processare chiunque due volte per lo stesso reato. Se la custodia cautelare, da elemento di garanzia degli inquirenti contro manipolazioni delle prove e altro, diventa uno strumento di sfregio sociale, una sorta di tortura per ottenere confessioni.Se si costituisce un sistema di collusione tra magistratura inquirente e avvocatura, con l’impegno specifico di alcuni pm a far scegliere gli avvocati di loro fiducia agli imputati. Se i patteggiamenti avvengono in un’area oscura dove non sono chiari i benefici che l’imputato ha quando coinvolge altri indagati. Se si mette in piedi un’inquisizione mirata non a colpire reati ma i presunti colpevoli o ancor peggio tutti coloro che per la loro funzione avrebbero potuto resistere politicamente alla svolta repressiva impostata dalla Procura di Milano. Tutto ciò incrina profondamente quel sistema di garanzie che protegge la libertà degli italiani (pag. 120).

E la situazione diventa ancora più grave se prende in considerazione l’unilateralità, nella scelta degli obiettivi, che viene praticata. C’è la municipalizzata, che ha rapporti essenzialmente con il partito milanese che viene rivoltata fino in fondo. C’è la municipalizzata che ha rapporti con la direzione nazionale dello stesso partito, con cui è utile avere una qualche alleanza, che viene sfiorata dalle indagini. C’è l’area d’interessi di un imprenditore che si vuole togliere di mezzo a meno che non consegni la preda più ambita, cioè Craxi, sconvolta dalle indagini. C’è poi l’impresa soggetta a un evidente trattamento di favore dalla pubblica amministrazione, che non viene neanche considerata, perché la proprietà è organica al blocco sociale che appoggia le indagini. C’è il sindaco evidentemente perbene e onesto, che viene sottoposto a un linciaggio senza precedenti. C’è il presidente della Regione che viene protetto magari grazie al sacrificio di un suo uomo di fiducia. C’è il banchiere che viene eliminato grazie a voci dei suoi concorrenti. C’è quello che può fare qualsiasi cosa e passa indenne. C’è l’amministratore cittadino del partito di governo che viene eliminato dalla scena e c’è l’amministratore regionale, dello stesso partito ma di un’altra corrente, le cui accuse sono declassate e a cui soprattutto viene evitato di essere spremuto per ottenere chiamate di correità. E lasciamo perdere le voci non provate su informazioni su conti svizzeri degli indagati, passate ai magistrati da servizi segreti stranieri. Voci incontrollate, ma la cui gravità è già solo nell’essere immaginabili...
Vede, questa non è una rivoluzione, è un’operazione che vorrebbe affermare il trionfo del diritto. È evidente che in una situazione di emergenza si finisca per ricorrere a scelte di emergenza. Come però ha spiegato bene Cossiga, è indispensabile distinguere l’emergenza dal diritto, altrimenti si produce una distorsione non più risanabile del carattere liberaldemocratico del sistema istituzionale...
Se si crea uno scompenso strutturale tra ordini forti come la magistratura e poteri deboli dello Stato, questo assetto tenderà a essere permanente. Infatti, se chi ha organizzato questo sbilanciamento è in grado di autoproteggersi, per evitare di rispondere degli errori del passato o di perdere la centralità acquisita, gli effetti saranno permanenti.
Ogni volta che si cercherà di dare una razionalità allo Stato, la potente parte sbilanciante comincerà a gridare che sono i corrotti che vogliono una rivincita e puntano a restaurare un sistema d’impunità. Ogni tentativo di avviare una riflessione costituente sarà stroncato inesorabilmente...
Ci siamo messi questa terribile scimmia dello strabordare dei poteri giudiziari sulle spalle e non ho idea di come la faremo scendere. Ho invece qualche idea sulle conseguenze che questa situazione determinerà. La prima sarà quella di incrinare quel poco di autonomia nazionale che, tra le varie alleanze e organizzazioni sovranazionali, ci resta, già ora non comparabile con quella degli altri grandi
Stati europei. Il potere, anche quello improprio, deve sempre avere una base economico-sociale che lo legittimi e insieme lo sostenga. Se logori le istituzioni della sovranità popolare del tuo Paese, la base di cui parlo – almeno finché si rimane una repubblica liberaldemocratica – non potrai che cercarla fuori dalla tua nazione. Non è una volgare questione di complotti, neanche di complicità soggettive. Diventa un fatto naturale. Se strategicamente declassi le istituzioni nazionali ti condanni a essere ridimensionato
internazionalmente, e se in questo contesto non vuoi essere ridimensionato come corporazione, devi in qualche modo appoggiarti a sistemi di influenza straniera. Tendenza che le altre nazioni, con ancora un ordine democratico bilanciato, possono invece contrastare. La seconda considerazione che va tenuta presente è sul livello di degenerazione che la lotta politica subirà in questo contesto. Se le competizioni tra partiti e movimenti non saranno più su visioni e programmi, ma su chi è più onesto, tutte le contese saranno centrate non sul costruire un’alternativa all’avversario, ma sul suo sputtanamento personale. Il che poi verrà a essere
certificato dal grande fratello in toga. La terza riflessione è sul fatto che tutta questa svolta non risolverà neanche il problema della corruzione diffusa, perché questa è veramente contrastabile se i cittadini hanno fiducia nello Stato e se i loro rappresentanti hanno un senso di missione nel loro incarico. Se lo Stato viene rappresentato solo come una mangiatoia, chi si impegnerà a lavorarci dentro politicamente tenderà ad avere solo l’arricchimento patrimoniale come obiettivo”.


Fabrizio Franconi – COMIT e Mediobanca – dove va l'Italia'

Il nostro Paese è a un nuovo passaggio epocale, in cui si decide il posto che avrà nella divisione del lavoro in un mondo sempre più globalizzato. Se si manterranno le forme storiche di accumulazione che hanno consentito al nostro capitalismo con scarsi capitali di affermarsi non solo nei settori sostenuti dall’esportazione, o se si rinuncerà a questa scelta, se si accetterà che i settori chiave per sostenere il nostro prodotto interno diventino il turismo, la moda, il design, la qualità del cibo”.
“E la nostra potente piccola e media industria?” chiese Cavenaghi.
“Questa ha bisogno di una grande industria che le fornisca con materie prime trattate o semilavorati e con la ricerca, l’ambiente nel quale crescere. Altrimenti diventerà in larga misura un’attività terzista per industrie straniere, loro sì protagoniste dei mercati mondiali...

Ora il sistema che ha retto il nostro impetuoso sviluppo potrebbe essere smantellato senza che neanche vi sia una discussione pubblica. Nelle altre fasi in cui si sono decisi i destini dell’Italia, si considerino gli inizi del Novecento e il dopo ’47, il dibattito non solo politico ma anche teorico è stato vivacissimo. Quello che sconcerta oggi è che non vi sia più un vero confronto di idee con una qualche qualità culturale. Quella mancanza di leader di cui dicevo prima si accompagna a interventi sul tipo di accumulazione capitalistica di cui avrebbe necessità l’Italia, che tendono a essere ragionieristici, retorici e spesso paiono nascondere le iniziative di chi non vuole risolvere i problemi in campo, ma alla Guicciardini curare il proprio particulare. Ed è in questo quadro che potrebbe tramontare la grande Mediobanca che ha accompagnato lo sviluppo italiano”.


Sebastiano Allodoli – già presidente Istituto Gramsci – le classi e la politica durante le crisi

Lasciami far sfoggio della mia memoria e citare i Quaderni del carcere dove il nostro sardo approfondisce questo concetto: ‘A un certo punto della loro vita storica i gruppi sociali si staccano dai loro partiti tradizionali, cioè i partiti tradizionali in quella data forma organizzativa, con quei determinati uomini che li costruiscono, li rappresentano e li dirigono, non sono più riconosciuti come loro espressione dalla loro classe o frazione di classe. Quando queste crisi si verificano, la soluzione immediata diventa delicata e pericolosa, perché il campo è aperto alle soluzioni di forza, all’attività di potenze oscure rappresentate dagli uomini provvidenziali e carismatici’. È difficile non riscontrare negli avvenimenti in corso in Italia una conferma di queste parole ...

Permettetemi un’ultima avvertenza, quella ricordata con precisione da Marx. La soluzione di una crisi generale non è sempre nel segno del progresso, la possibilità della catastrofe è sempre uno degli esiti in ballo. Elettra e io, che studiamo appassionatamente la storia romana, siamo ben consapevoli di che cosa accade all’impero di occidente tra il quarto e il sesto secolo: regioni come la Britannia passarono da tenori di vita, che riconquisteranno nel Rinascimento, a un livello di consumi da età della pietra. Chi oggi distrugge tutto, indifferente a quel che si potrà ricostruire, dovrebbe studiare con attenzione la storia


Bobo Cicogna – ex Magneti Marelli – viaggio a Cuba

“Ho visto che sei stato a Cuba. Enri mi ha parlato della tua soddisfazione per il viaggio” aprì Cavenaghi.
“In questi nostri tempi così scombussolati essere entusiasti è sempre un’esagerazione. Certo l’Avana è incantevole, i cubani sono un popolo bello e orgoglioso, l’accoglienza del partito è stata calorosa, alcune statistiche su sanità e istruzione parlano da sole. Però quando sono andato a mangiare con una ragazza, questa alla fine del pranzo ha chiesto al cameriere di farle un pacchetto per gli avanzi. Io le ho chiesto se aveva un gatto. No, mi ha risposto, è per mia madre” così Cicogna.


Sandra Novelli – ex presidente provincia – ingraiana

Le scelte che abbiamo fatto tra il ’75 e l’85 hanno fissato obiettivi di grande prospettiva per la metropoli e il suo circondario. Così le linee di metropolitana, così il passante ferroviario, così tanti edifici per scuole e ospedali di ottima qualità. Tra quelli che hanno favorito questi risultati vi sono anche coloro che partecipavano al sistema di finanziamento illecito della politica. Papperi li chiama ora ‘i suoi nemici’, ma lo erano non perché il Centro del partito non usufruisse di finanziamenti illeciti bensì perché assicuravano che una fetta delle risorse rimanesse a Milano, non finisse tutta a Botteghe oscure. L’attacco, soprattutto a dirigenti milanesi della Lega cooperativa, a mio avviso, non è corretto. Senza certi compagni, Milano non avrebbe fatto scelte che le aprono un futuro migliore”.

“Ma i rialzi dei costi degli appalti, i ritardi, la frammentazione delle imprese utilizzate per avere il consenso di tutti, le piccole tagliole messe da chiunque avesse un ruolo nel processo decisionale. Questa realtà non mi pare inventata”.
“Sono tante le ragioni che non ci hanno consentito di avere un sistema legislativo e amministrativo abbastanza trasparente come quello di altri grandi Paesi europei, dalla Francia alla Germania alla Gran Bretagna. A partire dai condizionamenti della Guerra fredda. E alla fine degli anni Ottanta certe prassi in sé non commendevoli, ma frutto di compromessi con la realtà storica per quella che essa era, sono degenerate fino a livelli intollerabili. Ciò però non consente di fare di ogni erba un fascio, e di linciare moralmente persone che hanno non solo fatto il proprio dovere, ma gli interessi delle comunità che amministravamo o in cui comunque operavano”.
“Non credo, visto il clima, che le tue posizioni possano raccogliere un grande consenso”.
“Talvolta non si possono dire alcune verità in pubblico, ma se nei gruppi dirigenti non si riesce a dirsi la verità neanche nelle discussioni interne, non si andrà da nessuna parte”.


Cosimo Marchetti – dirigente ENI conoscitore dell'ex URSS

Oggi, nella nuova Russia, gli uomini di quello che fu il più potente servizio segreto del mondo si sono divisi in diversi filoni. C’è quello degli ubriaconi nostalgici di cui riferivi, ci sono agenti che si sono messi al servizio dei nuovi imprenditori, o lo sono diventati, e quelli che contribuiscono a dirigere una mafia potente e articolata. Non mancano quelli che intrecciano interessi imprenditoriali e criminali. Ci sono poi coloro che sono fedeli, da servitori dello Stato, al nuovo governo di Boris Eltsin e che man mano, a mio avviso, acquisiranno sempre più peso. C’è infine un segmento ancora ispirato dall’idealismo internazionalista che, nonostante tutti i crimini, non mancava nel cuore di una parte del potere sovietico.Di questi ultimi il punto di riferimento non è un uomo già del Komitet gosudarstvennoj bezopasnosti, bensì un dirigente del partito. Il ruolo del servizio segreto in Unione sovietica era strategico. Senza la Ceka, il Nkvd, il Kgb e via via cambiando nome ma non sostanza, il Cremlino non sarebbe stato in grado di governare la Russia. Però, un solo kegebista diventò segretario del Pcus, cioè Yuri Vladimirovičč Andropov, e ciò avvenne nella fase finale della decadenza. Invece persino il ben più potente Lavrentij Pavlovič Beria non ce la fece e anzi finì fucilato. Il modello leninista infatti prevedeva che la guida del partito non dovesse e non potesse essere contestata – e con molte difficoltà – se non dentro il partito stesso. E ciò vale ancora per chi si richiama idealisticamente alla tradizione”....

“Ho avuto occasione di parlare diverse volte negli anni Settanta e Ottanta – quando i vertici dell’Eni mi spedivano a Mosca per capire che cosa stesse bollendo nelle teste dei sovietici – con un dirigente del Pcus che m’impressionò. Il suo ultimo incarico è stato di responsabile nel partito della direzione dell’Istituto per i rapporti con l’Europa occidentale. Un intellettuale raffinato, piccolo e magro, completamente sbarbato, e di una bruttezza così marcata, direi, quasi corrosiva. Tutto in lui accentuato: il naso curvo che primeggiava sul suo viso, la bocca dalle labbra sottili, le grosse lenti degli occhiali, di cerchiatura sottile davanti agli occhi di un grigio chiaro. E anche i suoi lunghi silenzi dai quali si deduceva quanto la sua parola dovesse essere incisiva e logica. Senza cappello, però ben vestito: giacca di panno turchino-scura a righe bianche di buon taglio moderno. Dietro l’ala idealista dell’ex kgb secondo me la mente è quella della persona che ti ho descritto. Quella di Andrej Nikolàevič Ostrovskis”.


Biagio Archi – dirigente CONAD

Tu sai che nel nostro antico mondo c’era di tutto: saggi e pazzoidi, responsabili e irresponsabili, pratici e intellettuali, mistici e scettici. C’era poi uno strato di quelli che chiamerei bravi compagni, che affrontavano le situazioni molto concretamente, con un’intelligenza tattica sopraffina, che sapevano valutare una situazione con il formidabile metodo dell’analisi articolata, e su quella base prendere iniziative politiche attente al nostro popolo e insieme ai nostri sistemi di relazioni e alleanze. Per una fetta decisiva di questa area di ‘bravi’ compagni il fondamento essenziale del loro impegno era una visione internazionalista della politica, la coscienza di essere parte di un grande movimento con un destino storico. Insomma, per usare le categorie molto approssimative del politichese comunista, erano di ‘destra’ nella prassi e di ‘sinistra’ nei principi. Ebbene, un gruppo importante di questi che ti ho descritto si distingue dagli orientamenti prevalenti in Rifondazione, spesso aspramente radicali ed espressione di cultura non di rado molto dogmatica, ma con la caduta dell’Unione sovietica e con il precipitare della situazione politica italiana via inchieste giudiziarie, sta andando fuori controllo. E ho la sensazione che questi siano in grado di intraprendere iniziative che nella precedente stagione della loro vita avrebbero giudicato orripilanti. Scusami se invece di parlare del popolo intorno a noi, che probabilmente costituisce il problema politico principale, ti descrivo un segmento del, per così dire, nostro storico esercito. Ma la tendenza che ti ho illustrato merita attenzione


Marcello Botta – cremlinologo

“Un tempo avremmo ragionato su una trappola orchestrata dai nostri sodali del Cremlino”.
“Ieri ne ho parlato con Cosimo Marchetti. Immagino che tu conosca quell’economista, autorevole dirigente dell’Eni e nostro compagno, pure lui reclutato in uno dei viaggi misteriosi, il suo in Sudafrica. Anche lui è, naturalmente, attento conoscitore del mondo moscovita come tutti gli uomini del petrolio italiano. Mi faceva l’analisi di quel che succede nell’ex Unione sovietica. Magari su questa analisi dovrei fissare di più la mia attenzione, chiedendo un parere a un cremlinologo sperimentato come te. Secondo
il Marchetti quelli che erano i padroni dello Stato, i comunisti russi, si sono divisi in quattro filoni: un’area più o meno mossa da patriottismo che sta cercando di salvare e modernizzare lo Stato, un’area affaristica spesso intrecciata alla potente mafia emersa dopo il ’91, un’area di ubriaconi nostalgici, quelli che hanno fatto il putsch da operetta contro Gorbaciov e ora alimentano riedizioni del vecchio partito bolscevico, e infine un’area di intellettuali, magari alquanto fanatici ma non deliranti, che non si arrendono alla fine del comunismo e insieme non vogliono inseguire i folklorismi dei reducistici”.
“Analisi lucida”.
“Adesso che ci penso, in qualche modo un altro compagno, Biagio Archi del Conad, mi ha descritto una tendenza simile anche tra gli ex pci, con quadri che prima si schieravano su posizioni riformiste, ma che oggi non vogliono rinunciare a un orizzonte comunista solo perché è finita l’Unione sovietica”.
“Il nostro è stato un movimento internazionale. Non c’è da stupirsi se fenomeni analoghi si riscontrano, nella sua disgregazione, in luoghi diversi ... In questo caso le teorie servono poco. C’è un luogo a Milano dove puoi incontrare amichetti russi legati a quel che succede nella loro madrepatria. Non è quel ristorante di lusso dietro corso Italia, una cosa per turisti e milanesi curiosi, ma il Papiroska in via Ascanio Sforza. Lì, tra puttane di mestiere che fanno anche le spie e spie di mestiere un po’ puttane, si riesce non di rado a recuperare qualche pettegolezzo informato su quel che avviene dalle parti di San Basilio”.


Boccini Andrea – parlamentare europeo

Certo le nostre repubbliche sono ben diverse dai principati cinquecenteschi. Però il nucleo del pensiero machiavelliano è ultramoderno e ispirò Togliatti, che sempre scelse collaboratori, da Amendola a Ingrao, da Longo a Pajetta, in grado di dirgli ‘el vero’. Poi lui decideva da solo, fuggendo gli adulatores. Questa fondamentale qualità,
saper cercare il vero, si è molto indebolita dopo gli anni Settanta, e non solo nel mondo comunista o ex comunista. Leggendo i giornali trovo ancora posizioni razionali, orientate a ‘el vero’ nei Colletti, nei De Rita. Ma sono pochi quelli che hanno mantenuto questa capacità. Tra i nostri metto un Chiaromonte, e soprattutto sindacalisti che, anche per il proprio mestiere, hanno ben più presente di certi politici che cosa pensi la gente in carne e ossa. Così Carniti, che spiega ai socialisti di smettere di fare teatrino, e di assumere piena consapevolezza del dramma che stanno vivendo. Così Lama e Trentin, che hanno più volte invitato il gruppo dirigente, già Pci ora Pds, a dire la verità, tutta la verità, sui finanziamenti della politica italiana, perché sulla menzogna o quando va bene sull’ipocrisia, non cresce niente. Ma sono assai pochi quelli che hanno coraggio, a sinistra. Abbondano piuttosto i codardi. Quelli che fanno finta di venire da Marte e rivendicano di voler ridare onori, quelli che, nonostante i loro incarichi istituzionali, lasciano smembrare una costituzione costruita sui fragili equilibri resi inevitabili dalla Guerra fredda. Alla fine mi sono reso conto che, di fatto, i più decisi tra coloro che ancora cercavano ‘el vero’ stavano per morire.


Principali Personaggi e interpreti


Cognome Nome Incarico Note Alias
Alberelli  Raffaele ex Alfa Romeo già vicedirettore generale – dove va l'Italia?  
Allodoli Sebastiano professore diritto romano gia presidente Istituto Gramsci  
Anfuso Carlo ex sindaco di Senago viaggio in Kerala  
Annoni Giannina vecchia segretaria di Cavenaghi affianca , per le cose riservate, il nuovo vice Leopoldo Rotelli  
Annovazzi Piera sostituta di Tintore scopre la sparizione di 2 miliardi e si dimette  
Archi  Biagio CONAD presidente Italia-Vietnam  
Ariverti Piero segretario camera del lavoro racconti divertenti su storie di contributi illeciti e di un partito che ti molla e poi rivuole i soldi  
Blinov Alexey Maksimovič  dissidente già cordinatore delle operazioni in Europa Occidentale  
Boccini  Andrea azionista, sindacalista, parlamentare europeo  
Botta Marcello russologo viaggio in Kerala – suggerisce di fare un salto al Papiroska  
Brambilla Mino segretario provinciale PDS imposto dal segretario nazionale Occhetto per togliere di mezzo lo storico gruppo dirigente migliorista della federazione di Milano Marco Fumagalli
Broni Marco presidente probiviri ex magistrato messo lì come uomo immagine – non è al corrente dei segreti  
Caramelli Giorgio Confesercenti associazione Italia-ANC   
Cavenaghi Mario ex presidente probiviri alla fine degli anni 80 lascia la politica e si trasferisce a Lugano dove si occupa di sistemi di depurazione  
Ciclamini Isa musicologa e partigiana ha conosciuto Mirella Ricotti  
Cicogna Bobo già segretario sezione Magneti Marelli viaggio a Cuba  
Degli Anni Bolsena firma stampa femminile    
Enri Franco segretario sezione Ortica storico tipografo e archivista del Corriere; si parla delle sorti del Corriere e del viaggio a Cuba  
Fani Cecco ex cerimoniere rosso agenzia investigativa a supporto del partito  
Felsini Aldo architetto socialista eminenza grigia urbanistica milanese  
Fioravanti Maria organizzatrice viaggi una rossa dagli occhi verdi e con una parlata toscana che dirige la fondazione Šostakóvič Mirella Ricotti
Franconi Fabrizio Comit e Mediobanca come sta cambiando l'economia italiana  
Frangi Ivonne sez. Quinto Stampi già sindaco di Gaggiano viaggio in Sud Africa con ANC  
Giorgini Manlio cda Cariplo sezione Ortica viaggio a Cuba – si parla di banche milanesi  
Guidi Gastone già membro della segreteria generazione Brambilla "promosso" alla presidenza della Lega Coop  
Gulletti Filiberto inviato del Corriere sostiene che dietro gli scandali italiani ci siano manovre USA  
Imbonati Gina segretaria sezione Corvetto moglie di Giovanni Pesce – due della sezione Corvetto sono andati in Vietnam  
Ivanovna Irkaeva Annuschka proprietaria del Papiroska già conosciuta da Cavenaghi in una precedente indagine  
Laurini Costanza presidente Italia-Kerala   Laura Conti
Lini Jacopo cronista giudiziario Unità schieratissimo con Mani Pulite  
Lunari Angelo de Lucia professore urbaistica    
Marchetti Cosimo sez. Quinto Stampi dirigente ENI viaggio in Sud Africa con ANC  
Mazzarenti Carla moglie di Cavenaghi Cavenaghi ha due figli Piero quindicenne e Carla tredicenne  
Neri Gino presidente nazionale ACLI Giovanni Bianchi
Nicolais Ferdinando generale carabinieri presente romanzi precedenti – il maggior nemico del PDS sono i suoi dirigenti  
Novellli Sandra architetto, ex presidente provincia viaggio in Palestina – sezione Cusano Novella Sansoni
Nugarelli Billo ex segretario Alfa Romeo viaggio in Vietnam – delusione – problemi con la Cina  
Ostrovskis Andrej Nikolàevič   ex responsabile PCUS dell’Istituto per i rapporti con l’Europa occidentale  
Pallori Luigi  direttore Il Giorno    
Pezzullo Pietropaolo avvocato  si ragiona di ordini e poteri costituzionali "se sfidi una strapotente corporazione o la riordini
o sarà lei a riordinare te"
 
Pio Massimiliano professore sociologia membro laico CSM su indicazione PSI  
Ranieri Elettra ordinario diritto romano organizzatrice incontri con accademici e alta borghesia Eva Cantarella
Rotelli Leopoldo vicepresidente probiviri segretario federazione anni 60, membro del C.C., amico di Cavenaghi  
Sergi Fiorentino viaggio in Vietnam studente di storia – giovane in crisi  
Stefani Dario professore a scienze politiche già segretario cittadino e capogruppo  
Tintore Vincenzo vicepresidente probiviri presidente reale muore improvvisamente; era il presidente reale detentore fondi riservati  
Trabucchi Cesare docente di diritto tributario Giulio Tremonti
Vasil’evič Bolkonskij Aleksander addetto culturale consolato russo di Milano  
Verdi Giorgio avvocato, professore, giurista la politica dia le regole e avanti con il mercato Guido Rossi

Addio Milano Bella
Lodovico Festa
Guerini & associati 288 pagine 18 €
In libreria dal 18 gennaio 2021


 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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