Volevamo cambiare il mondo – storia di Avanguardia Operaia – recensione

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Il libro lo ha inventato e voluto Giovanna Moruzzi che, nella storia di Avanguardia Operaia, è stata importante per due ragioni: una delle prime militanti del corso di laurea in chimica a Milano, la moglie di uno dei dirigenti della prima ora prematuramente scomparso, Michele Randazzo, il dirigente dal volto umano.

Quando sono approdato ad AO, ed eravamo all'inizio, c'erano due dirigenti indiscussi, per storia personale ed esperienza, Massimo Gorla e Luigi Vinci e due astri nascenti Vanghelis Oskian e Michele Randazzo. Il primo sarebbe diventato segretario nazionale nel 1974, l'altro ebbe invece, per me inaspettatamente, una parabola più contenuta, pur avendo fatto in quegli anni il funzionario ed essendosi occupato in funzione direttiva e operativa degli organi di stampa, in particolare del settimanale. Perché Michele non sia diventato uno dei leader nazionali di AO è una cosa che non ho mai capito. Ora lui non c'è più e considero il grande lavoro messo in campo da Giovanna un modo per ricordarlo nella maniera giusta.

Avanguardia Operaia, fedele al modello leninista che stava nel suo DNA non ha mai messo in mostra i suoi dirigenti privilegiando il lavoro collettivo ben evidenziato dal fatto che nemmeno la rivista teorica bimestrale (una trentina di numeri di Avanguardia operaia e una decina di Politica Comunista) reca, accanto ai saggi, il riferimento all'autore.

Il quadro muta dal 1975, quando AO si è data un quotidiano e, finalmente nel numero 1/75 di Politica Comunista appare un comitato di redazione e gli articoli sono firmati dall'autore che, in qualche modo, se ne assume la responsabilità. Facevo parte di quella redazione e ricordo che non si trattò di un parto indolore (il lavoro collettivo, la linea, …).

Mi aspettavo che il libro sulla storia della organizzazione contenesse, oltre a quanto c'è, almeno altri quattro capitoli (bisognerà scriverli) dedicati rispettivamente:

  • alla evoluzione della linea politica dal 1968 al 1976 perché di cambiamenti ce ne sono stati tanti sia in riferimento all'idea di processo rivoluzionario, sia nella definizione degli obiettivi e degli strumenti organizzativi per il lavoro di massa. Avanguardia Operaia ha avuto il suo congresso Lione, si tratta del quarto congresso dell'ottobre 74, il primo in cui si affronta il tema Italia nella sua interezza, quello in cui si strutturano gli organismi dirigenti, quello dopo la campagna sul divorzio, quello del quotidiano che andrà in edicola un mese dopo.

C'è stato poi lo scontro interno al gruppo dirigente iniziato nei primi mesi del 76 ed esploso dopo l'esito delle elezioni politiche, prima al Quotidiano e poi nella intera organizzazione con differenziazioni politiche che faticavano ad esplicitarsi. In proposito ho espresso più volte il mio punto di vista (1974-1976: la Parabola di AO) e, su questo stesso sito, trovate l'articolo in tre puntate che diede il via alle danze (perché ho votato contro al Comitato Centrale

  • alla struttura della organizzazione (cellule, sezioni, federazioni, comitati regionali, comitato centrale, ufficio politico, segreteria, segretario politico) e alla costruzione del gruppo dirigente man mano che AO si trasformava da gruppo milanese ad organizzazione nazionale. Come era la vita nelle cellule? Come avveniva il passaggio da candidato a militante? Come erano le norme di sicurezza? Come funzionavano gli organismi dirigenti di federazione? Che rapporto avevano con le commissioni di settore? Di cosa discuteva il Comitato Centrale e con quale frequenza lo faceva? Qual era il ruolo dell'Ufficio Politico e con quale frequenza si riuniva? Con quale livello di dettaglio si discuteva di politica in segreteria?

Come è avvenuto il distacco di Silverio Corvisieri dirigente della prima ora, fondatore e direttore del QdL, deputato (si veda in proposito il suo libello I senzaMao). Sarebbe bello che si generalizzasse l'abitudine alla autobiografia sia in riferimento alle lotte sia in riferimento alla storia di AO (1972-1974: La federazione di Monza e Brianza di AO (e non solo). La storia delle organizzazioni politiche, oltre che con i saggi storici, si fa anche con il racconto e basta pensare, per quanto riguarda la storia del PCI, ai libri di Amendola ("una scelta di vita"), Teresa Noce o Camilla Ravera o più recentemente ai lavori di Napolitano, Ingrao e della Rossanda.

  • ai rapporti con le organizzazioni rivoluzionarie su scala europea e mondiale che venivano seguiti direttamente da Massimo Gorla con particolare riferimento a Spagna, Francia e ai movimenti di liberazione e di lotta antimperialista.

Gorla prima di lasciare la IV internazionale aveva fatto parte del suo segretariato internazionale e, oltre a se stesso, aveva portato ad AO un fittissima rete di rapporti sia personali sia politici e la discussione di queste relazioni era parte integrante dello sviluppo della linea politica si parlasse della lotta al franchismo in Spagna o di questione palestinese.

Nella prima metà degli anni 70 fu addirittura organizzata, dopo i fatti del Cile, una grandiosa manifestazione a MIlano con una nutritissima partecipazione dei francesi di Revolution e della Ligue. Ricordo nel 1969 un convegno di più giorni sulle strategie rivoluzionarie in Europa con gli esponenti di Revolution e compagni delle Commisiona Obreras di Barcellona, con i francesi, figli dell'illuminismo che pretendevano di dare la linea a tutti.  

  • aglli strumenti della informazione e della comunicazione con le loro ragion d'essere, dinamiche e implicazioni sulla storia di AO (la rivista, il quindicinale poi divenuto settimanale, il quotidiano).

Come veniva prodotta la rivista che all'inizio fu l'unico strumento di indirizzo politico e di espansione nazionale di AO? Esisteva una redazione? Chi vagliava i contenuti dei Quaderni di Avanguardia Operaia dei primissimi anni 70 (la concezione del partito, lotta di classe nella scuola, i CUB, Lotta Continua), Come venne presa la decisione di fare un quindicinale di agitazione? Come funzionava la redazione? Qualche notizia si potrà estrarre, quando saranno pubblicate, dalla intervista a Peppino D'Alfonso.

Come si arrivò al QdL? Quali furono le implicazioni amministrative e di finanziamento? Quale fu la storia del Quotidiano? Nella mia autobiografia ho dedicato un capitolo a 1974-1976: gli anni del Quotidiano (la grande avventura)

Per Avanguardia Operaia il lavoro di massa  è sempre stato parte essenziale della sua ragion d'essere e dunque è stato giusto metterlo al centro della nostra storia: il lavoro operaio e la storia-evoluzione dei CUB, l'intervento nella scuola e nelle Università, il terreno delle lotte sociali con al suo centro il tema della casa e la lotta al carovita, il fronte della cultura, dell'arte e delle radio libere, il lavoro politico nelle forze armate e nelle istituzioni dello stato.

A questi segmenti del lavoro politico si sono poi aggiunti il tema della differenza femminile e, con una impostazione bizzarra ad essere generosi, l'antifascismo militante e la organizzazione del servizio d'ordine mentre, per ragioni redazionali è rimasto fuori un saggio, originariamente previsto e citato nella sua introduzione da Giovanna Moruzzi, dedicato al movimento dei lavoratori studenti che a Milano giocò un ruolo importantissimo nel reclutamento di operai e nella apertura di nuovi ambiti di intervento organizzato.

Dietro il libro c'è un lavoro durato quasi 3 anni e che si è centrato intorno alle interviste a un centinaio di militanti e dirigenti le cui dichiarazioni, per un verso hanno fatto da collante alla stesura in senso proprio del libro, mentre per l'altro verso verranno messe in linea sul sito della fondazione Marco Pezzi a Bologna. Già ora è disponibile l'elenco degli intervistati all'indirizzo: http://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp/interviste.html

Pochi lo sanno ma da qualche tempo sono disponibili in rete i numeri di Avanguardia Operaia mensile e di Politica comunista grazie al lavoro della associazione memoria in movimento.

L'operazione di scrivere una storia di AO è riuscita solo in parte perché la scelta di costruire la storia di un'organizzazione con la metodologia dei settori di intervento porta con sè il rischio di far mancare lo scheletro intorno a cui il lavoro di massa si esplica (il progetto politico). Si è trattato di una scelta singolare per una organizzazione che mentre ha sempre fatto del lavoro di massa uno dei suoi elementi di vanto, sin dall'inizio ha sostenuto che il problema principale, il senso di quanto si andava facendo, era quello di creare le condizioni che facessero nascere il partito rivoluzionario secondo il modello leninista dell'avanguardia della classe operaia (nomen omen) pur senza porsi come mosca cocchiera di tale processo. Comunque, finalmente il dado è tratto e si tratta ora di continuare sulla buona strada.

I contributi relativi ai diversi settori del lavoro di massa sono certamente interessanti e cito in particolare quello di Franco Calamida dedicato ai Cub e al lavoro di fabbrica e quello, del tutto eccezionale per la freschezza del racconto e la innovazione, di Vincenzo Vita sul fronte della cultura, dell'arte e della comunicazione.

Lodevole il tentativo di fare una cronologia della storia di AO, ma ci sono parecchie lacune e incongruenze. Per esempio, ad un certo punto si dà notizia, aprile 76, del declassamento di Aurelio Campi da segretario politico a coordinatore della segreteria (era stato accusato di personalismo nella conduzione del partito) e si fanno i nomi dei membri della segreteria (Roberto Biorcio, Aurelio Campi, Vittorio Borelli, Corrado Brigo, Emilio Molinari, Vittorio Rieser, Luigi Vinci) ma nulla si dice della nomina di Campi (Oskian) al IV congresso e delle caratteristiche delle segreterie precedenti.

I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia – di Roberto Biorcio

Roberto Biorcio viene dall'allevamento del Movimento Studentesco di Scienze a Milano ed è stato uno dei primi a laurearsi (1969) continuando poi ad occuparsi di scuola in ambito nazionale.

Ci presenta una storia della organizzazione scritta in maniera unitaria attraverso la scelta di far parlare le interviste e dunque ne esce una storia di AO dalle origini all'epilogo del 77 in cui gli avvenimenti scorrono secondo l'asse dei tempi e delle problematiche. Si ha la impressione che problemi ce ne siano stati ma che tutto abbia filato in maniera  piuttosto lineare nonostante gli alti e bassi del lavoro di massa, la competizione tra le organizzazioni rivoluzionarie, il flop del 1976. Il militante medio di AO, qualsiasi scelta abbia fatto dopo, è orgoglioso di averne fatto parte e ce lo dice.

Interessante, proprio perché viene da lui, una affermazione di Luigoi Vinci: "Un altro nostro limite era che non siamo stati in grado di coniugare i movimenti rivendicativi con un’idea di riforma degli assetti istituzionali del paese. Noi a questo non pensavamo proprio, noi pensavamo all’insurrezione". Si aprirebbe qui la discusssione sulle questioni di linea politica che hanno portato poi ad una divaricazione all'interno del gruppo dirigente. 

Soffiava un vento generoso – I Comitati unitari di base e le lotte operaie – di Franco Calamida

Franco Calamida è stato un protagonista della epopea dei CUB, del movimento dei tecnici (faceva l'ingegnere alla Philips) e del lavoro sindacale dentro AO. Amico e compagno d'armi di Vittorio Rieser, uno pensava e l'altro scriveva e viceversa, è stato anche deputato ed era la persona più idonea a scrivere il racconto del lavoro di AO nelle fabbriche dagli esordi del 68, alle grandii iniziative di rilevanza nazionale dei CUB sino alla fase finale del sindacato dei Consigli.

Molto si è scritto su quella stagione di lotte, analisi approfondite, acute elaborazioni, spesso segnate dalla convinzione che per studiare le formiche non bisogna essere una formica. Ebbene: le pagine che seguono sono “scritte” dalle formiche. Oggi, passato mezzo secolo raccontano le loro storie, che tutte insieme rappresentano una parte significativa della storia della classe operaia e della più grande rivolta sociale del dopoguerra nel nostro paese.

Il contributo di Calamida è particolarmente prezioso perché, nonostante i limiti che sempre possono venire da un collage, consente di ripercorrere la storia del movimento dei CUB e dei suoi problemi (quarto sindacato?, democrazia assembleare, sindacato dei consigli, coordinamento nazionale e parole d'ordine, …).

Il movimento degli studenti e la nuova sinistra – di Marco Paolini

Nulla di nuovo sotto il sole. Mi sarei aspettato che questo capitolo venisse scritto da una delle persone che in AO si sono occupate di scuola a livello dirigenziale: Roberto Biorcio, Vittorio Sforza, Emilio Genovesi (scomparso proprio in questi giorni), Piervito Antoniazzi e soprattutto Giovanni Lanzone.

Nella storia del movimento degli studenti, componente ex AO, ci sono infatti due livelli:

  • il primo è quello del racconto su come è andata, si tratta del terreno della autobiografia in cui ciascuno racconta le sue verità parziali, espone i suoi ricordi e, attraverso la storia fatta ad episodi, ci dà una immagine del movimento.

Ancora recentemente lo ha fatto Alvaro Ricotti 1968 la prima occupazione del Molinari ma potete trovare qui una serie di altre testimonianze per quanto riguarda il Movimento Studentesco di Scienze

  • il secondo livello ha a che fare con una necessaria riflessione sui fortissimi limiti di economicismo e di rivendicazionismo che hanno caratterizzato la linea di AO sulla scuola (la selezione meritocratica e quella sociale) e per quello sarebbe stato necessario il contributo di qualcuno dei dirigenti che ho citato in premessa.

Giusto citare il quaderno numero 2 di AO, ma forse 50 anni dopo, era il caso di valutarne i fortissimi limiti. Sarebbe servita un'idea di scuola all'altezza di un progetto rivoluzionario e invece ci limitavamo a balbettare di funzionari del capitale su questioni di scienza e di tecnologia. Abbiamo avuto tra i nostri militanti e simpatizzanti fior fiore di docenti universitari e non ne abbiamo sentito il punto di vista. Abbiamo dato una mano in termini di idee e di uomini alla nascita della facoltà di Scienze della Informazione e tutto ciò non è diventato progetto o proposta. Molti nostri compagni insegnanti sono stati maestri di educazione alla libertà, al senso critico e al rigore degli studi e questo è lotta per il socialismo.

Dal germe del femminismo all’esplosione del movimento delle donne – di Grazia Longoni

Lella Longoni, dopo le necessarie premesse alle due grandi battaglie per il divorzio e per l'aborto, si concentra su ciò che accadde a partire dal 75 con l'esplosione del femminismo ed è un peccato non aver potuto disporre della testimonianza di una delle figure che hanno fatto il femminismo a Milano: Ida Farè, la compagna che ti spiazzava sempre e, alla fine, dovevi darle ragione.

Comunque bello e interessante il contributo di Grazia Longoni che descrive sia l'evoluzione sia le contraddizioni.

La politica sul territorio e le lotte sociali – di Claudio Madricardo

L'intervento sulle questioni della casa e della lotta al carovita fa parte della seconda fase del lavoro politico di AO, quella che inizia nel 1974 e si è trattato, dal punto di vista della incidenza sociale e dei risultati acquisiti, di un elemento paragonabile per importanza a quello dei CUB.

Il saggio di Claudio Madricardo ce lo racconta muovendosi sui due piani del lavoro interno, coordinato da Claudia Sorlini, e su quello della organizzazione concreta delle lotte e dei risultati ottenuti da Milano a Roma, da Firenze a Torino, da Verona a Venezia.

Autoriduzione degli affitti, occupazione delle case sfitte, fondazione dell'Unione Inquilini, autoriduzione delle bollette, lotta al carovita, mercatini rossi, capacità di interagire con gli enti locali, capacità di trattare. Grandi risultati in un bellissimo racconto ed è in questo lavoro poilitico-sociale che vanno ricercate le ragioni del grande risultato ottenuto alle elezioni comunali del 1975.

Avanguardia Operaia e la politica nella cultura – di Vincenzo Vita

Il contributo di Vincenzo Vita (classe 1952) è bello da leggere e ti rinfranca nella convinzione di essere stato, tra tanti errori, dalla parte giusta. Vincenzo, nel gruppo dirigente del dopo quarto congresso, era uno dei giovani, anzi dei giovanissimi. A 22 anni diventa responsabile nazionale della cultura e di tutti noi è quello che ha fatto più carriera sia in parlamento sia nei governi occupandosi delle tematiche della comunicazione. 

Divenni responsabile del settore culturale nel 1974, troppo giovane forse per assumere un incarico così delicato. Ma eravamo in un altro periodo storico, in cui il tempo correva a un ritmo molto anticipato. Comunque, di una stagione turbinosa e intensa mantengo un ricordo bellissimo. Fu, insieme, un romanzo di formazione e un’educazione sentimentale. Anzi. Il periodo lungo il quale ebbi un’opportunità e una gratificazione impreviste mi costrinse a immergermi in un universo che è rimasto il cuore della mia militanza politica anche nelle esperienze successive.

Non mi sogno nemmeno di riassumere un contributo che è tutto da leggere. Vincenzo ci porta dentro una dimensione della politica che è tutto il contrario di una immagine di Avanguardia Operaia come un gruppo serio, troppo serio, al punto di apparire grigio (i famosi professorini di AO).

La “linea” di Ao si potrebbe riassumere così: non cultura, bensì lavoro culturale; riforme del cinema, della musica e del teatro con una forte presenza della sfera pubblica; circuiti statali e regionali per rendere possibili la distribuzione e la diffusione dei “prototipi” altrimenti condannati alla marginalità; valorizzazione della cultura proletaria e operaia piuttosto che di una generica cultura popolare; pieno appoggio alle esperienze alternative.

Cutura in senso stretto, teoria politica, teatro, cinema, circoli La Comune, mostra di Venezia, radio libere, proletariato giovanile, Vincenzo Vita salta di qua e di là, innova e organizza.

Basti l'elenco dei membri della commissione con cui opera: Silvano Piccardi, Roberto Cerasoli, Mirella Villa, Giancarlo Majorino, Francesca Carmi, Antonello Catacchio, Egidio Bertazzoni, Augusto Ciuffini, Paola Sacerdoti, Francesco Saponaro, Yvonne Giannini, Pamela Villoresi, Ottavia a Renzo e Isabella Rossellini, Giandomenico Curi, Lou Leone, Chantal Personè, Ottavia Piccolo, Patrizia Wachter, Michele Conforti, Carlo Infante, Enrico Gusberti, Orietta Rossi, Enrico Grandoni, Antonio Pinelli, Fiorella De Cindio, Luca e Geraldina Santini, Bruno Garbuglia, Marco Mele, Antonia Piazza, Susanna Cerboni, Rino Arbia, Mimmo De Maria, Luciano Meldolesi, Lino Del Fra, Paolo Isaja, Guido Albonetti, Elio Matarazzo, Franco Prattico, Paolo Petta, Antonio Malaschini, Fabrizio Laurenti, Alberto Lonardi e Paolo Battimelli.

Tutto da leggere.

L’antifascismo e il Servizio d’ordine – di Paolo Miggiano

Su questo argomento, per sua natura delicato, sono state fatte alcune gravi leggerezzenella scelta di affidare un tema così delicato a uno che ne parla come se venisse da Marte. Ho ben presente il libro autobiografico con punte di spontaneismo militarista Sognavamo cavalli selvaggi di Luca Visentini.  Ma una cosa è l'autobiografia di un giovane un po' troppo esuberante e un'altra un saggio di valutazione della attività antifascista di AO e del suo servizio d'ordine in cui si sostengono tesi e progetti politici secondo cui l'unica cosa che differenzierebbe AO dai gruoppi terroristi sarebbe solo il non uso delle armi da fuoco.

E' un succedersi di attacchi e contrattacchi; la sinistra rivoluzionaria che, come abbiamo visto nei due artcoli sulla cultura e sulle lotte sociali sta facendo il suo mestiere viene descritta come una banda di invasati. Ai tempi della strage di Brescia ero segretario regionale lombardo di AO, membro del Comitato Centrale e dell'Ufficio politico, dalla primavera del 75 ho fatto parte della segreteria nazionale e devo essermi distratto perché dell'80% delle tesi sostenute in questo articolo non sapevo nulla. E non aggiungo altro salvo un dettaglio lessicale. In questo articolo la sinistra rivoluzionaria, per ben 15 volte, viene citata come l'ultrasinistra. 

L’intervento politico nelle forze armate – di Alberto Madricardo

L'ultimo dei saggi che compongono il libro è scritto da chi di queste cose si è occupato lungamente passando dalla fase iniziale dei primi anni 70 quando si trattava di resistere alla distruzione della personalità, organizzata tramite autoritarismo e insensatezza, alla fase successiva in cui il movimento per la democratizzazione si è strutturato e in cui un peso via via crescente viene assunto dal movimento dei sottufficiali e dagli stessi militari di carriera.

Di nuovo una contro storia su vicende di cui si sa poco e che hanno visto Avanguardia Operaia prima e Democrazia Proletaria poi attive e con un ruolo dirigente.


Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli

Volevamo Cambiare il Mondo – Storia di Avanguardia Operaia (1968-1977)

Ed. Mimesis pag. 300 20 €


 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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4 risposte a Volevamo cambiare il mondo – storia di Avanguardia Operaia – recensione

  1. Paolo Miggiano scrive:

    Grazie della recensione. Come è stato detto qui sopra, l’importante è che si è sfondato un muro, aprendo una riflessione storiografica e memorialistica, collettiva e pubblica su Avanguardia operaia.
    Riguardo alle mie origini, vorrei tranquillizzarti. Negli anni Sessanta non stavo su Marte. Ho solo passato un anno e mezzo, nel 1968-69 negli Stati Uniti, perché mio padre era ricercatore genetista all’università di Stanford. Ho cominciato lì a manifestare contro la guerra del Vietnam
    Nel 1970, tornato in Italia, sono entrato in Ao a Roma. Se vuoi ti fotografo la tessera e te la invio. Nella nuova sinistra romana ero conosciuto come Paolo Tasso, perché venivo da quel liceo.
    Negli anni Settanta sono stato, tra l’altro, segretario della cellula di Lettere di Ao all’università La Sapienza e, contemporaneamente, caposquadra del servizio d’ordine universitario di Ao romana.
    In Ao sono stato un quadro, kampu mi pare si dicesse in cinese.
    Dirigente nazionale lo sono diventato solo con Democrazia proletaria, quando Alberto Madricardo, che era passato a dirigere la federazione Dp di Venezia mi passò il testimone del lavoro a livello nazionale coi militari democratici.
    Come storico, mi sono laureato nel 1978-79 a Roma, con Renzo De Felice, con la tesi “Gli atteggiamenti del Partito comunista italiano verso le Forze armate nel 1943-45″.
    Ho scritto con altri, un libro sulla strage di Ustica e un altro sulle armi di sterminio e i trattati per controllarle e metterle al bando.

    • Claudio Cereda scrive:

      caro Paolo, la mia non voleva essere una critica a te ma al fatto, condiviso da molti altri ex dirigenti di AO, che su una questione delicata e con la ferita aperta del caso Ramelli, la trattazione del tema andasse affidata ad una delle persone che, di quell’aspetto delle problematiche di organizzazione, se ne occuparono centralmente.
      In questi anni ho letto testimonianze tra loro contraddittorie. Ne cito una sola: alcuni dicono che dopo l’episodio Ramelli il S.O. venne sciolto. Ciò è in contrasto con le testimonianze rilasciate al processo dalle persone coinvolte e dal fatto che, un anno dopo, ci fu l’episodio di Largo Porto di Classe con il coinvolgimento dei “Comitati Antifascisti” filiazione dell’ex MLS e di nuovo del S.O. di AO.

  2. Marco Dubini scrive:

    per ragioni redazionali è rimasto fuori un saggio, originariamente previsto e citato nella sua introduzione da Giovanna Moruzzi, dedicato al movimento dei lavoratori studenti che a Milano giocò un ruolo importantissimo nel reclutamento di operai e nella apertura di nuovi ambiti di intervento organizzato.

    Ciao Claudio, come stai?
    Ma chi è il “colpevole” se lo sai, di ciò?

    • Claudio Cereda scrive:

      Non conosco i dettagli del lavoro redazionale, ma so che Rino Riva che ci aveva lavorato con impegno … ci è rimasto. Mi si dice che doveva anche esserci una cosa sul Quotidiano a cura di uno dei due curatori, ma poi è saltata. Direi di non fasciarsi la testa, in questo concordo con Giovanna. L’importante è aver aperto una breccia sulla storia di AO e mi auguro che “cento fiori sboccino”

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