1972-1974: la sezione Monza e Brianza di AO (e non solo)

Quando sono partito per il militare a ottobre del 1970, Avanguardia Operaia era un gruppuscolo milanese che stava mettendo in piedi i CUB in alcune grandi fabbriche (Borletti, Pirelli, ATM, SIP, Candy, Philips, Sit Siemens, Carlo Erba) e che, grazie all'azione egemonica di Vanghelis Oskian, si era annesso gran parte del gruppo dirigente del movimento studentesco di Scienze (Fisica, Matematica, Biologia, Geologia e Chimica) e stava facendo la stessa cosa all'ITIS Molinari.

Alla facoltà di Scienze si era appena effettuata la divisione della cellula in due e c'erano state tre occupazioni (68, 69 e 70). Sono partito per il CAR a Palermo in maniera abbastanza improvvisa. Dopo la laurea a fine luglio, per evitare inutili attese connesse alla burocrazia dei rinvii, avevo richiesto di essere sottoposto a nuova visita (essendo stato dichiarato C3, cioè abile ma non del tutto). Mi hanno dichiarato idoneo e così, nel giro di neanche due mesi ho fatto i bagagli.

Durante il servizio militare ho avuto rapporti solo sporadici con la organizzazione anche se, a Palermo, c'erano quelli del centro Karl Marx di Mario Mineo e a Treviso avevo qualche contatto con i compagni di Venezia.

Quando sono tornato, ho trovato una realtà in grande espansione. Il movimento dei CUB era cresciuto in qualità ed estensione, AO era presente in maniera importante in tutte le facoltà universitarie, si era sviluppato un movimento tra gli insegnanti e la presenza tra gli studenti medi milanesi, partita dal Molinari e dal VIII ITIS, era diventata enorme, mentre nostri compagni avevano dato vita al comitato d'agitazione dei Lavoratori Studenti.

Preso atto che l'Università era terminata, che avevo rinunciato a rimanere in Università a fare ricerca per via della politica al primo posto che mi avrebbe portato a trascurare la Fisica, che non mi andava il lavoro nel privato, feci la scelta di insegnare. Poiché la nomina l'avevo avuta per l'ITIS di Sesto, si decise che sarei andato a farmi le ossa alla neonata sezione di Monza.

Una premessa: sono passati un po' di anni e dimenticherò sicuramente di richiamare il ruolo di qualcuno, me ne scuso in anticipo. La sede, in via XX settembre, era ricavata, da un negozio e da un retrobottega (due locali a fare da magazzino per bandiere e manifesti, sala ciclostile e luogo per le riunioni). Dopo di noi ci è entrato un parrucchiere da uomo e, sull'angolo con via Magenta, c'era una osteriaccia gestita da dei cremonesi dove facevano trattoria e degli ottimi panini al salame. Il riscaldamento era con stufe a Kerosene e il combustibile arrivava dalla generosità di mamma Biassoni legna e carbone (con due figli nel MS e una figlia in AO).

Quando arrivai la sezione era una specie di colonia per rivoluzionari di professione inviati da Milano (Michelino Crosti, Bobo uomo di organizzazione, Antonio Molinari che seguiva la Philips, Giorgio Calsamiglia che seguiva gli studenti). Un caso un po' particolare era quello della Philips che aveva la sede direzionale a Milano dove c'erano Antonio Molinari, Renato Di Palermo e Stefano Fiorani, un centro ricerca a Monza all'imbocco della Valassina dove lavorava Franco Calamida e poi la grande fabbrica a Monza in fondo a via Borgazzi.

Così i milanesi della Philips facevano anche i pendolari su Monza dove i nostri due riferimenti operai erano Piero e Willy, biondo e con i capelli lunghi, leader incontrastato delle assemblee. All'inizio c'era un intervento unitario con quelli di Lotta Continua e ricordo di aver visto nella nostra sede della riunioni in cui c'era Mauro Rostagno. Paradossalmente, in una fabbrica piena di donne, i militanti erano tutti uomini.

Naturalmente, oltre ai milanesi, c'erano i local, di solito leader nelle loro realtà: alla Candy, Franco Cogliati e Marino Capurso, alla Philips Piero e Willy leader incontrastato della assemblea, mi pare che alla Singer ci fosse già Roberto Contardi, un gruppo alla Manuli con Taddeo, un gruppo nelle aziende chimiche del cesanese, un altro gruppo alla Telettra di Vimercate. Non ricordo se il lavoro tra gli alimentaristi con Arturo Ferron sia iniziato allora.

Le fabbriche, in AO, erano una priorità, ma c'erano anche realtà interessanti tra gli studenti (al diurno e al serale).

Il movimento dei lavoratori studenti era in grande fermento e i due istituti tecnici serali erano in grande sviluppo da 5 a 10 sezioni. Gli studenti non erano, come è avvenuto in seguito, i drop out del diurno; erano lavoratori veri alla ricerca di un titolo che ne migliorasse l'inquadramento.

All'Hensemberger c'era Armando Pioltelli che di giorno faceva il CUB Pirelli e la sera il leader studentesco; per l'Hens bastavano lui e l'Angelo Maggioni a smuovere tutta la baracca. Al Mosè Bianchi c'erano due professoresse, Silvana Biassoni che insegnava lettere e Joan, la compagna di Massimo Gorla, che insegnava inglese. E poi Carletto Varisco che lavorava nella più grossa azienda tessile di Monza, la Fossati e Lamperti, Jo Garancini di Arcore, ma dipendente dell'Autobianchi di Desio, Taddeo della Manuli, Massimo Beggio, Rossana che in seguito si sarebbe data molto da fare con il movimento delle donne.

Le rivendicazioni dei lavoratori studenti erano di tipo sindacale in senso stretto, connesse alla difficoltà nel reggere il doppio impegno lavorativo e di studio e per noi di AO erano anche l'occasione per entrare in contatto con masse di lavoratori. Qualcosa di analogo stava avvenendo anche a Milano ed era già avvenuto a Fisica con la istituzione dei corsi serali.

La situazione tra gli studenti del diurno era più difficile, perché quello che, poco rispettosamente, chiamavamo gruppo Capanna, e che d'ora in poi chiamerò MLS (anche se nel tempo ci sono stati cambiamenti di nome), si era mosso con un anno di anticipo e aveva una struttura organizzata quasi in ogni scuola con al vertice Ezio Rovida, un monzese che conoscevo dai tempi del cineforum di GS quando lui frequentava lo Zucchi. Con il MLS i rapporti, per via di vicende milanesi, viaggiavano tra il concorrenziale e l'antagonistico e ci fu anche un quasi scontro nel 1973 come strascico di incidenti avvenuti in piazza Fontana a Milano tra i rispettivi servizi d'ordine.

Eravamo nettamente egemoni al Mosè Bianchi dove Paolo Di Paola governava assemblee e movimento. Intorno a lui c'era una nutrita schiera di compagni e compagne Pippo, Marco, Dario, Davide … Anna, Marcella. Paolo era il leader delle masse e Marco quello della organizzazione. All'Hensemberger la situazione si stava trasformando a nostro favore dove il CUB aveva un seguito notevole grazie all'azione di Giuseppe Dozio (informatica) e Danilo Porcellini (elettrotecnici). All'Hens le riunioni si facevano a scuola e il CUB aveva una sua sede aperta anche agli esterni.

Poi c'erano singole realtà, ma di peso inferiore, sia allo Zucchi, con Nanda, Maddalena, Paolo e Luca, sia al magistrale con Valeria. Il problema Frisi, dove l'MLS era più che dominante, si risolse quando Carlo Vittone, Roberta e Gianni Conte uscirono da quella organizzazione per aderire ad AO. Carlo, oltre che una testa di primissimo livello (dopo il Liceo vinse il concorso e divenne normalista a Pisa) era anche un leader naturale e dunque, nel giro di pochi mesi, acquistammo un certo peso anche all'interno del Frisi. E' stato una figura importante della politica monzese, assessore al Parco, eletto tra i verdi, editore di storia locale, si è spento prematuramente qualche anno fa.

A 17 anni era uscito di casa e viveva in una catapecchia con Roberta (fecero una figlia in quinta liceo), studiava quello che gli piaceva e ricordo di avergli fatto leggere Potere politico e classi sociali , un testo teorico sui rapporti tra sfera politica, sfera ideologica e sfera economica, di un allievo di Althusser, Nicos Poulantzas, quando aveva 18 anni.

Intanto, vuoi per i lavoratori studente, vuoi per simpatia, vuoi per il pendolarismo scolastico, la presenza di AO sul territorio della Brianza si allargava con la apertura di nuove sedi, in proprio o compartecipate

  • ad ovest: Desio, Seregno, Cesano, Muggiò con una presenza sia territoriale, sia nelle fabbriche, sia nelle scuole
  • a nordest: Merate, Cernusco Lombardone, Vimercate con la Telettra, Agrate con la SGS, Bellusco, Busnago, Villasanta con la Delchi, Concorezzo, Arcore, Brugherio. Il gruppo di Cernusco era particolarmente attivo e, tra le altre cose mise in piedi Radio Montevecchia.

Si formavano nuove cellule, punti di intervento nelle scuole come a Desio, Seregno e Cesano, comitati di paese, mentre il prestigio e l'appeal di Avanguardia Operaia crescevano, anche come effetto della uscita del settimanale, per il quale la organizzazione si era data una politica che giudico intelligente.

Ogni militante versava settimanalmente la sua quota di finanziamento che restava in parte in loco (per la sede, la carta, la vernice, …) e in parte andava al centro. In compenso il settimanale (che costava 100 lire) ci veniva fornito gratuitamente e, il ricavato della vendita militante, restava alla sezione. Ci impegnammo a fondo; vendevamo tra le 800 e le 1000 copie del giornale e ben presto, con il ricavato fummo in grado di assumere Paolo di Paola come funzionario.

Era un bel passo in avanti; voleva dire sgravare i compagni da una serie di incombenze organizzative e lasciarli concentrati sul lavoro politico. Il passo successivo avvenne tra la fine del 73 e l'inizio del 74 e fu il trasferimento nella nuova sede di via Volturno all'angolo con via Magenta (la via degli Artigianelli).

La sede e il suo arredamento furono recuperati da Pietro Spotti, un ragioniere di Cesano che lavorava a Monza presso una concessionaria di moto di proprietà dei Fossati della Star. Piötr era l'organizzazione fatta persona; pragmatico e abile, non solo mise in piedi la sezione del nord ovest, ma mi dette una mano notevolissima nel tenere in ordine i conti della neonata federazione di Monza e della Brianza, oltre che ad ampliarne l'ambito di intervento.

La nuova sede era al primo piano di un edificio che ospitava ancora al piano terra una fabbrica di confezioni, mentre al primo piano, dove c'era stato un cappellificio entrammo noi: terrazzino, servizi igienici, due locali a destra, due a sinistra, un soppalco sopra i locali che andava benissimo come deposito, e poi un grande salone da 400 posti che Pietro arredò recuperando gratis le poltroncine in velluto rosso del teatro Villoresi, che dovevano essere sostituite.

Inaugurammo la sede con un concerto di Ivan della Mea e il salone era pieno zeppo. Eravamo dei veri brianzoli: braccino corto e passi commisurati alle possibilità. Dunque gli acquisti, dalla carta ai ciclostili nuovi, al fotoincisore, si facevano se c'erano i soldi; se non c'erano i soldi, prima si facevano le sottoscrizioni, e solo dopo si procedva all'acquisto. Contabilità in ordine e bollette pagate con regolarità; d'altra parte questo aspetto in Brianza è un must; o rispetti le regole o sei fuori. La sede non c'è più, se andate su Google View street vedrete che anche lì, come per via Vetere a Milano, ci sono palazzine condominiali.

Intanto ero sempre più assorbito dagli impegni negli organismi dirigenti nazionali. Seguivo tre commissioni nazionali e, per due di esse (questione cattolica e lavoro politico nelle forze armate), ero responsabile; l'altra era la commissione scuola.

Fui cooptato nel comitato centrale già alla fine del 72 e, nello stesso anno fui incaricato di redigere, per la rivista teorica della organizzazione (Avanguardia Operaia divenuta poi Politica Comunista), due saggi: uno sul lavoro politico nelle forze armate e l'altro su questione cattolica e questione democristana.

Il primo saggio era un misto di dati esperienziali, di approfondimenti teorici ripresi direttamente dagli articoli di Lenin che si trovano nelle opere complete. Avevo comperato i 45 volumi delle edizioni MIR Moscow, in francese, perchè erano rilegate e costavano solo 800 lire al volume contro più del doppio di quelle degli Editori Riuniti. Negli articoli di Lenin, ovviamente assenti nelle varie edizioni delle Opere Scelte, si trattava di questioni connesse al lavoro illegale, alla sua liceità e al modo di praticarlo.

Nel mio saggio, dopo i dati esperienziali e i riferimenti teorici, seguivano proposte di organizzazione e alla fine, in perfetto stile settario, invece di lavorare con Proletari in Divisa (i PiD messi in piedi da Lotta Continua) ci inventammo i CPA (comitati proletari antimilitaristi).

A partire dal 72/73 il sistema profondamente autoritario delle caserme, teso alla distruzione della personalità per garantirsi l'obbedienza cieca, entrò profondamente in crisi, perché nelle caserme entravano i giovani del dopo 68 che non tolleravano le regole insensate e il nonnismo.

Ci furono lotte aspre, punizioni, repressione, ma anche vittorie. Inoltre, per effetto di quel lavoro, e della abitudine tipicamente leninista alla organizzazione e alla sicurezza, venimmo in possesso di materiale recuperato direttamente dai compagni che lavoravano nelle furerie o ai comandi di reggimento. A chi si chiede se nel 73/74 ci siano stati o no tentativi para-golpisti, dico che la risposta è sì.

La preparazione del lavoro sulla questione cattolica è stata per me l'occasione per imparare a scrivere sul serio: tecnica, capacità di documentazione, capacità di collegamento, capacità di sintesi, capacità di guardare avanti.

La proposta di occuparmi di questione cattolica venne direttamente da Aurelio Campi (che allora non si chiamava ancora così) con cui avevo lungamente fraternizzato negli ultimi due anni di Fisica. Pranzavamo insieme, mi consigliava le letture, e poi, con Claudia, si facevano almeno un'ora di chiacchiere a ruota libera. Lì venivano fuori i miei trascorsi, la mia sensibilità, il non essere credente ma l'esserlo stato (e in maniera intensa), la conoscenza dell'humus della Brianza bianca.

Ne è uscito un saggio di oltre 100 cartelle, pubblicato in due puntate, in cui si trattava di DC, di questione cattolica, di movimenti post conciliari, delle comunità di base e di cristiani per il socialismo. Avanguardia Operaia stava diventando una organizzazione nazionale e da quelle due realtà cominciavano ad arrivare intellettuali che sceglievano AO. E' così che è nata la commissione sui rapporti con il mondo cattolico; ricordo Rocco Cerrato di Bologna e Domenico Iervolino di Napoli.

Intanto a Monza e Brianza eravamo arrivati a oltre 400 militanti e avevamo costituito la federazione sganciandoci da Milano perché, come insegna la storia, tra Monza e Milano non è mai corso del buon sangue (diversità di mentalità e di senso della vita).

AO si diede una doppia struttura regionale: la federazione di Milano con i suoi organismi e la Lombardia che raggruppava le sezioni e le federazioni delle altre province che, in ordine di peso numerico erano: Brianza, Saronno-Varese, Bergamo, Lecco-Sondrio, Brescia, Piacenza, Como, Cremona, Pavia.

Mantova, dove avevamo poca presenza fu raggruppata a Verona. Per ragioni rappresentative e dimensionali fui nominato segretario regionale. Monza, in quel momento era la federazione più grossa che avevamo a livello nazionale dopo Milano; così entrai a far parte, con gli altri segretari regionali, e con il gruppo dirigente milanese storico, dell'Ufficio Politico.

Ricordo, a chi non ha vissuto quei momenti, che dire 400 militanti era molto di più che dire 400 iscritti. I militanti erano, a tutti gli effetti, dei rivoluzionari di professione che mettevano la politica e l'organizzazione al primo posto nelle loro scelte di vita.

Il direttivo regionale si riuniva una volta la settimana in via Vetere a Milano e, dopo che a novembre del 74 fui risucchiato dal Quotidiano dei Lavoratori, il mio posto fu preso, a Monza da Pietro Spotti, e nel regionale da Edo Ronchi di Bergamo (il futuro ministro dell'ambiente). Edo, più che uomo di governo, era uomo di lotta, ed è paradossale che proprio lui sia finito a fare il ministro.

In quei mesi ci fu la strage di Brescia in cui rimasero uccisi, tra gli altri, due nostri militanti Giulietta Banzi e Luigi Pinto. Dal giorno successivo alla strage feci, sino al giorno dei funerali, la spola tra Monza e Brescia con la Aermacchi 350 che, nel frattempo mi ero comperato. I funerali furono una cosa grandiosa. Organizzammo un treno speciale da porta Garibaldi; eravamo migliaia e, quando entrammo in piazza con il nostro striscione fu un boato di applausi e di slogan di incitamento. Sulla figura di Pinto leggete Luigi, l'insegnante giunto dalla Puglia che sognava di cambiare il mondo.

Sempre nel 1974 ci fu un altro evento epocale nella storia di AO, un evento del quale sono stato tra i protagonisti. Parlo del IV congresso che fu il primo a tenersi a Roma con delegati delle diverse federazioni che ormai coprivano tutta l'Italia, Fu il primo con delle tesi congressuali vere e fu il primo in cui AO (che da allora si chiamò Organizzazione Comunista Avanguardia Operaia), cercò di dare un vero respiro nazionale alla propria azione politica uscendo dallo schema semplificato della lotta di classe, la fabbrica, la ristrutturazione, l'autoritarismo e così via.

Confrontandomi e ragionando con Aurelio ho scritto in buona misura la parte politica di quelle tesi e mi sono sentito impegnato davvero nel processo di costruzione di una cosa nuova per la sinistra italiana. Aurelio Campi fu eletto segretario nazionale e i nuovi organismi dirigenti furono eletti in quel congresso.

Al fianco di Aurelio c'erano Luigi Vinci che seguiva la organizzazione sul piano nazionale, oltre che svolgere il ruolo di custode della ortodossia e Massimo Gorla che curava i rapporti internazionali. Nel 1975 ci demmo una struttura di segreteria Nazionale in cui entrarono, accanto ai tre citati che continuarono a formare una specie di super-segreteria, Claudia Sorlini (che seguiva le fabbriche e il sociale), Francesco Forcolini (organizzazione), Giovanni Lanzone (scuola), Vincenzo Vita (cultura e circoli La Comune) e io (QdL). Non sono sicuro se ci fosse anche Franco Calamida (alle fabbriche) con Claudia solo al sociale (scherzi della memoria). Ma di tutto questo si tratterà in un altro contributo.

In quell'anno ci fu anche il vittorioso referendum sul divorzio contro la accoppiata Fanfani-Almirante, cui AO partecipò in maniera combattiva con iniziative pubbliche, campagne di stampa ed alcuni manifesti curati da Alfredo Chiappòri, nostro militante a Lecco . Il mio impegno con Cristiani per il Socialismo e con i Cattolici democratici di Pedrazzi e Gorrieri si accrebbe. AO cresceva e ci stavamo preparando al grande salto: dal settimanale al Quotidiano, dalla organizzazione al partito.

Invece, come nelle più belle storie ci fu il flop.

 

COMMENTI

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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3 risposte a 1972-1974: la sezione Monza e Brianza di AO (e non solo)

  1. Antonio Alfredo Mariani scrive:

    Ciao, Claudio.
    Ho letto con interesse il tuo capitolo intitolato "1972-1974: la sezione Monza e Brianza di AO (e non solo)" e ti faccio i complimenti per la puntuale e obiettiva ricostruzione di quel particolare momento.
    Qui, desidererei concorrere con una piccola precisazione: Mauro Rostagno ha avuto modo di avere a che fare con noi di AO anche per via di una manifestazione organizzata (unitamente a Lotta Continua) una decina di giorni dopo la tragica morte di Giangiacomo Feltrinelli (14 marzo 1972).
    Il commissariato di Monza ci aveva concesso un comizio davanti al Municipio; niente cortei, niente caschi, niente slogan antimperialisti (insomma, dovevamo tenere il tutto sottotono). E’ in questa occasione che Mauro aveva preso la parola.
    Alla fine del suo intervento (previsto come ultimo), ci fu un attimo di smarrimento, perché non si sapeva come concludere la manifestazione. E’ in quel momento che decisi di avvicinarmi al microfono: “siamo stati invitati ad evitare di parlar male di Nixon, ma voi come lo definireste?”; “booooia!!!” fu l’inevitabile risposta di tutti i presenti (qualche centinaio).
    A quel punto i poliziotti in assetto anti guerriglia cercarono di raggiungere la scalinata. Ma c’era une d’accordo tra me e il carissimo amico Carlo Vittone (che avevo incaricato di sostituirmi nel guidare il servizio d’ordine degli studenti): nell’eventualità fosse successo qualche imprevisto, si doveva fare una compatta barriera (senza ricorrere a bandiere o ad altro); cosa che lui prontamente mise in pratica, permettendo a me e a Mauro di farci largo e sgaiattolare verso piazza Carducci.
    Da lì seguitammo a correre insieme (anche perché lui non conosceva Monza), dileguandoci, poi, in alcune viuzze; finché, ansimanti, ci salutammo con la promessa di rivederci (cosa che, purtroppo, non avvenne). Ecco, vedi tu se questo appunto può essere utile.
    Ciao, Antonio

  2. Claudio Cereda scrive:

    Franco non ho capito il secondo commento (ma non l'ho già fatto, che hai mandato). Ricambio i saluti affettuosi; oggi sto scrivendo il pezzo sul quotidiano dal 74 al 76.

     

  3. franco calamida scrive:

    Bei ricordi , complimenti per tutto e per la memoria in particolare. Con affetto  franco

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