Il caso Tulaev – di Victor Serge (recensione)

Victor Serge (Viktor L'vovič Kibal'čič Bruxelles 1890 – Città del Messico 1947) è un rivoluzionario e scrittore nato in Belgio da profughi russi antizaristi che ha avuto una esistenza all'insegna dell'impegno politico rivoluzionario in Francia, in Spagna, in URSS, poi in giro per l'Europa per conto della III internazionale, poi di nuovo in URSS dove è stato arrestato e confinato perché si era schierato con la opposizione di sinistra, dopo essere stato liberato ed espulso per effetto delle pressioni internazionali è tornato in Francia e poi in Messico dove è morto di infarto, in povertà, su un taxi (ma gli ambienti anarchici sostengono che sia stato assassinato da Vittorio Vidali per conto di Stalin).

Da un certo momento in poi della sua vita si è dedicato ai libri: romanzi contro il totalitarismo e scritti di riflessione sulla esperienza rivoluzionaria in Russia di cui fu un protagonista. Questa vita personale ricca e complessa è descritta nella sua autobiografia Memorie di un rivoluzionario un libro affascinante per la descrizione delle pieghe e della complessità dell'animo umano attraverso la storia di una vita.

Ma qui vi voglio parlare di un romanzo scritto tra il 1940 e il 1942 prima in Francia e poi in Messico e dedicato al clima di sospetto e terrore in URSS culminato nei tre processi di Mosca con cui vennero eliminati fisicamente quasi tutti i membri della vecchia guardia bolscevica prima prendendo spunto dall'attentato a Rykov e poi nel delirio della lotta alle opposizioni di destra e di sinistra.

Quando Serge scrive, quei processi, quegli annientamenti psicologici, quelle fucilazioni ci sono già state, ma in Europa non se ne parla e Serge anticipa tematiche sul totalitarismo e sul regime criminale di Stalin che diventeranno oggetto di discussione e riflessione solo a partire dalla seconda metà degli anni 50 (inclusi i gulag).

La forza del libro sta nella realtà romanzata che consente di ripercorrere le storie personali, di descrivere la vita nelle città e nelle campagne, di analizzare la struttura sociale della realtà sovietica, di raccontare la struttura di un sistema totalitario gigantesco in cui si mischiano un po' di fatalismo, la convinzione di essere nel giusto, il bisogno di tutelarsi diffamando e agendo con prudenza, la capacità di tener duro perché è meglio sbagliare con il partito che avere ragione da soli.

Prendo dal frontespizio del libro: Mosca 1938. Il giovane Kostja uccide Tulaev, membro del comitato centrale del Partito Comunista. In seguito all’attentato, la polizia segreta organizza la ricerca non tanto dell’esecutore materiale, quanto dei responsabili morali che, con il loro atteggiamento critico dello stalinismo, avrebbero contribuito a creare il clima in cui è maturato il delitto. Cinque sono i colpevoli designati: l’intellettuale Rublev, l’alto commissario di polizia Erchov, il contadino-soldato Makeev, il vecchio bolscevico Kondriatiev e il trockista irriducibile Ryjik.

Ci sono i 5 imputati, il giovane assassino omicida per un raptus per lui inspiegabile e inspiegato, il mondo dei giudici governato da un vecchio rivoluzionario che si è adeguato al sistema Popov e c'è persino il capo Stalin che interviene in diversi momenti interagendo con alcuni dei protagonisti.

Nei 10 capitoli possiamo distinguere due fasi: il fatto e l'inquadramento dei personaggi, il loro ruolo, le loro miserie, l'ascesa e la caduta in disgrazia mentre nella seconda parte viene tessuto il filo delle imputazioni:

I Le comete nascono di notte
II Le spade della giustizia sono cieche
III Gli uomini accerchiati
IV Costruire vuol dire perire
V Viaggio attraverso la sconfitta
VI Ognuno s’annega a modo suo
VII La valle dell’oblio
VIII La via dell’oro
IX Che la purezza sia tradimento
X Lo slittamento della banchisa continuava…

Serge traccia uno spaccato della società sovietica, ai vertici con l'apparato repressivo e poliziesco e alla periferia con la vita nelle città (in primo luogo Mosca), quella nei colchoz, i piani che vengono continuamente disattesi e rifatti, quella della Russia profonda a nord del circolo polare o est degli Urali. Incombe una strana paura mista alla fiducia: ci sarà la guerra e dunque bisogna stringersi intorno al partito, le cose che non vanno si vedono ma non possono nemmeno essere pensate, perché il solo pensarle sarebbe indice di cedimento oltre che di rischi.

Il sistema repressivo è molto diverso da quello dei totalitarismi nazifascisti. C'è una specie di dispotismo garantista: sarai fucilato in quanto traditore, ma lo stato socialista ti accudisce, ti garantisce prigioni tutto sommato decenti, ti nutre, hai accesso ai libri e allo scrivere perché il punto di arrivo deve essere la confessione. Non si sa di cosa e non lo sanno nemmeno gli inquirenti.

Ti danno del lei e ti chiamano cittadino ora che non sei più compagno. Sarebbe bello che Rublev, Erchov e Makeev fossero parte di un grande complotto ordito contro il partito, ma vengono a mancare quelli che erano stati pensati come i due capisaldi: il vecchio bolscevico Kondratiev e il trotkista Ryjk.

Kondratev al ritorno da una missione nella Spagna repubblicana (che sta soccombendo ai franchisti) si rivolge direttamente a Stalin per denunciare l'agonia della repubblica dovuta alla mancanza di armi e di sostegno oltre che la insensatezza della persecuzione degli anarchici e dei trotkisti. E' l'unico che si rapporta a Stalin dalla forza del suo passato e Stalin accetta di discutere con lui di solitudine, dello stato del partito, lo premia depennandolo dal libro nero degli inquirenti e lo manda nell'estremo oriiente ad occuparsi di controllo delle miniere d'oro.

Ryjik si trova da anni deportato in un'isola del Mar Bianco in un luogo dove si campa di misera pesca con reti dell'800 e dove però arriva l'ordine di rientro a Mosca. Un viaggio lungo, prima su una slitta con le renne, poi a piedi e su treni via via più efficienti man mano che ci si avvicina a Mosca e la verità sul rientro si svela. Non è la fine dell'esiilio ma una nuova imputazione. Ryjik nel carcere finale dove tutto è asettico e dove la preoccupazione principale degli inquirenti è che l'imputato confessi, chieda perdono e, soprattutto non si ammazzi, ingaggia la sua sfida e riuscirà a morire praticando la non violenza.

Ho preferito non tediarvi con le citazioni. Gustatevi il racconto e riflettete sul mancato rapporto tra il popolo russo e la democrazia. Un tema attuale anche ai tempi di Putin.


Il caso Tulaev

Victor Serge

Fazi Editore Pagine:428 Codice isbn:9788893252584 Prezzo € 18 Prezzo E-Book € 6.99


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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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